Ing. Anna mazzi



Scaricare 3.18 Mb.
Pagina13/62
18.10.2019
Dimensione del file3.18 Mb.
1   ...   9   10   11   12   13   14   15   16   ...   62

Il modello PAF


Molti modelli per il calcolo del costo della non qualità si basano sui concetti del metodo PAF. È stato Feigenbaum che per primo, nel 1943, ideò questo metodo di analisi dei costi della non qualità nel quale propone la suddivisione di tali costi nella forma che conosciamo ancora oggi come: Prevenzione (Prevention), Valutazione (Appraisal), Difetto o Fallimento (Failure) interno ed esterno. I costi di Prevenzione sono associati a tutte quelle azioni poste in essere per assicurare che un processo fornisca prodotti o servizi di qualità. I costi di Valutazione sono associati con la misura del livello di qualità raggiunto da un processo. I costi di Fallimento riguardano tutte quelle spese necessarie per ristabilire la qualità su prodotti o servizi difettosi prima che raggiungano il cliente (fallimento interno) o dopo che sono stati spediti (fallimento esterno).

Successivamente Juran (1962), pose l’attenzione sul trade-off tutt’oggi condiviso, tra i costi legati alla prevenzione e alla valutazione rispetto ai costi di fallimento. La supposizione base del modello PAF è che, incrementando gli investimenti nelle attività di prevenzione e misura, si ridurranno i costi di fallimento. Lo schema PAF è stato adottato dall’American Society for Quality Control (ASQC, 1970), e dal British Standar Institute (BS6143, 1990), ed è utilizzato da gran parte delle aziende che analizza i costi della qualità (Porter L.J., 1992). Quanto appena scritto sul modello PAF indica l’esistenza di un livello ottimo di investimento in prevenzione e valutazione che minimizzi i costi totali e che un eccessivo dispendio di risorse in tal senso può comportare un eccesso di costo rispetto ai benefici ottenuti (BS4778, 1987). In ogni caso questo modo di pensare è stato ed è attualmente in via di discussione. Diversi studiosi e praticanti sostengono che non esiste un livello economico della qualità, e che investire nella prevenzione può essere sempre giustificato. In tal senso il livello ottimo di qualità è l’assenza di difetti (Fox M.J., 1989; Plunkett et al J.J., 1988; Price F., 1984; Schneiderman A.M., 1986). Questi ed altri ricercatori (Porter L.J. et al, 1992; Cole R.E., 1992; Shank J.K. et al, 1994) hanno studiato il contrasto sul livello economico tra i costi della qualità che si può osservare nel Grafico 2.1.


Grafico 2.1, Due differenti visioni del punto di minimo per gli investimenti sulla qualità. Fonte: Schiffauerova A. et al, 2006, pp.651


In ogni caso gli studi di Burgess T.F (1996), Fine C.H. (1986), Dawes E.W. (1989), Marcellus R.L. et al (1991) sostengono che il modello classico è un buon strumento per effettuare una fotografia dello stato economico di un sistema di costo della qualità in un dato momento, ma se si considera un contesto dinamico multiperiodo i costi di fallimento possono continuare a diminuire nel tempo senza far corrispondere un aumento nei costi di prevenzione e valutazione. Ad dare prova empirica di questo comportamento ci pensò Ittner C.D. (1996). A parte la discussione sul livello economico ottimo, la suddivisione dei costi secondo il modello PAF è ancora generalmente riconosciuta ed accettata.

Concentrandosi invece su aspetti più quantitativi, Crosby P.B. (1979) nei suoi studi sosteneva che i costi della non qualità medi di un’azienda si aggirano tra il 15% e il 20% delle vendite. Nella Tabella 2.1 si possono notare le percentuali dei vari costi rispetto alle vendite, in confronto ad altri settori, di una ricerca di David R. et al (2006), in cui è stato applicato il modello PAF in una società del Regno Unito che produce calzature.



Tab 2.1, Suddivisione dei costi secondo modello PAF per diversi settori Anglosassoni. Fonte: Dale e Plunkett (1999; pp.35)


Sempre tenendo a mente quanto scritto precedentemente, cioè che i metodi di analisi dei costi della non qualità devono essere adattati su misura all’azienda in cui sono applicati, è interessante comunque concentrarsi su un caso reale per avere una dimensione concreta della questione. In particolare possiamo considerare uno studio compiuto da Jaju S.B. (2009), nel quale si applica il modello in questione in una grande azienda Indiana che produce sabbia per fonderie. Nel caso studio il management ha deciso di applicare i principi della qualità secondo ISO 9000. Per prima cosa i ricercatori hanno ristretto il campo di analisi ad un particolare prodotto realizzato dall’azienda, la scelta è stata fatta in base all’esperienza, all’importanza, alla disponibilità di informazioni e soprattutto perché gli sforzi e le ricerche riferite a tale prodotto vertono in modo preponderato su quelle che sono le necessità e le esigenze dei clienti. In seconda battuta si è decisa una linea di condotta per la raccolta e la suddivisione dei dati. La struttura base per la suddivisione dei dati è basata su: la struttura organizzativa, il numero di personale relativo al prodotto in esame, le attività di ogni reparto e la politica della qualità. Successivamente è stata eseguita una checklist in cui vengo raccolte le ore lavoro di ogni addetto rispetto ad una determinata attività con rispettivi costi dei materiali scartati e costi operativi di eventuali attrezzature utilizzate. Per fare ciò è stato necessario comunicare con i manager, i responsabili di ogni reparto ed operatori di esperienza. Poi tutti questi dati sono stati suddivisi in base alle categorie del modello PAF e sono riassunti nella Tabella 2.3.

La raccolta dei dati è stata effettuata per un arco temporale di 3 anni i cui abbiamo (Tab.2.2):



ANNO

Prevenzione (%)

Valutazione (%)

Fallimento int. (%)

Fallimento est. (%)

Costi totali qualità (Rupie/Ton)

2002-2003

17,6

60,9

4,3

17,6

1904,49

2003-2004

13

79,2

2,6

5,2

1090,9

2004-2005

17,1

69,3

1,7

11,9

940,06

Tab. 2.2, Percentuali relative dei costi totali della qualità rispetto ai costi totali annui. Fonte: elaborazione dati da Jaju S.B., 2009




Tab. 2.3, Esempio di suddivisione dei Costi della qualità secondo il modello PAF. Fonte: Jaju S.B., 2009







Tab. 2.3 (continuazione), Esempio di suddivisione dei Costi della qualità secondo il modello PAF. Fonte: Jaju S.B., 2009

Dalla Tab. 2.2 si possono notare 2 trend che confermano quanto detto fino ad adesso sul modello PAF:

  1. Aumentando gli investimenti per attività di Prevenzione e Valutazione diminuiscono i costi attribuibili a fallimenti interni ed esterni.

  2. La diminuzione dei fallimenti interni ed esterni comporta un beneficio in termini di riduzione dei costi totali ben più che proporzionale rispetto ai costi attribuibili al miglioramento delle attività di prevenzione e valutazione.





      1. Condividi con i tuoi amici:
1   ...   9   10   11   12   13   14   15   16   ...   62


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale