Incontro aspiranti catechisti, S. Miniato



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INCONTRO ASPIRANTI CATECHISTI, S. MINIATO

CATECHETICA

Preghiera: VIENI SPIRITO CREATORE

Dopo la lezione sulla celebrazione del mistero cristiano dell’anno scorso, quest’anno parliamo della catechetica (ramo della teologia che si occupa della catechesi, fissando le regole per l'insegnamento orale dei principi elementari della religione cristiana).

INDICE

1. CATECHESI: Significato etimologico e storico

2. I COMPITI FONDAMENTALI DELLA CATECHESI: Dal Direttorio della catechesi, (1997) CAPITOLO III, n. 85

3. IL CATECHISTA O IL MAESTRO DI CATECHISMO

4. L'ALUNNO DEL CATECHISMO

5. IL METODO DEL CATECHISMO

6. LA LEZIONE DI CATECHISMO

7. CONCLUSIONE

1. Catechesi: Significato etimologico e storico

Il termine “catechesi” non si trova nel NT, dove invece appare il verbo catechein (risuonare, far risuonare) col significato di istruire, insegnare oralmente (katechéo:kata, con ed echos, nell'accezione di voce) e raccontare (cf. Lc 1,4; At 18,25; Rm 2,18, ecc.).

1.2. Il primo significato di insegnamento è più comune.

Si tratta di un insegnamento speciale: non è istruzione della sola mente, ma educazione di tutta la vita: non mira solo a mettere in testa alcune nozioni, ma trasmette solide convinzioni, così vive e forti da portare alle opere buone, all'esercizio delle virtù.



Mi spiego. Ho due catechisti: il primo parla e spiega bene, ma non fa migliori i fanciulli; il secondo è meno bravo, ma con il suo esempio, con la sua convinzione li invoglia a pregare di più e a frequentare la Chiesa con gioia. Quindi il secondo vale molto di più del primo come catechista.

Ho due fanciulli: uno sa a memoria il testo, ma la sua vita non è quella insegnata dal testo. L'altro invece ricorda pochino, ma si sforza di diventare migliore. Questi sì che sta facendo un buon cammino.

Chiesero a Michelangelo: “Come fate a produrre statue così piene di vita?” Rispose: “Le statue sono già nel marmo. Tutto sta a cavarle fuori”.

I fanciulli sono, come il marmo, della materia grezza: se ne può ricavare dei galantuomini, degli eroi, perfino dei santi. Questa è l'opera del catechista.

1.3. La catechesi nel Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento ci dà alcuni esempi di insegnamento catechistico. All'inizio doveva essere molto sommario e veniva impartito ai proseliti prima che ricevessero il battesimo. Basta vedere quel che accade a Pentecoste (Atti 2,14-17), alla conversione di alcuni personaggi come Lidia (Atti 16,13-16), l'Etiope (Atti 8,26-40), il carceriere di Filippi (Atti 16,25-34).

Ben presto il catecumenato, cioè seguire una catechesi, acquista una notevole importanza. Già l'apostolo Paolo designa coloro che impartiscono tale istruzione religiosa col nome di «dottori» (Ef 4,11-12). Essi sono necessari perché gli apostoli, i quali esercitavano un ministero itinerante, non avevano la possibilità di impartire un'istruzione religiosa a carattere permanente. La necessità del catecumenato deriva dall'esplicito ordine di Gesù agli apostoli: « Andate dunque, ammaestrate tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho ordinato. Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo».(Mt 28,19-20)

A partire dal V secolo, con la caduta del catecumenato scompare il termine catechesi e subentra il termine catechismus, catechismo riferito all’istruzione iniziale precedente al battesimo. Nell’età moderna (sec. XVI-XIX) l’esercizio catechistico riceve nuovi impulsi e una grande varietà di denominazioni. Catechismo viene inteso come forma di istruzione religiosa elementare e sistematica, sia come libro sia come compendio della dottrina.

