Introduzione L’esperienza degli



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Introduzione
L’esperienza degli Esercizi spirituali nel quotidiano è nata dal desiderio di vivere come diocesi un momento forte di preghiera e riflessione attorno alla Parola di Dio e di iniziare insieme il nuovo anno liturgico.

In questi anni sono state tante le iniziative che hanno arricchito la settimana degli Esercizi spirituali e che ci hanno permesso di crescere nella comunione e nella consapevolezza che la Parola di Dio è sempre viva e fonte di conversione per tutti noi.

Anche quest’anno l’ufficio liturgico ha predisposto il presente sussidio per accompagnare la preghiera personale e comunitaria, rivolto a tutti i fedeli che desiderano condividere questa esperienza.
Il tema proposto quest’anno è
“IL SIGNORE TI CUSTODIRÀ QUANDO ESCI E QUANDO ENTRI, DA ORA E PER SEMPRE”

[Sl 121(120),8]

L’opera trasformatrice di Dio nei passaggi fondamentali della vita
Giorno per giorno il cammino sarà guidato da alcuni testi dell’antico e del nuovo testamento che ci aiuteranno a pregare e a riflettere sul tema a partire da alcune figure significative della storia della salvezza (Mosè; Giacobbe; Anna, madre di Samuele; Paolo).
L’itinerario proposto è così articolato:


  • Domenica 23 Novembre

Presentazione del tema e del programma degli esercizi spirituali nel quotidiano nelle parrocchie

  • Martedì 25 novembre

IL SIGNORE È CON NOI NEI PASSAGGI FONDAMENTALI DELLA NOSTRA VITA:

è con noi quando ci chiama e ci rivela il suo Nome: Es 3,1-12 ;33,17-23; 34,5-7



  • Mercoledì 26 novembre

IL SIGNORE È CON NOI NEI PASSAGGI FONDAMENTALI DELLA NOSTRA VITA:

è con noi quando attraversiamo le notti della vita: Gen 28,10-22; Gen 32,23-33




  • Giovedì 27 novembre

IL SIGNORE È CON NOI NEI PASSAGGI FONDAMENTALI DELLA NOSTRA VITA:

è con noi nei desideri profondi dell’esistenza:

1Sam 1,1-2,10


  • Venerdì 28 novembre

IL SIGNORE È CON NOI NEI PASSAGGI FONDAMENTALI DELLA NOSTRA VITA:

è con noi nell’inatteso e nel quotidiano: At 22,3-21; Fil 3,7-16




  • Sabato 29 Novembre

Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri, da ora e per sempre [Sl 121(120),8]
Il sussidio contiene:


  • il testo del salmo 121(120)

  • un sussidio per la riflessione e la preghiera personale con i testi biblici proposti giorno per giorno;

  • un sussidio per la preghiera in famiglia;

  • uno schema per la liturgia penitenziale.

La settimana di esercizi si apre domenica 23 novembre e si concluderà sabato 29 novembre con una Veglia di Avvento in Cattedrale presieduta dal vescovo, alla quale tutta la Diocesi è invitata per celebrare insieme l’inizio del nuovo anno liturgico.


Il presente sussidio è disponibile nel sito www.firenze.chiesacattolica.it.
Con l’augurio che questa iniziativa porti frutti abbondanti di comunione e di crescita nell’amore per il Signore e per la sua Parola,

ufficio liturgico e ufficio catechistico




Sussidio per la preghiera personale
L’ascolto della Parola di Dio e la preghiera quotidiana sono cardini della nostra vita spirituale personale e comunitaria.

In questa settimana di esercizi spirituali vogliamo, più di sempre, impegnarci a trovare spazi e occasioni di dialogo con il Signore e di condivisione della nostra esperienza di fede.

Per questo, oltre alla partecipazione alle varie iniziative di riflessione e preghiera proposte dalle parrocchie, siamo tutti invitati a vivere tempi prolungati di preghiera personale, secondo la possibilità di ciascuno.

