Ipoart, l’arte contemporanea e l’epifania dell’anima



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14.11.2018
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ipoART, l’arte contemporanea e l’epifania dell’anima
La mostra dei tredici artisti teramani nella sala dell’IPOGEO, uno spazio ibrido e perciò versatile – agorà, sala convegni, auditorium, spazio espositivo – presenta più di un motivo di interesse sia sul piano strettamente artistico che culturale. “Convenerunt in unum”, si ritrovarono insieme, secondo l’antica tavola, mossi da una comune passione per l’arte, non dall’adesione ad una qualche scelta di indirizzo, alla storica alterità dell’avanguardia, ad un progetto di originale ricerca linguistica. È riduttivo parlare di amicizia? Del caso? Di uno spazio urbano che da decenni li accoglie? Oppure di qualcos’altro? Certamente appare tra le opere un collante in una declinazione semantica importante: “contemporaneo”. Il lemma da anni pone la domanda ormai storica: cos’è il contemporaneo? E le risposte sono quelle della disputa infinita della ricerca filosofica ma il tema, riguardo all’arte, della sua periodicizzazione, è quello più cogente. Secondo una diffuso orientamento storico-critico l’arte contemporanea nasce con le avanguardie, ma c’è chi anche colloca il suo inizio dopo la fine della seconda guerra mondiale, altri ancora pensano alla fine delle ideologie. Certamente la collocazione spazio-temporale è tutta occidentale perciò riduttiva mentre si affacciano e prendono corpo altri scenari d’arte e di cultura con la tumultuosa globalizzazione. Con le opere in mostra nella ipoART il contemporaneo non è dato dal presentismo che tutto azzera nell’hic et nunc, dallo zeitgeist storicista, ma da un robusto aggancio al passato recente, alla tradizione del secolo precedente, tanto che in quasi tutti gli artisti è forte ed esplicita la tentazione del citazionismo, dell’omaggio ai padri, un riappropriarsi di una pluralità di linguaggi e di esperienze. Ed è cosi che dall’astratto all’informale, dalla popart all’assemblaggio polimaterico, dal concettualismo agli “sguardi” della fotografia, si dispiega un mondo che è un tornare al passato e insieme l’affermazione originale di un’interiorità, un mettersi a nudo, inscenando un’epifania dell’anima tale da rendere, si spera, l’esperienza della fruizione un’esperienza che emoziona e arricchisce. Romolo Bosi




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