Io VI ho dato una mensa, fonte di vita e di gioia, e che, in cambio del dolore che VI tiene oppressi, VI procura una gioia ineffabile. Mangiate IL pane, affinché esso possa rinnovare la vostra natura. Bevete IL vino, fonte di immortalità



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22.05.2018
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Io vi ho dato una mensa, fonte di vita e di gioia, e che, in cambio del dolore che vi tiene oppressi, vi procura una gioia ineffabile. Mangiate il pane, affinché esso possa rinnovare la vostra natura. Bevete il vino, fonte di immortalità. Mangiate il pane, che purifica l’antica amarezza e bevete il vino che restringe il dolore della ferita.

(Teofilo di Alessandria, Omelia sulla mistica cena)



PRESENTAZIONE pag. 3 A cura del Centro Nazionale MEG

EDITORIALE pag. 4 Vivere pienamente la vita cristiana:

pane e vino, vita e gioia



(di Gabriele Semino s.j.)

6 Bibliografia

HANNO DETTO… pag. 7 Vita cristiana e gioia

ATTIVITÀ PER LE BRANCHE pag. 9 Dialogo sul tema del banchetto/festa
11 Proposte di attività per Gruppi Emmaus,

Ragazzi Nuovi, Comunità 14, Gruppi pre-

Testimoni

L’IMMAGINE MI PARLA pag. 15 L’Eucaristia domenicale


Intenzioni dell’Apostolato della Preghiera
Nel MEG abbiamo imparato a pregare ogni giorno per i problemi che il Papa ci affida, usando una preghiera che ci permette di cooperare con Gesù alla salvezza del mondo, offrendogli la nostra amicizia e le nostre giornate.

Signore Gesù,

che per amore nostro hai il cuore trafitto,

e nell'Eucaristia continui a salvare il mondo,

io ti offro la mia amicizia e la mia vita di oggi,

perché voglio fare la Messa con te,

e con te costruire un mondo nuovo.

Accetta questa offerta per le mani di Maria,

madre tua e madre mia.
Ogni giorno del mese di giugno aggiungiamo:

Perché i Paesi più poveri siano sollevati dall’onere del debito estero.

Nell’eucaristia è la bellezza che salva a raggiungerci, perché nel frammento dei segni viene a rendersi presente in persona Colui che è l’infinito Amore. […] La frazione del pane su cui si è pronunciata la benedizione, con la distribuzione di un pezzetto a ciascuno, e la partecipazione allo stesso calice di vino benedetto sono segno di una profonda solidarietà nella comunanza di vita e di destino. Gesù lega così esplicitamente l’istituzione dell’eucaristia al banchetto della fraternità: Egli non sceglie come segno del suo dono sacrificale un pane e un vino qualunque, ma il pane e il calice della condivisione fraterna. Il memoriale pasquale risulta ecclesiale nel suo stesso segno e per suo mezzo. Ne consegue che la celebrazione della memoria del Signore esige e fonda la comunione dei convitati a Cristo e fra di loro.

(Bruno Forte, Incontrare Cristo nell’Eucaristia)



Care e cari Responsabili,

terminiamo i nostri numeri di quest’anno parlando di Eucaristia e di festa. Soprattutto oggi questo termine evoca alla mente fasti, spese da sostenere, decorazioni, molto cibo, abiti speciali, musiche assordanti… Tutti questi segni oramai vengono interpretati più per il loro valore economico e di immagine piuttosto che per quello della comunione. Molte cose vengono messe prima dell’ingrediente fondamentale di una vera festa: la gioia, ospite sempre più raro nel cuore dell’uomo. Queste alcune delle ragioni per cui oggi la festa eucaristica spesso viene ridotta a culto sterile e i suoi simboli non riescono a liberare lo Spirito che essa comunica.

Solo i bambini sembrano essere rimasti i depositari incontrastati del saper fare festa. Per loro è festa l’arrivo di ogni giorno a casa di un genitore dal lavoro, la visita di un ospite inatteso, un cambio di programma nella routine quotidiana… La sua vita è un’attesa piena di curiosità, di meraviglia, di sorprese. Essi non conoscono ancora le formalità, il bisogno di fare bella figura, il desiderio di sembrare diversi da ciò che si è, le inquietudini, che condizionano chi non è più bambino. Chissà se Gesù vuole indicarci anche il recupero di questo atteggiamento quando dice “se non ritornerete come bambini non entrerete nel regno” (Mt 18,3)?

Per chi è cristiano, le dimensioni della gioia e della festa sono tutte da riscoprire e da recuperare anche - soprattutto - nella celebrazione della Messa, memoria e celebrazione della morte e risurrezione di Gesù, che si rende presente in mezzo a noi attraverso il mistero dell’Eucaristia. Essa è la festa della comunità ecclesiale, che si manifesta come famiglia di figli di Dio, nell’ascolto della sua Parola, nella preghiera liturgica, nella comunione del Pane e nella riscoperta della legge della carità. E il condividere la “mensa” serve anche a rafforzare i legami fra coloro che vi partecipano per comunicare ad altri sentimenti di amicizia, di intimità, di letizia. Condividere la mensa significa, simbolicamente, condividere la vita.

Sinteticamente potremmo dire che la celebrazione dell’Eucaristia è il collante, da una parte, la carica, dall’altra di una comunità che si raccoglie intorno al Signore. Preghiamo, allora, perché sia così anche per le nostre comunità. Che possano trovare nella messa il nutrimento profondo di una gioia e di una pace da condividere fra loro e da testimoniare nel mondo.

Buona estate a tutti!

Il Centro Nazionale MEG



Vivere pienamente la vita cristiana:

pane e vino, vita e gioia
Gabriele Semino s.j.



Domenica delle Palme, ore 11.45. Mi trovo in una parrocchia di Milano, San Pietro in Sala, perché ho dato la disponibilità ad accogliere chi desidera confessarsi. Dal posto in cui mi trovo, certo un po’ particolare (seduto al confessionale, che è su un lato della chiesa), riesco a vedere i movimenti, ascoltare le parole, percepire ciò che avviene. Sta per iniziare l’Eucaristia domenicale e la chiesa lentamente (ma neppure troppo!) si riempie di persone: papà e mamme con i loro bambini, ragazzi (davvero tanti), anziani, giovani… C’è il coro che prepara i canti, l’ulivo benedetto da distribuire, una signora che annuncia l’inizio della celebrazione, il parroco Don Sante che introduce la processione che parte dall’oratorio…
C’è soprattutto un grande clima di festa, di gioia, perché le vite di tante persone, molto diverse tra loro, si fermano nello stesso tempo e nello stesso luogo e si scoprono molto meno diverse di quel che sembra. Tante persone che vivono storie particolari, uniche, irripetibili, che trovano un momento per costruire la comunione.
L’Eucaristia è il segno più alto per esprimere la comunione tra Dio e gli uomini, certo, lo si legge in tanti libri, sul catechismo, lo dicono i preti… Ma oggi mi piace partire dal basso, dalla vita di una comunità di persone che mi stupisce, con grande gioia, per i rapporti affettuosi e intimi, per il desiderio di preghiera, per la festa che si costruisce attorno all’unico altare e all’unico Signore, per l’attenzione ai più piccoli, ai bambini…
Vedo Don Domenico (Dondo per gli amici) i cui occhi brillano di fronte alla festa che questo popolo vive, ascolto il suo saluto, il suo invito a lasciarsi avvolgere tutti da questo clima che accompagna un incontro decisivo, con il Signore e con i fratelli, le sorelle.

Sogno un popolo di ragazzi che si nutre di un solo pane

A partire da queste immagini che custodisco in cuore nascono alcuni sogni. Il primo è quello di un popolo di ragazzi che si nutre di un solo pane, come quel pane che oggi Dondo spezza per tutti, quel pane che è la vita di Gesù che si dà liberamente a ogni persona.


Il pane è segno di unione, perché è formata dalla farina, dove si mischiano tanti chicchi di grano macinati. Il pane è segno della mensa, attorno alla quale ci ritroviamo in famiglia, con gli amici, per cibarci, certo, ma anche e soprattutto per stare assieme, per condividere. Con-dividere, dividere assieme perché si moltiplichi la gioia. L’Eucaristia è un po’ un miracolo: si divide assieme un solo pane, parrebbe che tutto ciò che si divide rimanga diminuito, e invece si torna a casa col cuore pieno di gioia, con una ricchezza nuova e inaspettata. È una ricchezza che non nasce da un impegno, da uno sforzo che io posso o meno fare. Nasce da un dono: è il Signore che rende ricco chi ascolta la sua Parola assieme ai fratelli e alle sorelle, sentendosi popolo radunato da un amore più grande e per un vivere un amore più grande.
C’è qualcuno che ci unisce, che ci fa sentire amici, accolti, amati. Questo qualcuno è il Signore e il suo volto splende sul volto di chi ci è vicino con affetto. Sogno un popolo dove, quando ci si ritrova in chiesa per l’Eucaristia, chi è accanto a me non mi sia vicino solo fisicamente, ma perché come me trova in Gesù il vero pane di ogni giorno.

Sogno un popolo di ragazzi che diventa vino nuovo

Il secondo sogno è quello di un vino che abbia un sapore nuovo, coinvolgente.


Se il pane è segno di unione, di un popolo che cammina assieme, il vino è il segno della festa, della novità. A volte le giornate sembrano grigie, monotone. Sembra che tutto si ripeta, senza grandi novità. L’esperienza dell’Eucaristia di questa domenica delle Palme però è diversa. Tutto appare una novità, non perché sia tutto nuovo, ma perché anche le cose più piccole e scontate brillano di una luce nuova. Gli amici che si conoscono da tanto tempo, la famiglia con i genitori che un po’ rompono…, la lettura del Vangelo… Tante realtà che sembrano scontate appaiono invece rinnovate. Sarà la festa, sarà la presenza di un popolo anche cammina nella fede, sarà prima ancora che nell’Eucaristia sentiamo Dio con noi, e così si fa esperienza di una novità che sorprende.
Gesù dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5). Non fa cose nuove, ma rinnova quelle già conosciute, diventano più belle, autentiche, danno un senso preciso alla vita, si scopre che c’è una direzione, che questa direzione è bella, che vale la pena di scommettere un po’ su questa novità…
Sogno allora ragazzi che non hanno niente di vecchio e polveroso, ma che sanno trovare il vero senso per le proprie giornate e aiutino gli altri a rinnovare sempre questo senso.

Sogno un popolo di ragazzi che ama la vita piena

Il terzo sogno è quello di tanti ragazzi che non vivono a metà. Ci sono persone, grandi e piccole, che si accontentano di qualcosa: un po’ di pace, di gioia, di serenità, di aiuto agli altri…


Mi sembra che alla fine chi si accontenta di qualcosa perde anche quel qualcosa. Chi cerca di crescere, di raggiungere il meglio, sente che la vita ha delle possibilità enormi, che non sviluppare è un po’ un peccato.
Nell’Eucaristia incontriamo Gesù che dà il meglio, che dà se stesso, niente di meno della sua vita, e la dà per tutti. Non si tratta di una statua enormemente al di sopra di noi, che guardiamo spaventati per dire: “Com’è stato bravo!”. No, quella vita che ha dato è la stessa vita che adesso è in me, che mi spinge a donare a mia volta. Nell’Eucaristia sento un debito, quello dell’amore di Gesù che viene prima delle mie possibilità. Ma sento soprattutto che quell’amore donato da Gesù io lo posso accogliere e donare a mia volta.
Donare agli altri è segno di grande amore per la vita, ed è segno ancora più grande se questo dono non è limitato. Chi non calcola ciò che deve tenere per sé e ciò che può dare agli altri incomincia a dare senza paura. Inoltre chi vive così incomincia a scoprire che, grazie a Dio, tante altre persone hanno questo stile: amano la propria vita, ma che quella degli altri, apprezzano i doni ricevuti, ma sanno anche donare senza paura. Chi non calcola troppo le percentuali da donare alla fine dona (e riceve) tutto.

Sogno un popolo di ragazzi che si chiama gioia

Ultimo sogno: la gioia visibile sul volto di questo popolo di ragazzi.


È un sogno che parte da una parola: “Eucaristia”. Non è un caso che la tradizione cristiana per definire la celebrazione della cena del Signore usa il termine “Eucaristia” che significa “ringraziamento”, “benedizione”.

Chi sente nella Messa di ricevere l’amore del Signore, l’amicizia dei fratelli delle sorelle, non può che trovare il vero motivo della gioia: il fatto di essere amati. Siamo amati e quindi ritenuti importanti, preziosi, da parte di Dio e da parte delle persone che ci vogliono bene. Chi si sente amato è gioioso per questa scoperta.


Ma c’è una seconda scoperta che è altrettanto gioisca: siamo preziosi perché a nostra volta capaci di amore e di bene. Scegliendo di offrirci a nostra volta per il nutrimento e la felicità degli altri anche la nostra gioia cresce. Da questo deriva la gioia piena, la vita abbondante.
Questo è il significato della domenica. Allora la domenica e in modo particolare l’Eucaristia della domenica sono esperienza di gioia, manifestano la gioia, la fanno crescere, la manifestano.
Ma tutto questo non è solo un sogno, grazie a Dio è realtà in tante nostre realtà. Sta a noi di allargare questa realtà perché sia sempre meno un sogno.



Per riflettere

  • Prova a cercare prima ciò che ti aiuta, poi ciò che ti ostacola nel sentirti unito agli altri: dai un nome a tutte queste realtà. Vivi l’Eucaristia come il momento per riscoprire ciò che unisce?

  • Quale può essere il tuo impegno per rendere più gioiosa la domenica, assieme ai tuoi amici, ritrovandovi in chiesa? Cosa puoi far perché l’Eucaristia non diventi una cosa che si ripete, ma una continua novità.

  • Ti accontenti delle mezze misure o cerchi concretamente il meglio per te e per gli altri?

  • Come le dimensioni della gioia e del ringraziamento sono presenti nella tua vita?

BIBLIOGRAFIA

Un testo di approfondimento sul tema per Responsabili e pre-T.

  • Jean-Marie Lustiger, La messa. Storia e celebrazione, Edizioni Piemme

A partire dal rito dell’Eucaristia ritrova le dimensioni vitali che la celebrazione tocca e alimenta.

  • Giuseppe Di Luca, 5 buoni motivi per andare a messa, Edizioni Città Nuova

Una riflessione semplice e convincente sulla partecipazione all’Eucaristia domenicale, per verificare come la si vive (o meno).






vita cristiana e gioia

Presentiamo alcuni testi tratti da opere di letteratura, di filosofia, di spiritualità, ma anche da racconti popolari, canzoni… che riguardano il tema trattato in questo numero. La proposta mira a rendere più completa l’esposizione dell’argomento e a suggerire spunti e agganci per la programmazione delle riunioni.

La gioia

Il giorno della Resurrezione la cittadina ragusana di Scicli festeggia a modo suo l'evento religioso, portando in processione la statua detta Il Gioia, ovvero il Cristo Risorto, per tutte le vie della città, e facendola ondeggiare proprio a simboleggiare il sentimento che segue alla scoperta della Resurrezione del figlio di Dio. l statua attribuita allo scultore siculo Benedetto Civiletti, in realtà si chiama Uomo vivo da cui prende il titolo bellissima e celebre canzone di Vinicio Capossela.

Ha lasciato il calvario e il sudario. Ha lasciato la croce e la pena. Si è levato il sonno di dosso E adesso per sempre Per sempre è con noi! Se il Padreterno l’aveva abbandonato Ora i paesani se l’hanno accompagnato. Che grande festa poterselo abbracciare Che grande festa portarselo a mangiare…

Ha raggi sulla schiena E irradia gio-gio-ia! Le dita tese indicano gio-gio-ia! Esplodono le mani per la gio-gio-ia! Si butta in braccio a tutti per la gio-gio-ia!

È pazzo di Gioia È l’Uomo Vivo! Si butta di lato non sa dove andare perché è pazzo di Gioia è l’uomo vivo. Di spalla in spalla, di botta in botta, le sbandate gli fanno la rotta.

Alziamolo di peso gioventù: facciamolo saltar fino a che arrivi in cima fino al ciel. Fino a che veda il mar, fino a che veda che bellezza è la vita e mai dovrebbe finir. Barcolla, traballa, sul dorso della folla, si butta, si leva, al cielo si solleva… Con le tre dita la via pare indicare, ma nemmeno lui, nemmeno lui sa dove andare… Barcolla, traballa, al cielo si solleva. Con le tre dita tre vie pare indicare… Perché è pazzo di Gioia è l’uomo vivo, si butta di lato, non sa dove andare: di corsa a spasso senza ritegno va il Cristo di legno

Non crede ai suoi occhi, non crede alle orecchie: nemmeno il tempo di resuscitare e subito l’hanno portato a mangiare…

Ha raggi sulla schiena e irradia gio-gio-ia! Si accalcano di sotto per la gio-gio-ia! Esplodono le mani per la gio-gio-ia! Lo coprono di garofani di gio-gio-ia! Gioia viva Gioia viva per noi…

È pazzo di gioia… è l’uomo vivo! Esplode la notte in un battimano per il Cristo di legno che Cristo com’era è tornato cristiano.

Barcolla traballa sul dorso della folla… Fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar..

Fino a che veda che bellezza è la vita e mai dovrebbe finir…

(Vinicio Capossela, L’uomo vivo)

Noi crediamo alla gioia, il che non si riduce a dare prova di ottimismo. Ci sembra che la gioia cristiana, quella che il Signore chiama "la mia gioia", quella che egli vuole che sia "piena", consista nel credere concretamente - per fede - che noi sempre e dovunque abbiamo tutto ciò che è necessario per essere felici.

(Madeleine Delbrel, La gioia di credere)

Forse rischio di restare in silenzio anch'io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell'umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza. Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace. Forse rimarrò suggestionato anch'io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescenza di barbarie tra i minori della nostra città. Forse mi arrenderò anch'io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro. Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trentacinque anni, sta morendo di cancro. O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello. O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più. O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi. Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all'ultima, tutte le carte dell'incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere. La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l'acquedotto. Riconciliamoci con la gioia. La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del "terzo giorno". Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor. Le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell'agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo nuovo!

(Tonino Bello, Il Calvario tre giorni dopo)

La festa è per tutti

Davanti alla casa, sotto un albero, stava una tavola apparecchiata, alla quale sedevano il Cappellaio e la Lepre. Stavano bevendo il the. Fra loro sedeva un Ghiro che dormiva saporitamente, mentre i due, appoggiandosi sulla sua testa, conversavano pacificamente. "Veramente un po' scomodo per il Ghiro - pensò Alice - ma quello dorme e sicuramente non ci fa caso!". Il tavolo era grande, ma i tre stavano seduti l'uno addosso all'altro. "Occupato! occupato!" si misero a gridare in coro quando videro che Alice si avvicinava. "Non c’è occupato che tenga!", disse energicamente Alice, e si mise a sedere su di una poltrona in capo al tavolo!

"Un goccio di vino?" chiese gentilmente la Lepre. Alice diede un'occhiata sul tavolo, ma vide soltanto la teiera. "Ma io non vedo il vino!" rispose. "Appunto, il vino non c'è!", dichiarò la Lepre. "Allora proprio non è gentile da parte tua offrirmi il vino se non c'è!", replicò Alice arrabbiata.

"Ma nemmeno da parte tua è stato gentile sedersi alla nostra tavola senza essere invitata", disse la Lepre. "Ma io non potevo sapere che il tavolo fosse soltanto per voi. - si scusò Alice - Ci sono più di tre coperti!".

(Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie)

Il pane e il vino

Sì, il vino: è lui, non l’uva, il vero “frutto” della vigna. E come la vigna, è ricco di doni concreti e, al contempo, denso di rimandi simbolici. Da sempre, “dai tempi di Noè” appunto, accanto al pane del bisogno, al pane che sfama, al pane quotidiano necessario per vivere, l’uomo ha avuto il vino della gratuità e della festa: una bevanda non necessaria alla sopravvivenza, ma preziosa per la consolazione, la gioia condivisa, l’amicizia ritrovata... Il vino: bevanda che, bevuta in solitudine, ne stordisce l’amarezza solo per accentuarne la tristezza, ma anche bevanda che, gustata nell’intimità di un’amicizia, ne esalta il sapore e ne affina il piacere. Bevanda esigente, anche, perché richiede a chi la beve lo sforzo di liberarsi dalla schiavitù dell’efficienza esasperata per abbandonarsi alla gratuità senza la quale la vita è priva di sapore; bevanda che invita a cantare la vita, a immettere nella consapevolezza della morte la volontà di dire di sì alla vita.

Forse è per tutti questi aspetti – oltre che per il discernimento che richiede nel conoscere se stessi, i propri limiti e quelli degli altri – è per questa lettura dell’esistenza nel segno della gratuità e della gioia condivisa che il vino è divenuto nella bibbia e in altre tradizioni spirituali il simbolo della sapienza. Sapienza perché dà “sapore” alla vita, ma anche perché il vino sa sciogliere il cuore e farne emergere ciò che davvero lo abita, sa trasformare la semplice assunzione di cibo in un banchetto, così come la fermentazione ha trasfigurato l’umile succo d’uva in bevanda inebriante. E accanto alla sapienza, altri due elementi indispensabili alla vita piena dell’uomo sono simboleggiati dal vino: l’amore e l’amicizia. Non a caso l’intera vicenda amorosa narrata nel Cantico dei cantici si snoda sul registro delle vigne, dei grappoli d’uva, del vino, fino a consumarsi nella “cella vinaria”; non a caso il Siracide ricorda che “l’amico nuovo è come il vino nuovo: bevilo quando sarà invecchiato”; non a caso nel banchetto promesso per la fine dei tempi ci saranno cibi succulenti e vini eccellenti; non a caso Gesù stesso porrà il suo primo “segno” alle nozze di Cana sotto il sigillo di una gioia condivisa grazie al vino migliore e lascerà ai suoi discepoli il comandamento nuovo dell’amore attorno al “segno” di un pane spezzato e di una coppa di vino versato perché tutti abbiano la vita in pienezza.

