Introduzione: la spiegazione dei termini



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Cap. 8: Conseguenze

Dunque, qual è lo stato di literacy scientifica degli Italiani? Per rispondere a questa domanda possiamo, innanzitutto, esaminare i risultati del progetto internazionale P.I.S.A. (Program for the International Student Assessment), finanziato dall’O.C.S.E. (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e tradotto in Italia nelle famose “prove I.N.VAL.S.I.” (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione). Nel 2006, la fisica Michelina Mayer, una delle maggiori responsabili per l’Italia di tale progetto, ha così commentato: «I nostri studenti rispondono meglio della media internazionale alle domande molto semplici, riconducibili alla memorizzazione di nozioni e concetti. Rispondono peggio via, via che aumenta la complessità del ragionamento o quando bisogna leggere e interpretare grafici, tabelle o testi di una certa lunghezza. L’analisi dei risultati mostra come i nostri studenti rinuncino a rispondere soprattutto alle domande aperte (abbiamo uno dei più alti tassi d’omissione a livello mondiale) e rifiutino l’argomento adducendo scuse banali (“non era nel programma”), senza nemmeno provare a capire che cosa venga loro richiesto e se le informazioni fornite non siano di per sé sufficienti. Insomma, mentre il PISA simula la normale situazione del cittadino, che di fronte a un articolo di giornale si trova a doversi formare un’opinione e a dovere prendere una decisione, i risultati italiani ci dicono che circa il 50 % dei nostri studenti rifiuta la sfida e si trova in condizioni di “analfabetismo funzionale”, cioè è incapace di capire ciò che legge e di farsi capire in ciò che ha scritto. Se questo atteggiamento sia dovuto a un messaggio implicito della nostra Scuola (“meglio non rispondere che sbagliare”) oppure a un diffuso disinteresse per tutto quello che sa di valutazione, non possiamo saperlo.»

Nel 2007, l’agenzia Eurobarometro ha effettuato un sondaggio riguardante le conoscenze scientifiche di base della popolazione europea d’età compresa tra 15 e 65 anni d’età. All’affermazione: “L’uomo come lo conosciamo oggi si è evoluto da altre specie animali precedenti” ha risposto di sì il 69 % degli Italiani (11 % non lo sapeva) contro l’85 % degli Islandesi e il 27 % dei Turchi. All’affermazione: “I primi uomini sono vissuti nella stessa epoca dei dinosauri” ha risposto di no il 55 % degli Italiani (13 % non lo sapeva) contro il 99 % degli Svedesi e il 30 % dei Turchi. Il biologo evoluzionista Richard Dawkins nel saggio dal titolo Il più grande spettacolo della Terra (Mondadori, 2010), ha commentato i risultati con parole piene d’amarezza: «Come docente di biologia mi faccio pateticamente consolare da un altro dato del sondaggio, dal quale emerge che c’è un sacco di gente, in Europa, che crede che la Terra impieghi un mese per girare attorno al Sole (il 24 % in Italia e sempre oltre il 20 % in Irlanda, Austria, Spagna e Danimarca). In realtà, queste percentuali elevate non sono affatto consolanti, perciò ho detto pateticamente. Volevo dire che ci troviamo di fronte a un’ignoranza generalizzata della Scienza. Questo di per sé è un male, ma almeno è meglio del vero e proprio pregiudizio contro la teoria evoluzionistica, che prevale in Turchia (non si può fare a meno di pensare anche in buona parte del mondo islamico), oltre che in buona parte degli USA.»73

Nel 2009, si è tenuta in Italia e in Europa la seconda valutazione OCSE-PISA. I risultati italiani sono stati commentati dal giornalista e insegnante di liceo Salvo Intravaia sul quotidiano La Repubblica: «Il punteggio medio conseguito dai quindicenni delle scuole pubbliche in “Lettura e comprensione dei testi scritti” è pari alla media OCSE (489 punti) e ci fa piazzare al 23° posto. Con le scuole private, invece, scivoliamo al 30° posto. Discorso analogo per la “Matematica” e le “Scienze”, dove la Scuola pubblica totalizza 492 punti, collocandosi al 25° posto, mentre la media OCSE è di 497 punti. Ma, mescolando i dati con quelli della Scuola privata, siamo costretti ad arretrare fino al 35° posto. Ma c'è di più. La Scuola pubblica, rispetto al ranking 2006, recupera 16 punti in “Scienze”, 20 punti in “Lettura” e, addirittura, 24 punti in “Matematica”. La Scuola privata, invece, nonostante i cospicui finanziamenti statali, crolla. L'OCSE, tra le scuole private distingue quelle che “ricevono meno del 50 %” del loro finanziamento di base dalle agenzie governative e quelle che “ricevono più del 50 %”. Ebbene, sono proprio i quindicenni di queste ultime scuole che fanno registrare le performance più imbarazzanti in “Lettura”: 403 punti contro una media OCSE di 493 punti, che li colloca tra i coetanei montenegrini e tunisini.»

Il governo Prodi II (24 gennaio – 8 maggio 2008), di Sinistra, non soltanto non ha ripristinato l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole primarie e medie da cui l’aveva eliminato la ministra Moratti, di Destra, nel 2004, ma per giunta ha aumentato il finanziamento alla Scuola privata. Questo nonostante tutti gli studi effettuati, siano essi opera di organismi internazionali come l’OCSE, sia di realtà indipendenti come la Fondazione Agnelli, sia dello stesso ministero dell’istruzione, concordino nel dire che la qualità dell’insegnamento privato è scarsa, assai più di quella impartita nella scuola di tutti. L’UAAR ha commentato così: «Siamo di fronte a un paradosso: da dieci anni i finanziamenti pubblici alle scuole private sono in continuo aumento, mentre quelli alla Scuola pubblica, che ottiene risultati molto migliori, sono in costante calo. Anche la finanziaria 2007 ha aumentato di 100 milioni i finanziamenti alla Scuola privata e taglia per oltre un miliardo quelli alla Scuola pubblica. Ricordiamo, inoltre, che la scuola privata italiana è al 90 % a gestione cattolica.»

Un’indagine DOXA, condotta nel 2019, ha mostrato che a fronte del 66,6 % di Italiani (d’età superiore a 15 anni) che vuole mantenere l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali, c’è un 55,9 % che è poco o per niente d’accordo a finanziare le scuole private con i soldi pubblici. Inoltre: a) il 78,4 % è molto o abbastanza d’accordo che il governo tenga in considerazione in egual misura i valori dei credenti e quelli dei non credenti; b) l’83,4 % ritiene che sia molto o abbastanza importante il principio di laicità dello Stato; c) il 60,9 % vuole l’abolizione o il ridimensionamento dell’obiezione di coscienza all’aborto da parte del personale sanitario.74 (https://www.uaar.it/doxa2019/)






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