Insegnare la comprensione



Scaricare 10.64 Kb.
13.11.2018
Dimensione del file10.64 Kb.

Insegnare la comprensione1

La situazione sulla nostra Terra è paradossale. Le interdipendenze si sono moltiplicate. La comunicazione trionfa, il pianeta è attraversato da reti, fax, telefoni cellulari, modem, Internet. La coscienza di essere solidali nella vita e nella morte dovrebbe ormai legare gli umani gli uni agli altri. Tuttavia, l’incomprensione permane generale. Vi sono certamente grandi e molteplici progressi della comprensione, ma i progressi dell’incomprensione sembrano ancora più grandi.

Il problema della comprensione è divenuto cruciale per gli umani. E, a questo proposito, è doveroso che esso contribuisca a una delle finalità dell’educazione.

Ricordiamo che di per sé nessuna tecnica di comunicazione, dal telefono a Internet, apporta comprensione. La comprensione non potrebbe essere quantificata. Educare per comprendere la matematica o una qualsiasi disciplina è una cosa; educare per la comprensione umana è un’altra. Si ritrova qui la missione propriamente spirituale dell’educazione: insegnare la comprensione fra gli umani è la condizione e la garanzia della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità.

Il problema della comprensione è doppiamente polarizzato:

-un polo divenuto planetario: quello della comprensione fra lontani, poiché si moltiplicano gli incontri e le relazioni tra persone, culture, popoli che appartengono a culture differenti;

-un polo individuale: quello delle relazioni fra vicini. Queste relazioni sono sempre più minacciate dall’incomprensione (come si indicherà in seguito). L’assioma “più si è vicini meglio ci si comprende” possiede una verità solo relativa, e gli si può opporre l’assioma contrario “più si è vicini meno ci si comprende”, poiché la prossimità può alimentare malintesi, gelosie, aggressività, anche negli ambienti in apparenza intellettualmente più evoluti.
Le due comprensioni
La comunicazione non produce comprensione.

L’informazione, se è ben trasmessa e compresa, produce intelligibilità, prima condizione necessaria ma non sufficiente alla comprensione.

Vi sono due livelli di comprensione: quello della comprensione intellettuale o oggettiva e quello della comprensione umana intersogggettiva. Comprendere significa intellettualmente apprendere insieme, co-prehendere, cogliere insieme (il testo e il suo contesto, le parti e il tutto, il molteplice e l’uno). La comprensione intellettuale passa attraverso l’intelligibilità e la spiegazione.

Spiegare è considerare come oggetto ciò che si deve conoscere e applicarvi tutti i mezzi oggettivi di conoscenza. La spiegazione è, beninteso, necessaria alla comprensione intellettuale o oggettiva.

La comprensione umana va oltre la spiegazione. La spiegazione è sufficiente per la comprensione intellettuale o oggettiva delle cose astratte o materiali. E’ insufficiente per la comprensione umana.

Questa comporta una conoscenza da soggetto a soggetto. Così, se vedo un bambino in lacrime, mi accingo a comprenderlo, non misurando il grado di salinità delle sue lacrime, ma ritrovando in me i miei sconforti infantili, identificandolo con me e identificandomi con lui. L’altro non è soltanto percepito oggettivamente, è percepito come un altro soggetto con il quale ci si identifica e che viene identificato con sé, un ego alter che diventa alter ego. Comprendere comporta necessariamente un processo di empatia, di identificazione e di proiezione. Sempre intersoggettiva, la comprensione richiede apertura, simpatia, generosità.


Gli ostacoli alla comprensione
Gli ostacoli esterni alla comprensione intellettuale o oggettiva sono molteplici.

La comprensione del senso delle parole di un altro, delle sue idee, della sua visione del mondo è sempre minacciata da ogni parte.

-Vi è il “rumore” che parassita la trasmissione dell’informazione, che crea il malinteso o il non inteso.

-Vi è la polisemia di un concetto che, enunciato in un senso, è inteso in un altro. Così, la parola “cultura”, vero e proprio camaleonte concettuale, può significare tutto ciò che, non essendo naturalmente innato, deve essere appreso e acquisito; può significare gli usi, i valori, le credenze di un’etnia o di una nazione; può significare tutto ciò che producono gli umani, la letteratura, l’arte, la filosofia.

-Vi è l’ignoranza dei riti e dei costumi altrui, che può condurre a offendere inconsapevolmente o a squalificare se stessi nei confronti degli altri.

-Vi è l’incomprensione dei Valori imperativi diffusi all’interno di un’altra cultura, come lo sono nelle società tradizionali il rispetto per i vecchi, l’obbedienza incondizionata dei bambini, la credenza religiosa o al contrario, nelle nostre società democratiche contemporanee, il culto dell’individuo e il rispetto delle libertà.

-Vi è l’incomprensione degli imperativi etici propri di una cultura, l’imperatiivo della vendetta nelle società tribali, l’imperativo della legge nelle società evolute.

Vi è spesso l’impossibilità, all’interno di una visione del mondo, di comprendere le idee o gli argomenti di un’altra visione del mondo, come del resto all’interno di una filosofia vi è l’impossibilità di comprendere un’altra filosofia.



-Vi è infine e soprattutto l’impossibilità di una comprensione tra una struttura mentale e un’altra.
Gli ostacoli interni alle due comprensioni sono enormi; sono non soltanto l’indifferenza, ma anche l’egocentrismo, l’etnocentrismo, il sociocentrismo, che hanno come tratto comune il fatto di situarsi al centro del mondo e di considerare come secondario, insignificante o ostile tutto ciò che è straniero e lontano.


1 Morin, E., I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina Editore, 2001, pp.97-99





©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale