Istituto Magistrale "Luigi Mercantini"



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Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola. Il dirigente scolastico e i docenti, con le modalità previste dal regolamento di istituto, attivano con gli studenti un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici, di organizzazione della scuola, di criteri di valutazione, di scelta dei libri e del materiale didattico. Lo studente ha, in particolare, diritto di conoscere gli obiettivi e le fasi del curricolo di studio, il percorso per raggiungerli.


  • Lo studente ha diritto ad una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento. Pertanto, il voto attribuito si rende noto agli alunni, con le motivazioni, immediatamente, cioè al termine della verifica per le prove orali ed alla riconsegna dei compiti per le prove scritte. La riconsegna delle prove scritte avverrà entro 20 giorni dalla loro effettuazione.

  • Nei casi in cui una decisione influisca in modo rilevante sull’organizzazione della scuola gli studenti, anche su loro richiesta, possono essere chiamati ad esprimere la loro opinione mediante una consultazione.

  • Gli studenti hanno diritto alla libertà di apprendimento ed esercitano autonomamente il diritto di scelta tra le attività aggiuntive facoltative e tra le curricolari integrative presenti nel P.O.F. Le attività didattiche curricolari ed extracurricolari sono organizzate secondo tempi e modalità che tengono conto dei ritmi di apprendimento e delle esigenze di vita degli studenti.

  • Gli studenti stranieri hanno diritto al rispetto della vita culturale e religiosa della comunità alla quale appartengono. La scuola promuove e favorisce iniziative volte all’accoglienza e alla tutela della loro lingua e cultura e alla realizzazione di attività interculturali.

  • I genitori hanno diritto di conoscere l’offerta formativa e a collaborare alle attività previste nel P.O.F. nei termini consentiti dall’attuale normativa.

  • I genitori hanno diritto di partecipare alle iniziative di incontro scuola-famiglia promosse dall’Istituto e ad essere informati, nell’ambito degli incontri scuola-famiglia, dei risultati delle verifiche disciplinari. Il colloquio con i docenti è garantito sia in orario mattutino sia in orario pomeridiano con due ricevimenti annuali.

  • I genitori hanno diritto di essere tempestivamente informati in merito ad assenze e/o ritardi reiterati o a situazioni di profitto insoddisfacente dei propri figli comunicate a seguito della prima valutazione periodale e della prima valutazione interperiodale.

  • I genitori hanno diritto di esprimere pareri e proposte nelle sedi proprie (consiglio di classe, consiglio di istituto) nel rispetto delle competenze delle altre componenti scolastiche.

  • La scuola, compatibilmente con le risorse disponibili, si impegna a porre progressivamente in essere le condizioni per assicurare:

    • un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona e un servizio educativo-didattico di qualità;

    • offerte formative aggiuntive e integrative, anche mediante il sostegno di iniziative liberamente assunte dagli studenti e dalle loro associazioni;

    • iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio nonché per la prevenzione e il recupero della dispersione scolastica;

    • la salubrità e la sicurezza degli ambienti, che debbono essere adeguati a tutti gli studenti, anche con bisogni educativi speciali;

    • la disponibilità di un’adeguata strumentazione tecnologica;

    • servizi di sostegno e promozione della salute e di assistenza psicologica.

    1. La scuola si impegna a prevenire e controllare fenomeni di bullismo, vandalismo, tentativi di diffusione di sostanze stupefacenti, in collaborazione con le famiglie e le istituzioni territoriali.

    2. La scuola si impegna a contattare la famiglia in caso di problemi relativi a frequenza, puntualità, profitto, comportamento e a difendere la sicurezza dello studente attraverso un’adeguata sorveglianza.

    3. La scuola garantisce e disciplina l’esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti e dei genitori, a livello di classe, di corso e di istituto, nonché l’utilizzo di locali da parte degli studenti, dei genitori e delle associazioni di cui fanno parte.

    Il Dirigente Scolastico assume impegno affinché i diritti degli studenti e dei genitori richiamati nel presente patto siano pienamente garantiti ed è a disposizione delle famiglie previo appuntamento.


    art. 2

    I doveri dello studente



    1. Gli studenti devono essere consapevoli che l’ambiente scolastico è patrimonio proprio e della collettività, in quanto tale essi sono tenuti a utilizzarne rispettosamente le strutture, i macchinari, gli strumenti, i sussidi didattici, gli arredi.

    2. Essi condividono la responsabilità di rendere accogliente e mantenere pulito e decoroso, anche attraverso il proprio abbigliamento, l’ambiente scolastico avendone cura e rispetto come importante fattore di qualità.

    2. bis Gli studenti si impegnano al risarcimento dei danni causati ingiustamente a persone o beni di proprietà pubblica, accettando il principio della solidarietà nel risarcimento, nel caso in cui risulti impossibile l’identificazione del diretto responsabile.

    1. Gli alunni, sempre e comunque, hanno l’obbligo di avere nei confronti di tutto il personale scolastico e dei compagni lo stesso comportamento riguardoso e rispettoso che chiedono per se stessi. In particolare, devono essere rispettosi della dignità e dei valori della persona nel linguaggio e negli atteggiamenti. Saranno puniti con severità tutti gli episodi di violenza lesivi dell’integrità fisica e morale che dovessero verificarsi all'interno della scuola.

    2. Gli studenti hanno l’obbligo della regolare frequenza, dell’assolvimento costante degli impegni di studio al fine di favorire lo svolgimento proficuo delle lezioni e di contribuire al perseguimento del proprio e dell’altrui successo scolastico e formativo.

    3. Gli studenti sono tenuti alla puntualità, al rispetto degli orari d’entrata stabiliti rilevabili col badge, al rispetto delle scadenze e dei tempi preventivati dai docenti per le verifiche e le valutazioni del processo di apprendimento. La presenza a scuola è obbligatoria anche per tutte le attività organizzate e programmate dal consiglio di classe.

    4. Gli alunni devono essere sempre provvisti di badge e di libretto personale, che viene consegnato alla famiglia per le comunicazioni inviate dalla scuola; essi sono altresì tenuti a riportare alle famiglie le comunicazioni disposte dalla scuola oltreché a restituire la ricevuta debitamente controfirmata dai genitori, secondo le modalità e i tempi indicati dal Dirigente Scolastico in ciascuna comunicazione.

    5. Gli alunni assenti sono tenuti ad informarsi su tutto lo svolgimento dell’attività didattica nella giornata, o nelle giornate, di assenza.

    6. Al cambio dell’ora non è permesso uscire dall’aula o sostare nei corridoi. Le porte delle aule devono rimanere aperte; mentre i docenti lasciano puntualmente la classe e con sollecitudine raggiungono l’aula della lezione successiva,

    gli allievi devono osservare un comportamento educato e corretto.

    1. Gli allievi non possono allontanarsi dall’aula senza il permesso del docente che può autorizzare l’uscita, fatte salve particolari esigenze, di un alunno per volta. Comunque, il rientro deve avvenire in tempi rapidi.

    2. Non è consentito uscire dall’Istituto senza autorizzazione.

    3. Gli alunni possono recarsi in biblioteca, in palestra o negli spazi in cui si svolge l’attività di educazione fisica, nei laboratori solo con l'autorizzazione e sotto il controllo di un insegnante che se ne assume la responsabilità. Nessun alunno è autorizzato a recarsi in questi luoghi da solo.

    4. In occasione di uscite o per trasferimenti in biblioteca, nei laboratori, in palestra o negli spazi in cui si svolge l’attività di educazione fisica, gli alunni devono lasciare in ordine il materiale scolastico chiuso nelle borse. La scuola, in ogni caso, non si assume alcuna responsabilità per la custodia di detto materiale né per valori inopinatamente lasciati dagli alunni nelle aule.

    5. Al termine di ogni lezione svolta in un laboratorio in cui sono utilizzati personal computer, gli studenti provvedono allo spegnimento delle macchine da essi utilizzate.

    6. Durante il momento ricreativo di socializzazione, sia nella scuola che nel cortile, sono da evitare tutti gli episodi che possono diventare pericolosi (ad es. spingersi, salire e scendere le scale, etc.): gli alunni dovranno seguire le indicazioni degli insegnanti e dei collaboratori scolastici.

    7. Fatta salva l’autorizzazione rilasciata dal Dirigente Scolastico, è fatto divieto agli studenti di intrattenersi nel cortile con coetanei non iscritti all’Istituto.

    8. Fatta salva l’autorizzazione rilasciata dal Dirigente Scolastico, è fatto divieto agli alunni invitare estranei ed intrattenersi con loro nella scuola.

    9. È vietato l’uso dei telefoni cellulari o di altri dispositivi elettronici. È altresì vietato avvalersi di strumenti elettronici che possono alterare l’esito delle verifiche o che costituiscono elementi di disturbo e di distrazione ( lettori mp3, videogiochi, palmari non finalizzati allo scopo didattico) o di violazione della privacy. La non osservanza del divieto comporta il ritiro momentaneo del dispositivo e la riconsegna dello stesso al genitore. La reiterazione dell’infrazione determina la sospensione dalle lezioni.

    10. È vietato fumare negli spazi interni della scuola. Il divieto di fumo è esteso negli spazi esterni di pertinenza dell’Istituzione scolastica (cortili, ad es.) e alle sigarette elettroniche. Gli inadempienti saranno soggetti alle multe previste dalle norme vigenti.

    11. È vietato introdurre a scuola oggetti o sostanze pericolosi o dannosi.

    12. I servizi igienici vanno utilizzati in modo corretto e devono essere rispettate le più elementari norme di igiene e pulizia.

    13. Nelle aule, nei corridoi e nel cortile sono presenti appositi contenitori per la raccolta dei rifiuti: è necessario utilizzarli correttamente. Gli studenti che non utilizzano tali contenitori sono sottoposti a sanzioni disciplinari. Gli insegnanti ed i collaboratori scolastici segnaleranno in Presidenza i nominativi degli alunni o le classi che non rispettano questa regola.

    14. Gli alunni sono tenuti a rispettare il lavoro e a seguire le indicazioni dei collaboratori scolastici.

    15. Gli studenti hanno il dovere di partecipare alla vita della scuola con spirito democratico, impegnandosi perché sia tutelata la libertà di pensiero e bandita ogni forma di pregiudizio e di violenza. In particolare, hanno il dovere di segnalare situazioni critiche, fenomeni di bullismo/vandalismo che si verificassero nelle classi o nella scuola, aiutare i compagni in difficoltà, collaborare con i rappresentanti di classe, segnalare attraverso appositi moduli eventuali disservizi o reclami, esprimere il proprio parere sulla scuola e gli eventuali suggerimenti anche attraverso la compilazione di questionari di soddisfazione proposti dall’istituto.


    art. 3

    I doveri dei genitori




    1. I genitori devono contribuire a creare un clima di reciproca fiducia e di fattivo sostegno, instaurando un dialogo corretto e costruttivo con i docenti nel rispetto della loro libertà d’insegnamento e della loro competenza valutativa.

    2. I genitori si impegnano a collaborare con la scuola nel far rispettare allo studente l’orario d’ingresso a scuola, nel limitare le uscite anticipate, nel giustificare in modo plausibile le assenze, nell’assicurare la frequenza regolare.

    3. I genitori devono tenersi aggiornati su impegni, scadenze, iniziative scolastiche, controllando costantemente il libretto personale e le comunicazioni scuola-famiglia (circolari cartacee o su web), partecipando con regolarità alle riunioni previste.

    4. I genitori sono tenuti a verificare attraverso un contatto frequente con i docenti che lo studente segua gli impegni di studio e le regole della scuola, prendendo parte attiva e responsabile ad essa.

    5. I genitori hanno l’obbligo di intervenire, con coscienza e responsabilità, rispetto ad eventuali danni provocati dal figlio a carico di persone, arredi, materiale didattico attraverso il risarcimento del danno e l’accettazione del principio di solidarietà nel sostenere le spese necessarie per riparare i danni causati, quando l’autore del fatto dannoso non dovesse essere identificato.

    6. I genitori sono tenuti a segnalare situazioni critiche, fenomeni di bullismo/vandalismo che si verificassero nelle classi o nella scuola.

    7. I genitori devono segnalare attraverso appositi moduli eventuali disservizi o reclami ed esprimere il proprio parere sull’istituto e gli eventuali suggerimenti anche attraverso la compilazione di questionari di soddisfazione consegnati dalla scuola.


    art. 4

    Disciplina



    a) Infrazioni disciplinari
    Costituiscono infrazioni disciplinari:

    1. comportamenti difformi da quelli previsti nell’art. 2 del presente Patto;

    2. comportamenti che ledono i diritti di libertà, integrità fisica e morale dei singoli; in particolare costituiscono mancanze disciplinari molto gravi le varie forme di violenza, le intimidazioni, gli atti di bullismo che saranno puniti con severità ed estremo rigore;

    3. mancare di rispetto alle culture, alle confessioni religiose, ai principi etici e ai valori su cui si basa la convivenza civile e democratica;

    4. fornire notizie non veritiere su sé e su altri;

    5. contraffare firme, cancellare o alterare atti, documenti ufficiali, file da hard disk dell’ Istituto;

    6. arrecare danni a strutture, strumenti, arredi e deturpare l’ambiente scolastico;

    7. il furto di oggetti di proprietà altrui o appartenenti al patrimonio scolastico;

    8. introdurre a scuola oggetti o sostanze pericolosi o dannosi; in particolare costituiscono infrazioni disciplinari molto gravi spacciare e consumare a scuola e in occasione di viaggi di istruzione e/o altre uscite didattiche sostanze stupefacenti o alcolici;

    9. far uso a scuola di strumenti per l’acquisizione di dati audio e video. La videoripresa, se non autorizzata, lede il diritto alla riservatezza di chi viene ripreso e la diffusione delle immagini è passibile di sanzioni penali e pecuniarie che vanno da un importo minimo di 3000 euro ad un massimo di 18000 euro; se si tratta di dati sensibili, la multa va da 5.000 a 30.000 euro;

    10. l’inosservanza di disposizioni in materia di sicurezza e di norme organizzative.


    b) Sanzioni disciplinari e corresponsabilità genitoriali


    1. Le sanzioni disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.

    2. La responsabilità disciplinare è personale. Prima di irrogare la sanzione, l’interessato deve essere invitato ad esporre le proprie ragioni.

    3. Le sanzioni sono temporanee, proporzionate all’infrazione, ispirate al principio di gradualità e alla riparazione del danno.

    4. Allo studente si può offrire la possibilità di convertire l’infrazione in attività a favore della comunità scolastica.

    5. Il Consiglio di Classe adotta le sanzioni e i provvedimenti che prevedono l’allontanamento dalla comunità scolastica.

    6. Le sanzioni che comportano l'allontanamento superiore a quindici giorni e quelle che implicano l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi sono adottate dal Consiglio di Istituto.

