Introduzione: la spiegazione dei termini


Cap. 7: Risposte alle obiezioni



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Cap. 7: Risposte alle obiezioni

I) Se gli insegnanti di Scienze del liceo Vittorini fossero intervenuti in aula, avrebbero certamente avuto facili argomenti per confutare quelle critiche creazioniste trite e ritrite. Per esempio, la prima obiezione («La teoria dell’evoluzione per selezione naturale non può essere considerata una verità scientifica, ma solo una rispettabile ipotesi su basi fondamentalmente filosofiche») crolla non appena si conosce la differenza tra teoria scientifica e teoria filosofica e cioè che solo la prima riesce a fare previsioni verificabili. Lasciamo la parola a Niles Eldredge: «Quando affronto i creazionisti (mossi, che lo ammettano o meno, da un’ispirazione religiosa e politica più che scientifica o comunque intellettuale) metto in particolare rilievo tre previsioni, che emergono dalla semplice idea di evoluzione: 1) Se, in effetti, tutta la vita ha avuto origine da un unico antenato comune, è ragionevole prevedere che ne sia rimasta traccia, qualcosa di comune a tutti gli organismi attuali, trasmesso ed ereditato. Darwin non poteva sapere che cosa fosse quel “qualcosa”, ma noi oggi lo sappiamo: sono le macromolecole di DNA e RNA ereditarie. 2) La storia della vita dovrebbe procedere dal semplice al complesso e nella documentazione fossile dovrebbe essere conservata questa sequenza. Come previsto, i fossili più antichi sono batteri e hanno 3,5 miliardi di anni, l’età dei più antichi sedimenti in cui si sono potuti conservare microfossili. Il passo successivo, che si predirebbe dall’albero della vita, sarebbe l’evoluzione di una struttura cellulare complessa: gli eucarioti monocellulari. In effetti, i più vecchi tra di essi hanno circa 2,3 miliardi di anni; quindi, i batteri furono le uniche forme di vita per più di un miliardo di anni. Successivamente, comparvero le forme più semplici di vita animale, all’incirca 650 milioni di anni fa. Le forme più complesse di vita animale comparvero più tardi, in quella che i creazionisti amano brandire come prova della simultanea creazione di tutta la vita: l’esplosione cambriana. Ed è proprio vero che tutte le forme più complesse di vita animale (artropodi, molluschi, anellidi, brachiopodi, echinodermi e cordati) sembrano comparire grossomodo allo stesso tempo. Ma non è affatto “tutta la vita”. (…) L’esplosione cambriana, in altre parole, non è di grande sostegno per la tesi della creazione simultanea di tutti gli organismi, data la comparsa sequenziale dei batteri, dei microbi eucarioti e di semplici animali come le spugne e alcuni parenti dei coralli, tutti separati da un miliardo di anni o più. 3) La documentazione fossile dovrebbe rivelare una progressione di ominidi da individui più simili alle scimmie antropomorfe e con un cervello più piccolo ad altre specie con un cervello più grande, bipedi e capaci di costruire utensili, fino ad arrivare a noi; inoltre, i dati genetici dovrebbero rivelare una parentela tra gli esseri umani e le scimmie antropomorfe più stretta di quella che ci lega a qualsiasi altra forma di vita. Entrambe le predizioni sono state abbondantemente verificate. Darwin arrivò subito a concludere che gli esseri umani si sono necessariamente evoluti insieme a tutte le altre forme di vita. In seguito, concluse che le nostre somiglianze sono più strette con le scimmie antropomorfe africane e, quindi, predisse che l’Africa si sarebbe rivelata la culla dell’evoluzione umana; ciò è stato ampiamente dimostrato dalla profusione di ominidi fossili, raccolti in Africa negli ultimi cinquant’anni. Ma, ai tempi di Darwin, i fossili umani erano pressoché sconosciuti a parte l’uomo di Neanderthal, per non parlare delle somiglianze genetiche tra gli esseri umani e le scimmie antropomorfe. (…) Analoghe considerazioni valgono anche per le prove genetiche: come si può respingere l’ovvia implicazione del fatto straordinario che fra i geni dello scimpanzé e quelli degli esseri umani la differenza è inferiore al 2 percento? Comunque, i geni diversi non sono sufficienti a rendere conto delle differenze tra noi e loro: secondo la migliore ipotesi recente, la questione riguarda i tempi d’attivazione e disattivazione, nel corso dello sviluppo embrionale e infantile, dei geni effettivamente in comune, piuttosto che la differenza genetica di per sé trascurabile. Insomma, non c’è modo d’aggirare l’ostacolo: tutte le prove ci inseriscono senza dubbio nelle file delle scimmie antropomorfe, che sono primati, che sono mammiferi, che sono animali, che sono eucarioti, che sono parte di tutta la vita. È quello che ci aspetterebbe se ci fossimo evoluti. È quello che osserviamo. Ci siamo evoluti. Non vi è alcun dubbio. Darwin aveva ragione!»

