Introduzione: la spiegazione dei termini



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Giuseppe Sermonti (1925-2018) aveva un curriculum scientifico di tutto rispetto: laureato in Scienze biologiche e in Scienze agrarie, ha insegnato Genetica all’Università di Camerino, poi a quella di Palermo e infine a quella di Perugia, dove ha perfino diretto l’Istituto di Genetica dal 1974 al 1986. È diventato critico verso l’evoluzionismo solo nel 1976, dopo avere letto un articolo del giornalista statunitense Tom Bethell (1936-vivente) intitolato Darwin’s mistake. Da allora sostiene l’ipotesi “devolutiva”, secondo cui: «L'idea di uno sviluppo evolutivo graduale della nostra specie da creature come l'australopiteco, attraverso il pitecantropo, il sinantropo e il neanderthaliano, deve essere considerata come totalmente priva di fondamento e va respinta con decisione. L'uomo non è l'anello più recente di una lunga catena evolutiva ma, al contrario, rappresenta un taxon che esiste sostanzialmente immutato almeno fin dagli albori dell'era Quaternaria [...] Sul piano morfologico e anatomo-comparativo, il più "primitivo" - o meno evoluto - fra tutti gli ominidi risulta essere proprio l'Uomo di tipo moderno!» Nel saggio dal titolo Dopo l’uomo la scimmia, pubblicato nel 1988 sulla rivista Abstracta, dice «La teoria evoluzionistica fa discendere l’uomo dalla scimmia, ha confinato nel regno delle favole l’antropologia biblica, che vuole l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Eppure, i dati delle più recenti ricerche della paleontologia e della biologia molecolare sembrano indicare la grande antichità dell’uomo e il carattere secondario e derivato degli scimmioni africani. Riacquistano così significato le antiche mitologie, nelle quali l’animalesco trae le sue origini dall’umano.» In un altro suo libro dal titolo Dimenticare Darwin (Rusconi, 1999), l’autore sostiene che «il confine tra naturale e soprannaturale è pura convenzione accademica» e che «la forma biologica ha origine da elementi che prescindono dai geni e dalla selezione naturale.»

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione educativa senza fini di lucro, fondata nel 1989 dal noto giornalista scientifico Piero Angela. Il CICAP ha rilevato in Sermonti un atteggiamento antiscientifico, sulla base di un brano del libro di Sermonti dal titolo Dimenticare Darwin: «Ricordo una sera, mi aggiravo tra i banchi dell'aula vuota e chiedevo a me stesso: -Perché insegno Genetica? Perché insegno la Scienza? Insegno qualcosa a cui non credo, anzi insegno il contrario di ciò a cui credo. La scienza non ci aiuta a conoscere la realtà, anzi si adopera a insegnarci che la realtà non conta, valgono solo alcuni principi astratti che l'uomo della strada non può comprendere, non può vivere. La scienza non si rende neppure utile. Essa riversa i suoi prodotti sulla società, crea necessità artificiali che coincidono con ciò che essa sa produrre.» Inoltre, il CICAP contesta a Sermonti diverse affermazioni errate sulla teoria dell'evoluzione: «Che, secondo la teoria evoluzionistica, il DNA deve essere termodinamicamente isolato dall'ambiente; che le uniche piante con stecchi e foglie sono le angiosperme; che nel periodo Cambriano sono apparsi tutti i phyla animali, dai protozoi ai cordati; che non si conoscono forme fossili di transizione tra i mammiferi terrestri e i cetacei (per citarne solo alcune).» Una critica che è stata mossa a Sermonti è quella che il Devoluzionismo non fornisce alcuna spiegazione di come si sviluppino le forme di vita più complesse, da cui quelle più semplici sarebbero derivate per devoluzione. In questo senso, il devoluzionismo non può essere considerato un’alternativa all'evoluzionismo, poiché non riesce a spiegare scientificamente l'attuale complessità biologica.



Negli anni Ottanta, la ricerca di Gould ed Eldredge è andata avanti. Darwin, nel 1872, rispondendo alle obiezioni dello zoologo George Mivart circa la presunta incapacità della selezione naturale di render conto degli stadi incipienti di strutture naturali particolarmente complesse, aveva coniato il neologismo pre-adaptation. Con esso egli aveva introdotto la possibilità che, in natura, il rapporto fra organi e funzioni fosse potenzialmente ridondante, in modo da permettere che un carattere anatomico, sviluppatosi per una certa ragione adattativa, potesse essere convertito («cooptato») per svolgere una funzione anche del tutto indipendente dalla precedente. Questa cooptazione funzionale, che integra e non sostituisce l’azione d’implementazione graduale della selezione naturale, è stata rinominata da Stephen J. Gould ed Elisabeth Vrba, nel 1982, come: exaptation. Essa indica che gli organismi, spesso, riadattano in modo opportunista, come dei bricoleur, strutture anatomiche già a disposizione per funzioni inedite. Il concetto di exaptation è, quindi, un caso di studio evoluzionistico particolarmente interessante, perché evoca il rapporto fra strutture e funzioni, fra ottimizzazione e imperfezione in natura, mettendo in discussione la visione “adattazionista”, a lungo prevalente nel Novecento. Esso è, inoltre, il miglior antidoto contro gran parte delle argomentazioni creazioniste. Insomma, «l’evoluzione è un gioco combinatorio ed exattativo in cui si insegnano sempre nuovi trucchi a vecchi geni» (Francois Jacob).

Di fronte all’assalto della Sintesi neodarwinista, il vecchio creazionismo si è aggiornato nella forma detta Intelligent design (Progetto intelligente). Precisamente, essa è nata negli USA, nel 1987, dopo che la Corte suprema aveva sentenziato che l’insegnamento del creazionismo nelle scuole pubbliche è vietato, in quanto viola il principio costituzionale della separazione tra Stato e Chiesa (il senso della laicità sta tutto qui). Da quel momento i creazionisti, ipocritamente, stanno bene attenti a evitare di nominare Dio e lasciano i lettori liberi di pensare che il “Progettista intelligente” o la “Mente ordinatrice superiore” possa essere perfino una forma di vita aliena … Tuttavia, questi tentativi di dissimulazione vengono sempre facilmente smascherati.57 Per esempio, nel 2005, a Harrysburg, in Pennsylvania, si è tenuto un processo per stabilire l’idoneità di un testo scolastico, che veniva spacciato per scientifico, mentre invece era creazionista. La spiegazione dell’evoluzione dell’organo di locomozione dei batteri (“flagello”), fornita in aula da uno scienziato, oltre a un appello firmato da ben trentotto Premi Nobel, ha infine convinto il giudice a sentenziare che “il progetto intelligente non è altro che la progenie del creazionismo” e a proibire, perciò, l’adozione di quel libro di testo nelle scuole pubbliche.