(Enzo Bianchi, Il pane di ieri)



Raccomandiamo a tutti i Responsabili di leggere con attenzione l’editoriale di questo numero per prepararsi adeguatamente alla riunione.

Dialogo sul tema del banchetto/festa




Note per i Responsabili

Con questo dialogo proviamo a collocarci all’interno del capitolo 6 del Vangelo di Giovanni dove Gesù fa un discorso molto importante proponendosi come pane di vita. Immaginiamo che Gesù si sia appena definito “pane di vita” e che i giudei che hanno ascoltato queste parole le commentino in vario modo. Il testo dice: “ Intanto i giudei mormoravano di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. (Gv 6,41).

Proponiamo una conversazione tra tre persone che, ovviamente, portano dei nomi tipicamente ebraici: Gabriele, Rebecca, Daniele. Attraverso questo dialogo vogliamo dire che:


  • mangiare il corpo e il sangue di Gesù non è uno strano atto di “cannibalismo”, ma vuole dire entrare in comunione intima con i pensieri e i sentimenti di Gesù, con il suo modo di vedere il mondo, le relazioni umane, il male etc;

  • la dimensione del banchetto ricorda che l’esperienza di Gesù Cristo non è un’adesione a dei valori astratti, a nozioni cui si assente solo con la testa. Si tratta piuttosto di un’adesione profonda ad una parola che dà gusto e muove gli affetti;

  • l’Eucaristia è un banchetto perché si entra in profonda comunione con una persona e in particolare con le sue parole e con i suoi gesti. Cristo ha parlato perché “mangiassimo le sue parole”;

  • l’uomo mangia parole, questo è un dato della vita umana, anche al di là di un contesto di fede. Ciò significa che delle parole ‘forti’ si imprimono nella nostra coscienza e noi vogliamo ritornarci sopra, riassaporarle, capirle di nuovo. È come quando lecchiamo un bel gelato, facciamo un gesto ripetitivo, ritorniamo sulla stessa cosa, per gustare meglio, e lentamente per saziarci del gelato che mangiamo. Mangiare delle parole vuol dire ritornare con l’intelligenza e con il cuore su delle parole che si sono fissate nella memoria e che svegliano il desiderio di tornarci su, di rifletterci…

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Gabriele (G) = Ma l’avete sentito? Ha detto: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Sta cominciando a delirare…
Daniele (D) = Per non parlare di quanto ha detto prima: che è il pane della vita e che è disceso dal cielo… In questa maniera si proclama il Messia, colui che noi attendiamo e che verrà a realizzare in modo pieno il Regno di Dio sulla terra!
G = Ma come può dire di volerci dare la sua carne da mangiare? Vuole forse iniziare un rito di cannibalismo dove si mangia carne umana?
Rebecca (R) = Anch’io fatico a capire questo rabbi1, ma credo che come sempre dovremmo ascoltare con simpatia a-priori. Interpretando le sue parole alla lettera è ovvio che diventano assurde. Però sappiamo che il linguaggio usa dei simboli e quindi alcune parole rimandano ad altre realtà.
D = Continuo a non capire. Cosa vorrebbe dire che vuole darci la sua carne da mangiare e il suo sangue da bere [Gv 6,54] ?
R = È una maniera per dire che vuole condividere con noi tutta la sua vita, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, la sua maniera di agire. E coloro che accettano questo banchetto esprimeranno così il desiderio di entrare in comunione con la maniera con la quale Gesù pensa la vita, l’amicizia, il lavoro, l’amore umano, la sofferenza… e tutte le realtà della creazione!
G = Adesso capisco cosa intendeva! Beh, ma allora questo invito diventa molto impegnativo perché alcuni dei suoi pensieri li sento piuttosto lontani dai miei.
D = Per esempio?
G = Per esempio questa sua fissazione di stare con tutti. Io quando organizzo un banchetto invito i miei parenti, i miei amici, persone scelte accuratamente. In questo Gesù di Nazareth c’è un’apertura, una capacità di stare con tutti che davvero mi imbarazza, mi sembra troppo difficile entrare in comunione con questo stile.
D = Certo il suo messaggio è tosto, la sua dottrina è a volte dura… Non mi meraviglio che stia perdendo discepoli nel suo seguito.
R = Eppure questo Gesù, usando il verbo mangiare mostra che il suo messaggio concorda con l’annuncio dei profeti. Dio, per bocca loro, ha detto che la vita con lui è simile ad un banchetto…
D = Mah! Questa immagine del banchetto mi sembra francamente un po’ frivola. Ora poi che finalmente anche noi abitanti di Gerusalemme viviamo immersi nella cultura greca, che abbiamo appreso la storia e la filosofia, che abbiamo accesso alla verità tramite il ragionamento… che bisogno c’è ancora di queste immagini per bambini?
R = Io invece penso che l’immagine del banchetto sia molto attuale e che descriva bene il nostro rapporto con le parole. Ti ricordi una settimana fa, quando Ezechiele ti ha benedetto davanti a tutti per il commento alla Scrittura che avevi tenuto in sinagoga?
D = Sì, ma che c’entra? Non ti capisco!
R = È una settimana che le parole di Ezechiele ritornano nella tua mente e sulle tue labbra. I suoi complimenti si sono fissati nella tua testa: li rimugini, li gusti nuovamente nella mente in continuazione. Ne parli, ti danno piacere perché ti fanno sentire capace ed utile… In questo senso queste parole sono per te nutrimento, ti danno forza, le mastichi con avidità, come quando spolpi un cosciotto di agnello, cercando con i denti l’ultimo pezzetto di carne nascosto tra gli ossicini. Questi complimenti hanno toccato l’intimo del tuo cuore.
G = Forse ho capito dove vuoi arrivare: ci sono delle parole che ci nutrono nel senso che ci toccano nel profondo del cuore e questo è vero già nella vita umana, anche a prescindere da un contesto religioso…
R = Credo che Gesù con l’immagine del mangiare e del banchetto abbia voluto ricordarci che la sua Parola, il suo messaggio non consiste in nozioni astratte sulle quali ragionare freddamente, come se si trattasse di un problema di matematica…
D = Le tue parole mi colpiscono. Beh, se non ti spiace vado a fare due passi. Ho bisogno di rifletterci sopra….
R = Vai pure in pace caro Daniele. Tutti abbiamo bisogno di tempi di digestione abbastanza lunghi. È un buon segno che tu senta l’esigenza di rifletterci su. Ti auguro di scoprire quanto è nutriente la Parola di Dio: i suoi suggerimenti e le sue interpretazioni saziano la fame di significato che abita il nostro cuore.

