Ing. Anna mazzi


CAPITOLO 2: LA SCELTA DEL MODELLO



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CAPITOLO 2: LA SCELTA DEL MODELLO

2.1 I modelli per il calcolo dei costi della non qualità


La qualità è stata promossa e sostenuta da diverse organizzazioni come il principale strumento di interfaccia per conoscere le necessità del cliente e quindi al tempo stesso per raggiungere un vantaggio competitivo. Qualsiasi tentativo serio di migliorare la qualità deve tener conto del costo associato al raggiungimento di un certo livello di qualità fino ad arrivare al punto che l’obbiettivo del miglioramento continuo non è solo quello di soddisfare le necessità del cliente, ma anche farlo al costo minore possibile (Schiffaurova A. et al, 2006). Questo è possibile solo riducendo i costi posti in essere per raggiungere la qualità, e la riduzione di essi è possibile solo se si trova un modo per identificarli e misurarli. Quindi vien da sé che misurare e quantificare i costi della qualità dovrebbe essere una questione fondamentale per i manager di una azienda. Ad ogni modo non c’è un accordo oggettivo e condiviso sulla definizione dei costi della qualità (Machowski F. et al, 1998). Secondo Dale B.G. et al (1995), i costi della qualità sono: i costi sostenuti nella progettazione, implementazione, funzionamento e mantenimento del sistema di gestione qualità; il costo delle risorse investite per il miglioramento continuo; il costo del sistema, il costo per difetti dei prodotti o servizi e tutti gli altri costi necessari e tutte quelle attività che non danno valore aggiunto messe in essere per ottenere un prodotto o servizio di qualità. In letteratura, ad ogni modo, esistono diversi modelli teorici per il calcolo dei della non qualità, ma molti studiosi o praticanti della qualità, sostengono che tali modelli devono essere costruiti su misura per l’azienda in cui sono implementati piuttosto che essere presi direttamente così come sono da altre aziende o da studi teorici (Campanella J., 1990; Johnson MA., 1995; Purgslove A.B., 1999). Campanella (1990) in particolare ha enfatizzato il fatto che la scelta delle categorie di costo per il modello non è così importante com’è la loro consistenza. Sempre per Campanella (1990) le aziende dovrebbero avere un certo set di dati comparativi da analizzare periodo per periodo mano a mano che il programma per il calcolo del costo della qualità evolve; gli elementi che costituiscono i costi della non qualità dovrebbero essere aggiornati, cancellati, modificati o combinati ogni volta che risulta ragionevole. In ogni caso è possibile distinguere tra i modelli presenti in letteratura: modello PAF; modello per costi opportunità e costi nascosti; modello per costo di processo e modello ABC (Activity Based Costing).


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