Introduzione 3 Pratiche di bottega. Accenni d’individualità nella cultura della creazione collettiva



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Introduzione 3

  1. Pratiche di bottega. Accenni d’individualità nella cultura della creazione collettiva 6

    1. Antichità classica: arte-techne-ars. L’artigiano-artista. 6

    2. Medioevo. Artifex e creazione collettiva 8

    3. Corporazioni e botteghe 10

    4. Dipinti e contratti 12

      1. La firma 13

      2. I contratti 16

      3. Autografia e metodi 18

    5. Personalità artistiche. Il Rinascimento e l’Arte in nuce 21

  2. Il Rinascimento maturo. Nuovi approcci creativi 28

    1. Marsilio Ficino e il culto dell’arte 28

    2. Un creatore solitario. Michelangelo primo artista moderno. 32

      1. I lavori nella Cappella Sistina 38

      2. L’approccio alla scultura e il non-finito 45

    3. Raffaello, il capobottega 48

      1. Gli aiutanti e il metodo 50

    4. L’istruzione accademica. Il passaggio dalla pratica alla teoria 55

  3. La questione dell’autore 62

    1. Opera e autore 62

    2. Il mondo dell’arte 66

      1. Lavori congiunti 66

      2. Non esiste creazione solitaria 68

    3. Cosa è falso, cosa è autentico. 70

    4. Una conclusione? 74

  4. Autore e creazione alla prova dell’arte contemporanea 76

    1. Marcel Duchamp: il ready-made e la fine dell’illusione 76

    2. Andy Warhol. Appunti per una creazione collettiva 80

      1. Eredità e incomprensioni 85

  5. Approcci contemporanei alla creazione 89

    1. Takashi Murakami, una bottega contemporanea 89




    1. Tomma Abts, la scelta dell’autografia 93

    2. Maurizio Cattelan, la delegazione dell’arte 95

Conclusione 101

Riferimenti bibliografici 104

Riferimenti sitografici 111

Appendice 113

Introduzione

Questo elaborato si propone di offrire una riflessione sulle dinamiche che danno vita all’opera d’arte, cercando di capire, nello specifico, come la creazione collettiva, di bottega, in cui altre mani oltre a quella dell’artista/maestro partecipano al lavoro, possa conciliarsi con l’idea dell’opera d’arte come frutto della creazione dell’autore.

Nella concezione contemporanea dell’arte e dei suoi prodotti, infatti, l’opera nasce sempre dall’idea del singolo, dell’artista-demiurgo tanto caro alla tradizione romantica e tale concezione ha tanto influenzato la comune considerazione dell’opera d’arte quanto, ad uno sguardo più attento, si rivela pressoché fuorviante per comprendere gli svolgimenti della creazione artistica. In realtà, infatti, la maggior parte dei capolavori che hanno segnato la storia dell’arte sono nati sì dall’idea di un singolo individuo (anche se questo non è sempre coinciso con l’artista), ma sono stati effettivamente realizzati da dei “delegati”, degli aiuti o dei collaboratori.

Per capire dunque come l’idea della creazione individuale si è imposta su quella collettiva, analizzeremo le figure dell’artista e dell’opera d’arte tra modernità e contemporaneità in quanto epoche portatrici di regole e convenzioni diversissime sull’arte. Seguiremo un percorso storico-artistico formato da due strade di ricerca parallele, quella dell’indagine sull’arte e sull’opera e quella dell’evoluzione della figura dell’artista, concentrandoci su pittura e scultura, poiché arti molto legate all’idea di un autore individuale che sta dietro alla loro produzione.

Per quanto riguarda la prima strada, ci dedicheremo, soprattutto nella prima parte, al percorso di emancipazione delle arti visive dall’etichetta di arti prima servili e poi meccaniche: sarà infatti di particolare interesse per il nostro lavoro vedere come le belle arti siano state accostate per una lunga parte della loro storia a quelle che oggi definiamo arti applicate, o artigianato, dividendo con queste, oltre alla classificazione, le regole di produzione legate a un regime collettivo. Nello specifico ci occuperemo della corporazione, struttura che per secoli ha imposto leggi specifiche all’arte e a chi la faceva, e della bottega, luogo per eccellenza del lavoro organizzato e condiviso. Per quanto riguarda la seconda strada, invece, studieremo la condizione dell’artista dall’antichità classica fino al Rinascimento maturo, evidenziando i punti di svolta che hanno condotto alla formazione e all’accettazione comune dell’idea dell’artista come creatore, ossia
come colui che dà vita all’opera seguendo il suo genio e la sua ispirazione, senza l’aiuto di nessuno, al pari del poeta, il creatore solitario ed ispirato per eccellenza.