PROPOSTE DI ATTIVITÁ PER I BAMBINI EMMAUS (8-10 anni)

1ª proposta: un solo corpo


Obiettivi:

  • Dialogare con Gesù che si fa compagno di viaggio

  • Incontrare Gesù nell’ Eucaristia

  • Riflettere sul senso dell’Eucaristia: alleanza, benedizione, memoriale, sacrificio condivisione…

  • Percepire l’ Eucaristia come una festa speciale in cui Dio ci incontra personalmente e ci insegna ad amare.

Il responsabile introduce il brano Luca 24, 13-35 e lo legge ai bambini.

Anche noi siamo in cammino verso Emmaus. Nel corso dell’anno Gesù ha fatto la strada con noi: durante le riunioni e alla Messa ci ha parlato di lui del suo amore per noi e per i fratelli.

Tante volte non l’abbiamo ascoltato, ci siamo sentiti soli e tristi perché abbiamo dimenticato che lui ci era accanto.

Ma Gesù trova il modo di incontrarci profondamente, di toccare il nostro cuore: si siede a tavola con noi, benedice il pane e lo spezza per noi. È festa: i nostri occhi si aprono e capiamo che Gesù ci ha amato fino a dare la vita per noi e siamo felici perché sappiamo che nel viaggio della vita abbiamo sempre con noi il pane dell’ Eucaristia.

Il responsabile guida la condivisione con queste domande:



Sei mai stato triste come i discepoli di Emmaus?

Quando ti sei accorto che Gesù era accanto a te?

In che occasione Gesù ti ha parlato? Cosa ti ha detto?

Perché i due discepoli riconoscono Gesù solo al momento in cui si mette a tavola con loro?

Perché Gesù sceglie la mensa, il banchetto per farci dono dell’Eucarestia?

Come fai festa con i tuoi amici di solito?

Ti piace il modo in cui Gesù vuole fare festa con noi?

Quando scopri una cosa molto bella, senti il desiderio di dirlo anche agli altri come hanno fatto i discepoli di Emmaus? A chi dobbiamo dare la bella notizia che Gesù è risorto?
Lavoro pratico I bambini disegneranno in vignette il brano del Vangelo (Luca 24,13-35)completo di dialoghi nei fumetti.

Ciascuno si proietterà così nella pagina di Luca, prendendo il posto di uno dei due discepoli.

Ampio spazio dovrà essere dato al dialogo con Gesù che si mette a tavola e spezza il pane con noi.

2ª proposta



Riflessione: Il responsabile riprende quanto è emerso nella riunione precedente e guida la riflessione sul senso dell’Eucarestia- banchetto.

Registra quindi gli interventi dei bambini attraverso il grafico di una ragnatela su un cartellone: al centro scriverà la parola Eucaristia. Da questa partiranno tanti raggi sui quali scriverà ciò che i bambini diranno. (Gli interventi vanno guidati ma spesso i bambini hanno intuizioni profonde e corrette).



Temi da mettere in evidenza

A Gesù piace partecipare ai banchetti: partecipa alle feste nuziali (nozze di Cana, Gv 2, 1-12), si mette a tavola con i peccatori (‘Zaccheo, oggi devo fermarmi a casa tua’, Lc 19,5b), moltiplica pani e pesci per la gente che è rimasta ad ascoltarlo (Gv 6,1-13), festeggia la Pasqua con i suoi amici nell’ultima cena (Lc 22,7-20), anche dopo che è risorto prepara la colazione ai suoi amici (Gv 21,9-13)…

Egli vuole fare festa con l’uomo.

Alla mensa Dio stabilisce una nuova alleanza: “‘Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti” (Mc 14,23b).

Alla mensa dell’Eucaristia Gesù ci insegna l’amore:” Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici…” (Gv 15,13).

Gesù stesso è il pane che dà la vita (cfr Gv 6,48-66); è l’acqua sorgente di vita (cfr. Gv 4,13-14).

La mensa è l’altare dove si consuma il sacrificio: Gesù offre se stesso nell’ Eucaristia come sulla Croce: “Questo è il mio corpo…il mio sangue… versato” (Mc 14,23,24): “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19; 1Cor.11,24).

