Intervento sui soggetti diversamente abili



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23.05.2018
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INTERVENTO SUI SOGGETTI DIVERSAMENTE ABILI (pp.206-233)

I ‘DIVERSAMENTE ABILI’



  • Nel 2001l’OMS propone una nuova classificazione del funzionamento (ICF) volendo riequilibrare la visione centrata sul negativo utilizzando una visione multidimensionale della salute

  • Utilizza il termine ‘diversamente abile’ per sottolineare non gli aspetti deficitari, ma le sue abilità in contesti e circostanze varie (e ciò vale per tutte le persone)

CAUSE

Non usiamo la terminologia del libro (dello scorso anno)



  • Biologiche

    • Genetiche (es. Trisomia 21)

    • Virali (Rosolia in gravidanza…) o da sostanze varie (intossicazione da mercurio, alcol, ecc.)

    • Incidentali

  • Ambientali (crescita in ambiente relazionalmente disturbato)

Rispetto a quando avvengono:

  • Prenatali

  • Perinatali

  • Postnatali

Una possibile (semplice) classificazione delle menomazioni:

  • Motorie (es. paraplegia, tetraplegia, emiplegia)

  • Sensoriali (uno dei 10 sensi umani)

  • Mentali (riguardano le capacità di apprendimento e l’abilità a risolvere problemi)

  • Psichiche (difficoltà relazionali o disturbi mentali )

  • Plurimenomazioni

Dati statistici

Dati non aggiornati, ma indicativi



  • 1,8% degli studenti età obbligo sono portatori di H

  • Di questi:

    • 56% mentale (l’80% RM lieve)

    • 14% motori

    • 14% psichici

    • 8% percettivi

    • 8% multipli

LA DISABILITA’ INTELLETTIVA (o Ritardo Mentale)

  • Disabilità provocata da diverse cause e con gradi diversi di gravità

  • Pr fare diagnosi:

    • Il soggetto deve avere un QI inferiore o uguale a 70 punti

    • Esordio prima dei 18 anni

    • Deve mostrare difficoltà adattive in 2 dei seguenti ambiti:

      • Comunicazione, vita in famiglia, cura della persona, rendimento scolastico, lavoro, salute, sicurezza




  • Pensiero

    • Concreto: basato sui dati sensoriali e sulle proprie esperienze, no ragionamento astratto

    • Rigido: pensiero che rimane ancorato alle proprie idee anche quando non sono più appropriate

  • Linguaggio: difficoltà di comprensione e di espressione

  • Percezione: rallentata e scorretta a causa di difficoltà di analisi e comparazione (davanti a percezioni complesse)

  • Memoria: difficoltà di immagazzinamento e recupero (soprattutto del materiale verbale)

  • Motorio: se la disabilità è grave… movimenti goffi rigidi e impacciati

  • Gradi di gravità: regola del 15…

  • Lieve: il più diffuso (circa 80%), al di fuori della vita scolastica vita autonoma e bassa compromissione degli aspetti senso-motori; povertà linguistica, no soluzione di problemi complessi

  • Medio, moderato: autonomia modesta, difficoltà notevoli in ambienti non familiari, vocabolario ridotto, solo elementi fondamentali dell’istruzione, scarsa accuratezza nelle abilità lavorative e di cura dio sé

  • Grave, gravissimo: marcati deficit motori, non autonomi, bisognosi di assistenza, i più gravi sono incontinenti, gravi danni al SNC, comunicazione verbale quasi assente

  • Sono persone e quindi non sono tutti uguali, ma la condizione che vivono li porta spesso a sperimentare:

    • Ansia

    • Sintomi depressivi

    • Compulsioni

    • Isolamento

    • Impulsività/iperattività

    • Bassa tolleranza alla frustrazione

    • Possono manifestare COMPORTAMENTI PROBLEMA (che a loro volta portano a isolamento e rifiuto sociale, difficoltà di comunicazione e ostacolano l’apprendimento)

Attenzione: a questo punto il libro passa alla descrizione dell’ADHD (p.212)

Noi, invece, trattiamo i COMPORTAMENTI PROBLEMA (2010-211; 217-224) e poi torniamo all’ADHD e al suo trattamento



I COMPORTAMENTI PROBLEMA (strani e distruttivi)

COSA SONO

  • Comp. Autolesivi

  • Aggressioni fisiche e/o verbali

  • Stereotipie (+ difficili da migliorare)

  • Rituali particolari

  • blocco/rifiuto attività educative

  • Sessualità disinibita e/o impulsiva

REAZIONI DI CHI ASSISTE AI C.P.



  • Per loro natura provocano in familiari e operatori

    • Ansia, paura, panico

    • Rabbia, esasperazione

    • Impotenza

    • incomprensione

  • Possono deteriorare la relazione…

  • Bisogna sempre pensare che si può migliorare…

INTERVENTI SUI C.P.