Il presente sussidio può essere utilizzato per accompagnare la preghiera personale. Ogni giorno sono proposti “sette passi” della lectio divina:



Statio: ci mettiamo alla presenza del Signore

e invochiamo il suo Spirito



Lectio: ascoltiamo il Signore che ci parla

attraverso la Scrittura



Meditatio: leggiamo e rileggiamo la Scrittura

perché la Parola risuoni nel nostro cuore



Oratio: preghiamo il Signore che ci ha parlato

e rispondiamo alla sua Parola



Contemplatio: cerchiamo di vedere tutto e tutti

con gli “occhi di Dio”



Actio: dopo aver ascoltato, obbediamo alla Parola,

vivendola giorno per giorno.


Per aiutarci a entrare sempre più nello spirito della lectio, è proposta una riflessione di fratel Enzo Bianchi che spiega cos’è la lectio divina e ci introduce alla sua pratica.

Per ciascun giorno sono proposti:



  • la preghiera del Salmo 121(120) all’inizio del giorno;

  • una preghiera allo Spirito santo;

  • un brano della Scrittura proposto per la meditazione;

  • un breve commento al testo;

  • testi per l’attualizzazione e la condivisione;

  • una preghiera conclusiva.

Se possibile, è bene che ciascuno si confronti con i testi in due momenti: prima della meditazione proposta in parrocchia, per una reazione personale immediata, e dopo la meditazione proposta in parrocchia, alla luce di quanto emerso.

Può essere inoltre opportuno trovare in famiglia o in piccoli gruppi occasioni per condividere il cammino di questi giorni, nella certezza che insieme il cammino è più ricco e che tutti abbiamo qualcosa da donare e da ricevere dai fratelli.

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, Signore,

perché sono essi la gioia del mio cuore



Salmo 119,111

La Scrittura cresce con chi la legge

Vorrei raccomandare l’antica tradizione della lectio divina: la lettura assidua della Scrittura santa, accompagnata dalla preghiera, realizza il colloquio intimo con Dio, che noi ascoltiamo quando leggiamo e a cui rispondiamo nella preghiera con un cuore aperto e fiducioso. Questa prassi, se efficacemente promossa, apporterà alla chiesa una nuova primavera spirituale” (Benedetto XVI – 16.09.2005)