La seconda obiezione («questa ipotesi è superata nel mondo accademico anche evoluzionista») crolla quando si chiarisce che cosa s'intende per “superata”. Per esempio, nel 1916, la teoria della gravitazione universale di Isaac Newton, che non considerava la reale natura della luce, è stata superata dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein, che l’ha inglobata dentro di sé, facendone un caso particolare, che funziona benissimo quando non siano trattate velocità prossime a quella della luce. Analogamente, nel 1930, la teoria evoluzionistica di Charles Darwin, che non considerava la reale natura genetica dei caratteri ereditari, è stata superata dalla moderna “Sintesi neodarwinista” di Ronald Fisher, che l’ha inglobata dentro di sé, facendone un caso particolare, che funziona benissimo quando non siano trattate mutazioni genetiche, ma ci si limiti all’analisi dei caratteri anatomici delle specie viventi ed estinte.

La terza obiezione («se il darwinismo manca di un punto d'inizio e non fornisce prova alcuna della trasformazione di una specie in un’altra, perché non vagliare l’ipotesi di un Dio creatore?») crolla grazie al lavoro di Sangeet Lamichhaney, dell’Università di Harvard, in collaborazione con Peter e Rosemary Grant, dell’Università di Princeton. Essi hanno documentato, infatti, la nascita di una nuova specie di fringuello sulle isole Galapagos, nata dall’incrocio di due fringuelli di specie diverse e diventata incapace di riprodursi con le linee pure parentali. La cosa sorprendente, che sfuggiva allo stesso Darwin, è che anziché volerci milioni di anni ne bastano in realtà pochissimi affinché possano nascere nuove specie.

La quarta obiezione («In fondo, non ci sono prove scientifiche che possano dimostrare la non esistenza di una divinità creatrice. Dunque, perché escludere a priori lo studio della teoria creazionista dai testi scientifici adottati a scuola?») crolla non appena si pensa che l’assenza di una prova non è la prova di un’assenza: cioè se manca ogni prova della non esistenza di Dio, ciò non prova la sua esistenza. Inoltre, l’onere della prova spetta a chi afferma, non a chi nega, perché nella scienza non ci sono pregiudizi di sorta: se l’intelligent design pretende d’essere insegnato nelle ore di scienze, assieme all’evoluzionismo, allora deve accettare le regole imposte dalla scienza e dimostrare tutto ciò che afferma. Inoltre, se l’intelligent design fosse malauguratamente adottato anche in Italia, il libro di testo scolastico statunitense Explore evolution diventerebbe, presumibilmente, il modello dei libri di testo italiani. Edito dal Discovery Institute, la principale istituzione creazionista statunitense, il libro spiega l’evoluzione in diversi capitoli, ognuno dei quali riporta prima la posizione degli scienziati, poi la replica dei creazionisti e, infine, uno spazio per la discussione. Questo approccio può sembrare corretto a molti giovani studenti, ma il biochimico e giornalista scientifico John Timmer, dell’Università Columbia di New York, non la pensa così e dice: «Il metodo del libro è quello del divide et impera. Mettendo in discussione le certezze dell’evoluzionismo, diventa possibile convincere alcuni studenti che esiste un approccio teorico alternativo, magari migliore, quale l’intelligent design, appunto.» Sulla medesima linea di pensiero è anche l’importante paleontologo Kevin Padian, dell’Università Berkley di Los Angeles: «Il libro rende le persone stupide e ignoranti, confonde in maniera inutile il lettore con cose che sono ormai ampiamente accettate dalla Scienza, sulle quali non ci sono controversie, cose che risalgono al ‘700, sulle quali si è sviluppato nel corso dei secoli un solido corpo di conoscenze scientifiche a opera di persone di diverse fedi e nazionalità.»

