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ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE S. ILARIO DI POITIERS - PARMA

Teologia Fondamentale prof. Giorgio Schianchi

TERZA LEZIONE 18 febbraio 2008 - BOZZA DELLA SBOBINATURA


(si procede dalla lezione precedente esponendo al 4° e 5° asterisco dallo schema delle dispense.)

Prima di iniziare l’analisi del concetto di rivelazione quale emerge dalle fonti bibliche introduco una pagina intera in riferimento e connessione profonda con la presentazione del primo momento del procedimento teologico che è interrogare la scrittura: le fonti bibliche sono il primo momento del procedimento. In quello schema che vi ho passato sotto il termine di fonti bibliche, sinonimo di kerigma, adoperato nel significato che ha nel testo originale greco. Da κηρύσσω - kērússō - proclamare , annunciare, dire ad alta voce, bandire, promulgare. Termine tecnico già nel senso generale, per indicare qualcosa di ufficiale. Una cosa detta autorevolmente, pubblicamente. Parlare ad alta voce. Verbo usato per indicare il modo di parlare dell’araldo che a nome del signore, del padrone, del re annuncia qualcosa di importanza. Non si dice un opinione, per quanto fine, ma qualcosa di importante per la persona che lo ascolta. Il contenuto della parola di Gesù.


Il kerigma, usato poche volte, è sinonimo di bibbia, sacra scrittura, parola di Dio.

Abbiamo già trattato delle ragioni del primato delle fonti bibliche e della non esclusività

[Asterischi della pagina 1 della dispensa 3]

[Terminavamo col precisare sul 4° e 5° asterisco della dispensa numero 3.]

Ci connettiamo più direttamente, con la nostra dispensa, con l’estrazione, mi si consenta la metafora, dalla miniera della bibbia estraiamo il concetto-categoria di rivelazione. Prima di inoltrarci nell’analisi settoriale, occorre fare delle osservazioni preliminari (sulle prime sorprende) quel che un termine tecnico come rivelazione, per noi nella lingua italiana, non abbia l’analogo nella bibbia o nella storia della teologia successiva. È solo nell’epoca contemporanea che questo termine ha luogo. Ma, chiaramente, il concetto era già presente nel lessico, nei termini, con molte variabili. Non c’è nella bibbia una parola per indicare la complessa e articolata realtà della rivelazione come invece è incluso nel linguaggio contemporaneo. È nella polemica contro l’illuminismo settecentesco che la teologia lo assumerà come termine tecnico.

Quale sarà la nostra metodologia nello studio della rivelazione?

Non si tratta di prendere la bibbia da genesi 1,1 fino all’ apocalisse per cercare la parola rivelazione. La bibbia ha molti termini, molti lemmi e molto lessico per indicare la rivelazione. Procederemo con la nostra analisi avvertiti da questo che è confermato dagli studi linguistici delle due lingue in cui è scritta la bibbia, ebraico, e greco per AT e Settanta, e greco per il vangelo. [Anche se probabilmente almeno un vangelo era stato scritto prima in aramaico (mai pervenuto).]

Bisogna guardare come nei testi originali si parli della realtà di rivelazione. Il nostro approccio sarà di passare attraverso la concettualità biblica. E questa è di una ricchezza strabiliante. Semmai il nostro studio, che iniziamo da Genesi 1, passerà attraverso l’analisi della costellazione (insieme ordinato di termini, concetti, parole) dei termini che useremo per indicare la ricca e poliedrica concettualità biblica sul concetto di rivelazione. Per sintesi faremo degli esempi metodologici di analisi sulla ricca concettualità biblica. Da come cioè dalle varie parti della bibbia si parla con diversi termini, della concettualità di rivelazione. Si badi che per concettualità si intende la realtà complessa costituita da molteplici aspetti (non parliamo di “concetto” che può far intendere un solo aspetto definito)

Quale sarà il nostro approccio? Il modo non è solo di andare a trovare la parola esplicita ma passeremo da un’insieme di termini.

Il modo in cui lo faremo sarà di due tipi (duplice criterio per far emergere la concettualità biblica)



  1. Criterio storico

  2. Criterio letterario

il 4° e 5° paragrafo sono distinti ma concettualmente uniti per chiarezza si distingue.


1° criterio (di ordine storico)

dalla dispensa - testuale - : «Criterio dell’evoluzione storica dell’esperienza religiosa di Israele» (prima), cioè dell’antico testamento. L’esperienza di un popolo, Israele, che come da cronologia (Sussidio della seconda lezione) e come dai dati dell’archeologia biblica, dura 1500-1800 anni: dal sedicesimo al diciottesimo secolo a.C. Il periodo di Abramo gli archeologici biblici lo pongono tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo. L’antico testamento non è meno lungo di quindici secoli dalla venuta di Cristo. Ma accanto all’antico testamento c’è anche il nuovo. Quindi «è anche il criterio dell’evoluzione storica della esperienza religiosa della chiesa primitiva di cui il nuovo testamento è l’attestato e la forma letteraria – come vedrete dai corsi biblici – Cosa si tratta di fare? si tratta di esplicitare quale idea e quale esperienza di rivelazione Israele e la chiesa primitiva fanno nel corso della propria storia e nei modi più diversi che sono attestati nei libri scritti (nel canone cattolico 46 dell’antico testamento e 26 del nuovo testamento.) Attestato storico dell’esperienza religiosa di Israele e della chiesa primitiva. Chiaramente l’esperienza di Israele dura dai 15 ai 18 secoli, il periodo della chiesa primitiva dura dall’inizio alla fine, 70 - 80 anni al massimo.


2° criterio (di ordine letterario)

Si avvicina al criterio della critica letteraria. Qual è il criterio di tipo letterario? È quel criterio per cui suddividiamo l’antico e il nuovo testamento nelle loro unità letterarie. Si intendono sia i singoli libri dei due canoni, sia soprattutto per unità letterarie si intende il raggruppamento di alcuni o diversi libri secondo una somiglianza di genere letterario. Esempio: la bibbia stessa già presenta queste divisioni. per esempio con il pentateuco (cinque libri) , E tutto il resto in 3 grandi settori: storici, profetici, sapienziali. Noi faremo un ulteriore divisione particolarmente studiata dall’esegesi contemporanei: i cosiddetti libri Apocalittici, imparentati per un verso ai libri profetici per altro ai libri sapienziali. È il genere letterario più biblico che ci sia.

Cos’è che giustifica l’uso di questi due criteri? Perché complicarsi la vita un criterio storico e uno letterario? Cos’è che giustifica l’uso necessario di questo duplice criterio per interrogare la bibbia? Le giustificazioni sono due:


  1. Dobbiamo fare quest’analisi di quest’evoluzione dell’esperienza religiosa di Israele e della chiesa primitiva, per la dimensione essenzialmente storica di Israele e della chiesa primitiva. La dimensione storica è una delle espressioni più proprie più caratteristiche, più originali e imprescindibili, dell’identità teologica della rivelazione biblica cristiana1.

Una delle tre divisioni dell’antico testamento è costituita proprio dai libri storici (una quindicina di libri), ma anche il pentateuco è formato da gran parte da racconti storici, e infatti nel canone ebraico2 si intendono questi come libri storici. La bibbia si presenta in grandissima proporzione anche quantitativa numerica, come il racconto di una storia.

  1. Seconda giustificazione dell’uso di un «criterio letterario». Perché la bibbia si presenta come all’interno di queste due esperienze storiche della chiesa degli inizi e di Israele come un insieme di unità letterarie e come redazioni scritte delle principali tradizioni orali. Non entreremo nel merito. Ma la bibbia prima di essere scritta è stata orale e predicata, come proprio le caratteristiche delle culture semitiche e orientali. Ma c’è una connessione perfino nel filone della cultura greca come nelle dottrine non scritte di Platone3 che riteneva che il nocciolo del suo insegnamento non era nello scritto ma nel parlato, nel comunicato orale, come nelle culture antiche. Poi con il rotolo, la carta, con l’invenzione della stampa, con la rivoluzione informatica lo scritto ha prevalso sul parlato. Ma nelle culture antiche la sacralità del parlato era superiore a quella della scrittura. Solo la labilità del parlato fa nascere la scrittura. I primissimi scritti sono del nono secolo prima di Cristo con alle spalle sei secoli di cultura orale. Poi nei secoli successivi vi è una trasformazione nella cultura scritta.

Si ribadisce che la bibbia ha una permanenza in tradizione orale molto più lunga della permanenza degli insegnamenti dei vangeli di 70 80 anni al massimo.
Passiamo alle
Tipologie fondamentali della rivelazione nell’antico testamento

Si intendono le principali caratteristiche affermate dalla rivelazione da queste diverse sezioni e parti dell’antico testamento. Si vedrà dalla dispensa scorrendo le 4 pagine che si è divisa l’analisi in due parti una parte analitica e una parte finale, con grafica diversa, una parte sintetica.

Per il passaggio analitico si passerà dalle unità letterarie; alla fine, dopo l’accumulo delle informazioni, si procederà a un a sintesi per il bisogno di vedere il filo fondamentale di fondo che lega in unità tutte le acquisizioni.

Analogamente si farà per il nuovo testamento. A suo tempo si daranno indicazioni per lo studio della voce sul nuovo testamento di Maggioni4 sul dizionario di teologia biblica, vedremo in seguito. E’ come un poliedro, che ha un gran numero di facce l’analisi delle singole facce dovrà essere accompagnata da una sintesi che mi faccia capire l’unità delle facce con il solido.


Ultima osservazione si presenteranno
Alcuni strumenti: lessici , dizionari e concordanze.







  • Il lessico: Lessico dei termini biblici: Sono consegnate in fotocopia una quindicina di voci. Due dovranno essere portate all’esame. Per termini (corrispondenti anche all’ebraico e al greco) e concetti . Bernard Gillieron lessico dei termini biblici, 1992, €12.39 editrice LDC.

  • Dizionari di teologia biblica. Il dizionario di teologia biblica ha la preoccupazione di delineare il tema, in ordine alfabetico di teologia trattato dalle scritture, e non i termini. Sintesi della concettualità della Bibbia. Esempio si indaga sul tema della rivelazione se ne indicano alcuni aspetti lungo tutto la Bibbia. Si citano per esempio:

  1. Dizionario di teologia biblica Léon Dufour Xavier5 Libri, editore Marietti;

2) Rossano P. - Ravasi G.6 - Girlanda A. - 2001 - San Paolo Edizioni 1732 pagg.