Per accogliere questo invito di papa Benedetto XVI, citato anche nello Strumento di lavoro per il Sinodo dei vescovi su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della chiesa» (Roma, 5-26 ottobre 2008), occorre innanzitutto aver chiaro che cosa sia la Scrittura, la Bibbia, quell’insieme di libri che costituiscono «il Libro» per eccellenza.
Da sempre Dio ha alzato il velo su di sé per manifestare la propria volontà ed entrare in alleanza con noi uomini. E si è rivelato attraverso la sua Parola che, accolta dai credenti nel loro cuore, porta frutti di vita piena e di comunione. Ma per rivelarsi compiutamente Dio ci ha fatto il suo dono più grande e definitivo, quello di suo Figlio (cf. Eb 1,1-2), la Parola che nella pienezza dei tempi si è fatta carne, uomo (cf. Gv 1,14). Sì, Gesù Cristo è la Parola di Dio in quanto Figlio capace di compiere una narrazione definitiva del Padre: «Dio nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio unigenito lo ha raccontato» (Gv 1,18). La Bibbia dunque, nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento, è il documento che testimonia l’evento complessivo della rivelazione; è un segno scritto che, interpretato nella fede e «alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta» (Dei Verbum 12), ci guida a scoprire la Parola che Dio rivolge a ciascuno di noi oggi; ci guida all’incontro con Gesù Cristo, colui che è la chiave ultima per aprire la Scrittura.
In questo cammino si situa l’arte della lectio divina, un metodo di approccio alla Scrittura che mira a fare della lettura della Bibbia l’ascolto di una «Parola viva ed efficace» (Eb 4,12), l’apertura a una presenza e la sua accoglienza obbediente. Questo antico e semplice metodo di pregare la Parola, che affonda le proprie radici già nel giudaismo, ha conosciuto una grande fioritura in epoca patristica e lungo tutto il primo millennio, fino a dare i suoi frutti maturi grazie ai monaci cistercensi e certosini. La lectio divina è stata però progressivamente dimenticata a partire dai secoli XIII-XIV. È in seguito al concilio Vaticano II che la lectio divina ha conosciuto una vera e propria resurrezione fino a diffondersi nelle parrocchie e nel tessuto della chiesa locale.
Ma quali sono le «tappe» della lectio divina personale, qual è l’itinerario spirituale che ogni cristiano è chiamato a personalizzare nel proprio oggi? Ci viene in aiuto la formulazione elaborata da un monaco del XII secolo, Guido II il Certosino: «Un giorno presi a riflettere sull’attività spirituale dell’uomo. Allora improvvisamente quattro gradini spirituali si offersero alla mia riflessione: la lettura (lectio), la meditazione (meditatio), la preghiera (oratio) e la contemplazione (contemplatio). La lettura è un accurato esame delle Scritture che muove da un impegno dello spirito. La meditazione è un’opera della mente che si applica a scavare nella verità più nascosta sotto la guida della propria ragione. La preghiera è un impegno amante del cuore in Dio allo scopo di estirpare il male e conseguire il bene. La contemplazione è un innalzamento al di sopra di sé da parte dell’anima che gusta le gioie della dolcezza eterna».
Ma questo itinerario, non schematico ma interiore, richiede alcune condizioni concrete che lo agevolano, a cominciare da un luogo di solitudine e di silenzio: per cercare e ascoltare Dio «che è nel segreto» (Mt 6,6), per ascoltare veramente la sua Parola, occorre far tacere le parole e i rumori che assordano il nostro cuore, operando una presa di distanza dalle molte presenze che lo abitano. Inoltre, in questo incontro con il Signore è essenziale coinvolgere anche il corpo, perché la lectio non è un’attività meramente intellettuale ma riguarda tutta la persona: la disposizione raccolta, lo stare desti, il chinarsi sulla “sacra pagina” come esortavano i Padri della chiesa.... Anche per questo è bene dedicare alla lectio un tempo fisso nella giornata, cui restare fedeli: solo così si mostra il desiderio di instaurare una relazione seria con colui che è il Signore della nostra vita, non un «tappabuchi» cui si concede qualche ritaglio di tempo o al quale ci si appella solo nel bisogno.
La lectio divina è preceduta dall’epiclesi, cioè l’invocazione allo Spirito santo perché apra gli orecchi del nostro cuore e rischiari la nostra intelligenza. È lo Spirito che ci spinge a uscire da noi stessi e ci dispone all’azione di Dio in noi: non siamo noi i soggetti e gli autori della preghiera, ma è lo Spirito che, effuso nel nostro cuore, lo abilita a gridare: «Abba, Padre!» (cf. Gal 4,6). Senza l’invocazione dello Spirito, la lectio resta un semplice esercizio umano, incapace di introdurre alla relazione con Dio.

A questo punto inizia la lectio vera e propria, cioè la lettura della pagina biblica, una pagina non scelta soggettivamente o a caso, ma accolta in obbedienza al lezionario della chiesa o alla lettura continua di un intero libro biblico, a partire da quelli più semplici e fondamentali al tempo stesso, come il Vangelo di Marco o l’Esodo. Nella consapevolezza di essere in ascolto di Dio che parla, il credente legge il brano più volte ad alta voce e cerca di memorizzarlo per evitare il rischio, specie se il testo è già noto, di una lettura frettolosa, superficiale che ne offusca la ricchezza. In tal senso può essere utile ricopiare il testo o confrontarlo con una diversa traduzione: ciò obbliga a uno sforzo di concentrazione capace di far cogliere aspetti del testo stesso di cui non ci si era mai accorti…


Questa fase è già connessa a quella della meditazione, da intendersi non nel senso di un esercizio introspettivo o di auto-analisi psicologizzante. Non bisogna indulgere a troppi sguardi su di sé ma volgere piuttosto la propria attenzione al Signore, disponendosi ad accogliere la sua Parola: è guardando alla sua luce che veniamo trasfigurati nella sua stessa immagine (cf. 2Cor 3,18). La meditazione è un lavoro di approfondimento del senso del testo, fatto soprattutto interpretando la Scrittura con la Scrittura, ossia allargando il contenuto del brano letto con l’apporto di altri passi biblici; in questa opera di «scavo» può intervenire l’apporto di commenti spirituali dei Padri della chiesa, nonché di strumenti di studio, come dizionari biblici, concordanze, commentari esegetici... Il fine è quello di far emergere la punta teologica del brano, il suo messaggio centrale, applicandosi totalmente a comprendere il testo e, nel contempo, applicando a sé ciò che il testo rivela. Inizia così il dialogo tra la vita del lettore e il messaggio del testo: mentre si legge la Parola contenuta nelle Scritture è la Parola che legge la nostra vita.

