Introduzione



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PRONTUARIO DELLA GIURISPRUDENZA EUROPEA

DI NICOLA LETTIERI1


Introduzione.

Questa iniziativa nasce da un’idea della Rappresentanza Permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa che, supportata dalle competenti articolazioni statuali (Presidenza del Consiglio, Servizio del Contenzioso Diplomatico del Ministero degli Esteri, Direzione Generale dei Diritti Umani del Ministero della Giustizia, ecc.), è chiamata quotidianamente sia ad assolvere il compito di difendere il nostro Paese dinanzi alla Corte Europea sia a confrontarsi con la necessità di conformarsi alle sentenze di Strasburgo che, a seconda dei casi, possono richiedere o modifiche normative od una formazione professionale sui principi convenzionali.

Iniziativa, questa, nata altresì in collaborazione con la IX Commissione del C.S.M., di cui vanno registrati vari interventi in materia, fra cui: A) le due delibere adottate rispettivamente il 15.9.1999 e il 6.7.2000, con le quali il Consiglio ha inteso stimolare i dirigenti degli uffici giudiziari ed i singoli magistrati ad una presa di coscienza sui principi europei, necessaria ad attuare una diversa organizzazione del lavoro giudiziario, per quanto possa essere consentito dai mezzi e dalle strutture disponibili; B) la visita del Presidente della IX Commissione del Consiglio e di alcuni esponenti del Comitato Scientifico presso la Corte Europea ed il Consiglio d’Europa a Strasburgo, nel giugno ’05, al fine di creare una prima forma di collaborazione, per ciò che concerne il training professionale dei magistrati.

Alla base di tale iniziativa vi è la convinzione che il giudice nazionale, primo tutore dei diritti dell’uomo nel suo paese, potrebbe -per il principio di sussidiarietà (art. 35 della Convenzione)- determinare un effetto deflattivo delle condanne dell’Italia a Strasburgo, solo se opportunamente coinvolto e sensibilizzato sulle tematiche dei diritti umani. Attraverso tale sensibilizzazione, infatti, egli potrebbe sia modificare la sua giurisprudenza, interpretando ed applicando, nella misura del possibile, il diritto interno in conformità della Convenzione sia farsi veicolo di suggerimenti normativi diretti a razionalizzare il nostro sistema, proprio in un’ottica europea.

Iniziativa, questa, che si inserisce nel solco degli sforzi diretti ad assicurare una sempre più crescente armonizzazione dei sistemi giuridici dei paesi europei. Del resto, sono stati necessari gli studi di un premio Nobel, Douglass North, per arrivare a capire il ruolo cruciale che un sistema giuridico, in grado di assicurare certezza ed affidabilità, può svolgere per favorire lo sviluppo economico e sociale di un Paese. Un sistema giuridico efficiente infatti non solo sostiene lo sviluppo ma, applicato ad un contesto globalizzato attraverso trattati e convenzioni internazionali, diventa anche un servizio per garantire condizioni minime di dignità, libertà e competitività ad ogni cittadino di ogni paese. Ciò ovviamente comporta anche, come contraltare, un affievolimento del concetto di cittadinanza ed un’erosione della rilevanza posseduta dalle costituzioni e leggi degli Stati, dunque un’erosione della sovranità statale.

Ma, in concreto, l’esistenza ed applicazione di queste fonti internazionali quali conseguenze comporta per il nostro Paese e per il suo sistema giuridico? Ormai, anche grazie al peso quantitativo e qualitativo delle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia, quanto a rapporti tra diritto domestico e diritto internazionale, come aveva acutamente osservato il Conforti, siamo ad una situazione tale per la quale il diritto internazionale non può più considerarsi un “diritto per diplomatici”, un diritto “estraneo” all’ordinamento interno statale, bensì un corpus iuris che deve necessariamente essere conosciuto, studiato ed applicato dagli operatori giuridici interni. Ciò sia perché soltanto adeguandosi agli standards fissati nelle convenzioni internazionali (in primis Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo e Trattato Istitutivo della Comunità Europea) è possibile creare un diritto vivente che favorisca il mercato e lo sviluppo nonché garantisca un minimo comune denominatore di diritti fondamentali dell’individuo, sia perché tali convenzioni sono direttamente applicabili nel nostro ordinamento e dunque non possono essere misconosciute.