  • L’APPROCCIO Più ADATTO è IL COMPORTAMENTISTA (attuato in collaborazione con tutta l’equipe)

  • Prima si valuta e poi si interviene

  • Prerequisito:

    • instaurare alleanza (accordo su mete, compiti, regole) con il soggetto e i suoi familiari (spesso difficile a causa dell’altalena emotiva che suscita il CP)

FASI DELL’INTERVENTO:
1. INTERVENTO

  1. Cosa comporta il CP

Per una corretta valutazione:

      • Qual è il danno effettivo

      • Qual è l’ostacolo allo sviluppo/salute bio-psico-sociale

      • È presente stigmatizzazione? Favorisce l’emarginazione?

2. Osservazione precisa del CP, magari con una griglia di osservazione

3. Analisi funzionale: chiedersi ‘a cosa serve’? sono sempre la migliore strategia che il soggetto ha trovato per risolvere una situazione (valorizzare l’intenzione)

4. Valutare gli antecedenti al CP

contesti e condizioni bio-psico-sociali

5. Valutare gli effetti del CP: che effetto ha

- sul soggetto (corpo e mente)

- sugli altri

- sul contesto

FASI DELL’INTERVENTO:
2. INTERVENTO


  • DUE SONO LE POSSIBILITA’

    • interventi sostitutivi

    • interventi punitivi

INTERVENTI SOSTITUTIVI

    • Gradualmente si accompagna il soggetto ad acquisire comportamenti alternativi ai CP, azioni socialmente accettate per raggiungere i suoi scopi

    • 1. definire/scegliere il comportamento sostitutivo

    • 2. modellare, fare da modello

    • 3. Valorizzare la riuscita

    • 4. frustrare il CP (non raggiunge più il risultato)

INTERVENTI PUNITIVI

  • Per CP gravi e persistenti

  • Non per vendetta o ritorsione

  • Premesse:

    • Preannunciare le punizioni (mai improvvise, ma concordate)

    • Punire tempestivamente (subito dopo il CP)

    • Giusta intensità (per età e personalità)

  • Time out (allontanamento attività piacevole)

  • Costo della risposta (rimediare)

  • Ipercorrezioni (amplificare la riparazione)

  • Blocco fisico

L’ADHD e il suo trattamento

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività



  • Frequente disturbo neuropsichiatrico in età evolutiva

  • Diagnosi non sempre facile

Manifestazioni

    • Difficoltà di attenzione (faticano a portare a termine azioni e giochi, dimenticano appuntamenti, poca cura dei dettagli)

    • Impulsività (rapido passaggio all’azione, non rispettano i turni)

    • Iperattività (attività motoria e verbale esagerata)

Tre tipologie

- inattentiva (più problemi nell’attenzione)

- Iperattiva e impulsiva

- combinata (tutte e tre le manifestazioni insieme)



PORTANO A DIFFICOLTA’ SIA NELL’APPRENDIMENTO, SIA NELLE RELAZIONI

  • CRITERI DIAGNOSTICI (diagnosi provvisoria)

    • Prima dei 7 anni

    • Per almeno 6 mesi

    • In diversi contesti di vita

    • Compromettono funzionamento

DECORSO

    • Aumento dell’uso di droghe

    • Comorbilità con diversi disturbi psichici (ansia, DOC)



  • Osservazioni preliminari

    • Conoscere i punti di forza del b.

    • Conoscere nel dettaglio i comportamenti problematici nei diversi ambiti (meglio utilizzare le griglie di osservazione)

    • Ricordarsi della bassa autostima

  • Premesse

    • Lavoro non facile (b. difficilmente agganciabile)

    • Emozioni spiacevoli dell’operatore

    • Trattamento

      • Operatori, ma anche genitori

      • Multimodale: interventi psicologici, educativi, farmacologici

TRATTAMENTO INDIVIDUALE

  • Obiettivi generali:

    • favorire l’autocontrollo (ridurre impulsività e iperattività)

    • Sviluppare capacità autoriflessive su azioni ed emozioni

    • Fornire procedure utili per far fronte ai problemi

  • Tecniche

    • Rinforzi (sociali, materiali, simbolici)

    • Token economy

    • Problem solving

    • Autoistruzioni verbali, domande di controllo della situazione e di verifica

TRATTAMENTO FAMILIARE

Tensione e stress elevati; no punizioni, no lassismo



  • tecniche:

    • Parent training (in gruppo o in coppia): si insegna ad usare le stesse tecniche che apprendono i b.; incrementano le abilità genitoriali (es. a p. 228)

    • AMA group (comprendere i figli e cercare soluzioni)

PRESA IN CARICO DEI DISABILI

  • Presi in carico dal un equipe multiprofessionale (medico specialista, psicologo, assistente sociale, tecnici della riabilitazione) dell’ATS che formula il PEI (Piano Educativo Individualizzato)

  • Nel PEI troviamo tutti gli interventi (economici, scolastici, sociali, domiciliari)

SERVIZI

  • CDD (Centro Diurno Disabili) per socializzazione e promozione autonomia

  • Comunità alloggio (sul libro ‘centri residenziali)

  • Appartamenti protetti (sul libro casa famiglia, ma noi li chiamiamo così per non confornderli…)






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