1.4. Catechesi: definizioni (cfr. documenti e letteratura cat. Contemporanea)

Il Cristianesimo è risposta data alla verità rivelata da Dio. È persuasione dei cristiani che tale verità debba essere conosciuta in modo adeguato affinché la fede sia salda e venga diffusa, mediante la testimonianza individuale dei credenti, a tutte le genti.

La catechesi è uno dei 3 momenti fondamentali in cui si generano i credenti nella fede. Essa, cioè, è del tutto orientata alla fede dell’uomo. In primo luogo, si ha l’annuncio kerigmatico del vangelo. Esso consiste nel “notificare” all’uomo che Gesù “è morto per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione” e che quindi non c’è salvezza fuori di Lui. Ricordate il discorso fatto da Pietro il giorno di Pentecoste (At 2, 22-24), è un esempio paradigmatico di un annuncio kerigmatico. Esso è il momento fondamentale, è in esso e da esso che l’uomo diventa o non diventa credente. E’ a questo punto che interviene la catechesi. Essa è l’insegnamento completo e ordinato della fede della Chiesa, cioè: nel credente è stato piantato un “seme”, il Kerigma, ora questo seme deve esplicitarsi e il credente deve divenire consapevole pienamente di ciò che crede.

La catechesi è una educazione della fede, la quale (educazione) comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico. E’ necessario dunque aver chiaro che cosa significa “educazione della fede”. L’educazione consiste nell’introdurre la persona nella realtà secondo il criterio della fede cristiana. In questo contesto è facile vedere che l’insegnamento della dottrina cristiana è indispensabile. E’ fondamentale cogliere questo legame essenziale fra educazione della fede e catechesi. 

L’insegnamento della dottrina cristiana, la catechesi, deve possedere due caratteristichela completezza e la sistematicità.



  • La completezza: tutto ciò che costituisce la fede nella Chiesa deve essere insegnato. In concreto, sono quattro i momenti fondamentali in cui deve articolarsi la catechesi: la professione della fede, i sacramenti della fede, la vita della fede e la preghiera.

  • La sistematicità: è questo un punto fondamentale. Esiste una “armonia” interna nella nostra fede, una sorta di “sinfonia” della verità. Non solo è essenziale ciò che viene insegnato ma è essenziale l’ordine in ciò che si insegna. Possiamo quindi dire che la catechesi è un momento essenziale dell’educazione nella fede in quanto è essa che offre quei criteri di giudizio, quella “visione del mondo” mediante i quali la persona è introdotta nella realtà.

2. I compiti fondamentali della catechesi (dal Direttorio della catechesi, (1997) CAPITOLO III, n. 85) sono:

Favorire la conoscenza della fede

Colui che ha incontrato Cristo desidera conoscerlo il più possibile, come pure desidera conoscere il disegno del Padre che egli rivelò. La conoscenza dei contenuti della fede (fides quae) è richiesta dall’adesione alla fede (fides qua). Già nell'ordine umano, l'amore per una persona porta a volerla conoscere sempre di più. La catechesi deve condurre, pertanto, a «comprendere progressivamente tutta la verità del progetto divino», introducendo i discepoli di Gesù Cristo nella conoscenza della Tradizione e della Scrittura, la quale è la «scienza sublime di Cristo» (Fil 3,8).

L'educazione liturgica

Infatti, «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche». La comunione con Gesù Cristo conduce a celebrare la sua presenza salvifica nei sacramenti e, particolarmente, nell’Eucaristia. La Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli cristiani siano condotti a quella partecipazione piena, consapevole e attiva che esigono la natura della liturgia medesima e la dignità del loro sacerdozio battesimale. Per questo, la catechesi, oltre a favorire la conoscenza del significato della liturgia e dei sacramenti, deve educare i discepoli di Gesù Cristo «all'orazione, al ringraziamento, alla penitenza, alla domanda fiduciosa, al senso comunitario, al linguaggio simbolico...», poiché tutto ciò è necessario affinché vi sia una vera vita liturgica.

La formazione morale

La conversione a Gesù Cristo implica il camminare al suo seguito. La catechesi deve, pertanto, trasmettere ai discepoli gli atteggiamenti propri del Maestro. Questi intraprendono così un cammino di trasformazione interiore, nel quale, partecipando al mistero pasquale del Signore, «passano dall'uomo vecchio all'uomo nuovo in Cristo». Il Discorso della Montagna, nel quale Gesù riprende il decalogo e gli imprime lo spirito delle beatitudini, è un riferimento indispensabile nella formazione morale, oggi tanto necessaria. L'evangelizzazione, che comporta anche l'annuncio e la proposta morale, diffonde tutta la sua forza interpellante quando, unitamente alla parola annunciata, sa offrire anche la parola vissuta. Questa testimonianza morale, alla quale la catechesi prepara, deve saper mostrare le conseguenze sociali delle esigenze evangeliche.

Insegnare a pregare

La comunione con Gesù Cristo conduce i discepoli ad assumere l'atteggiamento orante e contemplativo che ebbe il Maestro. Imparare a pregare con Gesù è pregare con i medesimi sentimenti con i quali Egli si rivolgeva al Padre: l'adorazione, la lode, il ringraziamento, la confidenza filiale, la supplica, l'ammirazione per la sua gloria. Questi sentimenti si riflettono nel Padre Nostro, la preghiera che Gesù insegnò ai discepoli e che è modello di ogni preghiera cristiana. La «consegna del Padre Nostro», sintesi di tutto il Vangelo, è, pertanto, vera espressione della realizzazione di questo compito. Quando la catechesi è permeata da un clima di preghiera, l'apprendimento di tutta la vita cristiana raggiunge la sua profondità. Questo clima si fa particolarmente necessario quando il catecumeno e i catechizzandi si trovano di fronte agli aspetti più esigenti del Vangelo e si sentono deboli, o quando scoprono — meravigliati — l'azione di Dio nella loro vita.


  • Il Catechismo della Chiesa Cattolica si riferisce così alla fede creduta, celebrata, vissuta e pregata e costituisce una chiamata all'educazione cristiana integrale. Leggete almeno il compendio.

  • Attorno ai quattro pilastri (simbolo, sacramenti, decalogo, Padre nostro) che sostengono la trasmissione della fede.

3. Il terzo punto della mia riflessione riguarda il catechista.

IL MAESTRO DI CATECHISMO

3.1. La missione del Catechista

C'è un quadro del Murillo, pittore spagnolo chiamato «I fanciulli della conchiglia». In uno sfondo tranquillo e sereno, mentre Angeli dall'alto guardano e sorridono, Gesù Fanciullo dà a bere, in una conchiglia, al piccolo Giovanni Battista l'acqua attinta ad un limpidissimo ruscello che scorre ai piedi.

Ecco la missione del catechista: sostituire Gesù e dare ai fanciulli, col catechismo, l'acqua della vita eterna.

3.2. Le doti del Catechista

Dipende soprattutto dal catechista che la sua missione riesca o non. S. Filippo Neri e S. Giovanni Bosco catechizzavano i ragazzi in qualsiasi posto perfino in strada, senza mezzi, eppure incantavano come maghi e trasformavano. Avevano quel che occorre più di tutto: le belle doti, che si possono dividere così:



Doti religiose che fanno il cristiano; Doti morali che fanno l'uomo; Doti professionali o del mestiere che fanno il maestro; Doti esterne che non fanno niente di nuovo e non sono indispensabili, ma danno pieno risalto alle doti precedenti e permettono al catechista di brillare davanti ai ragazzi nella luce completa di cristiano, uomo e maestro.