Limiteremo il perimetro della nostra analisi a tre fonti internazionali, esaminando il loro contenuto essenziale, il loro atteggiarsi nei rapporti con il diritto domestico nonché i presidi posti a tutela della loro concreta applicazione nell’ordinamento interno:


  1. La Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (adottata il 4 novembre 1950);

  2. Il Trattato Istitutivo della Comunità Europea (adottato il 25 marzo 1957, con le integrazioni e modifiche ottenute in particolare con i Trattati di Maastricht del 7 febbraio 1992 e di Amsterdam del 2 ottobre 1997) ;

  3. Lo Statuto della Corte penale internazionale (adottato il 17 luglio 1998).

Importanza preponderante sarà attribuita alla Convenzione Europea, analizzando i diversi aspetti trattati dalla giurisprudenza di Strasburgo, con particolare attenzione, ovviamente, ai temi sensibili per il sistema giuridico del nostro Paese. Si vedrà come questa giurisprudenza non si limiti soltanto a constatare la durata esorbitante delle procedure nazionali ma si occupi dei più diversi aspetti del nostro ordinamento, anche se in verità gran parte dei problemi nazionali appaiono riconducibili, direttamente od indirettamente, proprio alle lungaggini processuali, problema dalle radici antiche ed a eziologia ancora in parte sconosciuta.

Vorrei in particolare che questa iniziativa servisse anche ad innescare un dibattito su quello che rimane un argomento tabù per i giuristi italiani e cioè il rapporto tra i costi che la macchina della giustizia comporta per le tasche del contribuente ed i benefici che essa produce per il cittadino ed il “sistema paese”. Non può infatti sottacersi che il modello processuale di Strasburgo appare quasi agli antipodi di quello italiano: dall’esame della giurisprudenza europea può inferirsi che il suo modello di processo comprende poche ma effettive garanzie, un doppio grado di giurisdizione e solo in materia penale, un solo tribunale – ma che giudichi celermente – in tema di misure cautelari, una privazione della libertà da auspicarsi dopo una condanna – anche se non definitiva – e così via; nel nostro sistema albergano invece innumerevoli garanzie – molte solo formali ed astratte -, impugnazioni infinite, tre gradi di giurisdizione anche per i procedimenti incidentali in tema di controllo sulle misure cautelari personali e reali, pene che vengono spesso scontate solo prima della condanna, ecc.

In sostanza, di fronte ai meccanismi abituali di funzionamento del nostro sistema, con la sua frequente carenza sconfortante di risultati concreti, socialmente utili e visibili a tutti, piuttosto che continuare a lanciare soluzioni semplicistiche (del tipo aumento di organici e mezzi), sarebbe ora di iniziare a ragionare con le categorie di pensiero e gli strumenti di analisi che la scienza economica di oggi è in grado di offrirci, in sostanza fare qualcosa che è molto familiare in molti paesi europei ed assolutamente sconosciuto qui da noi: applicare la letteratura economica allo studio dei modelli processuali. Del resto l’art. 111 della Costituzione, come novellato nel 1999, ha costituzionalizzato il principio della ragionevole durata dei processi e ciò significa che, a far data da tale novella, questo principio è divenuto il metro e la norma cardine cui rapportare e confrontare ogni istituto processuale, presente o futuro.

Ciò che dovrebbe infatti interessare l’utente del servizio giustizia è che vi sia un’azione dello Stato nel settore giustizia, improntata alle dimensioni ottimali sintetizzate nei termini time, cost and accuracy, dunque non diluita nel tempo, con un buon rapporto costi-benefici, svolta in modo sistematico e continuo nonché attenta agli aspetti essenziali delle varie problematiche.

In sostanza uno standard procedurale di tipo europeo, non influenzato da barocchismi inutili, i quali, è certo, non generano alcun vantaggio per i cittadini.