Sulla mensa è la preghiera di ringraziamento e benedizione: Dio ci benedice e noi lo ringraziamo per i suoi doni e soprattutto per il dono dell’Eucaristia.

Alla mensa dell’Eucaristia Gesù è colui che serve (Gv 13, 1-20).

La mensa è condivisione con i fratelli che siedono con noi e spiritualmente con i fratelli più poveri: “Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,15).
Il gruppo poi trova dei simboli che possano rappresentare ciò che è emerso sull’Eucaristia e che possano servire ad apparecchiare una tavola per la festa. La ragnatela potrà essere completata con la trascrizione dei simboli individuati dai bambini (la festa - il vino, il ringraziamento -i fiori, il dono - un pacco regalo, l’amore - un cuore…) che vengono anche disegnati su dei cartoncini colorati.
Lavoro pratico: I bambini preparano una ideale mensa attraverso un collage dei loro disegni.

La riunione può terminare con una piccola festa attorno alla tavola.



Eva De Vico (Napoli): evadevico@virgilio.it

PROPOSTE DI ATTIVITÁ PER I RAGAZZI NUOVI (11-13 anni)

1ª proposta: Il banchetto e la festa

Obiettivo: Far conoscere ai ragazzi i vari tipi di banchetto/festa che Gesù propone e cosa vuole dirci attraverso di essi.
Possiamo cominciare la riunione dividendo l’ambiente delle riunioni in diverse zone, il più possibile distanti tra loro. In ogni zona presentiamo ai ragazzi, attraverso testi scritti, diapositive, disegni… alcuni banchetti di Gesù proposti nel Vangelo:

1)Nozze di Cana (Gv 2,1-12)

2)Cena con i discepoli di Emmaus (Lc 24)

3)Banchetto con i peccatori (Lc 5,27-32)

4)Banchetto a casa di Simone (Lc 7, 36-50)

5)Moltiplicazione dei pani e pesci (Lc 9,10-17)

In ognuno di essi Gesù compie qualcosa, un miracolo, una rivelazione, perdona dei peccati… Per ogni tappa leggete il brano del Vangelo e spiegate ai ragazzi che Gesù con il banchetto vuole condividere con noi la sua vita, il suo modo di pensare e di essere. E quale occasione migliore se non davanti al cibo, a tavola con le persone a cui tiene? Potreste per ogni banchetto offrire ai ragazzi qualche dolcetto, caramella, bibita…

Chiedete ai ragazzi che per ogni banchetto anche loro portino qualcosa. Un sentimento, un dono, un dolore, una gioia…Queste loro offerte verranno poi sistemate in un cartellone su cui è stato disegnato un grande pane.



2ª proposta

Obiettivo: Far sapere ai ragazzi che il Signore ci vuole tutti al suo banchetto Eucaristico.


Ora presentiamo ai ragazzi il banchetto con il quale Gesù ha istituito l‘Eucaristia. Prepariamo i ragazzi spiegando loro che Gesù quel giorno ci voleva tutti insieme, senza che nessuno fosse escluso.

Dopo avere letto in un clima di raccoglimento e di preghiera il brano dell’istituzione dell’Eucaristia, chiediamo ai ragazzi di immaginare di essere seduti alla tavola con Gesù e di avere seduta accanto a loro una persona che sentono lontana, con la quale hanno delle difficoltà di rapporto.

Al termine della preghiera consegniamo ai ragazzi un cartoncino sul quale abbiamo disegnato una sedia. Su di esso ciascuno potrà scrivere il nome della persona che ha immaginato di avere seduta accanto. Tutte queste sedie, e altrettante con i loro nomi, verranno poste intorno al pane della riunione precedente, in modo da simboleggiare noi e le persone che stanno intorno a noi sedute al tavolo del banchetto del Signore.

PROPOSTE DI ATTIVITÁ PER I C.14 (14-17 anni)

1ª proposta: Il mondo fa festa così…


Obiettivo: Scopo dell’incontro è raccogliere dall’esperienza e dalle opinioni di ognuno la tipologia di “FESTA” che ci presenta il mondo di oggi (in particolare dai mass-media e dalla pubblicità).

Per questo incontro è utile fare ricorso a giornali, riviste, collegamenti in internet… Tutti questi mezzi serviranno ai ragazzi per individuare come il mondo è solito presentare il fare festa. Al termine è importante fissare su un cartellone (o comunque per iscritto) gli elementi irrinunciabili e gli atteggiamenti principali che costruiscono la trama della “festa” proposta dai mass-media.

Cosa c’è nel banchetto che ha istituito Gesù, la Messa, di comune e di diverso rispetto a quei tipi di feste?

Gesù ha istituito la Messa facendo leva anche sul bisogno umano di celebrare degli avvenimenti importanti attorno a una tavola, condividendo, assieme al cibo, le parole, la gioia, il piacere di essere insieme. Questi elementi costituiscono la spina dorsale di qualsiasi banchetto. Dire no alla Messa è, in un certo senso, dire di no a un Dio che vuole festeggiare con noi l’alleanza eterna che Gesù, suo figlio, è venuto a stringere con l’uomo.

L’ultimo segno di questa riunione può essere la consegna da parte del Responsabile di un “invito” al banchetto della Domenica seguente da parte di Dio per ogni ragazzo (si può renderlo particolarmente attraente secondo la creatività e i mezzi di cui ciascuno dispone, inserire il “menù”, ossia le letture…). Ciascuno si prenderà del tempo per rispondere per iscritto all’invito.