  • Concordanze. Sostanzialmente un dizionario in ordine alfabetico delle parole sia in lingua originale (quelli che usano gli esegeti per i termini ebraici e greci, esistono anche concordanze per la settanta.) Esistono concordanza di parole ma per temi sia per il nuovo che per l’antico testamento, non a livello di lessico quanto per tema. (Per esempio siccome è per tema, non la singola parola, e siccome la parola «rivelazione» non c’è si cercherà «parola di Dio». Sotto ogni parola vengono indicati tutti i passi della bibbia e in cui si usano quelle parole e/o quei temi. Per esempio per l’apocalisse io troverò tutte le parti in cui si trova la parola e ancor di più quel tema.

  • Un ultimo strumento. Dizionario dei concetti biblici del nuovo testamento. Il titolo non rende la specificità dello strumento, sembrerebbe un dizionario di teologia biblica, e in parte lo è. È fatto apposta per chi inizia, spiega È insieme dizionario di teologia biblica e studio del lessico, sia dall’ebraico dell’antico testamento che dal greco della settanta e del nuovo testamento. Il dizionario dice che è per il nuovo testamento perché il grosso dell’analisi è del nuovo testamento che però ha la radice nel vecchio testamento, come chiama Paolo nella lettera ai Romani (dal cap. 9 all’11) “radice santa”7. E uno strumento non per specialisti ma per studi iniziali, si va a temi, e la voce rivelazione è una delle più importanti. Andando in biblioteca si vede come emerge la concettualità, si vede subito la traslitterazione…a rivelazione coincide un elenco di termini che esprimono la parola rivelazione a cominciare da rivelare (v. tr.) = αποφαίνω8 [apofaino]; αποκαλύπτω9 [apokalypto] ;δηλόω10 [deloo]. Questi strumenti, non certo per complicare la vita, sono consigliabili a piccole dosi. I lessici fanno vedere bene come si costruisce un tema. I lemmi, le parole, i termini sono tanti raggi che partono dallo stesso sole. Non può interessare uno solo. Perché la costruzione è a trecentosessanta gradi. La bibbia è uno scritto e in uno scritto una parola è un solo raggio non è tutto il sole. Non c’è una parola che possa esaurire la realtà della rivelazione.




  • Un altro possibile strumento11 elementare ma prezioso sono gli atlanti biblici. Atlanti storici e geografici. Sono stati pubblicati almeno una ventina di atlanti negli ultimi atlanti ritrovabili in biblioteca con diversi approfondimenti. Nel sussidio annesso c’è sia un atlante storico essenziale della cronologia biblica (dove c’è a sinistra la storia biblica e a destra la storia profana per comprendere l’inquadramento storico.)


Analisi del primo libro della bibbia: La genesi

(in premessa è da tener presente che nelle dispense le parole in maiuscolo all’interno dell’analisi indicano graficamente aspetti fondamentali della concettualità biblica, in casi singoli diventano queste parole termini tecnici, specializzati, non tanto in un singolo passo ma successivamente, esempio: creazione, parola, alleanza, alle quali corrispondono parole ebraiche assai specifiche. Tutte sono legate alla concettualità di rivelazione.)

Si parte dall’analisi dal primo libro della bibbia. Per gli ebrei il pentateuco12 è il cuore della storia ebraica. In epoca contemporanea sono libri molto studiati dagli esegeti.

La genesi è di capitale importanza per tutta la bibbia. La nostra mentalità ci porterebbe a pensare, siccome è il primo libro, sia anche quello più antico; invece alcune parti della genesi sono più recenti di altre13. È un testo che ha subito molte modifiche. La storia dell’esegesi sia ebraica che cristiana ha confermato l’importanza della genesi. Sono stati scritte, in quest’ultimi 150 anni, intere biblioteche. Non ci occuperemo di esegesi in questo corso che però verrà presupposta. Ci concentreremo sui contenuti teologici che esprime questo libro nella sua semantica (nel suo significato). Faremo alcune esemplificazioni del lessico a modo di campione per toccare con mano la ricchezza e l’originalità di quel concetto di cui le parole sono espressione. Per la ricchezza dei contenuti teologici espressi nel libro della genesi. Per i riflessi dei contenuti teologici della Genesi ci porterà a fare un esame particolare e applicheremo il procedimento metodologico di cui abbiamo parlato. Il libro della Genesi, lo si divide secondo l’ormai classica divisione dell’esegesi scientifica in tre grandi parti:

(1^) I racconti della creazione. E cioè i capitoli 1 e 2.

(2^) Una seconda parte chiamata dagli esegeti la preistoria biblica. Dal capitolo 3 all’11. Si intende la storia dell’umanità dagli inizi fino alla storia di Abramo.

(3^) Terza parte, dal capitolo 12 alla fine (Cap.50): l’epoca patriarcale. Per patriarchi14 si intendono i personaggi iniziali della storia di Israele, il padre , il figlio , il nipote e uno dei pronipoti: Abramo , Isacco , Giacobbe, Giuseppe (uno dei dodici figli di Giacobbe)15. Come le saghe di tutte le letterature. Questo ci dice che è essenzialmente storico. L’epoca patriarcale è suddivisa in Abramo (12-23), suo figlio Isacco (24-27), suo nipote Giacobbe (28-36) il pronipote Giuseppe (37-50), la storia di Giuseppe16, giusto e venduto dai fratelli, è per tanti versi emblematica perché prefigurazione tipologica della figura di Cristo.