Scrive a questo proposito Niles Eldredge, nel saggio dal titolo Alla scoperta dell’albero della vita. Darwin 1809-2009 (Codice, 2009): «Il Progetto intelligente ha un po’ le caratteristiche di un circolo vizioso. Da una parte, i creazionisti usano il mondo biologico come prova diretta della loro tesi, secondo cui dietro le quinte vi è un Progettista intelligente; dall’altra, le loro idee, pur avendo la pretesa d’essere scientifiche (o quanto meno d’avere un certo rigore intellettuale), sono convenientemente non verificabili poiché, come quasi chiunque converrebbe, è impossibile fare esperienza del soprannaturale usando le prove fornite dai sensi, come richiesto dalle regole fondamentali della scienza. Se anche non si considerasse soprannaturale il Progettista intelligente che esercita sulla natura una forza reale (diversa dalla selezione naturale), la prima linea d’indagine dovrebbe senz’altro essere la completa dimostrazione dell’esistenza di questo Progettista intelligente. I fautori del Progetto intelligente, però, non vogliono affrontare questo percorso. Sostengono che la complessità biologica che osserviamo attorno a noi è una prova sufficiente dell’esistenza e delle azioni di un Progettista intelligente. Ho, dunque, sviluppato un nuovo e promettente metodo per verificare la parte essenziale del Progetto Intelligente. Sono partito da due domande: 1) esiste qualche altro sistema caratterizzato da un progetto intelligente di cui possiamo fare esperienza? 2) se i sistemi biologici fossero stati creati da un progettista intelligente, che cosa potremmo prevedere riguardo al loro aspetto? La risposta alla prima domanda è: certo che sì! Il computer che uso per scrivere queste parole non è che un esempio dei tantissimi strumenti progettati dagli ominidi quanto meno negli ultimi 2,5 milioni di anni. La risposta alla seconda domanda è meno banale. Se la storia dei sistemi progettati fosse molto simile a quella dei sistemi biologici, allora potremmo affermare, procedendo nel modo scientifico, che pur non avendo dimostrato l’esistenza di un progettista intelligente dietro ai sistemi biologici, non siamo neanche riusciti a dimostrare la falsità dell’idea. D’altro canto, se i sistemi biologici e i sistemi progettati fossero molto diversi tra loro, potremmo sostenere d’avere falsificato l’ipotesi del Progetto intelligente per quanto concerne i sistemi biologici. (…) Per esplorare tali differenze, ho sviluppato un database della storia delle “cornette a pistoni”, che sono strumenti musicali a fiato, fatti in ottone, inventati nel 1825 e costruiti ancora oggi. L’intero database consiste di 17 variabili, che descrivono 1234 modelli di cornetta diversi. Il database ha esattamente la stesa struttura di quelli che uso per gli organismi che studio (le trilobiti, un gruppo estinto di artropodi). Confrontando i due diagrammi, si vede che nell’albero evolutivo il computer riesce a individuare la specie più simile per ogni specie data, generando un insieme ordinato di diramazioni dicotomiche, che indicano lo schema delle parentele evolutive. Per quanto riguarda il diagramma generato in base ai dati delle cornette a pistoni, ho considerato per semplicità solo 39 modelli fondamentali e, nonostante questo, si vede chiaramente che il grado di risoluzione è molto basso: dato un certo tipo di cornetta, non è semplice stabilire quale sia il modello più strettamente “imparentato”. Questo è dovuto al fatto che il grado di “rimescolamento”, ossia di permutazione e combinazione delle 17 caratteristiche diverse delle cornette, è quasi illimitato. Le informazioni si possono trasmettere in direzione orizzontale tra modelli, nel senso che le invenzioni si possono applicare retroattivamente a modelli vecchi. Nei sistemi biologici, invece, non si trova nulla del genere, eccetto che nei batteri. Nell’evoluzione biologica, le strutture nuove derivano dalle vecchie: per esempio, gli arti dei vertebrati derivano dalle pinne a paletta dei pesci sarcotterigi, mentre le ali dei pipistrelli derivano dagli arti anteriori dei mammiferi di terra. (…) Ora è tempo di smettere di prendere il creazionismo abbastanza sul serio da formalizzare confronti tra sistemi biologici e culturali per verificare l’ipotesi del Progetto intelligente.»58

Arriviamo così agli anni Novanta. Il 22 ottobre 1996, papa Giovanni Paolo II ha detto alla Pontifica Accademia delle Scienze quanto segue: «Circa mezzo secolo dopo la pubblicazione della Humani generis, nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi.» Ma subito dopo ha aggiunto: «Più che di teoria dell’evoluzione conviene parlare di teorie dell’evoluzione», al plurale, e di esse quelle «che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verità dell'uomo. Esse sono, inoltre, incapaci di fondare la dignità dell'uomo.»

Anche a papa Giovanni Paolo II, come già a papa Pio XII, ha risposto Piergiorgio Odifreddi, nel saggio dal titolo Perché non possiamo essere cristiani e men che mai cattolici (Longanesi, 2007), dicendo: «L'arroccamento sulla divinità dell'uomo si scontra con l'evidenza della sua animalità, accumulatasi dalla pubblicazione dell'Origine dell'uomo da parte di Charles Darwin, nel 1871, fino alla scoperta dell'universalità del codice genetico da parte di Marshall Nirenberg, nel 1966.» E ha aggiunto: «In fondo, l’attaccamento alla favola della creazione dell’uomo a immagine di Dio non è più razionale di quello della favola della nascita dell’arcobaleno come suggello di un patto postdiluviano. La seconda è una bella immagine poetica, ma una brutta stupidaggine scientifica, perché l’arcobaleno è un fenomeno che si può facilmente spiegare con le leggi dell’ottica. Perché mai non dovrebbe esserlo anche la prima, che oggi si può analogamente spiegare, benché più difficilmente, con le leggi della biologia? Ma, soprattutto, perché mai dovremmo continuare a lasciarci somministrare superficiali e primitivi miti religiosi fin da bambini, invece di cominciare fin da subito a essere esposti a divulgazioni delle loro profonde e moderne verità scientifiche? Come lo stesso Darwin ebbe a dire nella sua Autobiografia, in una frase che la moglie Emma censurò nella prima edizione del 1887: “Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculcare la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene quanto per una scimmia disfarsi della sua istintiva paura o ripugnanza del serpente”.» 59

