Intellettuali all'inizio del Novecento



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Intellettuali all'inizio del Novecento





  • legge Casati: permette di entrare in qualche facoltà a chi viene dall’istruzione tecnica e di studiare al ceto medio e a figli di operai e artigiani

> sovrabbondanza di forza-lavoro intellettuale

> si creano strati sociali potenzialmente rivoluzionari

---> preoccupazione di Salvemini e del nazionalista Vilfredo Pareto

> dopo il 1918, inclinazione verso il fascismo




  • i letterati sono spesso laureati in lettere e insegnano

> autodidatti: Prezzolini, Montale, Moravia, Vittorini, Pratolini

> D’Annunzio e Croce trascurano di laurearsi

-> si creano associazioni di insegnanti

- qui non sono attivi i letterati più rappresentativi, che non amano il mestiere

- ansiosi di avere un mandato sociale, non lo accettano dove l'hanno

- a rischio l’immagine tradizionale dell'intellettuale interprete della realtà




  • formati su modelli tradizionali, non capiscono le realtà nuove: la fabbrica, l'operaio

> temono l’ascesa delle masse, il socialismo, la democrazia

> propongono un poeta tradizionale, seppur con atteggiamenti opposti

---> Pascoli (chiusura)

---> D'Annunzio (esibizionismo)

---> Gozzano (ironia sul senso del loro lavoro)

---> Renato Serra, Esame di coscienza di un letterato (1915)




  1. fede nel valore della letteratura davanti alla realtà (alla guerra), ma alla vecchia maniera

> contro la seconda Voce e Croce

  1. la guerra non trasforma gli intellettuali, non è l'occasione per svolgere un ruolo di guida del popolo

> è per lui fuga dai problemi personali (debiti di gioco), abbandono del suo ruolo

  1. la provincia è il suo osservatorio che gli garantisce qualche privilegio

> spesso difende la propria realtà regionale

> attenzione ai meccanismi di questo microcosmo

> es. Lawrence, Faulkner
Il Verismo.
Realismo (corrente europea -- Balzac, Flaubert) -- 1830-1880 --

Naturalismo (Francia -- i fratelli Goncourt, Zola) -- Verismo (Italia)

--> concomitanza con il Positivismo in filosofia

--> tendenza a rappresentare la realtà in maniera concreta e oggettiva

--> romanzo prodotto letterario più diffuso

espressione più caratteristica della società borghese

per gli argomenti e la lingua rispondeva perfettamente ai gusti e alle aspettative dei lettori di media cultura

efficace strumento di osservazione e analisi della realtà sociale
i Goncourt [Germinie Lacerteux (1865) -- la prefazione è il manifesto del Naturalismo]

> numerosi romanzi ambientati nella Parigi del tempo

> descrivono la vita quotidiana delle classi inferiori, vittime dell'industrializzazione

> attenzione per il degrado, i casi clinici

> il romanzo deve essere vero; raccontare fatti raccolti dalla strada; turbare il pubblico

> rifiuto della letteratura di evasione per l'impegno


Émile Zola [Il romanzo sperimentale 1880]

>Teresa Raquin (1867): insoddisfatta del marito, lo fa uccidere dall'amante. Ossessionati dal delitto, i due si suicidano

> scandalo: nella prefaz. alla 2a ediz. (1868), sostiene di voler raccontare la vicenda da un'angolatura scientifica

> ciclo dei Rougon Macquart (1870-1893): illustra, attraverso le vicende di una famiglia, una società dimentica degli umili e dedita al vizio

> Il ventre di Parigi (1873): Florent, oppositore di Napoleone III, evaso dalla Guyana, tenta di organizzare un complotto

> L'Ammazzatoio (1877): Gervasia, per sopravvivere alla miseria e ai tradimenti del marito, comincia a bere e a prostituirsi

> Germinale (1885): Stefano Lantier, figlio di Gervasia, a contatto con la realtà dei minatori, lotta con loro, senza successo, per realizzare le idee socialiste
> incontri di Médan con altri scrittori (da cui le novelle, Le serate di Médan, 1880)

> tra loro Joris-Karl Huysmans (1849-1907) e Guy de Maupassant (1850-1893)
> il romanziere deve far proprio il metodo sperimentale per applicarlo ai fenomeni morali e spirituali;

> l'esperimento consiste nel porre un personaggio in un ambiente e osservare gli effetti che l'ambiente produce su di lui

> deve essere totalmente impersonale: il romanzo diventi il «verbale di un esperimento»

