Intelligenza ed esperienza



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24.11.2017
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Intelligenza ed esperienza
L’esperienza che ognuno vive è vagliata continuamente da un’analisi personale che viene attivata dalla nostra mente. L’intelligenza ci aiuta a capire, cogliendo i nessi fra le cose, e a interpretare ciò che accade. Le teorie sull’intelligenza hanno aperto prospettive interessanti che migliorano la comprensione delle nostre esperienze. Si va dalle teorie unitarie che presuppongono una sola intelligenza, identificata con la capacità logico-razionale (analisi, calcolo, comprensione dei nessi causa-effetto), a quelle multiple che sostengono l’esistenza di tipi diversi d’intelligenza: tre per Sternberg (astratta, pratica, creativa), nove per Gardner. Goleman ha indagato l’intelligenza emotiva, sociale e creativa.


Le intelligenze multiple di Gardner

L’intelligenza linguistico-verbale si riferisce alla padronanza del linguaggio, ossia alla capacità di riconoscere i suoni e il significato delle parole, di usarle in maniera efficace nella comunicazione scritta e orale, manipolando la struttura del linguaggio per spiegare, insegnare, apprendere, convincere gli altri (linguaggio e scrittura persuasiva). A essa può essere ricondotta l’analisi meta-linguistica, l’humour basato sulla lingua, la memoria verbale. L’intelligenza linguistico-verbale è tipica di poeti e linguisti.

L’intelligenza logico-matematica attiene alla capacità di compiere ragionamenti logici sia induttivi che deduttivi, riconoscendo modelli astratti, utilizzando numeri, stabilendo connessioni logiche basate sul principio di uguaglianza e di non contraddizione e su calcoli di tipo statistico e matematico. Presuppone un atteggiamento scientifico basato sulla capacità di trarre regole all’osservazione. È tipica di filosofi e scienziati.

L’intelligenza visivo-spaziale, è la capacità di ricreare esperienze visive anche in assenza di stimoli fisici. Implica acume visivo, percezione di dettagli ambientali, memoria di luoghi e percorsi, sensibilità ai colori e alle forme, capacità di formare immagini mentali (visualizzare) e manipolarle, capacità di percepire fenomeni da angolature diverse, senso dell’orientamento. È tipica di artisti e architetti, cartografi, piloti e giocatori di scacchi.

L’intelligenza musicale si esprime nella capacità di discriminare con precisione altezza di suoni, timbri e ritmi; è in grado di riconoscere, esprimere e trasformare forme musicali e di riprodurre e creare musica. È spesso associata all’intelligenza linguistica e matematica. Non è un caso che poeti e matematici siano spesso anche abili musicisti.

L’intelligenza corporeo-cinestetica riguarda l’abilità di utilizzare il proprio corpo e di coordinare i movimenti in funzione di uno scopo: muoversi, usare le mani per produrre o trasformare cose. Include movimenti “programmati”, connessioni mente-corpo e abilità mimetiche. È tipica di atleti, danzatori, microchirurghi.

L’intelligenza naturalistica riconosce e classifica gli oggetti naturali. Non si tratta solo di sensibilità per la natura, ma implica la capacità di osservare l’insieme e le parti del tutto, classificando e catalogando.

L’intelligenza intrapersonale consiste nella capacità di riconoscere la propria identità (caratteristiche fisiche, caratteriali, comportamentali), di comprendere se stessi (discernere emozioni e pensieri, motivazioni, intenzioni e ambizioni) e di agire nell’ambiente con consapevolezza. Implica notevole concentrazione mentale, autodisciplina, autocontrollo e autostima. È l’intelligenza dei filosofi, ma anche dei manager. Ha un handicap: rischiare di non lasciare emergere le altre.

L’intelligenza interpersonale mette in contatto con gli altri mediante una comunicazione verbale empatica, dà altresì sensibilità nel leggere stati d’animo, motivazioni e sentimenti altrui, percependoli da espressioni del viso, voce e gesti. Stimola l’atteggiamento cooperativo e l’ascolto attivo, volto alla comprensione e alla valorizzazione della persona. È dei leaders e di chi si occupa di volontariato: oltre ad immedesimarsi negli altri, riconoscendo il bene generale, consente di battersi per ottenerlo, creando consenso.