    7. Agli alunni che incorrono nelle mancanze disciplinari di cui all’art. 4 del presente Patto sono inflitte, a seconda della gravità e della recidiva così come sono modulate dal Regolamento di Disciplina della scuola, le seguenti sanzioni disciplinari:

    1. ammonizione verbale;

    2. ammonizione scritta;

    3. ammonizione scritta con comunicazione alla famiglia;

    4. sospensione dalle lezioni con obbligo di frequenza;

    5. allontanamento dalla comunità scolastica fino a 15 giorni di lezione (adottata solo dal C. d. C.);

    6. allontanamento dalla comunità scolastica per più di 15 giorni di lezione (adottate solo dal C. d. I.);

    7. allontanamento dalla comunità scolastica fino al termine dell’anno scolastico (adottate solo dal C. d. I.);

    8. esclusione dallo scrutinio finale o non ammissione all’Esame di Stato (adottate solo dal C. d. I.).

    • Le mancanze commesse durante le sessioni d’esame sono punite dalle rispettive commissioni.

    • Nei periodi di allontanamento, in coordinamento con la famiglia e, ove necessario con i servizi sociali e l’autorità giudiziaria, la scuola promuove un percorso di recupero educativo, finalizzato alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica.

    • I genitori rispondono delle conseguenze pecuniarie connesse alle azioni dei loro figli. In particolare, gli studenti che danneggiano la proprietà pubblica, l'edificio, gli arredi, i sistemi di sicurezza sono tenuti alla riparazione del danno attraverso risarcimento pecuniario. In merito alla diffusione di immagini, nel caso di alunni minorenni la multa grava sui genitori o su coloro che esercitano la potestà genitoriale.


    art. 5

    Procedura di composizione obbligatoria. Avvisi e reclami.


    In caso di parziale o totale inosservanza dei diritti-doveri previsti o implicati nel presente patto si attua la procedura di composizione obbligatoria. La procedura di composizione obbligatoria comprende:

      1. segnalazione di inadempienza, tramite “avviso”, se prodotta dalla scuola, “reclamo” se prodotta dallo studente o dal genitore/affidatario; tanto gli avvisi che i reclami possono essere prodotti in forma orale che scritta;

      2. accertamento; una volta prodotto l’avviso, ovvero il reclamo, ove la fattispecie segnalata non risulti di immediata evidenza, il ricevente è obbligato a esperire ogni necessario accertamento o verifica circa le circostanze segnalate;

      3. ripristino; sulla base degli accertamenti di cui alla precedente lettera “b”, il ricevente, in caso di riscontro positivo, è obbligato ad intraprendere ogni opportuna iniziativa volta ad eliminare o ridurre la situazione di inadempienza e le eventuali conseguenze;

      4. informazione; il ricevente è obbligato ad informare l’emittente tanto sugli esiti degli accertamenti che sulle eventuali misure di ripristino adottate.


    art. 6

    Impugnazioni. Organi di Garanzia




      1. Contro le sanzioni disciplinari è ammesso ricorso, da parte di chiunque vi abbia interesse, entro quindici giorni dalla comunicazione della loro irrogazione, ad un apposito Organo di Garanzia interno alla scuola, istituito e disciplinato dal regolamento specifico di Istituto, che decide nel termine di dieci giorni. Nel caso in cui un componente dell’Organo di Garanzia sia direttamente interessato, viene sostituito con provvedimento del Dirigente Scolastico da un membro della stessa componente scelto all’interno del Consiglio d’Istituto.

      2. L'organo di garanzia di cui al comma 1 decide, su richiesta anche sui conflitti che sorgano all'interno della scuola in merito all'applicazione del presente regolamento.

      3. Il Direttore dell'ufficio scolastico regionale, o un dirigente da questi delegato, decide in via definitiva sui reclami, contro le violazioni del presente regolamento, anche contenute nei regolamenti degli istituti. La decisione è assunta, entro trenta giorni, previo parere vincolante di un organo di garanzia regionale composto da due studenti designati dal coordinamento regionale delle consulte provinciali degli studenti, da tre docenti e da un genitore, designati nell'ambito della comunità scolastica regionale, e presieduto dal Direttore dell'ufficio scolastico regionale o da un suo delegato.

    Grottammare, ____________________

    Letto, approvato, sottoscritto


    Il Dirigente Scolastico _____________________________________
    I Genitori

    il padre________________________________la madre _____________________________


    Lo Studente _______________________________


      1. Patto educativo di corresponsabilità (per le classi intermedie)

    Premesso che:


    • la Scuola è una “comunità educante” il cui progetto educativo e formativo vede coinvolti tutti gli attori della comunità scolastica:

      • gli studenti, centro e movente dell’esistenza dell’istituzione scuola;

      • i genitori, titolari della responsabilità dell’intero progetto di crescita del giovane;

      • la scuola stessa, intesa come organizzazione e corpo docente, che deve realizzare un progetto e una proposta educativa da condividere con gli altri soggetti;

    tutti concorrono con pari dignità e nella diversità dei ruoli al perseguimento di obiettivi comuni quali la formazione culturale e professionale, umana e alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo armonico ed equilibrato delle potenzialità e capacità dello studente, il recupero delle situazioni di svantaggio;

    • la Scuola è una “comunità organizzata”, dotata di risorse umane e immateriali, tempi, organismi, etc., che necessitano di interventi complessi di gestione, ottimizzazione, conservazione, partecipazione e rispetto delle regole contenute nelle carte fondamentali d’Istituto e dei principi sanciti dalla Costituzione, che costituiscono parte integrante del presente impegno congiunto di corresponsabilità;

    Visti:

    • il D.M. n. 5843/A3 del 16 ottobre 2006 “Linee di indirizzo sulla cittadinanza democratica e legalità”

    • i D.P.R. n.249 del 24/6/1998 e D.P.R. n.235 del 21/11/2007 “Regolamento recante lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria”

    • il D.M. n.16 del 5 febbraio 2007 “Linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione del bullismo”

    • il D.M. n.30 del 15 marzo 2007 “Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica, irrogazione di sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori e dei docenti”,

    il Dirigente Scolastico, prof.ssa Rosanna Moretti, in quanto legale rappresentante dell’istituzione scolastica e responsabile gestionale,

    i genitori/affidatari dello studente ______________________________________

    lo studente medesimo, iscritto al _____ anno dell’indirizzo __________________,

    nella consapevolezza che l’interiorizzazione delle regole può avvenire purché se ne condividano i contenuti, ci si impegni a rispettarle e a farle rispettare,

    sottoscrivono il seguente

    PATTO EDUCATIVO DI CORRESPONSABILITÀ

    “finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie” (art. 3 D.P.R. 235/2007).


    Fondamento del Pec è la consapevolezza che i diritti e i doveri sanciti hanno un’unica finalità comune: realizzare con successo la formazione umana, culturale e professionale dello studente. Tale finalità si raggiunge quando tutti i soggetti della comunità scolastica adempiono correttamente ai loro doveri. In quest’ottica, pertanto, non solo l’Istituzione scolastica, che ha il compito di garantire pari opportunità di accesso all’istruzione e alla formazione, ma anche gli studenti e i genitori svolgono un ruolo fondamentale. Gli studenti, in quanto principali destinatari dell’azione educativa, devono maturare la consapevolezza e assumersi la responsabilità delle proprie azioni e scelte; i genitori, ai quali la legge attribuisce in primis il dovere di educare i propri figli, devono rafforzare la convinzione che i loro doveri educativi e le connesse responsabilità non vengono meno per il solo fatto che il minore sia affidato alla vigilanza di altri (Culpa in vigilando dei docenti e Culpa in educando del genitore).
    ARTICOLO 1

    LA SCUOLA SI IMPEGNA A:

    1. realizzare i curricoli e le scelte progettuali, metodologiche e didattiche indicate nel piano dell’offerta formativa (Pof); fornire una formazione culturale e professionale qualificata, aperta alla pluralità delle idee, nel rispetto delle inclinazioni e dell’identità di ciascuno studente;

    2. offrire un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona, garantendo un servizio didattico di qualità in un clima educativo sereno, favorendo il processo di formazione di ciascuno studente, nel rispetto dei suoi ritmi e tempi di apprendimento;

    3. attivare iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio, al fine di favorire il successo formativo e combattere la dispersione scolastica oltre a promuovere il merito e incentivare le situazioni di eccellenza;

    4. favorire la piena integrazione degli studenti con bisogni educativi speciali; promuovere iniziative di accoglienza e integrazione degli studenti stranieri, tutelandone la lingua e la cultura, anche attraverso la realizzazione di iniziative interculturali; stimolare riflessioni e attivare percorsi volti al benessere e alla tutela della salute degli studenti;

    5. garantire la massima trasparenza e tempestività nelle valutazioni e nelle comunicazioni mantenendo un costante rapporto con le famiglie, anche attraverso strumenti tecnologicamente avanzati, nel rispetto della privacy;

    6. promuovere iniziative che favoriscano la partecipazione attiva e responsabile alla vita della comunità scolastica;

    7. garantire pari opportunità e medesimi livelli essenziali del servizio scolastico e delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali degli studenti;

    8. mettere a disposizione del territorio i luoghi per l’esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti e dei genitori per favorire il confronto democratico.

    ARTICOLO 2

    LO STUDENTE SI IMPEGNA A:

    1. prendere coscienza dei propri diritti-doveri rispettando la scuola intesa come insieme di persone, ambienti e attrezzature;

    2. rispettare la puntualità, gli orari d’entrata stabiliti rilevabili col badge;

    3. essere sempre provvisti di badge e di libretto personale, che viene consegnato alla famiglia per le comunicazioni inviate dalla scuola; riportare alle famiglie le comunicazioni disposte dalla scuola oltreché restituire la ricevuta debitamente controfirmata dai genitori, secondo le modalità e i tempi indicati dal Dirigente Scolastico in ciascuna comunicazione;

    4. rispettare le modalità e i tempi programmati e concordati con i docenti per il perseguimento del proprio successo scolastico e formativo, impegnandosi in modo responsabile nell’esecuzione dei compiti richiesti;

    5. informarsi su tutto lo svolgimento dell’attività didattica nella giornata, o nelle giornate, di assenza;

    6. accettare, rispettare e aiutare gli altri, i compagni in difficoltà e i diversi da sé, impegnandosi a comprendere le ragioni dei loro comportamenti e a segnalare situazioni critiche, eventuali fenomeni di bullismo/vandalismo che si verificassero nelle classi o nella scuola;

    7. osservare le disposizioni organizzative e di sicurezza in tutte le attività promosse dalla scuola, in orario scolastico ed extrascolastico;

    8. osservare il divieto dell’uso dei telefoni cellulari o di altri dispositivi elettronici che possono alterare l’esito delle verifiche o che costituiscono elementi di disturbo e distrazione (lettori mp3, videogiochi, palmari non finalizzati allo scopo didattico) o di violazione della privacy (si ricorda che la non osservanza del divieto comporta il ritiro momentaneo del dispositivo e la riconsegna dello stesso al genitore. La reiterazione dell’infrazione determina la sospensione dalle lezioni);

    9. rispettare il divieto di fumare negli spazi interni della scuola e negli spazi esterni di pertinenza dell’Istituzione scolastica (si ricorda che gli inadempienti saranno soggetti alle multe previste dalle norme vigenti);

    10. risarcire i danni causati ingiustamente a persone o beni di proprietà pubblica, accettando il principio della solidarietà nel risarcimento, nel caso in cui risulti impossibile l’identificazione del diretto responsabile.

    ARTICOLO 3

    LA FAMIGLIA SI IMPEGNA A:

    1. valorizzare l’istituzione scolastica, instaurando un positivo clima di dialogo, di fiducia e di fattivo sostegno con i docenti, nel rispetto della loro libertà d’insegnamento e della loro competenza valutativa;

    2. rispettare l’istituzione scolastica, favorendo un’assidua frequenza dei propri figli alle lezioni, partecipando attivamente agli organismi collegiali e controllando quotidianamente le comunicazioni provenienti dalla scuola;

    3. intervenire, con coscienza e responsabilità, rispetto ad eventuali danni provocati dal proprio figlio a carico di persone, arredi, materiale didattico attraverso il risarcimento del danno;

    4. accettare il principio di solidarietà nel sostenere le spese necessarie per riparare i danni causati quando l’autore del fatto dannoso non dovesse essere identificato e in presenza di omertà, di tacito consenso o di tolleranza nei confronti dell’azione colpevole o intenzionale;

    5. segnalare situazioni critiche, eventuali fenomeni di bullismo/vandalismo che si verificassero nelle classi o nella scuola;

    6. discutere, presentare e condividere con i propri figli il patto educativo sottoscritto con l’Istituzione scolastica.

    Letto, approvato, sottoscritto

    Il Dirigente Scolastico _____________________________________


    I Genitori:

    il padre____________________________la madre _________________________


    Lo Studente______________________________

    Grottammare, ____________________



    Capitolo Terzo

    Il regolamento del Consiglio d’Istituto

    Capitolo Primo



    Il diritto all’educazione/istruzione per gli studenti con bisogni educativi speciali (BES)


    1. Direttiva Ministeriale 27/12/2012: strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica



    STRUMENTI D’INTERVENTO PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

    E ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE PER L’INCLUSIONE SCOLASTICA

    Premessa

    I principi che sono alla base del nostro modello di integrazione scolastica - assunto a punto di riferimento per le politiche di inclusione in Europa e non solo - hanno contribuito a fare del sistema di istruzione italiano un luogo di conoscenza, sviluppo e socializzazione per tutti, sottolineandone gli aspetti inclusivi piuttosto che quelli selettivi.

    Forte di questa esperienza, il nostro Paese è ora in grado, passati più di trent’anni dalla legge n.517 del 1977, che diede avvio all’integrazione scolastica, di considerare le criticità emerse e di valutare, con maggiore cognizione, la necessità di ripensare alcuni aspetti dell’intero sistema.

    Gli alunni con disabilità si trovano inseriti all’interno di un contesto sempre più variegato, dove la discriminante tradizionale - alunni con disabilità / alunni senza disabilità - non rispecchia pienamente la complessa realtà delle nostre classi. Anzi, è opportuno assumere un approccio decisamente educativo, per il quale l’identificazione degli alunni con disabilità non avviene sulla base della eventuale certificazione, che certamente mantiene utilità per una serie di benefici e di garanzie, ma allo stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta. A questo riguardo è rilevante l’apporto, anche sul piano culturale, del modello diagnostico ICF (International Classification of Functioning) dell’OMS, che considera la persona nella sua totalità, in una prospettiva bio-psico-sociale. Fondandosi sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, il modello ICF consente di individuare i Bisogni Educativi Speciali (BES) dell’alunno prescindendo da preclusive tipizzazioni.

    In questo senso, ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.

    Va quindi potenziata la cultura dell’inclusione, e ciò anche mediante un approfondimento delle relative competenze degli insegnanti curricolari, finalizzata ad una più stretta interazione tra tutte le componenti della

    comunità educante.

