Introduzione: la spiegazione dei termini



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II) Il secondo caso di antievoluzionismo risale al 22 novembre 2002, quando il dottor Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale Padre Pio, a San Giovanni Rotondo (FG), nonché presidente del “Comitato scienza e vita”,66 ha rilasciato al quotidiano Il Tempo la seguente dichiarazione: «Credo nella creazione divina, anche se come genetista accetto il processo dell’evoluzione, che è del tutto fondato. Credo che con il progredire della Scienza diventerà sempre più possibile migliorare le nostre conoscenze, ma sono convinto che qualche anello mancante resterà sempre. Detto altrimenti, rimarrà quell’aspetto magico che ci spinge ad amare la vita. Forse, sono un po’ troppo poeta, ma penso che il caso non possa compiere cose tanto meravigliose come quelle che vediamo ogni giorno. Credo, invece, in un disegno ordinatore

III) Il terzo caso di antievoluzionismo risale al febbraio 2003, quando per la prima volta un Comune italiano (sempre Milano) ha concesso il suo patrocinio a un convegno dichiaratamente contro Darwin, dal titolo: “Evoluzionismo: una favola per le scuole”. 67 Non desterà meraviglia apprendere che tra i partecipanti c’erano quasi esclusivamente esponenti della Destra; inoltre, dal tono delle loro dichiarazioni si capisce bene che la manifestazione non era scientifica, quanto piuttosto politica. Così, per esempio, un anziano senatore di AN ha detto: «La teoria di Darwin è funzionale all’egemonia della Sinistra; è nata quando in Europa dominava la cultura del positivismo, che è l’anticamera del marxismo.» L’allora vicepresidente della Provincia di Milano, anch’egli di AN, ha detto: «Il problema è solo uno e riguarda la concezione della vita umana: se noi veniamo da un’ameba o da un pesce, l’etica non ha motivo d’esistere.» E ancora: «E' meglio rintracciare le proprie radici in Romolo e Giove, piuttosto che in quelle proposte dagli evoluzionisti, che strisciano per terra, in quanto vermi.» Una consigliera comunale d’allora, di FI, ha detto: «Sarebbe meglio ispirarsi all’America, dove il creazionismo viene insegnato nelle scuole.»

IV) Il quarto caso di antievoluzionismo è stato probabilmente il più grave, in quanto ha coinvolto direttamente il MIUR (Ministero Istruzione-Università-Ricerca). Risale al 18 febbraio 2004, quando il ministro Letizia Moratti, avendo come consulenti ministeriali Zichichi e Dallapiccola, ha cercato d'abolire l'insegnamento del darwinismo dai programmi della Scuola dell'obbligo. Il genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza,68 professore emerito all'Università Stanford, di San Francisco, ha commentato la notizia sul Sole 24 Ore in questo modo: « Per quanto mi riguarda, sono convinto che è impossibile capire la biologia senza l'evoluzione. Io ho passato la mia vita a far ricerche sull'argomento, nonché molti anni a scrivere con mio figlio Francesco un libro di Scienze in quattro volumi per le scuole medie, ora pubblicato da Edimond, in cui si dà il rilievo giusto e necessario a questa "degradazione" (così la definisce il professore Giuseppe Bertagna,69 dell'editrice La Scuola di Brescia, a cui la Moratti si è rivolta per riscrivere i programmi di Scienze della Scuola primaria).» Di fronte a una reazione popolare guidata dai due scienziati premi Nobel per la medicina, Renato Dulbecco e Rita Levi-Montalcini, la ministra ha cercato di rimediare e ha perciò istituito una Commissione tecnica di cui facevano parte proprio Rita Levi-Montalcini e Renato Dulbecco. Il parere (non vincolante) della Commissione è stato il seguente: «Il mancato apprendimento della teoria dell’evoluzione rappresenta per i ragazzi di 13-14 anni una grave limitazione culturale e una rinuncia a svilupparne la curiosità scientifica e l’apertura mentale.» Così, il 17 ottobre 2005, la Moratti ha emanato un secondo Decreto legislativo con cui reintroduceva lo studio del darwinismo nella Scuola, ma solo a partire dalla terza media.