L’intelligenza esistenziale riguarda la capacità di riflettere sulle tematiche fondamentali dell’esistenza e una propensione al ragionamento astratto per categorie concettuali.

Altre potrebbero essere aggiunte: l’intelligenza emotiva, sociale, creativa.


Al di là delle singoli teorie ciò che conta è poter comprendere meglio le nostre esperienze che possono essere rilette attraverso un duplice codice: quello razionale al quale siamo abituati e quello emozionale, innovativo e, per certi aspetti, sorprendente. I due percorsi proposti permettono di indagare e comprendere l’esperienza religiosa da angolature diverse ma complementari.


Itinerario razionale

L’essere umano osserva la realtà che lo circonda, attraverso la riflessione legge e interpreta le sue esperienze e giunge a conclusioni che lo orientano nelle scelte.

La prima evidenza che coglie dall’esperienza è quella del “limite”, dei molteplici condizionamenti che vengono dalla sua natura umana e dall’ambiente in cui vive e che lo segnano, talvolta, pesantemente.

La seconda evidenza consiste nella capacità dell’uomo di tentare il superamento dei suoi limiti senza mai fermarsi: è un essere indomito! In questa forza irrefrenabile di andare sempre avanti sa intravedere “tracce di infinito”, altra parte costitutiva dell’essere umano.

La terza evidenza lo costringe a riconoscere che ci sono limiti “invalicabili”: la sofferenza, il male, la morte.

La quarta evidenza è espressa nella “sete d’infinito” che accompagna la vita degli uomini ed è presente continuamente con le sollecitazioni del cuore che alimentano i desideri e i sogni e prefigurano uno stato di vita perfetto accessibile, ahimé, solo al sentire del cuore. Il “sentire” un forte sentimento nei confronti della persona amata è reale e vero, è qualcosa che c’è e che si sperimenta con intensità e va sempre molto più in là dei gesti che si riescono a esprimere con il proprio corpo. “Quello che provo per te non lo potrai mai capire” è la frase ricorrente che segnala la distanza tra il sentire del cuore, intenso e infinito, e la sua espressività corporea sempre limitata. Il sentire del cuore aspira sempre a mete senza limiti.

La quinta evidenza coincide con l’esigenza e la capacità di dare un senso alla vita, di trovare un qualcosa per cui valga la pena di vivere, un “quid” che sia ultimamente il senso dell’esistere, il supporto alle scelte fondamentali. Qualunque principio o valore si ponga come risposta a queste domande è una specie di religiosità che si esprime ed è un “dio” che si afferma. La semplice pratica del vivere quotidiano, al di là di qualsiasi teorizzazione, attesta l‘"incondizionata devozione" da parte dell'uomo al suo “principio o valore vitale”. Può essere il “dio” di un istante, di un giorno, di un periodo, dell'intera vita. Può essere la propria ragazza, gli amici, la carriera, i soldi, il potere, la scienza o qualsiasi altra cosa. Un senso di vita "definito e vissuto" dà serenità. Esso è minato dall'incoerenza (i credenti la chiamano peccato), cioè la sostituzione con "qualcosa d'altro" che viene a contraddire. Se per una persona la salute è tutto, è peccato ogni altra scelta che porta a trascurarla (per esempio l'eccessivo lavoro). La ricerca di senso è ineludibile per l'uomo che vuole vivere la sua vita. Il senso del vivere o senso religioso per i credenti coincide quindi con quel senso di originale e totale dipendenza a quel "qualcosa" per cui vale la pena di vivere. È una naturale e indispensabile inclinazione dell'essere umano che riassume tutti gli scopi delle altre capacità della persona.