    In tale ottica, assumono un valore strategico i Centri Territoriali di Supporto, che rappresentano l’interfaccia fra l’Amministrazione e le scuole e tra le scuole stesse in relazione ai Bisogni Educativi Speciali. Essi pertanto integrano le proprie funzioni - come già chiarito dal D.M. 12 luglio 2011 per quanto concerne i disturbi specifici di apprendimento - e collaborano con le altre risorse territoriali nella definizione di una rete di supporto al processo di integrazione, con particolare riferimento, secondo la loro originaria vocazione, al potenziamento del contesto scolastico mediante le nuove tecnologie, ma anche offrendo un ausilio ai docenti

    secondo un modello cooperativo di intervento.

    Considerato, pertanto, il ruolo che nel nuovo modello organizzativo dell’integrazione è dato ai Centri Territoriali di Supporto, la presente direttiva definisce nella seconda parte le modalità di organizzazione degli

    stessi, le loro funzioni, nonché la composizione del personale che vi opera.

    Nella prima parte sono fornite indicazioni alle scuole per la presa in carico di alunni e studenti con Bisogni Educativi Speciali.


    1. Bisogni Educativi Speciali (BES)

    L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. Nel variegato panorama delle nostre scuole la complessità delle classi diviene sempre più evidente.

    Quest’area dello svantaggio scolastico, che ricomprende problematiche diverse, viene indicata come area dei Bisogni Educativi Speciali (in altri paesi europei: Special Educational Needs). Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.

    Per “disturbi evolutivi specifici” intendiamo, oltre i disturbi specifici dell’apprendimento, anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, ricomprendendo – per la comune origine nell’età evolutiva – anche quelli dell’attenzione e dell’iperattività, mentre il funzionamento intellettivo limite può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico. Per molti di questi profili i relativi codici nosografici sono ricompresi nelle stesse categorie dei principali Manuali Diagnostici e, in particolare, del manuale diagnostico ICD-10, che include la classificazione internazionale delle malattie e dei

    problemi correlati, stilata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e utilizzata dai Servizi Sociosanitari pubblici italiani.

    Tutte queste differenti problematiche, ricomprese nei disturbi evolutivi specifici, non vengono o possono non

    venir certificate ai sensi della legge 104/92, non dando conseguentemente diritto alle provvidenze ed alle misure previste dalla stessa legge quadro, e tra queste, all’insegnante per il sostegno.

    La legge 170/2010, a tal punto, rappresenta un punto di svolta poiché apre un diverso canale di cura educativa, concretizzando i principi di personalizzazione dei percorsi di studio enunciati nella legge 53/2003, nella prospettiva della “presa in carico” dell’alunno con BES da parte di ciascun docente curricolare e di tutto il team di docenti coinvolto, non solo dall’insegnante per il sostegno.



    1.2 Alunni con disturbi specifici

    Gli alunni con competenze intellettive nella norma o anche elevate, che – per specifici problemi – possono incontrare difficoltà a Scuola, devono essere aiutati a realizzare pienamente le loro potenzialità. Fra essi, alunni e studenti con DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) sono stati oggetto di importanti interventi normativi, che hanno ormai definito un quadro ben strutturato di norme tese ad assicurare il loro diritto allo studio.

    Tuttavia, è bene precisare che alcune tipologie di disturbi, non esplicitati nella legge 170/2010, danno diritto ad usufruire delle stesse misure ivi previste in quanto presentano problematiche specifiche in presenza di competenze intellettive nella norma. Si tratta, in particolare, dei disturbi con specifiche problematiche nell’area del linguaggio (disturbi specifici del linguaggio o – più in generale- presenza di bassa intelligenza verbale associata ad alta intelligenza non verbale) o, al contrario, nelle aree non verbali (come nel caso del disturbo della coordinazione motoria, della disprassia, del disturbo non-verbale o – più in generale - di bassa intelligenza non verbale associata ad alta intelligenza verbale, qualora però queste condizioni compromettano sostanzialmente la realizzazione delle potenzialità dell’alunno) o di altre problematiche severe che possono compromettere il percorso scolastico (come per es. un disturbo dello spettro autistico lieve, qualora non rientri nelle casistiche previste dalla legge 104).

    Un approccio educativo, non meramente clinico – secondo quanto si è accennato in premessa – dovrebbe dar modo di individuare strategie e metodologie di intervento correlate alle esigenze educative speciali, nella prospettiva di una scuola sempre più inclusiva e accogliente, senza bisogno di ulteriori precisazioni di carattere normativo.

    Al riguardo, la legge 53/2003 e la legge 170/2010 costituiscono norme primarie di riferimento cui ispirarsi

    per le iniziative da intraprendere con questi casi.


    1.3 Alunni con deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività

    Un discorso particolare si deve fare a proposito di alunni e studenti con problemi di controllo attentivo e/o dell’attività, spesso definiti con l’acronimo A.D.H.D. (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), corrispondente all’acronimo che si usava per l’Italiano di D.D.A.I. – Deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività.

    L’ADHD si può riscontrare anche spesso associato ad un DSA o ad altre problematiche, ha una causa neurobiologica e genera difficoltà di pianificazione, di apprendimento e di socializzazione con i coetanei. Si è stimato che il disturbo, in forma grave tale da compromettere il percorso scolastico, è presente in circa l’1% della popolazione scolastica, cioè quasi 80.000 alunni (fonte I.S.S).

    Con notevole frequenza l'ADHD è in comorbilità con uno o più disturbi dell’età evolutiva: disturbo oppositivo provocatorio; disturbo della condotta in adolescenza; disturbi specifici dell'apprendimento; disturbi d'ansia; disturbi dell'umore, etc.

    Il percorso migliore per la presa in carico del bambino/ragazzo con ADHD si attua senz’altro quando è presente una sinergia fra famiglia, scuola e clinica. Le informazioni fornite dagli insegnanti hanno una parte importante per il completamento della diagnosi e la collaborazione della scuola è un anello fondamentale nel processo riabilitativo.

    In alcuni casi il quadro clinico particolarmente grave – anche per la comorbilità con altre patologie – richiede l’assegnazione dell’insegnante di sostegno, come previsto dalla legge 104/92. Tuttavia, vi sono moltissimi ragazzi con ADHD che, in ragione della minor gravità del disturbo, non ottengono la certificazione di disabilità, ma hanno pari diritto a veder tutelato il loro successo formativo.

    Vi è quindi la necessità di estendere a tutti gli alunni con bisogni educativi speciali le misure previste dalla Legge 170 per alunni e studenti con disturbi specifici di apprendimento.

    1.4 Funzionamento cognitivo limite

    Anche gli alunni con potenziali intellettivi non ottimali, descritti generalmente con le espressioni di funzionamento cognitivo (intellettivo) limite (o borderline), ma anche con altre espressioni (per es. disturbo

    evolutivo specifico misto, codice F83) e specifiche differenziazioni - qualora non rientrino nelle previsioni

    delle leggi 104 o 170 - richiedono particolare considerazione. Si può stimare che questi casi si aggirino

    intorno al 2,5% dell’intera popolazione scolastica, cioè circa 200.000 alunni.

    Si tratta di bambini o ragazzi il cui QI globale (quoziente intellettivo) risponde a una misura che va dai 70

    agli 85 punti e non presenta elementi di specificità. Per alcuni di loro il ritardo è legato a fattori

    neurobiologici ed è frequentemente in comorbilità con altri disturbi. Per altri, si tratta soltanto di una forma

    lieve di difficoltà tale per cui, se adeguatamente sostenuti e indirizzati verso i percorsi scolastici più consoni

    alle loro caratteristiche, gli interessati potranno avere una vita normale. Gli interventi educativi e didattici

    hanno come sempre ed anche in questi casi un’importanza fondamentale.