Dunque, i credenti escludono fermamente che lo spirito possa essere una semplice proprietà emergente dalla materia inanimata e accusano gli atei di non dimostrare il meccanismo con cui la vita e il pensiero cosciente emergerebbero dalla materia inanimata. D’altra parte, i non credenti sostengono che la vita e il pensiero cosciente sono proprietà emergenti dalla materia sufficientemente complessa (una singola molecola non è viva, ma miliardi di molecole interconnesse formano la cellula vivente; un singolo neurone non pensa, ma miliardi di neuroni interconnessi pensano) e accusano i credenti di non dimostrare l’esistenza dello “spirito”, prima di basare su di esso immaginarie divisioni nel Regno animale.

Tra coloro che negano l’evoluzione dell’uomo da antenati primati oggi estinti c’è il fisico Antonino Zichichi, dell'Università di Bologna. La validità delle sue obiezioni è stata però fortemente criticata nel merito dagli specialisti della materia, dato che Zichichi non ha assolutamente nessuna formazione scientifica pertinente, non provenendo da nessun percorso di tipo biologico, biomolecolare, naturalistico o paleontologico, e dato che evidenzia elementari carenze conoscitive. Egli, da perfetto cattolico, nel saggio dal titolo Perché credo in Colui che ha fatto il mondo (Il Saggiatore, 1999), scrive: «[...] La cultura dominante ha posto il tema della specie umana sul piedistallo di una grande verità scientifica in contrasto totale con la Fede. [...] Arrivati all'Homo Sapiens Neaderthalensis (centomila anni fa), con un cervello di volume superiore al nostro, la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana ci dice che, quarantamila anni fa circa, l'Homo Sapiens Neaderthalensis si estingue in modo inspiegabile. E compare infine, in modo altrettanto inspiegabile, ventimila anni fa circa, l'Homo Sapiens Sapiens. Cioè noi. Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è Scienza galileiana.»

Zichichi, dunque, critica non solo una parte fondamentale della teoria di Darwin, ma anche la stessa struttura scientifica di tale teoria. Al contempo dimostra d’ignorare, sia la sequenza fossile degli ominidi antecedente alla comparsa di H. sapiens e H. neandertalensis (quest'ultimo non è nemmeno antenato diretto di H. sapiens), sia le datazioni dei ritrovamenti paleontologici, le quali concordano nel confermare la contemporanea presenza sulla Terra di entrambe le specie, per un certo lasso di tempo, nonché la precedente differenziazione di H. sapiens, 200 000 anni fa. Questa sua ignoranza giustifica gli aggettivi "miracolosi ... inspiegabili ... improvvisi" che usa al riguardo della questione.

Comunque, continua: «Come può un'applicazione, ancora tanto imperfetta e lacunosa, dell'elettromagnetismo -quale è la teoria dell'evoluzione umana- pretendere di negare l'esistenza di Dio? Eppure l'uomo della strada è convinto che Charles R. Darwin abbia dimostrato la nostra diretta discendenza dalle scimmie: per la cultura dominante non credere alla teoria Evoluzionistica della specie umana è un atto di grave oscurantismo, paragonabile a ostinarsi nel credere che sia il Sole a girare intorno, con la Terra ferma al centro del mondo. È vero l'esatto contrario.»

Qui Zichichi nega esplicitamente la validità e la solidità dell'evoluzionismo, che si fonderebbe, a suo dire, soltanto sull'opinione generale dell'uomo comune.

Zichichi continua dicendo: «Gli oscurantisti sono coloro che pretendono di fare assurgere al rango di verità scientifica una teoria priva di una pur elementare struttura matematica e senza alcuna prova sperimentale di stampo galileiano.»