La quinta obiezione («Infine, con uno spirito d'autentico pluralismo culturale, è corretto sapere che credere in un Dio creatore non è affatto antiscientifico.») è stata smentita clamorosamente dal Consiglio d’Europa, con la sua Risoluzione 1580 del 4 ottobre 2007 dal titolo: “Pericoli del creazionismo nell’istruzione”. Ecco che cosa c’è scritto: «C’è un rischio reale di seria confusione nell'introdurre nelle menti dei nostri ragazzi ciò che ha a che fare con credenze, convinzioni e ideali, insieme ad argomenti che riguardano la conoscenza scientifica. Il principio che “tutte le cose sono uguali” può sembrare allettante e democratico, ma nei fatti è pericoloso dal punto di vista intellettuale. (…) Il Consiglio d’Europa è consapevole dell’importanza dell’insegnamento delle tradizioni e delle religioni. In nome della libertà d'espressione e del credo individuale, le idee creazioniste e le altre opinioni teologiche possono essere valide come complementi dell’educazione culturale e religiosa, ma non possono pretendere alcuna rispettabilità scientifica.»

II) Lasciamo che a controbattere alla fallacia del ragionamento di Dallapiccola sia Richard Dawkins: «Le possibili soluzioni dell'enigma dell'improbabilità non sono, come viene maliziosamente lasciato credere, il disegno ordinatore e il caso, bensì il disegno ordinatore e la selezione naturale. Quest’ultima non è solo una soluzione economica, plausibile ed elegante, ma è anche l'unica alternativa concreta al caso che sia mai stata formulata. (…) Essa è un processo cumulativo, che scompone il problema in piccole parti, ciascuna delle quali è leggermente, ma non totalmente, improbabile. Quando innumerevoli eventi leggermente improbabili si accumulano uno dietro l'altro, il prodotto finale è molto, molto improbabile; così improbabile da non potersi essere verificato per caso. È di questi prodotti finali che parlano tanto i creazionisti, portando sempre gli stessi triti argomenti. Il fatto è che essi non colgono il punto e si ostinano a trattare la genesi dell'improbabilità statistica come un evento unico e straordinario. Essi presumono che l'adattamento biologico sia una questione “tutto o niente”. Non capiscono il potere dell'accumulazione. Sta proprio qui il loro errore. Un altro nome dell'errore “tutto o niente” è “complessità irriducibile”: l'occhio vede o non vede, le ali volano o non volano, ecc. (…) I creazionisti hanno ragione a dire che, se si potesse dimostrare in modo convincente una complessità irriducibile, la teoria di Darwin cadrebbe a pezzi. Darwin stesso disse: “Se si potesse dimostrare l'esistenza di un qualsiasi organo complesso che non sia potuto essere formato attraverso modificazioni numerose, successive e lievi, la mia teoria crollerebbe immediatamente. Ma, non riesco a trovare alcun caso simile”. Darwin non riuscì a trovarlo e non c'è riuscito nessun altro, finora.»

III) Per rispondere all’anziano senatore di AN («La teoria di Darwin è funzionale all’egemonia della Sinistra; è nata quando in Europa dominava la cultura del positivismo, che è l’anticamera del marxismo»), basta dire che Darwin rifiutò l’invito di Karl Marx ed Frederick Engels a scrivere la prefazione al Capitale. Furono semmai Karl Marx e Herbert Spencer, non Darwin, a cadere in quel grossolano errore chiamato “darwinismo sociale”, che consisteva nel trasferire di sana pianta nella società umana le idee darwiniste di “lotta per l’esistenza” e “sopravvivenza del più adatto”, pensate originariamente per gli animali. Inoltre, del darwinismo sociale si sarebbe servita non solo la dittatura socialista in Unione Sovietica, ma anche la dittatura nazista in Germania (nostra alleata durante la Seconda guerra mondiale), per giustificare la propria brutalità con la scusa che in natura funzionerebbe così. Inoltre, bisognerebbe sapere che, dopo la sconfitta del nazi-fascismo, il Neodarwinismo ha riconosciuto nella cooperazione una causa dell’evoluzione delle specie, importante almeno tanto quanto la competizione. A questo proposito, la biologa Lynn Margulis, dell’Università del Massachusset, ha dimostrato che da un’antichissima e intima collaborazione (“endosimbiosi”) tra una cellula eucariota e una procariota (mitocondrio) si sono originate tutte le attuali cellule animali e fungine, mentre quelle vegetali si sono originate quando si è messa a collaborare una seconda cellula procariota (cloroplasto). Si parla, perciò, di: “Teoria endosimbiontica”. Inoltre, la zoologa Adriana Giangrande, dell’Università di Lecce, scrive a proposito dei rapporti mutualistici : «Lungo tutta la storia evolutiva della Terra, la cooperazione tra piccole unità ha portato alla comparsa di strutture più complesse, come nel caso della pluricellularità, in cui le singole cellule dei tessuti devono rinunciare alla loro moltiplicazione individuale per il buon funzionamento dell’organismo. In questo caso, la cooperazione risulta fondamentale per l’evoluzione, al pari della competizione.»