Per esemplificare tali passaggi, ci interesseremo in particolare di due personaggi che in un momento di forte cambiamento nella comune considerazione dell’arte e dell’artista come il Rinascimento di fine Quattrocento/inizio Cinquecento1 si fecero portatori di due visioni profondamente diverse, ma complementari, del loro lavoro, Michelangelo e Raffaello. Il primo, considerato

da molti l’antesignano della moderna visione che l’artista successivamente ebbe di se stesso, sentì infatti la necessità di staccarsi da un approccio all’arte ancora di tipo artigiano, collegato a un regime di lavoro collettivo. Avvertì infatti l’impossibilità di una collaborazione feconda con allievi e aiuti, favorendo la comparsa di una nozione di filiazione delle opere rispetto alla quale la personalità dell’artista stesso appare necessaria affinché l’opera d’arte si presenti come tale. Il secondo, diversamente, si affidò ancora al sistema di condivisione del lavoro tipico della bottega ma lo reinventò attraverso l’eliminazione della gerarchizzazione dei ruoli e della modalità di apprendimento che sino ad allora avevano caratterizzato il lavoro collettivo. Lo trasformò quindi in una scuola in cui, attraverso la centralità del disegno, potessero convivere le particolarità di ciascuno nell’omogeneità finale.

Facendo un salto in avanti nel tempo di tre secoli, passeremo a un altro momento topico della storia dell’arte, il XX secolo di Marcel Duchamp e Andy Warhol, artisti che hanno svincolato l’arte da tutti i concetti e le idee che sino ad allora erano stati punti fermi del dibattito artistico. L’uno (Duchamp) ridefinì il concetto di opera d’arte, l’altro (Warhol) le regole produttive, rendendo così la scelta di agire individualmente o collettivamente sull’opera non più una mera questione socio-culturale, ma un vero e proprio elemento di poetica.

Passeremo quindi all’analisi di tre artisti che hanno raccolto proprio quest’eredità e che hanno assunto tre approcci all’arte diversissimi tra loro, facendone un passo programmatico del loro lavoro: Takashi Murakami, il quale ha adattato la sua estetica superflat, di incontro tra cultura alta e cultura bassa, a un metodo di produzione industriale, come se tutta la sua arte non fosse altro che una costosissima riproduzione dei gadget dei manga che lui rappresenta; Tomma Abts, pittrice solitaria e individualista che costruisce l’opera nel suo farsi,

1 Quel Rinascimento in cui le idee di creazione, ispirazione e genio proposte dal Neoplatonismo ficiniano iniziarono a modificare profondamente l’orizzonte culturale sino ad allora in auge e trovarono terreno fecondo nelle accademie, punto di arrivo del processo di promozione dell’artista verso la condizione di intellettuale e del suo allontanamento dalla formazione tecnico-artigianale, sostituita da un forte fondamento teorico che mise sempre più in primo piano il legame tra arte e individualità.
nell’oggettivazione del suo animo sulla tela e che non può ammettere intrusione da parte di esterni nel suo lavoro; Maurizio Cattelan, che ha deciso di giocare liberamente con l’arte e le sue regole, arrivando persino ad avvalersi di opere altrui per il suo lavoro e di delegare la produzione ad altri.

Come punti fermi attorno ai quali ruoterà l’intero lavoro, cercheremo di definire le figure dell’opera e dell’autore delineandone un profilo tale da considerarli come costanti al di là dei cambiamenti socio-temporali e al fine di capire come, pur nelle diversità delle regole interne ad ogni epoca e ad ogni società, si siano sempre riconosciuti chiaramente due elementi indicati come tali. Allargando la prospettiva e facendo ricorso ad altre discipline, introdurremo quindi alcune riflessioni interne al campo dell’estetica e a quello della sociologia. Cercheremo di sottolineare come, anche nelle considerazioni teoriche di alcuni autori interni a tali discipline, si riscontrino posizioni contrapposte, per le quali l’opera è il prodotto esclusivo del suo creatore oppure, al contrario, risultato del lavoro di diversi attori.

Inoltre, ci dedicheremo anche ad un argomento che sembra apparentemente distante da quanto detto sinora, ma che in realtà ci permetterà di capire la relazione che intercorre tra opera e autore, cioè il problema del falso in arte. In particolare, ci interrogheremo su come sia lecito considerare autentica un’opera realizzata all’interno di un sistema di creazione collettivo e organizzato come quello di bottega, in cui altre mani oltre a quelle dell’artista-autore attendono alla realizzazione dell’opera, e come, al contrario, non lo sia se l’opera in questione è stata realizzata da persone esterne allo stesso sistema, in modo tale da cercare un’ulteriore elemento di risposta nel confronto con altri campi.





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