Abbiamo detto che il redattore finale della Genesi ha chiaramente suddiviso i cinquanta capitoli in tre parti. La creazione iniziale, la storia dell’umanità fino alla chiamata di Abramo e l’inizio di Israele. Se si analizzano questi celeberrimi racconti, i più commentati in assoluto, con lo strumento della critica letteraria ci si accorge che l’impianto complessivo, come da redazione finale, risponde all’intento di descrivere una serie successiva di racconti degli inizi. Non di inizi generici ma di precisi inizi. Tre in particolare. Cosa sono i racconti degli inizi? Genealogie. Il libro della genesi è il racconto di tre genealogie. Il confronto comparato di letteratura dei racconti sarebbe utilissimo. Ogni grande letteratura ha un racconto di inizio, per esempio i miti, o le genealogie stesse delle case principesche. Pochi generi letterari sono universali come questi. Tre inizi, tre genealogie; ovvero come sono iniziati:

1) la genealogia dell’universo cosmico In genesi 1 – 2.

2) Una seconda genealogia – (2a) gli inizi dell’umanità nella prima coppia , il primo uomo e la prima donna. La coppia originale. :Adamo17 ed Eva. (2b) la preistoria biblica, la preistoria dell’umanità ha inizi dopo la prima colpa, dopo l’espulsione dall’eden. La storia iniziale dell’umanità, dopo la colpa di Adamo ed Eva dopo l’espulsione dal giardino dell’Eden.



3) gli inizi di Israele come popolo nei suoi capostipiti.

Si pensi il rapporto tra queste tre genealogie come tre cerchi concentrici nel primo quello più esterno è l’universo, il secondo interno è l’umanità, terzo, al centro, Israele. Questo schema ci fa comprendere l’intenzione e lo scopo del racconto. Non un mucchio di sassi… ma i racconti sono rapportati tra loro. Gli inizi dell’universo, gli inizi di quel vertice dell’universo che è l’umanità, uomo e donna vertice della creazione nella bibbia, terzo per esaltare il racconto dell’inizio, i quattro quinti dei racconti della genesi riguarda Israele , in un certo senso ma non in altri, è questa la cosa più importante. Ci si potrebbe chiedere quale sia il senso del racconto degli inizi. In tutte le letterature, basta prendere un manuale di storia comparata delle letterature, basta prendere la Grecia e i grandi miti, in tutte le letterature, la forma letteraria delle genealogie è un vero e proprio genere letterario cioè un modo descrittivo letterario per dare nelle origini descritte la spiegazione giustificativa di una realtà. Giustificativa della sua identità. Proviamo a dirli in termini quasi catechistici, in espressioni sinonime: «una cosa è quella che è, perché ne conosco l’inizio e le origini»: ovvero «io so chi sono perché conosco le mie radici, chi sono mio padre e mia madre perché mie radici», le origini sono le radici di un’identità (si pensi agli alberi genealogici di qualsiasi casa nobile, ognuno si impegna a dire come e da dove viene); le genealogie sono sempre giustificative di un’identità. Gli studiosi di letteratura chiamano questi racconti degli inizi e delle genealogie18 racconti eziologici (dal greco αίτία19, -ας, [aitia]= causa), racconti giustificativi che indicano la causa di una cosa. In che senso racconti eziologici? In questi racconti gli inizi descritti diventano esplicativi in quanto indicano la giustificazione di una realtà affermata. Giustificano nel senso rappresentano in maniera adeguata, la spiegano convincentemente. È così adesso perché qualcosa precedente la spiega. Cosa vogliono spiegare? Vogliono giustificare quest’enormità che si chiama cosmo anche se senza gli strumenti scientifici, il popolo di Israele, appartenendo alle popolazioni semitiche (praticamente gli inventori dell’astronomia) era abile scrutatore fondamentale degli astri e dei moti delle stelle. (Oggi sarebbe un giochino). Non a caso anche sul piano filosofico si sono chiesti da dove derivasse quest’immensità e la regolarità dei cicli astronomici e dei cicli annuali, qual’è la spiegazione proporzionata di questa bellezza, di questa grandezza e armonia? Si tratta di spiegare il perché c’è il mondo, l’umanità, Israele. Certo non ci sarebbe Israele se non ci fosse il mondo in cui vive. Si rende conto, Israele, che viene dopo di un prima e vuole capire il perché. La forma letteraria è del tutto particolare ma è vicino a quello che tenta di fare la filosofia. È poi molto diverso da quando si chiedevano nel 1700 con l’interrogativo, ripreso poi da Heidegger, «perché c’è qualcosa e non piuttosto il nulla?»20. Perché esiste tanta bellezza e tanta immensità e grandezza, perché dentro quest’immensità c’è questo pulviscolo? Cos’è l’uomo21? Tutto mi può piegare ma sono superiore al resto e per quale ragione? e cos’è la mia superiorità di fronte a quest’immensamente piccolo? quale compito quale scopo? L’eziologia vuole trovare la causa la spiegazione adeguata di un fatto: il cosmo, l’umanità, Israele come popolo. Il relatore finale del libro dà questa struttura …un saggio di teologia della realtà e della storia (ma, del resto, la storia fa parte della realtà complessiva), proprio perché esplicativi delle origini di queste realtà: l’universo, l’umanità, Israele. Proprio perché esplicativi di queste realtà questi racconti diventano racconti esemplari e normativi. Spiego questi due aggettivi. C’è in queste origini raccontate qualche cosa che si ripete sempre, che si rinnova ogni volta, a dispetto della loro lontananza, remota e irraggiungibile dall’esperienza attuale nella loro “fattività”, io non c’ero quando Dio lo ha creato, io non c’ero quando Adamo ed Eva sono stati creati, io non c’ero agli inizi di Israele…Ma so! L’ebreo praticante, ortodosso, del 2008 non dice meno di questo di quando lo diceva l’ebreo nei secoli successivi alla nascita di Israele. «Io so cosa diceva Dio quando chiamò Abramo, e nel chiamare Abramo di chiamare me quattromila anni dopo». Ma l’ebreo ortodosso teologo dice:« io lo so cosa aveva in mente dio quattromila ani fa; e c’ero dentro anch’io». « Io non c’ero, ma so cosa aveva in testa Dio quando ha creato le stelle, e quando le ammiro ne sono partecipe». C’è in queste origini l’intento di portare, non nel senso comune, qualcosa che si ripete sempre, C’è qualcosa che riguarda anche me , che si ripete e si rinnova ogni volta, ogni giorno, c’è qualcosa che si rinnova e mi fa capire qualcosa del mistero della creazione, e mi fa capire perché c’è il mondo, l’umanità, Israele. Il senso e il significato di quei racconti ha qualcosa di perennemente attuale. È per questo che i racconti sono esemplari e normativi. Un esempio. Il fatto di essere 3800 anni dopo di Abramo non è un problema , l’importante è che sono nella linea di quella continuità. Non c’ero agli inizi ma so il significato di questa bellezza, grandezza, dell’universo e il mio significato in quest’universo, perché so la causa, la ragione e il motivo di quell’esserci. Perché qualcosa e non piuttosto il nulla diceva Lessing22, ripreso poi da Heidegger23. È da lì che si prende a filosofare: (Il principio di contingenza). La modalità è diversissima lì è un ragionamento metafisico qui è un racconto di un genere letterario proprio. Non sono curiosità bambinesche ma un modo di trovare una risposta proporzionata. È un voler capire. L’Ultimo passo…proprio per questo questi racconti sono racconti simbolici, dal greco σύμβολον24, -ου, [symbolon], riunisce insieme. Non storici , non scientifici nel senso moderno di scienza e storiografia. Leggere l’articolo di Ravasi, dire simbolici non vuol dire irreali, favolistica, non veri, è un genere letterario simbolico nel senso che mi parla di una realtà altra espressa in termini simbolici che mi richiama ad altro, ma il cuoi significato e intento di fondo, il cuoi contenuto essenziale, pur espresso in termini simbolici, mi dice un contenuto che è il cuore della rivelazione stessa: il principio di creazione. Se leggiamo i racconti della letteratura Assiro-Babilonese vediamo la strettissima somiglianza lo schema dei sei giorni. Lo schema letterario dei sei giorni è presa dalla letteratura Assiro-Babilonese. È stato ripreso per portare fuori un contenuto del principio della creazione, lo schema letterario è stato usato come mezzo trasmissivo. Si vedano i racconti di Gilgamesh25. Vediamo i primi due capitoli della genesi 1 e 2 che ci riportano i racconti della creazione. Il secondo, è tutto incentrato sulla creazione dell’uomo e della donna. Si vedrà nei corsi di esegesi che c’è un contenuto straordinario. Il redattore non ha voluto sacrificare nulla. Due racconti sono stati messi insieme perché premeva al redattore di dare completezza al discorso con quel qualcosa che era singolarmente in ciascuno dei due racconti. Da questi due racconti della creazione ricaviamo il primo dato teologico. Emerge la prima categoria teologica di fondamentale importanza, e non si riesce ad esagerare, è la categoria di creazione. Si potrebbe far un confronto in parallelo con la rivoluzione concettuale che l’ebraismo, e poi il cristianesimo che ha ricevuto questa categoria dall’ebraismo, fanno nella cultura occidentale. La creazione come rivelazione26. La prima forma di rivelazione è la stessa creazione. Questa affermazione trapassa diagonalmente tutta la bibbia e costituisce una delle affermazione dottrinale più originale. La grandissima filosofia greca non aveva il concetto biblico di creazione nella sua complessità semantica che esporremo. Vediamo la trafila lessicale e semantica, mezzo e contenuto, che ci porta a questa categoria: la creazione come rivelazione. Come i racconti della bibbia dicono che il cosmo, il genere umano, punta di diamante del cosmo, sono la prima rivelazione di Dio. Nell’ebraismo e nel cristianesimo la creazione è la prima rivelazione di Dio. Definiscono l’universo e l’umanità come il creato ad opera di Dio. Ha un titolo particolare la creazione come prima rivelazione di Dio. Facciamo un elenco di termini, di parole quindi di lessico, espliciteremo la trafila lessicale e semantica di quest’affermazione: perché la creazione è la prima rivelazione di Dio? La risposta che dà il libro della genesi nei due capitoli è questa primissima affermazione: l’universo, il cosmo e l’umanità nelle sue origini, è il detto/fatto di Dio. Il termine ebraico che corrisponde a questa nostra espressione è il termine רבו 27 (=dabar), che vuol dire in ebraico tanto il nostro parola quanto il nostro fatto, azione. Dabar vuol dire sia dire che fare, parola e azione. Corrispondente moltissimo alla forma mentis di un semita, per un greco la differenza è enorme. Le parole vanno espresse con la concretezza del fare. La cultura semita è stata incapace di metafisica. Il lessico ebraico è ricchissimo di poesia, ma è poverissima di lessico in quanto a termini astratti. In poesia è ineguagliabile proprio perché si esprime con il singolo. Prendiamo il sussidio delle dispense “3c” Ci sono due tipi di sottolineature, nella fotocopia del racconto della creazione, i due tipi di sottolineatura , una lineare e una rigettata, indicano (in ebraico sarebbe evidente) un elenco di verbi usati, nei sei giorni della creazione, nel racconto di ciascun giorno sono ripetuti due tipi di verbi, di locuzione (del parlare: dire , parlare, ordinare, comandare, nominare) come insieme dentro lo stesso giorno della creazione ci sono verbi di azione( fare, avvenire , creare) corrispondono questi diversi verbi italiani a diversi verbi in ebraico per dire le due cose. Ma non basta,rileggendo attentamente vedremo che non sono a caso i due gruppi di verbi: Dio disse e avvenne (il verbo essere in ebraico indica l’azione concreta). Dio fece il firmamento28. Dio chiamò, Dio comandò e così avvenne, (vs 14 e 15), dio creò29 (vs 21), Dio disse (vs 2430), Dio fece31 vs 25 Dio disse…facciamo.