A Zichichi ha riposto Piergiorgio Odifreddi, nel saggio dal titolo In principio era Darwin (Longanesi, 2009), dicendo: «Tra le tante critiche che le sono state rivolte, nel secolo e mezzo che ci separa dall’Origine delle specie, questa è veramente una delle più disinformate. L’equazione matematica dell’evoluzionismo esiste da un secolo esatto, visto che fu trovata nel 1908 da Godfrey Hardy e indipendentemente da Wilhelm Weinberg, da cui il nome di “Legge di Hardy-Weinberg” con cui è (o dovrebbe essere) conosciuta.» Questa legge descrive, senza spiegare, il fatto che in una popolazione ideale le frequenze di tutti gli alleli presenti si mantiene costante nel tempo, il che significa che non c’è evoluzione; invece, nelle popolazioni reali la frequenza degli alleli cambia nel tempo, perciò c’è evoluzione. A questo bisogna pure aggiungere l’analisi matematica condotta da quello che Richard Dawkins ha definito “il più grande biologo dopo Darwin”, ovvero Ronald Fisher. Nel 1918, egli ha dimostrato matematicamente che i caratteri genetici (argomento di forte interesse per il Neodarwinismo) seguono le regole indicate da Mendel e che si distribuiscono secondo una curva di Gauss. Fisher è stato tra i primi a comprendere l'importanza del campionamento casuale per poter generalizzare i risultati, in opposizione ai campionamenti fatti secondo criteri vari di opportunità. Nel 1925, Fisher ha perfezionato il metodo ideato da William S. Gosset (alias Student) per confrontare due medie, ideando il test "t di Student" attualmente usato, e introducendo il concetto di “gradi di libertà”. Importante sua innovazione è stata la cosiddetta “analisi della varianza”, ma sarebbe stato un suo allievo (George W. Snedecor) a utilizzare una distribuzione diversa da quella gaussiana, introducendo la variabile casuale F di Snedecor (dove la F è in onore al maestro Fisher). Con “Il progetto degli esperimenti”, del 1935, Fisher ha introdotto la regola che gli esperimenti devono essere programmati, prima d’essere effettuati, affinché i test statistici possano avere una loro validità. In questo ambito, egli ha coniato i concetti di: “Ipotesi nulla” (H0) e “ipotesi sperimentale” (H1). Fisher ha affermato (e si tratta di una grande novità in ambito del metodo scientifico) che nessuna ricerca sperimentale può dimostrare l'ipotesi sperimentale, ma solo "accettare" o "respingere" l'ipotesi nulla; comunque, effettuare tanti esperimenti in cui si rigetta l'ipotesi nulla aumenta la credibilità che l'ipotesi sperimentale sia vera.

Tornando a Zichichi, egli proseguiva dicendo: «Sappiamo con certezza che l'evoluzione biologica della specie umana è ferma da almeno diecimila anni (dall'alba della civiltà), [...] momento dal quale siamo in grado di studiare con certezza le proprietà di questa forma di materia vivente detta uomo. Durante diecimila anni questa forma di materia vivente è rimasta esattamente identica a sé stessa. Evoluzione biologica: zero.»

Zichichi, pur facendo spesso riferimento alla matematica, trascura le dimensioni temporali della storia dell'Universo e della vita sulla Terra (peraltro, spesso datate con metodi fisici basati sul decadimento radioattivo). Oltre al fatto che l'affermazione sui "10.000 anni" è inesatta, in quanto la specie H. sapiens è presente sulla Terra da circa 200.000 anni, 10.000 anni sono una quantità di tempo del tutto irrilevante su scala geologica e dunque evoluzionistica, perciò la mancanza d’evoluzione apparente in questo lasso di tempo è un’eventualità niente affatto in contraddizione con la moderna teoria dell'evoluzione, secondo la quale le trasformazioni si possono verificare con velocità variabile, ma sempre su tempi geologici dell'ordine di centinaia di migliaia di anni.

La fede cattolica di Zichichi è dichiarata essere secondaria rispetto alla critica scientifica, come egli stesso afferma: «La mia linea è questa: dov'è l'equazione dell'evoluzione della specie umana? Non esiste. Non ci sono né esperimenti riconducibili né una componente matematica di rigore dell'evoluzionismo biologico. E questi sono i caratteri che caratterizzano la scienza, che deve prevedere e non post-prevedere.»

