Informazioni e Orari



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Informazioni e Orari

Galleria Comunale d’Arte di Cagliari

Largo Giuseppe Dessì, Giardini Pubblici


Orari di apertura

Invernale: 9.00-13.00 / 15.30-19.30

Estivo: 9.00-13.00 / 17.00-21.00

Chiuso il martedì.


Biglietti

Intero L.6.000 (i 3,1); Ridotto L.2.000 (i 1,03);

Gruppi L. 3.000 (i 1,55);

Cumulativo con il MAS L.8.000 (i 4,13);

Gratuito per bambini sotto i 6 anni

e adulti sopra i 65.


Radiotaxi 

070 400101


Autobus

Linea 6, Circolare 7

Dalla stazione ferroviaria e terminal aeroporto linea M 6
Informazioni e prenotazioni visite guidate

tel. 070 490727 - fax 070 42091

e-mail: museicivicicagliari@tiscalinet.it

La Galleria Comunale d’Arte

E' un’elegante edificio circondato dal vasto scenario dei Giardini Pubblici a nord della rocca del quartiere Castello. Il prospetto principale, di gusto neoclassico, fu realizzato nel 1828 su progetto di Carlo Boyl di Putifigari mentre il blocco originario del fabbricato risale alla fine del 1700. In origine sede della polveriera regia, alla fine degli anni ’20 fu oggetto di una radicale ristrutturazione che coinvolse anche l’area dell’attuale terrapieno, ad opera del raffinato progettista cagliaritano Ubaldo Badas. Nel 1928 venne trasformato in galleria d’arte permanente. Le raccolte patrimoniali si sono costituite in massima parte nel XX secolo mediante donazioni, lasciti e acquisizioni. Oggi annoverano la più importante collezione di opere realizzate da artisti sardi; una prestigiosa e specifica raccolta di apertura nazionale, legata alle tendenze ’60/’80; una collezione di materiali etnografici della Sardegna, datati tra la fine del ’700 e la prima metà del ’900, tutti di raffinata fattura; una capillare e completa raccolta di stampe recentemente ampliatasi con la donazione Valle. È dal 1999 che la Galleria Comunale d’Arte, avendo il Comune acquisito il lascito Ingrao, custodisce le prestigiose opere del XX secolo di questo generoso collezionista.


Francesco Paolo Ingrao

Nasce a Lenola (provincia di Latina) il 30 aprile 1909 da Giuseppe Ingrao e Teodolinda De Simone. Orfano di padre a 12 anni, entra in un collegio vicino a Napoli. Frequenta gli studi superiori a Roma, si laurea in Giurisprudenza a Napoli all’età di 23 anni. L’anno dopo è impiegato al Ministero dei Lavori Pubblici andando successivamente a ricoprire la carica di Direttore Generale. Guarda all’arte e colleziona opere fin dalla giovinezza, passione intensificatasi nel dopoguerra. Tuttavia è negli anni ’50, oramai in pensione, che vi si dedica completamente. Muore a Cagliari il 2 marzo 1999.


La Collezione.

I rinnovati spazi della Galleria Comunale d’Arte ospitano le opere della “Collezione d’Arte Francesco Paolo Ingrao”, donate al Comune di Cagliari il 28 luglio 1999. Esse coprono un arco temporale che dalla metà dell’Ottocento, attraversando tutto il secolo XX, testimoniano soprattutto dei movimenti artistici sviluppatisi a Roma, dal Secessionismo degli anni Dieci ai travagliati anni della seconda guerra mondiale, dal dopoguerra agli anni ’80. Si tratta di una selezione di circa 250 opere, delle quali 40 sono sculture, presentata in un percorso espositivo allestito sui due livelli della Galleria, piano terra e primo piano, a seguire una scansione di 15 sale. Altre 250 opere, tra pitture, disegni, incisioni, terrecotte, bronzi, gessi, marmi, sculture lignee, sono invece ospitate in tre sale al piano terra, sorta di “depositi visitabili” definiti, con rimando alla figura di F. P. Ingrao, “stanze del collezionista”. Ambienti che oltre a completare l’intero corpus delle collezioni d’arte moderna e contemporanea del lascito Ingrao, vorrebbero suggerire il “caos” tipico della quadreria dalla quale provengono e della quale citano la fitta stratificazione: opere accostate con criteri di gusto, “affastellamento” che ha caratterizzato i palazzi principeschi romani fin dal Rinascimento, originando l’attuale concetto di museo.


Piano terra.

L’Ottocento apre il percorso di visita con l’opera Ritratto di Signora, del bresciano Angelo Inganni (1807-1880), decisa immagine femminile dall’incarnato luminoso sul quale spiccano i fiori vermigli di camelia. Contraltare all’eleganza severa della provincia lombarda è il Ritratto di giovinetto, attribuito al leccese Gioacchino Toma (1836-1893); libera composizione che anticipa la tecnica dell’esecuzione impressionistica, come i tre “bozzettistici” paesaggi del piemontese Enrico Reycend (1855-1928). Al clima verdiano e carbonaro, che tanta eco ebbe durante il secolo, ben si associa l’opera del marchigiano Ercole Rosa (1846-1893), autore del toccante monumento ai Fratelli Cairoli sul Pincio a Roma, a Cagliari presente con il bronzo Uomo seduto. Col fluire nel secolo nuovo, la pittura diventa “divisionista” e le forme raffigurate sono composte da infinite pennellate staccate tra loro e tenute volutamente pure nei toni di colore, dissonanti ma armoniosi nell’effetto finale. Il toscano Luigi Gioli (1854-1947), con la tela Buoi all’abbeverata, si fa interprete di questa nuova sensibilità “atmosferica” e pulviscolare, resa in scultura dal piemontese Leonardo Bistolfi (1859-1933). Del pittore fiorentino Armando Spadini (1883-1925), isolato caposcuola, è presente un Ritratto femminile. Sul suo solco ma con esiti differenti si muovono alcuni più giovani pittori, residenti nella capitale, Roma, caratterizzata dal gusto umbertino. Sono Arturo Noci (1874-1953), qui in un Ritratto di signora, e soprattutto Camillo Innocenti (1871-1961), presente con un grande e noto paesaggio, Marina. Giacomo Balla (1871-1958), straordinaria figura di artista e tecnico abilissimo, da Torino trapiantatosi nell’urbe, è rappresentato da un pastello che costituisce una delle opere di maggiore orgoglio del museo cagliaritano. Esso raffigura lo scultore genovese Giovanni Prini (1877-1958) intento al lavoro; questo artista è a sua volta presente con il marmo Busto di giovinetta. Di Lorenzo Viani (1882-1936), secessionista livornese commosso interprete dell’umanità derelitta dei paria, è esposto Figura maschile. La centrale Sala IV, scrigno dell’intero percorso, raccoglie ben 31 opere di Umberto Boccioni (1882-1916), massimo esponente del movimento futurista italiano, illustrando compiutamente l’evoluzione della sua ricerca estetica, dall’esordio al periodo divisionista e futurista sino ai dipinti realizzati nell’anno della sua morte. L’atmosfera degli anni Dieci e la Belle Époque si chiudono bruscamente con una gouache di notevoli dimensioni, appartenuta a Margherita Sarfatti, realizzata da Mario Sironi (1885-1961).


Piano primo.