Tocchiamo con mano la specificità del modo di dire ebraico, sono strettamente connessi i verbi di locuzione e di azione. Sono profondamente intrecciati i verbi del dire e del fare. Altro passo. Non c’è in Genesi 1 ma c’è in altri passi della bibbia: tra i diversi termini c’è ne uno che secondo gli esperti della lingua ebraica esprima questa connessione tra parola e fatto , parlare e agire, intenzione ed efficacia ed è il sostantivo רבו (=DaBaR), che significa tanto quello che intendiamo con il termine “parola” quanto il nostro “agire”, “fare” , “azione”. In ebraico le radicali sono sempre tre consonanti in traslitterazione. La struttura stessa del racconto della creazione dice il profondo intreccio tra il dire e il fare. Il dire è lo strumento dell’intenzione. La parola è la forma dell’intenzione. Il fare è la concretezza visiva. Proviamo ad andare al di là di queste preziosità filologiche. Come Dio fa le cose? le fa così: Dio dice, nomina, comanda e così le compie, le fa. Si potrebbe anche dire così. Dio fece il mondo dicendolo. Si può dire l’inverso, Il Signore il mondo lo dice facendolo. Il mondo è carico cioè di un significato. Il mondo esprime un senso un valore un significato in quanto le pensa sensate, Dio le cose le fa, le realizza, le rende efficaci ed operative. Lo troveremo nel salmo 1832. I cieli immensi narrano la gloria di Dio e il firmamento proclama l’opera delle sue mani. C’è un termine kabod33, δόξα [doxa], gloria, si esplicita questo concetto partendo da questo. Il creato è la prima DaBaR, parola, fatto di Dio. Parola di YHWH è proprio dabar, debarim i dieci comandamenti. Cosmo e umanità sono la prima parola azione di Dio un fatto , una realtà misurabile da me e che è carica di un senso.

2°) Seconda affermazione: Non solo l’universo creato è il Dabar di Dio ma l’universo è “tob”. Cos’è il “tob”34? Prendiamo in mano il racconto della creazione. In quasi tutti i giorni del racconto torna questa parola. Il termine ebraico “tob” è più ricco della parola italiana “buono”, si avvicina molto al nostro concetto di perfetto. In Ebraico “tob” vuol dire “buono” ma non meno vuol dire “bello”, e anche “utile”, “giovevole”, “efficace”, “giusto”. È il nostro concetto di perfetto, il concetto di kalos35 kai agathos (che in greco antico significa bello e buono36),”. Cos’è una cosa perfetta? È una sintesi di idealità. E Dio vide, che ciò era buono. Il biblista Ravasi dice che è anche uno dei termini chiave dell’estetica ebraica. I semiti avevano un senso altissimo della bellezza. Questo termine nella sua complessità semantica indica una sorta di compiacimento di Dio con se stesso. E Dio vide che ciò che aveva fatto era buono, e nell’ultimo giorno dirà che era molto buono. Dio ha fatto le cose perfette. Le ha caricate le cose di una perfezione. Anticipando quel che diremo del termine “Kabod”, la perfezione dell’opera è il riflesso della perfezione dell’artefice. Il creato è il riflesso del creatore, “Kabod”, splendore luminoso. Il creato e l’umanità è espressione di perfezione, anche dopo la colpa, anche dopo l’esordio del male nel mondo. Basta pensare al racconto dell’arcobaleno dopo il diluvio universale, forma simbolica dell’alleanza. L’universo creato è il “tob”: la cosa perfetta creata da Dio e che è il riflesso luminoso di chi l’ ha creato.