Fa eco a Zichichi il teologo gesuita francese Gustave Martelet, dell’Università Gregoriana di Roma, il quale nel saggio dal titolo Evoluzione e creazione: dall’origine del cosmo all’origine dell’uomo (Jaca book, 1998), sottolinea il “salto ontologico” tra Homo sapiens e gli ominidi preistorici: «L’esitazione, che fu dapprima di Pivetau (1973) e che certi studiosi di preistoria (L. A. Shepartz e altri, 1993) non hanno superato, merita che vi si soffermi. Non solo ha trovato molto recentemente una nuova eco (B. Wood, Nature, 23/1/1997), ma si congiunge con un’opinione fondata su solidissimi argomenti, secondo la quale la pebble culture non sarebbe assolutamente l’indizio incontestabile dell’inizio dell’umano.»60

Ma i “solidissimi” argomenti di Martelet si sono dimostrati tutt’altro che tali. Infatti, nel 2009, Thomas Plummer, della City University of New York, e Richard Potts, dello Smithsonian Institution Museum of Natural History, «hanno analizzato sia il terreno, sia i resti fossili della fauna pliocenica presente nel sito keniano di Kanjera South, risalente a circa 2 milioni di anni fa e incontrovertibilmente associato alla cultura litica olduvaiana (e quindi a H. abilis). (…) A questo quadro, già da tempo consolidato, si può aggiungere ora un nuovo elemento: H. abilis era particolarmente flessibile nella scelta dell’ambiente dove vivere. (…) Questa flessibilità è un importante differenza rispetto ad altri gruppi di ominini61 come le australopitecine e ha probabilmente giocato un ruolo notevole nel successo del genere umano.»62 (https://pikaia.eu/author/michelutto/)



Come se ciò non bastasse, esiste anche la prova scientifica che la capacità di parlare è nata contemporaneamente a quella di scheggiare i ciottoli. Infatti, due ricercatori dell’Università di Liverpool, l’archeologa Natalie Thaïs-Uomini e lo psicologo Georg F. Meyer, «hanno testato l’attività cerebrale in un campione di dieci uomini scheggiatori esperti, mentre compivano un test standard sul linguaggio e scheggiavano nello stesso momento degli strumenti in selce, la tipica pietra usata nel Paleolitico. Il parametro valutato era l’attività del flusso sanguigno cerebrale, misurata tramite un esame diagnostico applicato comunemente in ambito ospedaliero per analizzare le funzioni linguistiche dei pazienti che subiscono danni cerebrali: il functional Transcranial Doppler (fTCD). Entrambe le attività svolte (test sul linguaggio e produzione di strumenti) determinavano un pattern cerebrale molto simile, segno che entrambe coinvolgevano le medesime aree cerebrali.»63 (http://pikaia.eu/quando-e-nato-il-linguaggio/)

Capitolo 6: L’evoluzionismo negli anni Duemila

Dunque, i religiosi escludono fermamente che lo spirito possa essere una semplice proprietà emergente dalla materia inanimata e accusano gli atei di non dimostrare il meccanismo con cui la vita e il pensiero cosciente emergerebbero dalla materia inanimata. D’altra parte, gli atei sostengono che la vita e il pensiero cosciente sono proprietà emergenti dalla materia, quando essa raggiunge un sufficiente grado di complessità (una singola molecola non è viva, ma miliardi di molecole interconnesse formano la cellula vivente; un singolo neurone non pensa, ma miliardi di neuroni interconnessi pensano) e accusano i religiosi di non dimostrare l’esistenza dello “spirito”, prima di basare su di esso immaginarie divisioni nel Regno animale. Scrive Niles Eldredge nel saggio dal titolo Alla scoperta dell’albero della vita: Darwin 1809-2009 (Codice, 2009): «Nonostante tutte queste prove e tutte queste previsioni che continuano a confermare l’evoluzione, il creazionismo è di nuovo in ascesa, associato a una tendenza al conservatorismo politico e religioso, che è evidente in molte società giudaico-cristiane e islamiche. Oggi, perfino l’Italia, dove da tempo il secolarismo conviveva con la Chiesa cattolica senza grossi problemi, ha avuto i suoi antievoluzionisti nelle file dei responsabili delle politiche di governo. Ed è frequente che al posto del termine tecnico “evoluzione” s’invochi il nome di Darwin: è molto più facile organizzare la resistenza contro una persona, che simboleggia l’opera del demonio, piuttosto che descrivere e confutare una teoria scientifica.»64




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