Riguardo alla prima affermazione dell’ex vicepresidente della provincia di Milano («Il problema è solo uno e riguarda la concezione della vita umana: se noi veniamo da un’ameba o da un pesce, l’etica non ha motivo d’esistere») sfugge, francamente, il nesso tra etica e Scienze naturali: ammesso (e non concesso) che l’ameba sia stata il nostro inizio, non si capisce il motivo per cui l’umanità non dovrebbe agire eticamente a partire dalla conoscenza delle proprie origini biologiche. Per rispondere alla seconda inelegante affermazione del nostro, bisogna ricordarsi che egli non è in possesso di alcuna formazione di tipo scientifico, ma semmai di una di tipo giuridico. Perciò è ovvio che non sappia che, per ironia della sorte, è stato proprio un verme, il nematode Caenorhabditis elegans (lui sì che è davvero elegante!), a fornire il perfetto modello di laboratorio al dottor Sydney Brenner per studiare l’importante fenomeno del “suicidio cellulare programmato” (o apoptosi), facendogli vincere il Premio Nobel per la medicina, nel 2002. Il sequenziamento completo del genoma di C. elegans e di alcuni organismi superiori, uomo compreso, ha permesso a Brenner di verificare che i geni responsabili dell'apoptosi sono del tutto omologhi, dimostrando così un’origine filogenetica comune tra l’uomo e i nematodi. Perciò, con buona pace dell’ex vicepresidente della provincia di Milano, non sono soltanto gli evoluzionisti a ricercare le proprie origini nei vermi, ma tutta l’umanità nel suo complesso.

Per rispondere all’ex consigliera comunale di Milano («sarebbe meglio ispirarsi all’America, dove il creazionismo viene insegnato nelle scuole»), in primo luogo bisogna precisare che l’Intelligent design non viene affatto insegnato nelle scuole pubbliche di tutti gli USA (ammesso che per “America” s’intendessero gli USA), ma solo in quelle degli Stati più razzisti in assoluto (Tennessee, Louisiana e, in parte, Texas), mentre in altri Stati si può insegnarlo solo nelle scuole private cristiane e, infine, in altri (New York, California, ecc.) non si può affatto insegnarlo. In secondo luogo, visto che l’Italia si trova in Europa e non in Nord America, anziché imitare gli USA in ciò che hanno di peggiore sarebbe meglio dare ascolto al Consiglio d’Europa, che si preoccupa della salvaguardia dei valori fondanti della civiltà occidentale. Esso, con la risoluzione n° 1580/2007 dal titolo: The dangers of creationism in education (I pericoli del creazionismo nell’educazione), ha suggerito ai Paesi membri, tra cui l’Italia, d'introdurre nei programmi scolastici di Scienze l’insegnamento dell’evoluzionismo e d'escludere rigorosamente ogni tipo di riferimento a teorie creazioniste. Questo perché il Consiglio d’Europa si dichiara «preoccupato» per la possibilità che si inducano i ragazzi a credere che «convinzioni, credenze e ideali di qualsiasi tipo abbiano a che fare con la Scienza» e sottolinea che l’evoluzionismo è «una teoria scientifica fondamentale per i curricula scolastici.» Infine, conclude dicendo: «La guerra alla teoria dell’evoluzione e ai suoi sostenitori ha origine, spesso, in forme d’estremismo religioso che sono strettamente legate ai movimenti politici d’estrema Destra. I movimenti creazionisti hanno un vero potere politico. Alcuni sostenitori del creazionismo integralista sono pronti a sostituire la democrazia con la teocrazia.»

IV) Questa soluzione ministeriale è sembrata insoddisfacente a molti intellettuali di Sinistra. Per esempio, Odifreddi ha commentato così: «Purtroppo, certe posizioni ideologiche sono una realtà, per quanto surreale, e il libro dal titolo In difesa di Darwin: piccolo bestiario dell'antievoluzionismo all'italiana, di Telmo Pievani, mostra come l'attentato ministeriale faccia parte di un più ampio progetto, che benché (o perché) non molto intelligente, riceve consensi da parte degli ambienti più conservatori del nostro Paese.» È sulla stessa linea di pensiero Telmo Pievani: «La spiegazione darwiniana richiede un considerevole impegno cognitivo, in quanto non è intuitiva. Dall’altro lato, tuttavia, evidenze scientifiche altrettanto corroborate (Vittorio Girotto et al., Nati per credere, ed. Codice, 2010) attestano che un’educazione scientifica avanzata e coinvolgente, purché precoce (scuola primaria e perfino materna), può dare risultati straordinari d’apprendimento, incidendo in modo significativo sul modo più consapevole e maturo con cui gli studenti delle classi successive e gli adulti affronteranno i temi evoluzionistici e, più in generale, scientifici. Questa evidenza smentisce definitivamente la teoria assurda secondo cui solo ragazzi di una certa età, magari dopo la Scuola dell’obbligo, potrebbero imparare la teoria dell’evoluzione, un’idea difesa una decina d’anni fa dagli ineffabili pedagogisti e filosofi che avevano consigliato il ministro dell’Istruzione d’allora di rimuovere Darwin dai programmi delle scuole, perché nei primi anni di formazione è meglio raccontare ai bambini miti e favolette e poi perché di “teorie dell’evoluzione” ce ne son tante, sono tutte semplicemente ipotesi ed è meglio parlarne più avanti. Per inciso: da allora si sono alternati governi di diverso colore, ma il buon vecchio Charles nei programmi scolastici delle ex scuole medie non è mai più ritornato.»

In occasione della mostra dal titolo Darwin: 1809-2009, tenutasi a Milano dal 4 giugno al 25 ottobre 2009, Letizia Moratti, stavolta in qualità non più di ministro ma di sindaco di Milano (2006-2011), ha avuto per Darwin parole d’elogio tali da lasciare sbalorditi: «Charles Darwin è uno dei simboli della sete di conoscenza dell’uomo. Nel bicentenario della nascita, Milano rende omaggio al grande naturalista, alla sua capacità d’interrogare se stesso e gli altri sul mistero della vita, alla sua personalità d’innovatore del metodo scientifico. (…) La rassegna coglie anche il lato umano della figura di Darwin, la sua personalità, le sue abitudini. Il racconto di una vita avventurosa e affascinante, coronata dal celebre viaggio attorno al mondo sulle tracce della vita, delle sue origini, dei suoi misteri. (…) La figura di Darwin ci interroga ancora. La mostra è un viaggio nell’universo affascinante del suo pensiero, ma anche delle sue esplorazioni, infaticabili e avventurose. Milano risponde con la sua voglia di scienza, di cultura, di scambio internazionale. E con l’entusiasmo di sempre.» A quanto pare, l’assenza della nefasta influenza di certi consiglieri antievoluzionisti ha portato a un totale ribaltamento delle idee della sig.ra Moratti su Darwin. Non possiamo che esserne felici.

Capendo quanto fosse dannoso per i bambini delle scuole primarie privarli di ogni nozione d’evoluzionismo, l’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) ha approfittato del cambio di governo (Prodi II, 17/5/2006 - 8/5/2008) e ha rivolto un appello al successore della Moratti, il ministro Giuseppe Fioroni, del PD, essendo «interessata a sapere quali provvedimenti il ministero abbia adottato o abbia intenzione d'adottare per ottemperare alle indicazioni che provengono dal Consiglio d’Europa.» Ma il ministro, da bravo cattolico tutto d’un pezzo, non si è neanche degnato di rispondere all’UAAR. Invece, ha subito risposto alla Santa Sede, come riporta il quotidiano E Polis Roma del 20 ottobre 2006. Alla domanda: «Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI adesso chiedono che lo Stato sostenga maggiormente le scuole private. Da ministro e da cattolico che cosa ne pensa?» Fioroni ha risposto così: «Stiamo già sostenendo la Scuola paritaria cattolica, ripristinando le risorse, nonostante le difficoltà dei conti pubblici dopo i tagli enormi, di oltre un terzo, operati dal precedente esecutivo, che hanno tolto loro 167 milioni di euro. Così stiamo dando una risposta nel senso richiesto dalle sollecitazioni del Santo Padre.» E da dove sono stati stornati questi soldi da dare alle scuole private cattoliche? Ovviamente dalla Ricerca scientifica, alla quale sono stati tagliati 150 milioni, come denunciato dal ministro Mussi.