Terza affermazione. Anch’essa molto ricca. La sesta opera, l’ultima della creazione. L’uomo e la donna. La sesta opera, quella che chiude l’elenco, come la cosa più importante, che costituisce il molto buono. Tutto è buono ma solo dell’ultima si dice il superlativo. «L’esegeta (con una battuta goliardica) dice che è durato poco l’entusiasmo del buon Dio perché il giorno dopo si è già pentito.». Adamo in ebraico vuol dire dalla terra.

3°) La creazione dell’uomo e della donna sono il molto buono della creazione, il vertice e il compimento superperfetto di quello che era già perfetto. La perfezione conclusiva del creato, con altra immagine, la punta di diamante di tutta la creazione. E lo si capisce dalle affermazioni. Tutto è buono ma l’eccellenza sono l’uomo e la donna, ossia l’umanità. Ma si dice che l’uomo e la donna, e solo di queste creature e non delle altre, sono questi a immagine e somiglianza di Dio. Demut e Selen in ebraico. Al di là della complessità, si nota l’arditezza di affermare che l’ultima creatura sono ad immagine e somiglianza di chi l’ ha creata. Nel secondo racconto si dice che l’uomo dà il nome agli animali e ha nell’eden, il giardino, il paradiso, l’uomo è fatto custode e coltivatore, non padrone assoluto. Dare il nome nella cultura semitica vuol dire avere un potere su, ovvero essere superiore a... Dare il nome indica superiorità e responsabilità. Lo vedremo anche in un altro passo particolare. In ebraico sapere il nome di qualcuno ha un significato particolare per esempio nell’esodo quando il faraone ti chiederà chi ti manda tu gli dirai il nome mio. Elohim (אֱלוֹהִים , אלהים) era già conosciuto ma YHWH si sa solo per rivelazione che vuol dire «sono colui che sono», «sono colui che sarò presente»; il verbo essere indica in ebraico efficacia: «sono colui che sarò presente al tuo fianco.» non solo nell’esodo dall’Egitto ma in tutta la sua storia… Dunque l’uomo e la dona sono il molto buono perché sono ad immagine e somiglianza, perché da Adamo il nome agli animali e perché è il principio ordinatore In quel disegno originario l’uomo è il principio ordinatore, il custode, il coltivatore (colui che mette ordine e riduce ad armonia). Ma questo si può dire se è unica creatura: non le altre. Si capisce perché è la creatura più che perfetta della creazione.

3b) In due altre manifestazioni si rileva che l’uomo e la donna sono a immagine e somiglianza di Dio. Nella diversità e nella complementarietà, nella ricchezza reciproca e uguale dignità, la famosa costola sta proprio nell’esaltazione dell’uguaglianza perché l’uno tratto dall’altro. Ultima la procreazione della vita, la generazione della vita. Un titolo particolare fa l’uomo e la donna ad immagine e somiglianza di dio. Procreare etimologicamente significa proprio creare pro, al posto di. Generare è creare per mandato di Dio quasi al suo posto. Non c’è parola più biblica di procreazione. Generare dice il dato di fatto , il sinonimo procreare dice altro. È nel procreare che l’uomo e la dona sono ad immagine e somiglianza di Dio. È quello che rappresenta la procreazione cosciente, i legami familiari e filiali… non a caso il peccato originale comprometterà la sacralità di legami familiari. Il primo delitto dell’umanità sarà un fratricidio. Si rompe un’armonia iniziale come espressione dell’immagine e somiglianza di DIo. La radice di tutto è nel “tob”. La perfezione dell’opera che è riflesso della perfezione di Dio. Mettendo insieme queste affermazioni si tocca con mano lessicalmente e in maniera simbolica come si arriva all’affermazione semantica enorme che rivoluzione tanti patrimoni dottrinali. Il confronto con altre letterature si vede che il mondo è originato dalla forza del male, mentre nella bibbia tutto è “tob”.



1 Digressione di don Giorgio Schianchi: Dopo venti secoli di analisi teologica del cristianesimo a noi che viviamo in questo linguaggio e in questa forma mentis, può sembrare scontato, ma chi leggendo o studiando la storia comparata delle religioni si vedrebbe invece la differenza tra il cristianesimo e le grandi religiose asiatiche. Dopo Un confronto con buddismo indiano, scintoismo giapponese, confucianesimo cinese ,ecc… grandi patrimoni religiosi che sono precedenti (anche di molto) e contemporanee all’ebraismo e al cristianesimo, si rileverebbero le differenze con il cristianesimo: la più eclatante sta proprio in questa sua dimensione storica. Il Cristianesimo rivendica la sua dimensione storico/soprannaturale. Infatti, tra tutti, Il prologo di Giovanni è stato scritto contro gli gnostici del tempo che credevano di esaltare l’aspetto soprannaturale disinteressandosi dell’aspetto storico. E il verbo si è fatto carne. Quel carne sta proprio per la dimensione storica. Cristo entra nella dimensione storica. Se Aristotele fosse stato contemporaneo di Cristo non avrebbe obiettato la trinità, la transustanziazione o altri dogmi ecc… ma gli avrebbe obiettato altro … si deduce infatti che Dio concepito da Aristotele come causa incausata e motore immobile…non è un Dio che entra nella storia. Dio che diventa uno di noi, non derogando dall’aspetto Divino, ma ha un aspetto pienamente umano di cui la storia è espressione.