3.2.1. Doti religiose

a) Buona condotta. E' una dote capitale. I fanciulli leggono più sul catechista che sul catechismo; imparano più dalla condotta che dalle parole, più con gli occhi che con le orecchie. Sono come le spugne: assorbono soprattutto quello che vedono. Il catechista non può dare ciò che non possiede, egli non insegna nemmeno ciò che ha, o ciò che sa, ma ciò che è (la vita in Cristo).



3.2.2. Doti morali

- Amare i fanciulli. Lacordaire, religioso, giornalista e politico francese, ha scritto: «Dio volle che nessun bene si facesse agli uomini fuorché amandoli» ed è vero. Se i fanciulli si sentono amati, spalancano la porta del loro cuore, si fidano, ascoltano, si lasciano persuadere. Se non si sentono amati, restano indifferenti.

- Pazienza. E’ fondamentale per il catechista in quanto senza di essa non si può svolgere il compito di educatore.



- Senso della giustizia. Cercando di trattare tutti alla stessa maniera.

- Rispetto della verità. Coerenza alla S. Scrittura, alla Tradizione e al Magistero.

3.2.3. Doti professionali

- Sapere. Per insegnare bisogna sapere: per insegnare uno bisogna sapere dieci, per insegnare bene, bisogna sapere benissimo.

Ed ecco una scala: chi sa benissimo, insegna bene; chi sa bene, insegna discretamente; chi sa appena appena, insegna male.



- Saper insegnare. Non è lo stesso che «sapere». Altro è avere le idee nella testa     propria e altro farle passare nella testa degli altri.

Ci sono dei pozzi di scienza che non riescono a comunicarla agli altri.

Un catechista quindi non solo deve sapere o avere la scienza, ma deve avere l'abilità di comunicare ai piccoli la sua scienza con la didattica, anzi con la didattica catechistica.

Per arrivare al possesso di questa abilità, sono utilissimi:

1) Il senso di adattamento, e cioè, il saper proporzionare ciò che si dice a chi ascolta. Si cerca sempre di dire cose facili e di dire in modo facile le cose difficili. Si devono sempre presentare le cose sotto un aspetto simpatico che piaccia ai fanciulli e le faccia amare.

2) La chiarezza: poche idee, ma colorite e incisive; meglio poco e bene che tanto e confuso; parole facili, che i fanciulli già conoscono e capiscono, concrete e, se possibile, accompagnate da immagini. Non si dirà: «La sapienza divina», ma «Dio che è tanto bravo». Non si dirà: «Pierino si vergognò», ma «Pierino è diventato tutto rosso per la vergogna». Meglio ancora «Pierino, per la vergogna è diventato rosso come un galletto».

3) Il saper raccontare: è una delle migliori risorse per riuscire con i ragazzi, che sono desiderosi di racconti e bevono avidamente le storie narrate con garbo ed ampiezza.

3.2.4. Doti esterne. Bisogna che il catechista sorvegli e controlli il suo esterno. Stia attento all'espressione del volto. I fanciulli la osservano, vi leggono i pensieri che la parola non è stata capace di dire, ma soprattutto i sentimenti che il catechista nutre per loro. Sorvegli lo sguardo. Ai fanciulli parla più l'occhio che la bocca del catechista: nell'occhio essi vedono le sfumature della parola. Sorvegli il gesto. Un gesto naturale, sobrio, rende più vivace ed attraente la parola, soprattutto coi piccoli, che sono abituati a supplire i vocaboli che mancano con la vivacissima mimica, mettendo in moto occhi, mani, persona, tono di voce, testa, tutto. Una cura speciale merita la voce. Il minimo che si domanda è di articolare bene le parole, senza precipitare, senza mangiare sillabe, senza ingarbugliarsi. Non gridare, assordando, ma neanche parlare troppo basso o fra i denti, in maniera che i ragazzi non capiscano o facciano fatica a capire.

Se invece il catechista possiede delle abilità che impressionano favorevolmente il ragazzo, non le nasconda, ma le usi a favore dell'insegnamento senza manie di protagonismo.



