Introduzione IL cartonnage



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02.01.2018
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INTRODUZIONE – IL CARTONNAGE
IL NOME – Cartonnage è una parola francese derivata dal latino “chartes”, papiro, o dal greco “χάρτηѕ”. Nella lingua tedesca viene usato “kartonage” mentre in italiano si può definire “cartone di mummia”.
COS’È – Il cartonnage può essere definito come una carta pesta ottenuta riciclando papiri e utilizzata per produrre sarcofagi di mummia.

Tra i vari materiali utilizzati per la creazione di un sarcofago, il cartonnage è quello più economico. Una simile utilizzazione si faceva del lino in fasce impastato con gesso. Per un defunto con disponibilità economiche maggiori invece era utilizzato il legno, materiale molto costoso in Egitto per via della sua scarsa disponibilità.


QUANDO – Il cartonnage si trova utilizzato dall’epoca tolemaica fino a quella romana avanzata (ci troviamo nei secoli III a.C. – II d.C.). Nello stesso periodo, ancora per defunti con elevate capacità economiche, è utilizzato il legno ma è ormai abbandonata l’utilizzazione del lino.
LA DECORAZIONE – Anche la decorazione delle tombe finisce per obbedire alla logica del risparmio di cui è frutto il cartonnage: tutto il corredo iconografico, dipinto inizialmente sulle pareti delle tombe, viene trasferito sul sarcofago. In questo modo il defunto porta con sé tutte le informazioni (compresi i testi) a lui necessarie per muoversi nell’aldilà.
I TESTI DI ACCOMPAGNAMENTO DEL DEFUNTO

Nell’Alto Regno questi testi sono conosciuti come “Testi delle piramidi”. In seguito (Medio Regno) parte di questi confluisce nei “Testi dei Sarcofagi”, per stabilizzarsi definitivamente in epoca Saitica (VII sec a.C.) nel testo del “Libro dei Morti”.

A partire dal III sec a.C. parte di questi testi è trasferito su cartonnage.
SOLO UNA “FONTE” DI PAPIRI – L’utilizzo di un materiale molto economico per la realizzazione di sarcofagi, come in effetti è il cartonnage, va di pari passo con un impoverimento della parte artistica e letteraria del manufatto. Questo per molto tempo ha portato gli studiosi a considerarli non come oggetti d’arte ma piuttosto come “manufatti folklorici” (Horak), e quindi come una fonte da cui estrarre papiri, gli unici ad essere veramente degni di interesse. Conseguenza di questo atteggiamento è ovviamente la totale mancanza di protezione delle pitture in fase di smontaggio del cartonnage.

Nel 1980 un eminente egittologo, Zauzich, scrive nel “Lexicon der Aegyptologie” una voce sul cartonnage definendolo “importante come fonte [NDR: corsivo mio] di papiri in greco o in egiziano – demotico e ieratico”. Nelle poche righe dedicate a questo manufatto Zauzich dà anche indicazioni sulla estrazione dei papiri: è esplicitamente considerata la totale distruzione dello strato pittorico (unica accortezza da rispettare: fotografarlo prima) nel bagno di acqua calda e aceto che permette il distacco delle carte.

Calcolando che già dagli inizi del ‘900 i cartonnage erano arrivati nei musei americani ed europei, almeno fino al 1980 gran parte di questi sono stati distrutti al fine di recuperare papiri.
IL CARTONNAGE COME CONTESTO DI RITROVAMENTO – In realtà il manufatto cartonnage rappresenta il contesto di ritrovamento del papiro. La totale distruzione delle pitture rompe il vincolo che esiste tra il papiro estratto e l’oggetto che lo conteneva con una conseguente grave perdita di informazione.

La consapevolezza del problema affiora in tempi recenti: è il 1997 quando in occasione del convegno di papirologia di Berlino J. Frösèn conduce un workshop sulla questione. Alcune sue osservazioni riguardano:



  • La consapevolezza della tensione esistente tra i papirologi, che vogliono i testi, e i conservatori, che vogliono salvaguardare l’oggetto-cartonnage nella sua complessità

  • La consapevolezza che il materiale estratto da cartonnage non è sempre di estrema importanza filologica e/o storica

  • La distruzione del manufatto non è rispettosa nei confronti delle generazioni future e dei loro possibili interrogativi su questo.