2ª proposta: Fare festa assieme…


Obiettivo: comprendere che la festa fa parte della vita della comunità, contribuisce a renderla unita. Il rito della Messa ci fa entrare in comunione con tutta la comunità cristiana.
Attività: scegliamo di ricreare un momento rituale in cui sia fondamentale la presenza di una comunità riunita. Possiamo festeggiare un compleanno o i passaggi di branca (se le date degli incontri lo rendono possibile). Se non riusciamo a vivere insieme questo momento, portiamo delle foto che ci aiutino a ricordarlo.

Domande di riflessione: Cerco di ricordare le “mie” feste di compleanno. Quali ricordo con più piacere? Quali, invece, mi sono sembrate un po’ insulse? Come sarebbe il mio compleanno se nessuno lo festeggiasse con me? Se non ricevessi nessun sms di auguri? Nessun regalo? Come mi sento se i miei amici si attivano per me?

Poi, per analogia: come sarebbe la Messa se fossi da solo? E come cambia se trovo i miei migliori amici o qualcuno con cui condividere questo momento? Pensiamo che tutti i cristiani del mondo si riuniscono la domenica per la Messa… Che effetto ci fa accorgercene?



Spunto di preghiera: diciamo insieme una preghiera scelta insieme, ma con grande attenzione a recitarla insieme, in modo che ognuno adatti il suo ritmo a quello dell’intera comunità, e che la voce sembri un’unica voce. Se necessario, lo ripetiamo più volte fino ad ottenere un’unica voce.

Segno finale: chiediamo ai ragazzi stessi di trovare assieme un rito di comunità, da ripetere ad ogni riunione (es: un momento convivale, una preghiera, o anche lo spegnimento del cellulare tutti insieme dopo avere pronunciato una formula “magica”…).

Elisabetta Menegatti e Andrea Beghetto – Padova: elimenegatti@yahoo.it

Nicola Pirastu – Cagliari10

PROPOSTE DI ATTIVITÁ PER I pre-T (18-23 anni)

Il cammino dei pre-T fa come sempre riferimento alla lettura e all’approfondimento in comune dell’editoriale di p. Gabriele Semino. Possono essere d’aiuto anche i testi di pagina 7 e 8 e il dialogo proposto nella prima pagina delle attività di branca. La riflessione potrà essere ulteriormente arricchita dalla lettura, preghiera e condivisione del testo che segue a pag.18, L’Eucaristia domenicale, all’interno della rubrica “L’immagine mi parla”.

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L’EUCARESTIA DOMENICALE

Ascolta la Parola
Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. […] Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”

(Lc 22, 14 – 20)



Ricorda la storia
L’Ultima Cena di Andrea Del Castagno, è un affresco dipinto tra il 1445 e il 1450 nel Refettorio del Convento di Sant’Apollonia, a Firenze.

L’episodio racconta l’ultima cena di Cristo con gli apostoli, intervenendo in maniera singolare sull’iconografia classica e applicando in maniera molto decisa la prospettiva.





Leggi l’immagine
La scena ci viene proposta all’interno di un architettura ben strutturata, inserita su una stanza a cui manca la quarta parete, il che ci permette di entrare nella storia.
Le pareti sono decorate da suggestivi marmi policromi, che catturano per la precisione e la verosimiglianza, e la restante architettura (soffitto, colonne, pavimentazione), rivela tutta l’abilità dell’artista nell’applicazione della neonata scienza della prospettiva.
Questo ci permette di focalizzare subito la nostra attenzione oltre che sulla maestria del pittore, sulla scena principale che si sta svolgendo, interpretata in modo molto imponente, grazie alla rigorosità geometrica.
La luce come sempre ha un ruolo fondamentale e in questo caso vuole dare forma e sostanza ai colori rappresentati, soprattutto nelle vesti dei protagonisti.
Ogni figura è assorta nella sua monumentalità, il pittore realizza i personaggi quasi come fossero delle statue, ma con ciò non dimostra drammaticità nella scena, vuole solo darle solennità e importanza.

A primo avviso, la posizione di Giuda – il personaggio raffigurato da solo, ad un lato del tavolo - può sembrarci singolare, mentre è proprio della tradizione fiorentina rappresentarlo isolato dal resto del gruppo: sarà Leonardo, con il suo Cenacolo, a rompere questa tradizione. Il profilo di Giuda ricorda un po’ quello di un satiro, una figura mitologica romana reinterpretata dai primi cristiani come il diavolo.


L' Ultima Cena del Castagno acquistò fama grazie alla rappresentazione di San Giovanni che ci appare quasi appisolato e al “misterioso” triangolo formato da Cristo, Giovanni e l'antagonista Giuda.

Medita l’immagine
In questa particolare rappresentazione dell’ultima cena, ogni personaggio esterna il suo dolore e la sua meraviglia per ciò che sta per accadere. Chi è pensieroso, chi, stanco, si poggia e riposa sul braccio di Cristo, chi discute con il vicino. Chi è distratto, perplesso, confuso…
Qual è la mia reazione? Mi si chiede di partecipare nuovamente a questa cena, in memoria di Lui. Come vivo la mia domenica, partecipo attivamente a questo momento di festa?
Il tavolo non è apparecchiato per mangiare, Cristo è il Pane di cui noi ci nutriremo, si dona a noi sfamandoci e dissetandoci: di cosa ho bisogno io in questo momento? Di cosa ho sete?

1 Rabbi significa “maestro”.

N° 13 – 30 maggio 2009
Movimento Eucaristico Giovanile – via San Saba,17 – 00153 Roma – Tel. e fax 06.64580149

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