V) L’esperimento di Richard Lenski è importante perché dimostra sperimentalmente che gli organismi possono sviluppare mutazioni dopo un elevatissimo numero di generazioni (33.127, per la precisione), cioè che essi sono soggetti a eventi a bassissima probabilità. Ora, questo è precisamente il genere di cose che i creazionisti sostengono che non possano mai accadere in natura, senza l’intervento divino. Tre giorni dopo che Lensky aveva pubblicato i suoi risultati sulla rivista PNAS, il sito Conservapedia (il nome è già un programma) ha pubblicato un attacco alla sua ricerca, in cui si intimava a Lensky di rendere pubblici i protocolli e i dati dell’esperimento e di specificare come questi supportassero le conclusioni annunciate. Lensky ha dapprima risposto educatamente, invitando i critici a leggere il saggio originale e consultare il sito dell’esperimento, invece di limitarsi a citare un articolo di giornale che riportava la notizia di seconda mano. Ma, quando il sito ha insistito imperterrito, egli ha smascherato la pretesa dei fondamentalisti religiosi d’immaginare che ogniqualvolta i dati scientifici supportano conclusioni contrarie ai loro pregiudizi, allora si debba per forza essere di fronte a un errore o a una frode. Come ogni scienziato che si rispetti, Lensky è pronto a fornire a ogni altro scienziato che si rispetti non solo esemplari dei batteri originari che si nutrono di glucosio, ma anche di quelli mutati che si nutrono di citrato. Ai fondamentalisti religiosi, invece, consiglia d’accontentarsi dei batteri Escherichia coli che ciascuno di essi ha nel proprio intestino: da essi potrebbero imparare che, essendo essi miliardi e riproducendosi più volte ogni giorno, subiscono una mutazione ogni miliardo di riproduzioni e, perciò, più o meno tutte le mutazioni avvengono ogni giorno, comprese quelle estremamente improbabili. Vogliamo davvero pensare che Dio si abbassi a sprecare miracoli nei nostri intestini?

VI) Già dalle prime parole si può ben capire che l’articolista cattolico avrà studiato biologia da ragazzo, all’oratorio, tra una preghiera e una partita al calcetto … Infatti, solo chi non sospetta nemmeno l’esistenza della genetica batterica basata sui plasmidi può uscirsene con commenti ridicoli di quel tipo. Anche in questo caso, l’articolista cattolico ignorava completamente che la cosiddetta “complessità irriducibile” è un’invenzione dei creazionisti, secondo i quali è impossibile che un organo complesso (l’occhio umano, per esempio) si sia formato per miglioramenti graduali e successivi, in quanto non avrebbe funzionato finché non fosse stato completo com’è adesso. Essi ignorano che la natura è piena di esempi di occhi che occupano tutti i gradini possibili della scala della complessità: dalla macula visiva delle meduse, alla fotocamera a spillo del mollusco Nautilus, all’occhio composto degli artropodi, all’occhio dei mammiferi. E ognuno di questi “occhi” è perfettamente idoneo allo stile di vita, o meglio alla nicchia ecologica, dell’organismo in cui è presente. La prova è che, se così non fosse, l’organismo non avrebbe avuto tale organo oppure si sarebbe estinto e oggi sarebbe un fossile. Lo si legge anche sulla rivista Focus: «Anche se molti animali hanno occhi simili ai nostri, oggi sappiamo che il nostro modo di vedere è unico in natura, condiviso solamente dalle scimmie antropomorfe e poche altre specie. Ogni specie si è, infatti, evoluta sviluppando le caratteristiche visive più adatte al proprio habitat e stile di vita. Non si può dire che vedano meglio o peggio: vedono nel modo migliore per loro. Le talpe, per esempio, che sono mammiferi dell’Ordine Insettivori, vedono bene da vicino e nel buio più completo delle loro tane; i cani, che sono mammiferi dell’Ordine Carnivori, non riconoscono i colori, ma vedono bene nella penombra e al crepuscolo. Gli Uccelli rapaci hanno un punto centrale dell'occhio, detto fòvea, che funziona come un teleobiettivo e ingrandisce particolari di ciò che vede. La funzione d'ingrandimento dal fatto che nella fòvea le cellule della visione sono molto concentrate. Se nell'uomo vi sono circa 200.000 coni per millimetro quadrato, nella fòvea dell'aquila ve ne sono 1 milione e questo fa sì che l'immagine percepita dall'occhio del rapace abbia una parte centrale ingrandita di 2,5 volte e ad altissima definizione. Le mosche e gli insetti in genere, che sono animali del Phylum Artropodi, con i loro occhi “composti” non distinguono chiaramente le forme, ma vedono un numero maggiore di immagini fisse al secondo (200 contro le 18 dell'uomo): per questo motivo, un movimento, che a noi appare rapido, per una mosca è composto da singole immagini fisse. Il sistema visivo degli insetti è, dunque, l’ideale per sopravvivere alle insidie dei predatori, uomini con scacciamosche compresi, o per catturare al volo le prede. Diversi animali, inoltre, hanno occhi sensibili alla luce ultravioletta: è il caso di alcune farfalle, che grazie a questa caratteristica riconoscono i maschi dalle femmine, e delle api, che così vengono attratte dai fiori in cui alcune strutture si vedono solo agli ultravioletti. Altri animali, per esempio i serpenti, sono sensibili alla luce infrarossa, per cui possono vedere le prede a sangue caldo, grazie a recettori termici posti sotto gli occhi e che il loro cervello associa alla visione oculare.»