La sesta evidenza fa andare oltre la realtà materiale e cogliere nelle cose un “sovrappiù di senso” espresso in esse. L'uomo, interagendo sempre con la realtà in cui vive, viene continuamente provocato; il suo spirito è capace di cogliere "significati" che stanno oltre la realtà visibile e materiale immediata. Uno sguardo, un cenno, una parola, un silenzio significano sempre qualcosa di più di quel che oggettivamente esprimono. I "segni tecnici" trasparenti e immediati dicono sempre di una tal cosa in modo univoco (la parola acqua indica sempre quel liquido incolore, inodore e insapore che chimicamente si definisce H2O). I "segni simbolici" rimandano sempre a "un di più" di significato che crea comunicazione a livelli più profondi. Se una ragazza riceve rose rosse dal suo ragazzo non si limita a gioire della bellezza dei fiori, ma sa andare oltre, leggendo in quel segno tenerezza, affetto e, soprattutto, amore. L'universo simbolico è la prerogativa propria del cuore dell'uomo che lo conduce sempre a cogliere nelle sue esperienze un "sovrappiù di senso".

La settima evidenza orienta alla trascendenza e porta a compimento il senso della vita. Il sentire dell’uomo lascia infatti intravedere un chiaro orientamento alla trascendenza, spinge ad andare oltre se stessi in cerca di un senso completo della vita.
Itinerario emozionale

L’essere umano si sofferma sulle esperienze che vive e con l’intelligenza emotiva è in grado di capire meglio se stesso e di interagire in modo più efficace con gli altri. La lettura razionale delle esperienza viene arricchita con il sentire emozionale.


Proposte di attività

Le esercitazioni proposte fanno prendere contatto più diretto con le proprie emozioni e fanno sperimentare “dal di dentro” le evidenze dell’esperienza.




  • Sguardo all'esperienza religiosa personale




    • Individua un’immagine, un suono, un’emozione che si associa immediatamente alla tua esperienza religiosa. Descrivi la prima cosa che spontaneamente ti viene in mente riguardante il tema indicato. Presta attenzione a tutti i particolari.

    • Costruisci una metafora: “In questa esperienza religiosa mi sono sentito come se...”

    • Fai una riflessione, esplicitando meglio l’esperienza e chiarendola. Valuta inoltre se quanto hai visualizzato corrisponde alla tua espe-rienza religiosa complessiva o riguarda solo un aspetto. Che cosa manca? Che cosa non è emerso ma sento che mi appartiene?

    • Formare gruppi di 4 persone e scambiarsi le esperienze.


Approfondimento

      • Quali metafore sono state elaborate? (Ognuno riferisce la propria)

      • Riflettono bene quanto hai individuato nella fantasia?

      • La tua esperienza religiosa attuale può essere riassunta dalla metafora?




  • La ricerca di sé tra limite e infinito

Chiudi gli occhi e presta attenzione al tuo corpo; percorri ogni sua parte individuando la sua posizione nello spazio. Respira lentamente e profondamente...


Davanti a te vedi una torre rotonda in pietra, collocata in mezzo a un prato verde. Ti avvicini lentamente fino trovarti davanti alla porta. Osserva il battacchio in ferro; mentre lo fissi la porta si apre pian piano e si presenta davanti a te una scala a chiocciola in pietra che scende verso il basso. L’ambiente è illuminato da fiaccole a vento che mostrano pareti che trasudano nella penombra. Oltrepassi la soglia e cominci a scendere dalle scale, lentamente, lentamente... Un’aria più fredda ti viene incontro, le pareti sono umide, la luce fioca. Percorri un primo giro di scale, poi un secondo e un terzo finché ti trovi davanti a un lungo corridoio a volta. La temperatura si è abbassata, percepisci qualche brivido sul corpo, un odore di muffa comincia a farsi sentire...

Ti incammini sul corridoio lentamente fino a trovarti di fronte a due porte.