È a questo punto che sorge in noi la preghiera: il credente si rivolge a Dio con il «tu» e risponde alla Parola ascoltata mediante l’intercessione, il ringraziamento, la supplica… Qui nessuno può dare indicazioni precise a un altro, se non l’esortazione alla docilità allo Spirito e alla Parola ascoltata. Può avvenire che la preghiera si manifesti con un silenzio di adorazione o con il gioioso dono delle lacrime di compunzione; ma occorre anche ricordare che a volte il testo resiste ai nostri sforzi di comprensione e la nostra preghiera non sgorga… Quel che è certo è che l’efficacia dell’assiduità alla Parola di Dio si misura sul lungo periodo e richiede perseveranza: se siamo fedeli a questo incontro quotidiano, prima o poi la Parola scava un varco nel nostro cuore e lo apre alla contemplazione. Quest’ultima non designa uno stato estatico e neppure allude a «visioni», ma indica la progressiva conformazione del nostro sguardo a quello di Dio: la contemplazione cristiana consiste nel vedere il mondo con gli occhi di Dio; così si vedono con occhi nuovi noi stessi e chi ci vive accanto, si vede una donna dove gli altri vedono una prostituta, si vede un uomo dove gli altri vedono un delinquente…


Non dimentichiamo infine che la Scrittura, autentica “lettera di Dio agli uomini”, è data per essere vissuta e obbedita: vivere la Parola diviene così il criterio fondamentale per comprendere la Scrittura stessa, la quale si svela nella misura in cui la mettiamo in pratica. È così che, come diceva Gregorio Magno, «la Scrittura cresce con chi la legge»; è così che avviene il passaggio pasquale dalla pagina alla vita e la lectio divina plasma uomini e donne capaci di amore, capaci di «avere in sé lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù» (cf. Fil 2,5).
Enzo Bianchi (in Avvenire, 5 ottobre 2008)

  

Io non sono un uomo di lettere o di scienze,



cerco semplicemente di essere

un uomo di preghiera.

È la preghiera che ha salvato la mia vita.

Senza la preghiera avrei perso la ragione.

Se non ho perso la pace dell’anima,

nonostante tutte le prove,

è perché questa pace viene dalla preghiera.

Si può vivere qualche giorno senza mangiare,

ma non senza pregare.

La preghiera è la chiave del mattino,

e il chiavistello della sera.

La preghiera è un’alleanza sacra

tra Dio e gli uomini.
Gandhi


All’inizio del giorno….
Ogni giorno della settimana degli Esercizi, iniziamo la nostra giornata con la preghiera del salmo 121(120):
Alzo gli occhi verso i monti:

da dove mi verrà l’aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore:

egli ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,

non si addormenterà il tuo custode.

Non si addormenterà, non prenderà sonno

il custode d’Israele.

Il Signore è il tuo custode,

il Signore è la tua ombra

e sta alla tua destra.

Di giorno non ti colpirà il sole,

né la luna di notte.

Il Signore ti custodirà da ogni male,

egli custodirà la tua vita.

Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,

da ora e per sempre.

Martedì 25 novembre

Il Signore è con noi nei passaggi fondamentali della nostra vita:
È CON NOI QUANDO CI CHIAMA E CI RIVELA IL SUO NOME
STATIO:

IN SILENZIO,

METTIAMOCI ALLA PRESENZA DEL SIGNORE
Invochiamo lo Spirito Santo (Origene, † 253)
Preghiamo il Signore,

preghiamo lo Spirito santo,

perché rimuova dai nostri occhi ogni nebbia e ogni oscurità

che per il peso dei peccati oscura la visione del nostro cuore.


Potremo allora ricevere un’intelligenza spirituale e meravigliosa della sua Legge,

secondo quanto sta scritto:

“Togli il velo ai miei occhi

e contemplerò le meraviglie della tua Legge”.


Così sia.
LECTIO:

PARLA, SIGNORE, IL TUO SERVO TI ASCOLTA!


Lampada per i miei passi è la tua parola, Signore, [Sl 119(118),105.33]

luce sul mio cammino.

Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge

e la osservi con tutto il cuore.
Dal libro dell’Esodo (3,1-12; 33,17-23; 34,5-7)
1Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. 2L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.

3Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?».

4Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». 6E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

7Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. 8Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Ittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. 9Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. 10Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!».

11Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall'Egitto?».

12Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte».
17Disse il Signore a Mosè: «Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome». 18Gli disse: «Mostrami la tua gloria!». 19Rispose: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te. A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia ». 20Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». 21Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché non sarò passato. 23Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere».
5Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore.

6Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà, 7che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».
Lettura del testo
Un Dio che rivela il suo Nome

All’inizio e quasi alla fine della missione di Mosè, quale guida e liberatore del suo popolo, vengono narrati due momenti di incontro con Dio che si rivela a Mosè; in entrambi i casi, nel momento della chiamata e nel momento della crisi di fede del popolo, Mosè sente il bisogno di ricercare quell’essenziale che è l’identità di Dio. Il nome indica, infatti, l’identità profonda di una persona o di una cosa che devi conoscere per potertene fidare. La stessa opera di liberazione è possibile solo sul fondamento del Dio che invia.

Nel primo caso l’incontro avviene nel deserto, nel secondo sulla montagna; tutti e due luoghi in cui la Scrittura colloca l’incontro con Dio. Nell’essenzialità e sobrietà estrema che il deserto fa sperimentare, nel luogo del “nulla” che pone davanti a se stessi senza possibilità di fuga, come anche nel luogo lontano dal frenetico operare della vita quotidiana, incontriamo il Signore e possiamo accogliere la sua liberazione. Vogliamo riflettere durante questi esercizi spirituali sul modo in cui Dio si fa presente nei passaggi della nostra vita; nella giornata di oggi, in particolare, vogliamo prendere in considerazione l’inizio della nostra vocazione e missione e quei momenti di crisi nei quali è essenziale tornare a confrontarsi con il volto di Dio più in profondità come avviene a Mosè.
La vocazione per una missione

Mosè si trova in un tempo di una vita ormai apparentemente decisa e stabile: sta lavorando come pastore con il suocero, dopo aver vissuto una prima fase della sua vita impegnata nell’opera di liberazione del popolo dalla schiavitù e aver sperimentato l’insuccesso clamoroso e il rifiuto da parte dei suoi. Egli aveva pensato in Egitto di poter alleviare le sofferenze del suo popolo con le sue sole forze e aveva sperimentato rifiuto e fallimento; ora, ormai purificato da tale presunzione, può incontrare il Dio liberatore e ricevere l’invio da parte sua, a cui opporrà strenua resistenza e molteplici obiezioni.

Tre verbi sono importanti in questa pericope: “vedere”, “andare”, “mandare”. Prima di tutto Mosè sperimenta la curiosità, che gli apre il desiderio di vedere oltre: il roveto che brucia, ma non si consuma, lo attira a intuire un primo aspetto del volto di Dio. “Mosè riconosce che al fondo di tutto, del suo cuore e della sua vita, del suo sperare e del suo morire, c’è una presenza che non si consuma mai, perché quella presenza è Dio” (P. Stancari). Sarà poi Dio stesso a porre la parola esplicita della rivelazione e a presentarsi come il Dio che ascolta le miserie del popolo ed è presente accanto a Israele; il Dio che si serve di mediatori umani che associa alla sua opera e che perciò manda nella storia per la liberazione; il Dio il cui nome è un rimando al futuro: «Io sarò con te; (…) servirete Dio su questo monte» (v. 12)

Nel deserto Mosè scoprirà la sua vera identità, che è quella di servo di Dio e del popolo; se nei versetti iniziali (Es 3,7-9) il narratore usa sette verbi per descrivere lo sguardo del Signore sull’oppressione degli israeliti e il suo programma di salvezza (osserva, ascolta, conosce, scende, libera, fa uscire, guarda), nei successivi mostra un Dio che invita Mosè a far proprio il programma di salvezza: «Ora va’, io ti mando: fa’ uscire il mio popolo…» (v. 10). Dio interverrà, ma lo farà proprio attraverso Mosè, al quale Dio anticipa quasi per intero il suo progetto di salvezza (vv. 16-22), senza però dirci né il come né il quando avverranno le cose che Dio ha descritto.




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