Il pittore Carlo Socrate (1889-1967) fu collaboratore romano nel 1917 di Picasso per il sipario dell’opera Parade di Eric Satie, rappresentata a Roma. Socrate è presente con un nutrito nucleo di opere fra le quali il “tedesco” Ritratto di signora del 1926 e la grande tela dal titolo Vestizione della Sposa del 1934, tematica cara agli artisti di quegli anni come Emanuele Cavalli (1904-1981), pittore “tonale” rappresentato nel museo da Ragazza seduta con cappellino. Firmatario del gusto déco in architettura nella Roma di Marcello Piacentini è lo scultore-ceramista Alfredo Biagini (1886-1952), presente con due opere. Antonietta Raphael (1900-1975), compagna di Mafai, è l’autrice della scultura in bronzo Testa di contadina. Il toscano Ardengo Soffici (1879-1964), anch’egli aderente al movimento futurista del 1909, figura con due opere che risentono del nuovo realismo che dagli anni Venti si sviluppa in Italia e sfocia nel “ritorno all’ordine” di matrice sociale. Due gruppi di opere, altrettanti “nuclei di approfondimento”, sorta di sintetiche mostre monografiche, sviluppano e raccontano le ricerche di alcuni autori: quelli più amati dal collezionista Ingrao. Il primo del percorso al piano primo è dedicato al pittore Filippo De Pisis (1896-1956), con opere significative eseguite nello stile sintetico per il quale è noto, come il Marinaio del 1944. L’altro è interamente dedicato all’opera di Giorgio Morandi (1890-1964) e si compone di tre Nature morte – la prima è del 1929 –, tele ad olio la cui ricerca improntata alla metafora intellettuale lo celebra come uno degli artisti più moderni dello scenario internazionale; e ancora un’acquaforte, nove disegni a china o matita e ben 241 lettere, delle quali l’esposizione presenta una scelta. L’opera di Ottone Rosai (1895-1957), artista anch’egli presente con un folto nucleo di lavori, introduce al vasto ambiente dell’ampio salone quadrato che assomma le Sale IX e X. Il suo costante tema dei “giocatori di carte” è qui rappresentato in due tele di epoca differente; curioso è l’Autoritratto giovanile con cappello, serena rappresentazione opposta al grottesco e potente Ritratto senile. Sono di questi anni a cavallo fra il ’30 e il ’40 il Ritratto d’uomo di Carlo Carrà (1881-1966); il cristallino Case alpestri in grigio di Fortunato Depero (1892-1960); una “picchiata aerea” del futurista di seconda ondata Tullio Crali (1910). Una grande tempera Le sette virtù, grigia secondo il registro cromatico più noto, è opera di Gino Severini (1883-1966). Di Luigi Colombo, in arte Fillia (1904-1936), la Galleria possiede un dipinto su compensato intitolato La città di Dio, databile 1931-32. L’astrattismo geometrico di Atanasio Soldati (1896-1953) è, con la tempera Composizione, testimone solitario delle difficili ricerche in tale direzione nel nostro Paese; così come risulta isolata la satira del geniale fondatore dei periodici L’Italiano e Omnibus, Leo Longanesi (1905-1957), qui con un’opera del 1931 dal titolo Il sogno del vecchio capitano. Unica nello scenario italiano di allora è anche la ricerca espressiva di Massimo Campigli (1895-1971), documentata dal dipinto datato 1931 Sole e Ombra. Sotto il profilo plastico tiene alto il vessillo della scultura Adolfo Wildt (1868-1931), con il bronzo che ritrae Nicola Bonservizi, realizzato nel 1925. Di Francesco Messina (1900-1995) figurano una testa colossale in bronzo dorato del Duce e uno studio per una Minerva forse destinata ad essere tradotta in dimensioni monumentali. Un capolavoro del dopoguerra caratterizza la Sala XI: la notissima e raffinata natura morta Vaso di fiori di Antonio Donghi (1897-1963), uno dei due dipinti di questo ricercato autore, affiancato da un nucleo di tele realizzate da Mario Mafai (1902-1965), caposcuola del gruppo romano di via Cavour; fra questi spicca il Suonatore di fisarmonica, soffuso di sommessi toni grigio-celesti e dal rosso dello strumento. Significativo di questa sezione è il nucleo di 20 opere su tavola firmate Pio Semeghini (1878-1964), chiarista fragile e delicato. Il più aristocratico dei pittori italiani, Felice Casorati (1886-1963), è rappresentato da due opere di particolare forza come Natura morta con maschera rossa e Le uova sul tappeto. Si contraddistinguono per la consueta e riconoscibile eleganza cromatica i tre paesaggi di Amedeo Bocchi (1883-1976) – sono cinque in totale quelli posseduti –, artista del nucleo romano identificato come gruppo di villa Strohl-Fern. L’ultima sala è dominata dalle accese ed espressioniste cromie che vivono in 34 opere realizzate in un ventennio dal pittore e giornalista Mino Maccari (1898-1989). Il nucleo presenta rari lavori come la Zingara, esposti in una nota mostra del 1947 le cui opere andarono in maggioranza disperse. Molti dipinti sono stati concepiti dall’artista sulle due facciate dello stesso supporto secondo modalità a lui tipiche. Chiudono il percorso di visita alla Galleria le opere più recenti della collezione, tra gli altri un’astratta composizione a tempera del genovese Enrico Paulucci (1901-1999), artista del Gruppo dei Sei; un olio astratto anch’esso di grandi dimensioni di Piero Dorazio (1927), esponente del gruppo Forma Uno, ed un dipinto del goriziano Antonio Zoran Music (1909).
Le stanze del collezionista.

