Introduzione IL dinamismo vocazionale dell’Eucaristia nel giorno del Signore. Come?


La Chiesa, ricca delle diverse vocazioni



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La Chiesa, ricca delle diverse vocazioni

L’unità, che l’Eucaristia realizza, non annulla le ricchezze dei singoli, ma le esalta a beneficio della comunità, nel servizio di tutti i fratelli. I diversi ministeri e carismi coinvolti nella celebrazione eucaristica domenicale non svolgono una funzione coreografica, per rendere un po’ più solenne la celebrazione: manifestano la Chiesa, quale è nella sua profonda realtà, ricca delle diverse vocazioni.

Nella celebrazione eucaristica domenicale la comunità è condotta settimanalmente a riconoscere che «la vocazione definisce, in un certo senso, l’essere profondo della Chiesa, prima ancora che il suo operare. Nel medesimo nome della Chiesa, Ecclesia, è indicata la sua intima fisionomia vocazionale, perché essa è veramente “convocazione”, assemblea dei chiamati»25. Se aiutassimo le nostre parrocchie ad essere realmente consapevoli di questo, allora non si farebbe fatica a riconoscere la dimensione vocazionale come connaturale ed essenziale alla pastorale della Chiesa.

«Cristo – afferma Massimo il Confessore – che raduna (ekklêsiázôn) tutte le creature, convoca attorno al santo altare tutte le realtà e provvidenzialmente le unisce sia a se stesso che fra di loro»26. Perché questo dinamismo comunionale operante nella celebrazione non venga ostacolato, è indispensabile che la presenza delle diverse vocazioni nella Chiesa locale e nella parrocchia sia caratterizzata da quella “spiritualità della comunione” mirabilmente tratteggiata dal Papa nella Novo millennio ineunte: «Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come “uno che mi appartiene”, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un “dono per me”, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper “fare spazio” al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie»27. Non ci stancheremo mai di ripetere quanto sia necessario per la pastorale vocazionale favorire, alimentare e testimoniare la spiritualità della comunione, così descritta dal Papa. L’attenzione nelle nostre comunità cristiane alla dimensione vocazionale aiuterebbe a non dimenticare quanto scrivevano i Vescovi italiani nella Lettera di ripresentazione del Documento base della catechesi: «Una comunità non la si organizza, ma la si genera nell’accoglienza dei diversi carismi e ministeri che lo Spirito suscita in essa»28.

La celebrazione eucaristica domenicale è scuola di vocazione, perché educa la comunità a riconoscersi ricca delle diverse vocazioni.

Questo provoca la PV ad aiutare i giovani, e l’intera comunità cristiana, a saper accogliere e stimare non solo la propria vocazione, ma anche quella degli altri?






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