3.2.5. L’identità del catechista

a) Il catechista è “portavoce” della comunità ecclesiale

Dal momento che parla a nome della chiesa non può ritenersi padrone assoluto della sua azione evangelizzatrice, ma deve esercitarla in comunione con la chiesa e con i suoi pastori.



b) Il catechista è un “profeta”

Il suo specifico servizio è quello di portare la bella notizia di Gesù Cristo, figlio di Dio. Egli è chiamato ad interpretare la storia alla luce della fede e ha il compito di educare i destinatari, ad interpretare i segni biblici, post-biblici ed esperienziali attraverso i quali Dio si rivela.



c) Il catechista è un “educatore”

E’ un educatore della fede. Colui che ha raggiunto una visione della realtà alla luce della fede tale da suscitare in chi lo incontra stupore, ammirazione e introduce nella realtà. Il catechista ha quindi una vera e propria autorità nella Chiesa: essa è quella propria dell’educatore. Da ciò deriva quali devono essere le qualità essenziali del catechista: deve possedere una “matura visione di fede”, senza essa non può fare il catechista.

Che cosa significa visione di fede? Capacità di interpretare  la   realtà   nella   luce  della   fede.

 - Matura:  deve avere una conoscenza  completa e  sistematica della  dottrina della Chiesa, professata senza dubbi.



Come si raggiunge questa maturazione? Si raggiunge con una vita nello Spirito: attraverso la preghiera, direzione spirituale, riflessione (meditazione della Parola). La spiritualità è fondamentale, la vita radicata in Cristo che dà autorità e credibilità alla catechesi.

In quali contesti può avvenire il rapporto educativo? è necessaria una certa “condivisione”: vivere assieme dei momenti. (In India ci sono degli Ashram, dove il saggio condivide la sua vita con i discepoli, una specie di seminario, dove vengono formati i discepoli).

d) Il catechista è un “testimone”

Egli oltre a comunicare il messaggio cristiano con la parola, è chiamato ad esserne segno con la vita. La testimonianza cristiana è diventata più che mai una condizione essenziale per l’efficacia dell’evangelizzazione (EN 76).



4. L'ALUNNO DEL CATECHISMO

4.1. E' necessario conoscere il fanciullo

4.1.1. Cosa deve conoscere un maestro per insegnare il latino a un ragazzo?

— Il latino! risponderebbe un tedesco.

— Il ragazzo! rispose l'americano Stanley Hall (psicologo e                                                                        pedagogista statunitense).

E noi: deve conoscere l'uno e l'altro: il latino, ma anche il ragazzo.

Difatti: prima di seminare, il contadino non deve conoscere solo il seme, ma anche la qualità della terra, cui affida il seme.

Così il catechista deve conoscere il fanciullo, sapere quali sono i suoi gusti, le sue possibilità intellettive per potere adattare gli insegnamenti e sollecitare la sua collaborazione.

Ogni fanciullo è un inedito, una parola di Dio che non si ripete mai, ma bisogna anche dire che ogni fanciullo ha diverse edizioni di se stesso, e perciò non lo si è mai conosciuto abbastanza e non si finisce mai di studiarlo.

Come vive un piccolo di pochi mesi? Si nutre, piange e quasi tutto il resto del tempo lo impiega a dormire. Si dorme per stanchezza, per fatica. Cosa ha fatto, dunque, questo piccolo, per essere sempre stanco? Una cosa semplice: sta crescendo, sviluppandosi. E questo lo stanca.

E quando sarà diventato un fanciullo, la fatica sarà maggiore, perché al crescere s'aggiungeranno salti e sgambetti senza fine.

Il catechista deve tenere presente che il fanciullo non ha solo un'anima, ma anche un corpo che continuamente sta stancandosi, per capire e compatire certi atteggiamenti dei fanciulli, per non affaticarli troppo o troppo a lungo, per non pretendere da loro quello che non possono dare.