Nei paragrafi dedicati alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo vi sono numerosissimi riferimenti a sentenze della Corte stessa. Per chi le volesse esaminare in dettaglio, il percorso sul sito della Corte è il seguente: www.echr.coe.int; poi digitare su HUDOC; quindi scegliere fra le due lingue ufficiali della Corte (inglese o francese); sulla schermata che apparirà, riempire la casella con il nome del caso (dato da quello del ricorrente) nonché, a seconda del tipo di provvedimento emesso, cliccare su una delle tre caselle a sinistra (decisione, sentenza o, per le procedure prima del Protocollo 11, rapporto della Commissione); digitare poi su ricerca. Apparirà infine il testo del provvedimento, che sarà in inglese o francese.

Per chi volesse invece tenersi informato sulle ultime sentenze della Corte, massimate in italiano, può accedere al sito www.cortedicassazione.it e quindi digitare su “servizio novità – Corte Europea dei diritti dell’uomo”.

Strasburgo, gennaio 2006



INDICE




Introduzione. 1

I. Il Consiglio d’Europa, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Rapporti con l’ordinamento italiano e gerarchia delle fonti. 5

I.1 Il Consiglio d’Europa e le sue articolazioni. 5

I.2 L’attività interpretativa della Corte Europea. 7

I.3 Le condizioni di ricevibilità dei ricorsi. 8

I.4 La natura dell’attività decisoria della Corte di Strasburgo. 9

I.5 L’obbligo di conformarsi alle sentenze della Corte e la scelta dei mezzi da parte dello Stato. 10

I.6 Il rapporto gerarchico tra Convenzione Europea e diritto interno. 13

I.7 L’opinione della Cassazione e della Corte Costituzionale sui rapporti tra Convenzione e diritto interno. 14

I.8 La tesi della Corte di Strasburgo sul rapporto gerarchico tra le fonti. L’orientamento in itinere dei giudici italiani. 17

I.9 Il meccanismo di funzionamento della Corte di Strasburgo e la struttura delle sue pronunzie. 20

II. LE PRINCIPALI QUESTIONI TRATTATE DALLA CEDU NEI VARI CAMPI APPLICATIVI. 21

II.1 Le problematiche in materia di diritto penale. 21

II.1A Reato e materia penale. 21

II.1B I diritti della persona offesa. 22

II.1C I diritti dell’imputato 24

II.1D Indagini preliminari: perquisizioni, sequestri, intercettazioni, infiltrati ed agenti provocatori, pubblicazione degli atti d’indagine. 31

II.1E Sequestro preventivo finalizzato alla confisca 36

II.1F La privazione della libertà 39

II.1G Giudizio abbreviato 45

II.1H Dibattimento 45

II.1I Impugnazioni 51

II.1L Estradizione ed espulsione 52

II.1M La collaborazione giudiziaria internazionale 54

II.2 Le problematiche in materia di misure di prevenzione. 55

II.3 Le problematiche in materia di diritto civile e commerciale. 58

II.4 Le problematiche in materia di diritto di famiglia. 62

II.5 Rimedio Legge Pinto 65

II.6 Le problematiche in materia di diritto amministrativo. 66

II.7 Le problematiche in materia di ordinamento penitenziario. 71

II.8 Le problematiche in materia di libertà d’espressione. 72

III. Il Trattato Istitutivo della Comunità Europea; Il Diritto Comunitario Derivato; La Corte di Giustizia della Comunità Europea. 74

III.1 Le fonti del diritto comunitario. 74

III.2 Il rapporto tra fonti comunitarie e diritto interno. 76

III.3 Il campo di applicazione del diritto comunitario nell’ordinamento interno. 78

IV. LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE 80

IV.1 La competenza della Corte Penale Internazionale. 80

IV.2 La procedura per determinare la competenza della Corte Penale Internazionale. 85

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 88

APPENDICE 88

Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, emendata dal Protocollo n. 11 88

Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, emendato dal Protocollo n° 11 100

Protocollo n° 4 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e della Libertà fondamentali, che riconosce ulteriori diritti e libertà fondamentali rispetto a quelli già garantiti dalla Convenzione e dal primo Protocollo addizionale alla Convenzione, emendato dal protocollo n° 11 101

Protocollo n. 6 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali relativo all’abolizione della pena di morte, emendato dal Protocollo n. 11 103

Protocollo n. 7 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, emendato dal Protocollo n. 11 104

Protocollo N. 12 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali 107

Protocollo n. 13 alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Liberta fondamentali, relativo all’abolizione della pena di morte in qualsiasi circostanza 109







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