    1.5 Adozione di strategie di intervento per i BES

    Dalle considerazioni sopra esposte si evidenzia, in particolare, la necessità di elaborare un percorso

    individualizzato e personalizzato per alunni e studenti con bisogni educativi speciali, anche attraverso la

    redazione di un Piano Didattico Personalizzato, individuale o anche riferito a tutti i bambini della classe con

    BES, ma articolato, che serva come strumento di lavoro in itinere per gli insegnanti ed abbia la funzione di

    documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate.

    Le scuole – con determinazioni assunte dai Consigli di classe, risultanti dall’esame della documentazione

    clinica presentata dalle famiglie e sulla base di considerazioni di carattere psicopedagogico e didattico –

    possono avvalersi per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali degli strumenti compensativi e delle

    misure dispensative previste dalle disposizioni attuative della Legge 170/2010 (DM 5669/2011), meglio

    descritte nelle allegate Linee guida.

    1.6 Formazione

    Si è detto che vi è una sempre maggiore complessità nelle nostre classi, dove si intrecciano i temi della

    disabilità, dei disturbi evolutivi specifici, con le problematiche del disagio sociale e dell’inclusione degli

    alunni stranieri. Per questo è sempre più urgente adottare una didattica che sia ‘denominatore comune’ per

    tutti gli alunni e che non lasci indietro nessuno: una didattica inclusiva più che una didattica speciale.

    Al fine di corrispondere alle esigenze formative che emergono dai nuovi contesti della scuola italiana, alle

    richieste di approfondimento e accrescimento delle competenze degli stessi docenti e dirigenti scolastici, il

    MIUR ha sottoscritto un accordo quadro con le Università presso le quali sono attivati corsi di scienze della

    formazione finalizzato all’attivazione di corsi di perfezionamento professionale e/o master rivolti al

    personale della scuola.

    A partire dall’anno accademico 2011/2012 sono stati attivati 35 corsi/master in “Didattica e psicopedagogia

    dei disturbi specifici di apprendimento” in tutto il territorio nazionale.

    A seguito dei positivi riscontri relativi alla suddetta azione, la Direzione generale per lo Studente,

    l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione d’intesa con la Direzione Generale per il Personale

    scolastico – con la quale ha sottoscritto un’apposita convenzione con alcune università italiane mirata alla

    costituzione di una rete delle facoltà/dipartimenti di scienze della formazione – ha predisposto una ulteriore

    offerta formativa che si attiverà sin dal corrente anno scolastico su alcune specifiche tematiche emergenti in

    tema di disabilità, con corsi/master dedicati alla didattica e psicopedagogia per l’autismo, l’ADHD, le

    disabilità intellettive e i funzionamenti intellettivi limite, l’educazione psicomotoria inclusiva e le disabilità

    sensoriali.

    L’attivazione dei percorsi di alta formazione dovrà contemperare l’esigenza di rispondere al fabbisogno

    rilevato ed a requisiti di carattere tecnico-scientifico da parte delle università che si renderanno disponibili a

    tenere i corsi.

    2. Organizzazione territoriale per l’ottimale realizzazione dell’inclusione scolastica

    2.1 I CTS - Centri Territoriali di Supporto: distribuzione sul territorio

    I Centri Territoriali di Supporto (CTS) sono stati istituiti dagli Uffici Scolastici Regionali in accordo con il

    MIUR mediante il Progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità”. I Centri sono collocati presso scuole polo e la

    loro sede coincide con quella dell’istituzione scolastica che li accoglie.

    È pertanto facoltà degli Uffici Scolastici Regionali integrare o riorganizzare la rete regionale dei CTS, secondo

    eventuali nuove necessità emerse in ordine alla qualità e alla distribuzione del servizio.

    Si ritiene, a questo riguardo, opportuna la presenza di un CTS almeno su un territorio corrispondente ad ogni

    provincia della Regione, fatte salve le aree metropolitane che, per densità di popolazione, possono

    necessitare di uno o più CTS dedicati.

    Un’equa distribuzione sul territorio facilita il fatto che i CTS divengano punti di riferimento per le scuole e

    coordinino le proprie attività con Province, Comuni, Municipi, Servizi Sanitari, Associazioni delle persone

    con disabilità e dei loro familiari, Centri di ricerca, di formazione e di documentazione, anche istituiti dalle

    predette associazioni, nel rispetto di strategie generali eventualmente definite a livello di Ufficio Scolastico

    Regionale e di Ministero centrale. Il coordinamento con il territorio assicura infatti ai CTS una migliore

    efficienza ed efficacia nella gestione delle risorse disponibili e aumenta la capacità complessiva del sistema

    di offrire servizi adeguati. Sarà cura degli Uffici Scolastici Regionali operare il raccordo tra i CTS e i GLIR,

    oltre che raccordare i GLIP con i nuovi organismi previsti nella presente Direttiva.

    Ad un livello territoriale meno esteso, che può coincidere ad esempio con il distretto socio-sanitario, è

    risultato utile individuare altre scuole polo facenti parte di una rete per l’inclusione scolastica.

    Tale esperienza è stata già sperimentata con successo in alcune regioni in cui ai CTS, di livello provinciale,

    sono stati affiancati i CTI-Centri Territoriali per l’Inclusione, di livello distrettuale.

    La creazione di una rete diffusa e ben strutturata tra tutte le scuole ed omogenea nella sua articolazione rende

    concreta la possibilità per i docenti di avere punti di contatto e di riferimento per tutte le problematiche

    inerenti i Bisogni Educativi Speciali.

    A livello di singole scuole, è auspicabile una riflessione interna che, tenendo conto delle risorse presenti,

    individui possibili modelli di relazione con la rete dei CTS e dei CTI, al fine di assicurare la massima

    ricaduta possibile delle azioni di consulenza, formazione, monitoraggio e raccolta di buone pratiche,

    perseguendo l’obiettivo di un sempre maggior coinvolgimento degli insegnanti curricolari, attraverso – ad

    esempio – la costituzione di gruppi di lavoro per l’inclusione scolastica. Occorre in buona sostanza

    pervenire ad un reale coinvolgimento dei Collegi dei Docenti e dei Consigli di Istituto che porti

    all’adozione di una politica (nel senso di “policy”) interna delle scuole per l’inclusione, che assuma una

    reale trasversalità e centralità rispetto al complesso dell’offerta formativa.

    L’organizzazione territoriale per l’inclusione prevede quindi:

    i GLH a livello di singola scuola, eventualmente affiancati da Gruppi di lavoro per l’Inclusione; i

    GLH di rete o distrettuali,

    i Centri Territoriali per l’Inclusione (CTI) a livello di distretto sociosanitario e

    almeno un CTS a livello provinciale.

    Al fine di consentire un’adeguata comunicazione, a livello regionale, delle funzioni, delle attività e della

    collocazione geografica dei CTS, ogni Centro o rete di Centri predispone e aggiorna un proprio sito web, il

    cui link sarà selezionabile anche dal portale dell’Ufficio Scolastico Regionale. Tali link sono inseriti nel

    Portale MIUR dei Centri Territoriali di Supporto: www.istruzione.cts.it

    Sul sito dei CTS si possono prevedere pagine web per ciascun CTI ed eventualmente uno spazio per i GLH

    di rete per favorire lo scambio aggiornato e la conoscenza delle attività del territorio.

    2.1.2 L’équipe di docenti specializzati (docenti curricolari e di sostegno)

    Ferme restando la formazione e le competenze di carattere generale in merito all’inclusione, tanto dei docenti

    per le attività di sostegno quanto per i docenti curricolari, possono essere necessari interventi di esperti che

    offrano soluzioni rapide e concrete per determinate problematiche funzionali. Si fa riferimento anzitutto a

    risorse interne ossia a docenti che nell’ambito della propria esperienza professionale e dei propri studi

    abbiano maturato competenze su tematiche specifiche della disabilità o dei disturbi evolutivi specifici.