VII) Emanuele Severino, insomma, continua a commettere la medesima fallacia logica di Gentile, quella di confondere la tesi epistemologica con quella ontologica, quasi come se il tempo si fosse fermato agli anni Trenta...

VIII) Affermazioni come queste di Vittorio Feltri sono molto gravi. Sostenere che il vero compito della Scienza non è l’efficienza, ma lo stupore, significa esattamente mettere una pietra tombale sullo spirito scientifico. Fin da quando i primi filosofi della natura greci iniziarono a ragionare sulla reale natura delle cose, hanno respinto le pseudo-spiegazioni teologiche, fornite dai sacerdoti e dai grandi poeti come Omero ed Esiodo, e hanno usato la forza della pura ragione, laicamente e liberamente, per trovare le cause dei fenomeni naturali dentro la Natura stessa; esattamente come avrebbe ripetuto, secoli più tardi, Galileo Galilei, nel suo metodo scientifico. Quando Feltri ha definito Sermonti “uno dei più insigni biologi italiani”, voglio augurarmi che non sapesse che stava elogiando uno che ha affermato cose di questo tipo: «La teoria evoluzionista, che fa discendere l’uomo dalla scimmia, ha confinato nel regno delle favole l’antropologia biblica, che vuole l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Eppure, i dati delle più recenti ricerche della paleontologia e della biologia molecolare sembrano indicare la grande antichità dell’uomo e il carattere secondario e derivato degli scimmioni africani. Riacquistano, così, significato le antiche mitologie, nelle quali l’animalesco trae le sue origini dall’umano.» O che: «Il confine tra il naturale e il soprannaturale è pura convenzione accademica» e che «la forma biologica ha origine da elementi che prescindono dai geni e dalla selezione naturale.» Feltri dovrebbe vergognarsi d’avere elogiato così tanto Giuseppe Sermonti, perché così facendo ha tentato di seppellire il vero spirito scientifico, cioè quella forma mentis investigativa degli scienziati che li spinge a ricercare le leggi della natura. Probabilmente, egli vorrebbe vederli trasformati tutti in bambini o poeti o sciocchi, che rimangono stupefatti e a bocca aperta di fronte allo spettacolo della natura. Ricordiamo che la testata di Feltri ha negato in più occasioni anche il problema del riscaldamento climatico globale, asserendo invece che la temperatura della Terra si stia abbassando, invece che alzando. Il 18 aprile 2019, in occasione della visita di Greta Thunberg a Papa Francesco I, Libero è uscito con una prima pagina provocatoria, dedicata all'attivista sedicenne contro il cambiamento climatico.




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