2 Tanakh (תנך , TNKh): I libri che compongono l'attuale Tanakh, cioè la cosiddetta “Bibbia ebraica” (termine però improprio in quanto 'Bibbia' è tipicamente cristiano) sono stati composti in un ampio lasso di tempo che va dal X secolo a.C. alla metà del II secolo a.C. Sono scritti in ebraico, con alcune appendici in aramaico in alcuni libri più recenti. La maggior parte di tali testi sono stati caratterizzati da una tradizione orale più o meno prolungata prima che si arrivasse a una vera e propria redazione scritta (per la maggior parte degli oracoli profetici, considerati “con sicurezza” parola di Dio, la stesura scritta deve essere avvenuta in tempi relativamente brevi). In particolare il V secolo a.C., in corrispondenza con il ritorno in Giudea dei deportati ebrei dall'esilio babilonese, si rivelò cruciale per il passaggio dalla fase orale a quella scritta, soprattutto per i 5 testi della Torah (ebraico: תורה) (leggi toràh) o pentateuco e per i libri che descrivevano la storia del popolo d'Israele, i cosiddetti “profeti anteriori”: Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re.

3 La dignità della scrittura (Fedro 275c-275e): «La scrittura, davvero come la pittura, ha qualcosa di terribile (deinon): infatti la sua progenie ci sta davanti come se fosse viva, ma, se le si chiede qualcosa, rimane in un maestoso silenzio. Allo stesso modo fanno i discorsi (logoi): si crederebbe che parlassero, come se pensassero qualcosa, ma se per desiderio di imparare si chiede loro qualcosa di quello che dicono, comunicano una cosa sola e sempre la stessa. E una volta messo per iscritto, ogni discorso circola per le mani di tutti, tanto di chi l'intende quanto di chi non c'entra nulla, né sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato e offeso ingiustamente, ha sempre bisogno dell'aiuto del padre perché non è capace né di difendersi né di aiutarsi da sé.» (275d-e) http://bfp.sp.unipi.it/dida/fedro/ar01s20.html

4 Monsignor Bruno Maggioni, biblista e docente di Introduzione alla Teologia in Università Cattolica. http://www.unicatt.it/CentroPastorale/approfondimenti/default.asp?arg=7

5 Sacerdote, esegeta e professore di Sacra Scrittura, padre Léon - Dufour è stato autore di una ventina di volumi, quasi tutti tradotti in italiano. Tra questi, “Francesco Saverio, itinerario mistico dell’apostolo”, “Un biblista cerca Dio” e il “Dizionario di teologia Biblica”, tradotto in 22 lingue. Quando parlava di se stesso, diceva di essere “un biblista in continua ricerca di Dio e dell’uomo”.

6 Gianfranco Ravasi: Nato nel 1942, sacerdote della Diocesi di Milano dal 1966, è Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, Docente di Esegesi Biblica alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e Membro della Pontificia Commissione Biblica, dal 22 giugno 1995 Pronotario Apostolico. Per gli articoli di Ravasi vai a http://www.novena.it/ravasi/2002/ravasi.htm

7 Rm 11; [13] Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero,
[14] nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni.
[15] Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?
[16] Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami.
[17] Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell'olivo,

8 αποφαίνω [apofaino] (v. tr.); dichiarare; dimostrare; esprimere; manifestare; mettere in luce; rivelare

9 αποκαλύπτω [apokalypto] (v. tr.); palesare; rivelare; scoprire; svelare

10 δηλόω [deloo] (v. tr.); dichiarare; esprimere; manifestare; mostrare; palesare; provare; rivelare

11 C:\Programmi\eMule\Incoming\ISSR_TF3_18_02_08(2)_Schianchi.WMA seconda parte della terza lezione

12 L’insieme dei cinque libretti è il frutto di una costruzione letteraria durata secoli e composta da molte mani. In essa si alternano

A. Le narrazioni· B. Le raccolte di leggi

    A .Le narrazioni Sono composte da cosmogonie, miti delle origini umane, racconti e leggende delle antiche tribù e delle antiche città oppure poemi eroici. Prima ancora della redazione del Pentateuco già circolavano le cosmogonie mesopotamiche e siriache con le avventure di Gilgamesh (scoperte nella biblioteche assire), oppure le imprese di altri eroi del tempo mitico del diluvio come Atrahasis.. Lo scrittore greco Esiodo aveva già composto la sua Teogonia. Nel periodo della formazione finale del Pentateuco, Erodoto va scrivendo le sue storie universali. A differenza di altre, le narrazioni incluse nel Pentateuco ebraico (finanche i miti delle origini dell’umanità) hanno il solo scopo di esaltare l’unicità d’Israele e di conservarne il patrimonio culturale, cultuale e morale.

B. Le raccolte di leggi. All’interno dei cinque libretti vengono raccolte, a volte con ordine altre volte con minore organicità e con ripetizioni, le tradizioni ebraiche: sono norme giuridiche, procedure penali, prescrizioni igieniche, canoni rituali e di culto.



13Ad esempio la parte del capitolo primo, fino al versetto 4a del secondo, è più recente di alcuni secoli dei versetti del secondo capitolo, a partire dal versetto 4b ( cfr. lezioni di antropologia teologica ).



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