    Possono pertanto fare capo ai CTS équipe di docenti specializzati - sia curricolari sia per il sostegno - che

    offrono alle scuole, in ambito provinciale, supporto e consulenza specifica sulla didattica dell’inclusione. La

    presenza di docenti curricolari nell’equipe, così come nei GLH di istituto e di rete costituisce un elemento

    importante nell’ottica di una vera inclusione scolastica.

    Può essere preso ad esempio di tale modello lo Sportello Provinciale Autismo attivato in alcuni CTS, che, in

    collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, con i Centri Territoriali per l’Integrazione e le

    Associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari, valorizzando la professionalità di un gruppo di

    insegnanti esperti e formati, offre ai docenti di quella provincia una serie di servizi di consulenza – da

    realizzarsi anche presso la scuola richiedente - per garantire l’efficacia dell’integrazione scolastica degli

    alunni e degli studenti con autismo.



    2.2. Funzioni dei Centri Territoriali di Supporto

    L’effettiva capacità delle nuove tecnologie di raggiungere obiettivi di miglioramento nel processo di

    apprendimento – insegnamento, sviluppo e socializzazione dipende da una serie di fattori strategici che

    costituiscono alcune funzioni basilari dei Centri Territoriali di Supporto.



    2.2.1 Informazione e formazione

    I CTS informano i docenti, gli alunni, gli studenti e i loro genitori delle risorse tecnologiche disponibili, sia

    gratuite sia commerciali. Per tale scopo, organizzano incontri di presentazione di nuovi ausili, ne danno

    notizia sul sito web oppure direttamente agli insegnanti o alle famiglie che manifestino interesse alle novità

    in materia.

    I CTS organizzano iniziative di formazione sui temi dell’inclusione scolastica e sui BES, nonché nell’ambito

    delle tecnologie per l’integrazione, rivolte al personale scolastico, agli alunni o alle loro famiglie, nei modi e

    nei tempi che ritengano opportuni.

    Al fine di una maggiore efficienza della spesa, i CTS organizzano le iniziative di formazione anche in rete

    con altri Centri Territoriali di Supporto, in collaborazione con altri organismi.

    I CTS valutano e propongono ai propri utenti soluzioni di software freeware a partire da quelli realizzati

    mediante l’Azione 6 del Progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità”



    2.2.2 Consulenza

    Oltre ad una formazione generale sull’uso delle tecnologie per l’integrazione rivolta agli insegnanti, è

    necessario, per realizzare a pieno le potenzialità offerte dalle tecnologie stesse, il contributo di un esperto che

    individui quale sia l’ausilio più appropriato da acquisire, soprattutto per le situazioni più complesse. I CTS

    offrono pertanto consulenza in tale ambito, coadiuvando le scuole nella scelta dell’ausilio e accompagnando

    gli insegnanti nell’acquisizione di competenze o pratiche didattiche che ne rendano efficace l’uso.

    La consulenza offerta dai Centri non riguarda solo l’individuazione dell’ausilio più appropriato per l’alunno,

    ma anche le modalità didattiche da attuare per inserire il percorso di apprendimento dello studente che

    utilizza le tecnologie per l’integrazione nel più ampio ambito delle attività di classe e le modalità di

    collaborazione con la famiglia per facilitare le attività di studio a casa.

    La consulenza si estende gradualmente a tutto l’ambito della disabilità e dei disturbi evolutivi specifici, non

    soltanto alle tematiche connesse all’uso delle nuove tecnologie.



    2.2.3 Gestione degli ausili e comodato d’uso

    I CTS acquistano ausili adeguati alle esigenze territoriali per svolgere le azioni previste nei punti 2.1. e 2.2 e

    per avviare il servizio di comodato d’uso dietro presentazione di un progetto da parte delle scuole. Grazie

    alla loro dotazione, possono consentire, prima dell’acquisto definitivo da parte della scuola o della richiesta

    dell’ausilio al CTS, di provare e di verificare l’efficacia, per un determinato alunno, dell’ausilio stesso.

    Nel caso del comodato d’uso di ausilio di proprietà del CTS, questo deve seguire l’alunno anche se cambia

    scuola nell’ambito della stessa provincia, soprattutto nel passaggio di ciclo. In alcune province, in accordo con

    gli Uffici Scolastici Regionali, alcuni CTS gestiscono l’acquisto degli ausili e la loro distribuzione agli alunni

    sul territorio di riferimento, anche assegnandoli in comodato d’uso.

    I CTS possono definire accordi con le Ausilioteche e/o Centri Ausili presenti sul territorio al fine di una

    condivisa gestione degli ausili in questione, sulla base dell’Accordo quadro con la rete nazionale dei centri di

    consulenza sugli ausili.



    2.2.4 Buone pratiche e attività di ricerca e sperimentazione

    I CTS raccolgono le buone pratiche di inclusione realizzate dalle istituzioni scolastiche e, opportunamente

    documentate, le condividono con le scuole del territorio di riferimento, sia mediante l’attività di

    informazione, anche attraverso il sito internet, sia nella fase di formazione o consulenza. Promuovono inoltre

    ogni iniziativa atta a stimolare la realizzazione di buone pratiche nelle scuole di riferimento, curandone la

    validazione e la successiva diffusione.

    I CTS sono inoltre Centri di attività di ricerca didattica e di sperimentazione di nuovi ausili, hardware o

    software, da realizzare anche mediante la collaborazione con altre scuole o CTS, Università e Centri di

    Ricerca e, in particolare, con l’ITD-CNR di Genova, sulla base di apposita convenzione.

    2.2.5 Piano annuale di intervento

    Per ogni anno scolastico, i CTS, autonomamente o in rete, definiscono il piano annuale di intervento relativo

    ad acquisti e iniziative di formazione. Nel piano, quindi, sono indicati gli acquisti degli ausili necessari, nei

    limiti delle risorse disponibili e a ciò destinate, su richiesta della scuola e assegnati tramite comodato d’uso.

    È opportuno che l’ausilio da acquistare sia individuato da un esperto operatore del CTS, con l’eventuale

    supporto – se necessario - di esperti esterni indipendenti. Periodicamente, insieme ai docenti dell’alunno, è

    verificata l’efficacia dell’ausilio medesimo.

    Sono pianificati anche gli interventi formativi, tenendo conto dei bisogni emergenti dal territorio e delle

    strategie e priorità generali individuate dagli Uffici Scolastici Regionali e dal MIUR.

    2.2.6 Risorse economiche

    Ogni anno il CTS riceve i fondi dal MIUR per le azioni previste ai punti 2.2.1 e 2.2.2 (informazione e

    formazione condotta direttamente dagli operatori e/o esperti), 2.2.3 (acquisti ausili) e per il funzionamento

    del CTS (spese di missione, spese per attività di formazione/autoformazione degli operatori). Altre risorse

    possono essere messe a disposizione dagli Uffici Scolastici Regionali.

    2.2.7 Promozione di intese territoriali per l’inclusione

    I CTS potranno farsi promotori, in rete con le Istituzioni scolastiche, di intese e accordi territoriali con i

    servizi sociosanitari del territorio finalizzati all’elaborazione condivisa di procedure per l’integrazione dei

    servizi in ambito scolastico, l’utilizzo concordato e condiviso di risorse professionali e/o finanziarie e l’avvio

    di progetti finalizzati al miglioramento del livello di inclusività delle scuole e alla prevenzione/contrasto del

    disagio in ambito scolastico



    2.3 Regolamento dei CTS

    Ogni CTS si dota di un proprio regolamento in linea con la presente direttiva.



    2.4 Organizzazione interna dei CTS

    2.4.1 Il Dirigente Scolastico

    I CTS sono incardinati in istituzioni scolastiche, pertanto il Dirigente della scuola ha la responsabilità

    amministrativa per quanto concerne la gestione e l’organizzazione del Centro. Coerentemente con il suo

    profilo professionale il Dirigente ha il compito - possibilmente previa formazione sulle risorse normative,

    materiali ed umane in riferimento ai bisogni educativi speciali - di promuovere i rapporti del CTS con il

    territorio e di garantirne il miglior funzionamento, l’efficienza e l’efficacia.



    2.4.2 Gli Operatori. Équipe di docenti curricolari e di sostegno specializzati

    In ogni CTS dovrebbero essere presenti tre operatori, di cui almeno uno specializzato sui Disturbi Specifici

    di Apprendimento, come previsto dall’art. 8 del Decreto 5669/2011. Si porrà attenzione a che le competenze

    sulle disabilità siano approfondite ed ampie, dalle disabilità intellettive a quelle sensoriali.

    È opportuno individuare gli operatori fra i docenti curricolari e di sostegno, che possono garantire continuità

    di servizio, almeno per tre anni consecutivi.

    Gli operatori possono essere in servizio nelle scuole sede di CTS o in altre scuole, tuttavia anche in questo

    secondo caso deve essere assicurato il regolare funzionamento della struttura.

    Gli operatori sono tenuti a partecipare a momenti formativi in presenza (tale formazione viene riconosciuta a

    tutti gli effetti come servizio) in occasione di eventi organizzati dagli stessi CTS o di iniziative a carattere

    regionale e nazionale rilevanti in tema di inclusione, ma anche on line attraverso il portale nazionale di cui al

    punto 2.4.6.

    Inoltre, sempre nell’ottica di formare e dare strumenti operativi adeguati alle diverse problematiche nonché

    di specializzare i docenti dell’équipe, gli USR provvedono a riservare un adeguato numero di posti per gli

    operatori dei CTS nei corsi/master promossi dal MIUR.

    Nel momento in cui un operatore formato ed esperto modifichi la sede di servizio e non possa pertanto

    svolgere la propria attività nel CTS, verrà sostituito da un altro docente che sarà formato dagli operatori

    presenti e da appositi corsi di formazione, anche in modalità e-learning, che saranno resi disponibili dal

    MIUR e dagli Uffici Scolastici Regionali. La procedura per la sostituzione degli operatori avviene con le

    stesse modalità della selezione del personale comandato. Si istituisce presso ogni Ufficio Scolastico

    Regionale una commissione, all’interno della quale devono essere presenti alcuni operatori CTS.

    2.4.3 Il Comitato Tecnico Scientifico

    I CTS possono dotarsi di un Comitato Tecnico Scientifico al fine di definire le linee generali di intervento -

    nel rispetto delle eventuali priorità assegnate a livello di Ministero e Ufficio Scolastico Regionale - e le

    iniziative da realizzare sul territorio a breve e medio termine.

    Il Comitato Tecnico Scientifico redige il Piano Annuale di Intervento di cui al punto 2.4.

    Fanno parte del Comitato Tecnico Scientifico il Dirigente Scolastico, un rappresentante degli operatori del

    CTS, un rappresentante designato dall’U.S.R., e, ove possibile, un rappresentante dei Servizi Sanitari. È

    auspicabile che partecipino alle riunioni o facciano parte del Comitato anche i referenti CTI, i rappresentanti

    degli Enti Locali, delle Associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari, nonché esperti in

    specifiche tematiche connesse con le tecnologie per l’integrazione.



    2.4.4 Referente regionale dei CTS

    Per ogni regione gli operatori del CTS individuano un referente rappresentante dei CTS a livello regionale.

    Tale rappresentante resta in carica due anni.

    I referenti regionali dei CTS, in collaborazione con il referente per la Disabilità /DSA dell’Ufficio Scolastico

    Regionale – possibilmente individuato tra personale dirigente e ispettivo - hanno compiti di raccordo,

    consulenza e coordinamento delle attività, nonché hanno la funzione di proporre nuove iniziative da attuare a

    livello regionale o da presentare al Coordinamento nazionale di cui al punto successivo.

    2.4.5 Coordinamento nazionale dei CTS

    Presso la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione del

    MIUR è costituito il Coordinamento nazionale dei CTS.

    Lo scopo di tale organismo è garantire il migliore funzionamento della rete nazionale dei CTS. Esso ha

    compiti di consulenza, programmazione e monitoraggio, nel rispetto delle prerogative dell’Amministrazione

    centrale e degli Uffici Scolastici Regionali, comunque rappresentati nel Coordinamento stesso.

    Fanno parte del Coordinamento nazionale:

    - Un rappresentante del MIUR

    - I referenti per la Disabilità/DSA degli Uffici Scolastici Regionali

    - I referenti regionali CTS

    - Un rappresentante del Ministero della Salute

    - Un rappresentante del Ministero delle politiche sociali e del lavoro

    - Eventuali rappresentanti della FISH e della FAND

    - Docenti universitari o esperti nelle tecnologie per l’integrazione.

    Il Coordinamento nazionale si rinnova ogni due anni.

    Il Comitato tecnico è costituito dal rappresentante del MIUR, che lo presiede, e da una rappresentanza di 4

    referenti CTS e 4 referenti per la disabilità/DSA degli Uffici Scolastici Regionali.

    2.4.6 Portale

    Viene predisposto un portale come ambiente di apprendimento–insegnamento e scambio di informazioni e

    consulenza.

    All’interno del portale sono ricompresi i siti Handytecno ed Essediquadro, rispettivamente dedicati agli ausili

    ed al servizio di documentazione dei software didattici.

    È inoltre presente una mappa completa dei CTS e dei CTI, con eventuali siti ad essi collegati.

    Una pagina web è dedicata alle Associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari, completa di

    indirizzi e link ai vari siti, oltre ai link diretti alle sezioni del sito MIUR relative a disabilità e DSA.

    Infine, sono previste le seguenti aree:

    - formazione, con percorsi dedicati alle famiglie ed al personale della scuola, dove trovare video lezioni e

    web conference oltre che materiale didattico in formato digitale;



    - forum per scambi di informazioni tra operatori, famiglie, associazioni, operatori degli altri enti;

    - News per le novità di tutto il territorio nazionale ed europeo, anche in collaborazione con la European



    Agency for special needs education;

    - un’Area Riservata per scambi di consulenze, confronti su problematiche, su modalità operative dove

    trovarsi periodicamente.

    Il portale rispetta i requisiti previsti dalla Legge n. 4/2004 sull’accessibilità dei siti web.



    Roma, 27 dicembre 2012

    IL MINISTRO f.to Francesco Profumo





    1. Raccordo con le istituzioni territoriali
      Principi fondamentali
      Didattica curricolare ed extracurricolare
      Obiettivi e competenze disciplinari
      Istituto tecnico-settore tecnologico
      Griglia di corrispondenza livelli di misurazione/valutazione della condotta biennio e triennio
      Gli allegati capitolo primo
      Doveri del personale amministrativo
      Trasparenza nella didattica
      Indicazioni indicazioni generali
      Parte generale (a cura del coordinatore di classe e del consiglio di classe)
      Decreto di costituzione del gruppo di lavoro d’istituto (g.l.h)
      Articolo 5 interventi didattici individualizzati e personalizzati


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