Lascia che una delle due si apra da sé. S’è aperta? Fermati sull’uscio. Una grande stanza vuota ti appare nella penombra. I muri trasudano abbondantemente, incominci a sentire un po’ di freddo. Tutto è vuoto. Osservi con più attenzione e scopri che sulla parete di destra c’è una grande finestra murata e davanti a essa una grata di ferro arrugginita. Sulla parete di sinistra grosse catene di ferro che al tuo sguardo cadono a terra con un rumore assordante e sgradevole. Guardi ora la parete che si trova di fronte a te. Ti avvicini fino al centro della stanza. La parete è vuota. All’improvviso parte una saetta da dietro le spalle e si scaglia sulla parete trasformando l’umido in una piccola colata ben visibile che disegna la lettera “E”. Successivamente un’altra saetta disegna la “T/I/M/I/L”. Leggendo da destra a sinistra, sillaba la parola scritta sul muro, mettila bene a fuoco e infine mentalmente ad alta voce ripetila per tre volte.

Ora senti una voce profonda che, rintronando l’ambiente, dice: “Io, uomo, sono l’essere del limite, sono incapace di superare tutte le difficoltà, il male e la sofferenza mi appartengono, la morte è un ostacolo invalicabile”.

Come ti senti in questo momento? Che reazioni hai?...

Nel fissare la parola LIMITE sulla parete ti accorgi che le lettere si staccano. Prima la lettera “E” ed entra nel tuo ventre, poi la “T/I/M/I/L”. Ora anche tu riconosci la tua identità: “Io (pronuncia ad alta voce il tuo nome) sono l’essere del limite, sono incapace di superarmi definitivamente!”.

Voltati, esci dalla stanza e ritorna nel corridoio.
Sul pavimento c’è una lunga passatoia colorata, la luce si fa più intensa. Siediti per terra, togliti le scarpe e i calzini e lentamente ripercorri il corridoio avanti e indietro. Mettiti davanti alla seconda porta, quella rimasta chiusa e attendi che si apra. S’è aperta? Fermati sulla soglia. Ti viene incontro un flusso di luce e di calore, unito a un dolce profumo. Le pareti sono tappezzate di arazzi, il pavimento coperto da un bellissimo tappeto. Entri lentamente lasciandoti avvolgere dalla luce e dal profumo. Al centro della stanza c’è un poltrona. Di che colore è? Ti avvicini a essa e ti siedi comodamente. Fissi lo sguardo sulla parete di fronte e all’improvviso, a grandi caratteri, si disegnano delle lettere: I/N/F/I/N/I/T/O. Con voce sempre più alta ripeti per tre volte la parola. Aggiungi poi con voce convinta: “Io, uomo, sono l’essere dell’infinito, sono capace di superarmi continuamente”. Avverti un senso di profonda leggerezza e di appagamento.

Come ti senti in questo momento? Che reazioni hai?...

Osserva con intensità la parola INFINITO finché si stacca dalla parete e t’avvolge in un vortice che ti fa mancare il fiato. Ti riprendi estasiato e ti accorgi che lentamente stai alzandoti, oltrepassi il soffitto senza problemi, e ti ritrovi a volare tra le nuvole, trasportato da un vento leggero.

Dall’alto vedi un grande prato verde con al centro un albero che non distingui ancora. Scendi lentamente sull’erba. E’ soffice e fresca, inumidita dalla rugiada.

Alzi lo sguardo e scorgi il tuo albero. Che albero è? Che forma ha? Quanto è grande? Di che colore è? E’ un albero con foglie, fiori, frutti? Oppure i suoi rami sono secchi? E’ un albero giovane o vecchio? Com’è il tronco? E le radici? Tranquillamente ti dirigi verso l’albero. Ti siedi ai suoi piedi e ti appoggi al tronco. Chiudi gli occhi e ritorna con l’attenzione al tuo modo di respirare.

Quando te la senti apri lentamente gli occhi.





  • La proiezione dell’immagine di sé


Materiale: matita, carta da disegno, pastelli o pennarelli.
Prendere un foglio grande, disegnare un albero con cura, quello che si vuole sia nella forma che nelle dimensioni; utilizzare liberamente i colori desiderati, ascoltando commenti e reazioni interne che emergono durante il disegno, prenderne nota e indicare il tempo impiegato.

Formare gruppi di quattro persone. Ognuno mette al centro il suo disegno e parla dell’albero in prima persona, come se fosse lui stesso l’albero: “Sono un vecchio olivo, il mio legno è massiccio e di buona qualità. Sono carico di olive succose e il mio tronco è pieno di profonde cicatrici. Agli uccelli piace posarsi sui miei rami”. E’ importante essere molto dettagliati.