V) Il quinto caso di antievoluzionismo risale al pomeriggio del 1° settembre 2006, quando papa Benedetto XVI, negli atti della conferenza su Creazione ed evoluzione, tenutasi a Castel Gandolfo, ha scritto: «La teoria dell’evoluzione, in gran parte, non è dimostrabile sperimentalmente in modo tanto facile, perché non possiamo introdurre in laboratorio 10.000 generazioni.» Però, della serie non c’è più sordo di chi non vuol sentire, proprio la mattina di quel medesimo giorno, in quel medesimo luogo, Peter Schuster, presidente dell’Accademia delle Scienze austriaca, aveva detto in presenza del Papa quanto segue: «Richard Lensky,70 dell’Università del Michigan, nell’anno 1988 ha iniziato un esperimento che continua ancor oggi con batteri della specie Escherichia coli, che egli lascia evolvere in condizioni costanti. A tutt’oggi, egli ha isolato e analizzato circa 40.000 generazioni.»

VI) Il sesto caso di antievoluzionismo risale al 20 dicembre 2010 e riguarda ancora i batteri. Sul quotidiano online Il Sussidiario, che fa riferimento a CL, tale Andrea Bartelloni ha scritto l’articolo dal titolo: “Complessità: la nuova sfida della scienza moderna”, in cui recensiva il libro di un raro biologo antievoluzionista per motivi religiosi, Umberto Fasol, dirigente scolastico del liceo privato cattolico “Alle stimmate” di Verona. Per dimostrare l’ignoranza biologica dell’articolista cattolico, basta riportare il suo seguente ragionamento: «C’era proprio bisogno di un altro volume sull’evoluzione e l’evoluzionismo? Non ne sappiamo già abbastanza? No! Qualche settimana fa, sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, un illustre collaboratore (Riccardo Saporiti)71 invitava i medici a riflettere sulla prova dell’evoluzione data dai batteri che diventano resistenti agli antibiotici. Ora, basta poco per comprendere che i batteri acquisiscono una resistenza, ma batteri rimangono; più aggressivi, ma sempre batteri. Altro che prova dell’evoluzione!» L’articolo continuava elogiando il libro di Fasol con queste parole: «La semplicità è, in questo caso, sinonimo di chiarezza. Non troverete le frasi fumose, incomprensibili, che fanno molto “scienziato”, ma lasciano senza risposta le domande fondamentali e poi, quando non ci sono risposte, si lascia aperto il campo alla ricerca e all’approfondimento scientifico che verrà. Non è vero che è tutto chiaro e dimostrato scientificamente e Fasol riporta alla realtà dei fatti, che è complessità sia dell’informazione che delle finalità.»

VII) Il settimo caso di antievoluzionismo risale al 31 agosto 2011, quando Il Corriere della sera ha pubblicato un articolo del filosofo Emanuele Severino, dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, in cui si leggeva quanto segue: «Si aggiunga che la Scienza intende fondarsi sull’osservazione. Ma la gran questione è che la realtà, che per la Scienza esisterebbe egualmente anche se l’uomo non esistesse (l’uomo, dice la Scienza, compare soltanto a un certo punto dello sviluppo dell’Universo), è per definizione ciò che non è osservato dall’uomo, ciò di cui l’uomo non fa esperienza. Ciò significa che non può esserci esperienza umana di ciò che esiste, quando l’umano non esiste. Quindi, l’affermazione che la realtà è indipendente dall’uomo finisce anch’essa con l’essere una semplice fede, o quella forma di fede che è anche il grado più alto di probabilità.»

VIII) L’ottavo caso di antievoluzionismo risale al 4 maggio 2019. Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero, vicino alla Lega, ha scritto una recensione positiva di un libro del genetista antievoluzionista Giuseppe Sermonti, intitolato Una scienza senz'anima (Lindau, 2008). Così ha scritto Feltri: «Giuseppe Sermonti è scomparso pochi mesi fa, a novant'anni suonati. È stato uno dei più insigni biologi italiani. (…) Certo, le tesi del professore eretico impressionano per la forza argomentativa e la passione con cui denuncia il dominio post-moderno di questa religione totalitaria degli algoritmi, che ci ha privato del gusto della scoperta, riducendo qualsiasi ente alle sue componenti chimico-fisiche, a una somma di geni, a una catena di eventi casuali, studiati secondo un metodo che ha rinnegato la bellezza. Ho detto eretico. Sbaglio. È la cupola degli scienziati ad aver scelto l'apostasia dalla vera “scienza con l'anima”. Da quando maturò questa certezza, Sermonti, con una penna folgorante, si batte per recuperare la scienza alla sua vera natura, che non ha per compito l'efficienza, ma lo stupore dinanzi ai segreti che disvela, senza pretesa d’impossessarsene.»72 (https://www.liberoquotidiano.it/news/opinioni/13458585/vittorio-feltri-giuseppe-sermonti-scienza-anima-fallimento.html?fbclid=IwAR28sG22_IsWQgPpUaLESWZ8OQAxnp_6SO_N3iWVw70k-wSs1dU-GoE-4uM/)




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