Sono così denominati tre ambienti al piano terra adibiti a “depositi visitabili”, la cui visita è prevista nella fase finale di uscita. Contrariamente al precedente e selettivo percorso museale, qui le opere sono disposte fittamente accostate sulle pareti, superfici non più neutre e bianche ma colorate e “presenti” come quelle di un’abitazione. Tra i dipinti, oltre a ulteriori testimonianze di Camillo Innocenti, Carlo Socrate, Francesco Menzio (1899-1979), Deiva De Angelis (1885-1925), Pippo Rizzo (1900-1964), Amerigo Bartoli Natinguerra (1890-1971), già presenti in altre sale, si segnalano, tra gli altri, lavori di Filippo Anivitti (1876-1955), Orazio Amato (1884-1952), Emilio Notte (1891-1982), Rosina Viva (1899-1983), Paolo Ricci (1908-1986). Una sezione è dedicata ai disegni; significativi quelli di Scipione (Gino Bonichi, 1904-1933), Carlo Carrà, Giovanni Omiccioli (1901-1975). Nutrita risulta in quest’ambito la raccolta di sculture; tra esse la Minerva in bronzo di Davide Calandra (1856-1915), una figura femminile di Ernesto Biondi (1854-1917), la testa di bambino realizzata da Luigi Broggini (1908-1983), due piccoli gruppi bronzei di Nicola D’Antino (1880-1966), ancora due teste in terracotta modellate da Attilio Torresini (1884-1961).



Didascalie
Galleria Comunale d’Arte, prospetto principale.
Umberto Boccioni

(Reggio Calabria 1882-Verona 1916)



Ritratto di Ines (1908-10), olio su tela, cm 111,5 x 66
Leonardo Bistolfi

(Casale Monferrato 1859-La Loggia 1933)

[Testa femminile] (1928 circa), marmo, cm 43 x 37,5 x 21 (particolare).
Enrico Reycend

(Torino 1855-1928), lungo il po presso



la gran madre di dio a torino (1884), olio su cartone, cm 31,5 x 44,2.
Giacomo Balla

(Torino 1871-Roma 1958)



Giovanni Prini, carboncino e pastello su cartoncino, cm 47 x 65,3.
Umberto Boccioni

(Reggio Calabria 1882-Verona 1916)



Paesaggio al tramonto (1906 circa), olio su tela, cm 29 x 40,5.
Carlo Socrate

(Mezzana Bigli 1889-Roma 1967)



Vestizione della sposa, 1934, olio su tela, cm 160,5 x 204,5.
Ottone Rosai

(Firenze 1895-Ivrea 1957)



Paesaggio, 1944, olio su cartone, cm 49,6 x 69,5.
Gino Severini

(Cortona 1883-Parigi 1966)



Le sette virtù, 1935, tempera su carta, cm 70 x 94.
Mino Maccari

(Siena 1898-Roma 1989), [Ammiraglio seduto



su una tinozza], 1957, olio su tela, cm 59 x 48,5 (particolare).
Leonardo Bistolfi

(Casale Monferrato 1859-La Loggia 1933)



Testa femminile (1928 circa)

marmo, cm 43 x 37,5 x 21 (particolare)


Camillo Innocenti (attribuito) (Roma 1871-1961)

Volto di donna, olio su cartone telato, cm 30 x 23,3
Umberto Boccioni

(Reggio Calabria 1882-Verona 1916)



Ritratto di fanciullo (1910-11)

olio su tela, cm 75 x 55


Filippo De Pisis (Ferrara 1896-Milano 1956)

Natura morta con carciofo e conchiglia, 1935

olio su tela, cm 32 x 45,3


Francesco Menzio

(Tempio Pausania 1899-Torino 1979)



Donna con cappellino, olio su tela, cm 54,5 x 44,5
Giorgio Morandi (Bologna 1890-1964)

Natura morta, 1954, olio su tela, cm 25,9 x 30,5
Ottone Rosai (Firenze 1895-Ivrea 1957)

Figure al caffè, 1941, olio su tela, cm 25,3 x 35,3
Carlo Socrate (Mezzana Bigli 1889-Roma 1967)

Ritratto femminile, 1945, olio su tela, cm 70 x 47,9
Mario Mafai (Roma 1902-1965)

Il suonatore di fisarmonica (1954-56)

olio su tela, cm 107,2 x 83,5


Mino Maccari (Siena 1898-Roma 1989)

Ballerina, olio su tela, cm 41 x 33
Planimetria di Cagliari con l’area della Galleria (evidenziata in rosso).



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