> deve essere «padrone dei fenomeni della vita intellettuale e passionale, per poterli guidare», contribuendo al miglioramento della società


verismo
- suggestioni naturaliste e vena realistica romantica

- centro di diffusione è Milano, dove più forti sono i contrasti sociali

- i maggiori rappresentanti sono meridionali, giacché nel Sud si riscontravano in maniera più macroscopica le condizioni di arretratezza che i veristi denunciano
Luigi Capuana (Catania 1839-1915)

> critico del «Corriere della Sera», diffonde Zola

> abbandonare il romanzo storico-politico per il romanzo di costumi contemporanei

> scegliere la vita italiana e ritrarla «dal vero»

> seguire il canone dell'impersonalità privilegiando il dialogo

> non rinnegare la fantasia e l'immaginazione

- Giacinta (1879), dedicato a Zola: violentata da bambina, ne subisce il trauma fino al suicidio

- Il marchese di Roccaverdina (1901), sulla crisi di un uomo attanagliato dal rimorso di aver compiuto un omicidio


Giovanni Verga (1840-1922) [prefaz. alla novella L'amante di Gramigna (1879) e ai Malavoglia e in lettere a Capuana]

> il racconto deve avere la caratteristica di fatto realmente accaduto;



> sostituire agli effetti romanzeschi una ricostruzione scientifica dei processi psicologici, la quale emerge dai gesti e comportamenti;

> impersonalità >>> scomparsa del narratore onnisciente; il punto di vista si trasferisce all'interno dell'ambiente descritto e il narratore assume la mentalità e la lingua dei suoi personaggi (regressione, narratore popolare);

> divario fra la visione delle cose del narratore e dell'autore: straniamento
altri autori veristi: Matilde Serao (1856-1927) --- tema: la realtà di Napoli

Federico De Roberto (Napoli 1861-1927) --- tema: il sentimento amoroso e la femminilità --- I Viceré (1894)

Grazia Deledda (1871-1936) --- tema: il mondo rurale e pastorale della Sardegna; prosa non scientifica, ma ricca di pathos influenzata dslla narrativa realista, soprattutto russa --- Nobel nel 1926.

Federigo Tozzi (Siena 1883-1920)

Antonio Fogazzaro (1842-1911) --- tendenze romantiche, realistiche, decadenti --- Malombra 1881
Guido Gustavo Gozzano (Torino 1883-1916).


  1. figlio dell'ingegnere Fausto e di Diodata Mautino, figlia di un patriota che conosce Cavour, Mazzini e D’Azeglio. Scolaro poco diligente e malaticcio, si iscrive a legge e frequenta i corsi del poeta Arturo Graf1, che lo libera dall'influsso dannunziano. L’amicizia col bancario Léon Coutas lo conduce a Maeterlinck e Jammes e ai filosofi della crisi (Schopenhauer, Nietsche). Alla Società di cultura, frequenta gli ambienti teatrali e intreccia flirt.

Introduce spunti moderni in modo eclettico e superficiale e con sprezzo per il lettore, talora copiando. Di Torino trasmette varie immagini: la città di borghesi intenti al guadagno, di fanciulle intente a emanciparsi, non la città delle fabbriche.


  1. 1907: dovrebbe laurearsi, ma esce La via del rifugio (una scelta di versi già pubblicati), che ha un rapido successo; ha una violenta pleurite; inizia una relazione con la poetessa Amalia Guglielminetti, alla cui passionalità cerca di sottrarsi.

Da allora vive tra la Liguria e qualche villaggio di montagna. Pubblica I colloqui (1911), ma non bissa il successo.


  1. 1912: trascorre due mesi in India e Ceylon e pubblica Verso la cuna del mondo (1917). Lascia incompiute Epistole entomologiche (poema, fatto da 18 componimenti in endecasillabi sciolti, sulla vita delle farfalle, ispirato alla poesia didascalica settecentesca e a Maeterlinck) e la sceneggiatura di un film su S.Francesco. Pubblica due volumi di fiabe (I tre talismani, 1914; La principessa si sposa, 1917) e due di novelle (L’altare del passato, 1918; L’ultima traccia, 1919).

Meno ironico, si orienta verso temi più complessi; spinto dalla malattia, tenta varie esperienze, come il viaggio in oriente che gli suggeriva letture mistiche.
I colloqui: poesie unite da un sottile filo ciclico e divise in tre sezioni:

> Il giovenile errore: ritratti femminili, legati a precise suggestioni letterarie. La sezione si chiude con Convito, che alle amanti dileguatesi oppone la morte.



I colloqui: poesia d’apertura, presenta due poeti: l’uno è l’intellettuale moderno, inetto all’azione; l’altro (una pura ipotesi) è capace di emozioni e passioni e G. lo guarda come una sua irrealizzata potenzialità.

L’assenza: l’assente è la madre che lascia il figlio per andare in città. Senza il riferimento diretto, c’è ambiguità.

- frequenza dei segni indicanti durata, iterazione, rievocazione

- uso della ripetizione a diminuire il valore semantico: soprattutto dove si ironizza sulla tradizione più ala o per rendere la lingua parlata, mostrandone cerimoniosità e banalità.

> Alle soglie: la presenza familiare della morte accentua il distacco dalla vita, le cui immagini tendono a comporsi nell'immobilità della stampa.



La signorina Felicita: ricostruisce in un’atmosfera oleografica un idillio tra il disincantato poeta cittadino e la campagnola, fra le cui occupazioni di massaia s’insinua una nota di desueto romanticismo.

L’amica di nonna Speranza: il poeta sfoglia un album di foto e vi legge una data e una dedica, che lo portano nel salotto del 1850, quando la nonna ha 17 anni e la visita un’amica di collegio,Carlotta. Alle conversazioni degli adulti su eventi politici e mondani s’intrecciano quelle delle ragazze che sognano l’amore su Goethe e Foscolo. All’ingenua Carlotta fa da contraltare Cocotte, legata a un ricordo d’infanzia: entrambe si rivelano nella memoria figure dell’amore possibile mai approdate al reale.

> Il reduce: superato ogni guaio fisico e morale si rassegna alla vita sorridendo. Narra una vita in cui l’attesa della morte tende all'accettazione delle leggi della natura, che affratellano l’uomo alle creature più indifese e lo affrancano dal desiderio e dall’azione.

Totò Merumeni: ha una villa in decadenza, una famiglia malata e vecchia; deluso dall'amore e con gusti esotici (la scimmia) frustrati, è indifferente al vivere comune.

Totò è un superuomo corretto da particolari quotidiani che non lo rendono tragico, il portavoce di una letteratura come attività autonoma: un doppio di G., che di sé sa offrire solo un ritratto ispiratogli dai libri, qui da Nietzche. E' il rifiuto di assumere la posizione di chi con le lettere pensa di riformare il mondo (vociani) o distruggerlo (futuristi).



I colloqui: riprende la poesia d’apertura, ma presenta il poeta come fanciullo, in cui coesistono il pessimismo filosofico e l’ingenuità della fantasia e del sentimento.
- crepuscolarismo (---> simbolismo): gruppi torinesi, romani (Corazzini), romagnoli (Moretti)

> il termine è inventato dal critico G.A.Borgese nel 1910 (che si riferiva solo a Moretti e Martini) a indicare la loro scelta antiaulica per temi e forma

a) argomenti provinciali e infantili, amore senza passione

> oggetti-merci del presente e oggetti-ricordo del passato, soggetti a corrosione ironica (sono depositari di valori passati e evocatori di ricordi ma non simboli)

---> temi: passato sentimentale e fittizio, ambienti provinciali, autoritratto, ritratti femminili, concreti e esatti, seppure vagheggiati nel ricordo con ironia e delicatezza.

> distacco dall’amore romantico

> il desiderio si consuma in immagini di fissazione o si scontra con l'erotismo infantile.

b) versi prosaici, monotoni, accento e rima sui punti più banali

---> fonda la sua poesia sullo choc fra una materia povera e una sostanza verbale ricca

---> lingua aulica (liricità romantica) e prosastica (squallore quotidiano) sono accostate con esiti ironici


- crisi del poeta dannunziano nella società moderna: critica della sua inattualità (il poeta deve divenire un borghese)

--> malattia/ salute = anormalità del poeta/ normalità del borghese; l’ironia permette di non scegliere.

--> immagine di fanciullo patetico e ribelle, lettore di Schopenhauer e Nietzche [i Colloqui si aprono e chiudono con terzine che lo dipingono nell'atto di raccogliere i suoi versi]
- più che riflettere l'esperienza personale, i suoi testi sono un gioco su codici letterari.

--> può imitare 'criticamente' D'Annunzio

- è autoironico, mentre D’Annunzio si prende sempre sul serio

--> inscena finzioni letterarie anche quando sembra esibire la sua visione del mondo






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