La soluzione proposta da Frösèn è di adottare la stessa metodologia che è usata per gli affreschi: staccare la pittura e trasferirla su un altro supporto.

Ma il problema in realtà non è davvero risolto: procedendo come indicato dallo studioso finlandese in realtà il contesto di ritrovamento del papiro viene cambiato e alterato. Un conservatore dalle posizioni estreme, quindi, non approverà neanche questa soluzione. Di questo problema è consapevole lo stesso Frösèn che infatti dice che “l’estrazione dei papiri ha sempre conseguenze su questi oggetti museali…anche se sono oggetti di non grande valore artistico”.
IL PROBLEMA “FILOSOFICO” DI FONDO – ogni lavoro di smontaggio del cartonnage andrà sempre a sconvolgere, e in parte distruggere, le mie fonti. Si tratta di un problema già esistente in altre discipline come l’archeologia.

Pensando allo smontaggio del cartonnage come una operazione necessaria (analogamente ad uno scavo archeologico) sarà di fondamentale importanza e necessario fare quello che nel passato non è stato fatto: mantenere l’informazione che collega la pittura distaccata con i papiri che ne erano originariamente il supporto.

Tutto questo appare meno ovvio quando mi trovo a lavorare su porzioni o addirittura frammenti di cartonnage.
LA NECESSITA’ DI UNA PROCEDURA – È quindi opportuno stabilire a priori una procedura da seguire costantemente nella fase di smontaggio del cartonnage. Ogni frammento di papiro ritrovato dovrà portare con sé l’informazione (in sostanza un numero inventariale) che lo ricolleghi ad un determinato frammento di cartonnage che è parte di una insieme più grande che è il sarcofago completo (nel caso più fortunato) o una porzione di questo. Seguire in modo metodico tutti i passi della procedura anche quando questi sembrano superflui è necessario a mantenere il contatto fra la parte pittorica e i papiri estratti. Alla fine del lavoro questo avrà valore se vorrò “tornare indietro” nelle mie operazioni. Avrò quindi adempiuto al principio fondamentale della reversibilità del restauro poiché, anche se solamente in modo teorico, la procedura mi permette di ripercorrere a ritroso le tappe del restauro.
UN VINCOLO TRA I PAPIRI DEL CARTONNAGE – Tutti i frammenti papiracei recuperati da uno stesso cartonnage hanno in comune tra loro il medesimo “luogo di riciclo”. Capire quanti e quali fossero in Egitto i centri adibiti alle operazioni di riciclo potrebbe aiutarci anche nell’individuazione del luogo di produzione di un determinato papiro estratto da cartonnage. In conseguenza dei tempi e modi di scoperta e acquisizione dei (papiri estratti da) cartonnages, l’unico modo per identificare il luogo di produzione di un cartonnage, addirittura della bottega che lo ha prodotto, è lo studio dello stile e della qualità delle pitture che si trovano su questo.
IL PRODOTTO DI UNA TRADIZIONE – Essendo il cartonnage un prodotto di “arte popolare” a volte anche standardizzata, esso è un oggetto che si colloca su due assi:


  • L’ASSE TEMPORALE: il cartonnage è in effetti lo stadio terminale di una tradizione lunghissima partita 5000 anni prima del momento che noi stiamo studiando. Lungo questo arco di tempo alcuni elementi iconografici si sono evoluti e modificati

  • L’ASSE SPAZIALE: le varie zone di produzione dei sarcofagi avranno dato interpretazioni diverse al programma iconografico di base.

Quindi anche l’oggetto d’arte più umile ha un suo peso nell’ambito di questa tradizione.



Il discorso della tradizione assume un valore fondamentale nel momento in cui il cartonnage, tra III sec. a.C. e II sec. d.C. diviene un “oggetto complesso” utilizzando come base alle pitture dei papiri riciclati. La parte pittorica del manufatto, fino ad ora considerata solamente la parte terminale e di minor valore dell’antica tradizione egiziana, diventa di fondamentale importanza per lo studio di ogni papiro estratto da questo.







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