4.2. Come conoscere il fanciullo?

La prima via alla conoscenza del fanciullo è chinarci su noi stessi, sul fanciullo di ieri, per capire il fanciullo di oggi.



La seconda via è costituita dai libri.

Ci sono libri che studiano e descrivono il fanciullo: testi di psicologia, di pedagogia ecc. Ci sono altri libri che descrivono la fanciullezza dei santi o di grandi uomini. Anche la lettura di questi può riuscire molto utile al catechista.



La terza via, e la migliore, è il fanciullo stesso:

osservandolo: le pose, i gesti, le parole, le azioni, i silenzi, i giochi preferiti, i compagni frequentati son tutte cose che osservate attentamente e ripensate con giudizio, devono guidarci a conoscere i gusti, le tendenze, i capricci, le buone qualità, il temperamento. I momenti migliori per l'osservazione sono quelli in cui il fanciullo non si sente osservato: nel gioco, per via, in una passeggiata, nei momenti di entusiasmo, di abbattimento ecc.

ascoltandolo: parlando con noi, il fanciullo fa due cose: si manifesta e ci istruisce. Ma l'osservazione che facciamo sul fanciullo non è completa, se non si estende anche all'ambiente in cui egli vive: la famiglia, la contrada, la scuola.

Il medico non guarda solo se i polmoni del paziente sono in buono stato: vuol sapere che sorta di aria respira.

Certi fanciulli sono dotati di buone qualità, ma in casa respirano un'aria viziata, corrotta per le bestemmie e i discorsi che sentono e i cattivi esempi che vedono. Il catechista deve tenerne conto e sapersi regolare.

Chi volesse proprio studiare a fondo un fanciullo dovrebbe ricordare la piramide di Nicola Pende (medico endocrinologo).

Per conoscere una piramide a quattro facce, bisogna esaminare ciascuna delle quattro facce e poi la base. E questo lo sapevamo anche noi. Ma il fanciullo — ha detto Pende — è appunto simile ad una piramide: possiede una base, che è il complesso di tendenze ereditato dai genitori, e quattro facce, che sono: nel corpo: 1) la forma esterna (aspetto morfologico); 2) gli umori interni (aspetto endocrinologico); nell'anima: 3) l'aspetto morale; 4) l'aspetto intellettivo.

Studiando quindi i genitori e la famiglia del fanciullo, se ne possono conoscere un po' le inclinazioni; studiando il corpo, se ne determina il temperamento; studiando l'anima si misura la forza delle sue facoltà spirituali.

Noi qui ci accontenteremo di pochissime nozioni facili e pratiche della fascia d’età che va da 6-12 anni:



Il fanciullo è tutto sensi. Ha occhi, bocca, lingua, mani, orecchi, lingua che vogliono intensamente vedere, parlare, toccare, udire, gustare. Il bravo catechista deve tener conto di questa grande sensibilità: è ai sensi del fanciullo ch'egli soprattutto deve rivolgersi: faccia vedere oggetti religiosi, li faccia toccare, se si può, mostri belle immagini, insegni bei canti, venga incontro alla curiosità permettendo al fanciullo di interrogare, ecc.

Il fanciullo è tutto movimento e gioco. Argento vivo. Se sta quieto, se fa la statuetta c'è da pensare che sia ammalato, perché il fanciullo sano prova un bisogno incoercibile di muoversi e di agitarsi. Quindi: mobilitare a catechismo le energie motorie del fanciullo: far muovere con intelligenza e varietà gli alunni ai fini del catechismo. Ci sono dei catechisti che quasi giocano ai 10 Comandamenti, ai 7 Sacramenti, ai 5 Precetti, ai 7 Doni dello Spirito Santo... con i loro fanciulli, identificando ciascuno di loro in un Comandamento, in un Sacramento, facendoli muovere e parlare. Altri fanno eseguire in classe un battesimo, una cresima, una scena del Vangelo ecc.; fanno alzare in piedi gli alunni per una preghiera, per un canto, ecc. ecc.



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