Durante il racconto riflettere attentamente e verificare se alcune caratteristiche dell’albero possono essere riscontrate anche nel vostro carattere e comportamento. Gli altri membri del gruppo possono far notare aspetti che sono sfuggiti. Possono chiedere: “Come sono le radici? Che sapore hanno i frutti?”.
Approfondimento


  • In che misura ho potuto riscontrare che le caratteristiche del mio albero sono anche quelle del mio carattere?

  • In quali occasioni dimostro di possedere queste qualità?

  • Come mi sono sentito durante l’esercizio?


Osservazioni

Non è opportuno addentrarsi in interpretazioni psicologiche, ma possono bastare le reazioni personali e le intuizioni che emergono nella propria narrazione ai compagni di gruppo.

Solo alla fine del lavoro per soddisfare la curiosità degli alunni è possibile offrire loro alcune semplici indicazioni:


  • Foglie cadute: malinconico e sensibile

  • Frutta: generoso ed estroverso

  • Foglie e rami: attivo e intraprendente

  • Fiori e farfalle: romantico e facile al pianto

  • Tronco ramificato: precoce (anche nella sessualità)

  • Senza radice: insicurezza e fame d’amore

  • Con sole: cerca il papà

  • Con nido: bisogno di sicurezza e protezione (bisogno della madre)



  • L’esperienza del limite: le cose brutte della vita

Annota schematicamente le cose peggiori che hai fatto nella tua vita e che forse non ti sei ancora perdonate…

Mettile in ordine dando il numero 1 all’azione peggiore e successivamente alle altre.

Scegli l’errore che ti dà più fastidio e rispondi alle seguenti domande:

Se tua madre sapesse di quest’azione, cosa direbbe?

Se tuo padre sapesse di quest’azione, cosa direbbe?

Cosa hai detto tu stesso di quest’azione, quando l’hai compiuta?

Confronta le reazioni dei tuoi genitori con la tua: c’è un comune denominatore?

Ora osserva la tua azione da una posizione consapevolmente neutrale: quali valori hai infranto con il tuo atto?

Ci sono valori che hai difeso con la tua azione? Quali sono?

Discuti in poche frasi i pro e i contro della tua azione…

Sei pronto a perdonarti oggi quell’azione? Cerca, in poche righe, di concederti l’amnistia.

Cercare un compagno e scambiarsi le proprie opinioni.
Approfondimento


  • Quali reazioni ho avuto di fronte alle domande?

  • Quali reazioni ho colto in me?

  • Sono riuscito a perdonarmi? Che cosa mi ha impedito di farlo?

  • So parlare apertamente dei miei errori?

  • Perché è importante imparare a perdonare se stessi?




  • L’avvicinamento all’infinito: le risorse personali

Indica qualcosa di cui sei fiero nelle seguenti situazioni e con le persone richiamate.



    • Qualcosa che ho fatto per i miei genitori: Sono fiero di…

    • Qualcosa che ho fatto per un amico: Sono fiero di…

    • Come ho guadagnato il denaro: sono fiero di…

    • Come spendo i soldi: Sono fiero di…

    • Come trascorro il tempo libero: Sono fiero di…

    • Come ho imparato qualcosa di molto difficile: Sono fiero di…

    • Come una volta ho detto di no: Sono fiero di…

    • Come una volta ho vinto la paura: Sono fiero di…

    • Come ho insegnato qualcosa a un compagno: Sono fiero di…

    • Di cosa sei fiero riguardo:

      • al rendimento scolastico

      • ai rapporti con gli altri

      • all’abilità

      • alle capacità sportive

      • alla memoria

      • al tuo modo di riposarti

      • alla tua cultura

      • al tuo corpo

      • al rapporto con la natura

      • ai tuoi hobbies

      • alla tua capacità di godere

      • La cosa di cui sono più fiero in assoluto è …

Formare gruppi di quattro persone e condividere le proprie risorse.


Approfondimento

  • Di quale aspetto della mia vita sono più fiero?

  • A quale domanda non ho saputo rispondere?

  • Quali aspetti della mia vita non prendo sufficientemente in considerazione e di conseguenza ne sono troppo poco fiero?

  • Cosa posso fare per essere più orgoglioso di me?

  • In che modo esprimo di essere orgoglioso di me stesso.

  • Che cosa rischio nel dire agli altri ciò di cui sono orgoglioso?




  • Senso della vita, sovrappiù di senso e orientamento alla trascendenza

Respira lentamente e profondamente…

Ti trovi in un prato immenso al cui centro sta un albero. Avvicinati lentamente. Che albero è? È quello che hai già visto? Ci sono delle varianti? Quali?

Dall’albero scende uno striscione colorato. Lo vedi? C’è una scritta: “Perché vivo?” Ti viene chiesto qual è la molla che ti fa vivere ogni giorno, quella cosa per cui vale la pena di vivere. Lascia emergere la tua risposta …

Ai piedi dell’albero ci sono dei sassolini, prendili e scrivi una parola riassuntiva che esprima il senso del tuo vivere (lottare, studiare, viaggiare o qualsiasi altra cosa).
Ora guarda alla tua destra, c’è un laghetto, avvicinati lentamente e siediti a guardarlo. Le acque sono trasparenti e leggermente increspate dalla brezza... Osserva l’acqua con attenzione e lascia che si formi un’immagine di te stesso dopo aver compiuto un’azione cattiva di cui sei pentito... Di che azione si tratta? Rivivi mentalmente quell’azione... Che cosa provi dentro di te? Ti senti in qualche modo giudicato da qualcuno? Chi è? Senti una voce, una presenza o altro? Lascia che l’immagine si dissolva lentamente...

Osserva il prato circostante: è ricco di fiori profumati. Ce n’è qualcuno che riconosci? Alza ora lo sguardo. Sta arrivando un familiare verso il quale nutri molto affetto e riconoscenza. Chi è? Alzati lentamente, vai verso di lui e lasciati andare, esprimendo appieno il tuo sentimento... Cosa stai provando? L’altro comprende tutta l’intensità del tuo sentire? Come risponde? Vi scambiate delle parole?


Concentrati sul respiro e accompagnalo come se fosse un andare e venire dell’alta e della bassa marea. Continua per un po’ di tempo... Ti alzi in piedi e, lasciato il laghetto, ti avvii verso una collinetta. Il sudore ti imperla il volto ma non fai fatica. Giungi a un pianoro in cui si può godere di una vista straordinaria? Che cosa si presenta davanti a te? Lascia emergere lo spettacolo della natura che preferisci... Dove sei? Che cosa vedi? L’immagine è nitida? È a colori? Ci sono dei rumori o dei suoni? Che cosa senti dentro di te? Individua la parte del corpo in cui senti l’emozione in forma più intensa. Quali parole ti vengono spontanee? Ci sono dei particolari che ti colpiscono?
Riprendi il tuo cammino e lentamente raggiungi il culmine della collina. Davanti a te si trova un grande crocifisso di legno... Lascia che quest’immagine diventi chiara; se necessario mettila bene a fuoco. Concentrati sul suo corpo. Com’è? Ci sono i chiodi? C’è del sangue? Qual è l’espressione del suo volto? Sta dicendo qualcosa? Che cosa provi in questo momento? C’è qualcosa che ti colpisce? Ci sono dei suoni o delle parole? Ti viene da dire qualcosa?
Ora rimettiti in cammino e ridiscendi lentamente dalla collina. Ritorna sotto l’albero e siediti ai suoi piedi. Fai alcuni respiri lenti e profondi, poi apri gli occhi.
Approfondimento

  • Quale parola avete scritto con i sassolini sotto l’albero?

  • Quale gesto di riconoscenza vi è venuto più spontaneo nei confronti della persona cara?

  • Cosa hai provato davanti allo spettacolo della natura?

  • Cosa è accaduto davanti al crocifisso?




  • Mappa concettuale




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