Jean Piaget (Neuchatel 1896 – Ginevra 1980)



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24.01.2018
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Jean Piaget (Neuchatel 1896 – Ginevra 1980)


Dopo una specializzazione in scienze naturali, Piaget va a lavorare nel laboratorio di psicologia sperimentale di Binet e successivamente viene chiamato dallo psicologo e pedagogista svizzero Claparede a Ginevra all’Istituto Rousseau, dove svolge ricerche sullo sviluppo infantile.

Piaget è tra i fondatori della psicologia genetica, ambito di studi che indaga lo sviluppo psichico del periodo infantile e adolescenziale con lo scopo di avere una migliore comprensione della mente adulta. A partire da questi interessi arriva a fondare una nuova disciplina che chiama epistemologia genetica, intesa come lo studio delle corrispondenze tra gli stadi di sviluppo del pensiero del bambino e l’affermarsi nel corso della storia di forme di pensiero man mano più evolute. Esiste, dunque, per Piaget un parallelismo tra lo sviluppo del pensiero del bambino e lo sviluppo del pensiero nella storia dell’uomo. I metodi impiegati per tali indagini sono il colloquio clinico (conversazioni con i bambini con cui studia il loro pensiero spontaneo), il metodo critico (conversazioni con cui indaga le modalità con cui risolvono problemi specifici); l’osservazione quasi sperimentale (osservazione sistematica di bambini piccoli effettuata da Piaget in contesti in cui vengono sollecitati con particolari stimoli).


I concetti teorici fondamentali

L’intelligenza come adattamento


Per Piaget l’intelligenza ha una natura biologica ed è una forma di adattamento all’ambiente. Conoscere la natura dell’intelligenza significa saperne individuare l’origine e gli sviluppi. Nel corso delle loro trasformazioni evolutive gli organismi hanno sviluppato determinate caratteristiche con cui riescono a soddisfare i bisogni e ad adattarsi all’ambiente. Tale adattamento avviene anche attraverso il comportamento che, nelle specie più evolute, è guidato dall’intelligenza. L’intelligenza è una forma evoluta e complessa di adattamento, attraverso cui l’uomo conosce l’ambiente e interviene attivamente su di esso per modificarlo. L’adattamento presuppone continui cambiamenti, in quanto l’esperienza pone al bambino che cresce bisogni nuovi da soddisfare e problemi nuovi da risolvere. Per spiegare queste trasformazioni Piaget utilizza i concetti di assimilazione e accomodamento.

L’assimilazione è il processo attraverso cui si ha esperienza del mondo esterno per mezzo di schemi o concetti già in nostro possesso. Per es. il neonato sperimenta il mondo esterno attraverso il riflesso della suzione.

L’accomodamento è la modificazione degli schemi, dei concetti, in base a nuove esperienze che forniscono nuove informazioni. Per es. coordinando il movimento del braccio e lo schema della suzione il neonato impara a portare ripetutamente il dito in bocca realizzando un accomodamento che dà origine a un nuovo schema sensomotorio.

L’adattamento è un equilibrio tra assimilazione e accomodamento: le nuove esperienze producono uno squilibrio (gli schemi posseduti non sono sufficienti a comprendere e agire sulla realtà), che porta poi alla produzione di un nuovo schema che permette di comprendere anche l’esperienza nuova e agire meglio sulla realtà.

Lo sviluppo mentale consiste in una progressiva organizzazione di strategie sempre più complesse che consentono di adattarsi in modo più preciso alla realtà. Piaget individua quattro stadi, considerati come salti di qualità nelle capacità di adattamento alla realtà.


1) Lo stadio sensomotorio (dalla nascita a due anni circa)


L’espressione “sensomotorio” deriva dal fatto che il bambino agisce mediante schemi basati sulla percezione (senso) e sul movimento (motorio).

In questo stadio il bambino progredisce nella costruzione degli schemi (strategie messe in atto dal soggetto per conoscere il mondo e agire su di esso) attraverso processi che Piaget chiama reazioni circolari. La reazione circolare consiste nel ripetere più volte gli schemi, sia quelli innati sia quelli acquisiti. Questo esercizio funzionale consolida e perfeziona gli schemi del bambino (assimilazione), ma produce anche effetti nuovi che determinano l’acquisizione di nuovi schemi (accomodamento).


I. L’esercizio dei riflessi (primo mese di vita e parte del secondo)


Al momento della nascita il neonato esplora il mondo utilizzando i riflessi innati come schemi di assimilazione. Tali comportamenti però non sono del tutto meccanici: la suzione, per esempio, si affina con l’esercizio e il piccolo, dopo una settimana o due, succhia meglio che non i primi giorni. Il neonato succhia qualsiasi cosa gli tocchi le labbra e succhia anche a vuoto, senza che vi sia il capezzolo.

II. Le reazioni circolari primarie (2-4 mesi)


Il lattante inizia a coordinare tra loro più schemi sensomotori, per es. porta il proprio pollice alla bocca (coordina il movimento del braccio con il succhiare, arrivando a produrre un nuovo schema d’azione). Mentre nello stadio dell’esercizio dei riflessi agisce e si perfeziona solamente l’attività di assimilazione, ora la ripetizione e la coordinazione degli schemi produce nuovi effetti interessanti (reazione circolare primaria) e le nuove attività vengono apprese e consolidate (processo di accomodamento). In questa fase le reazioni circolari non sono riferite a oggetti esterni distinti dal proprio corpo e quindi non si può ancora parlare di intenzionalità. Il bambino non distingue il proprio corpo dagli altri e dagli oggetti.

Il bambino è in grado di compiere solo imitazioni sporadiche (per es. il papà emette un suono, come arr, simile a quello emesso spontaneamente da Lorenzo e questi lo imita).


III. Le reazioni circolari secondarie (4-8 mesi)


Il lattante inizia a ripetere le azioni che hanno prodotto risultati interessanti nel mondo esterno. In questa fase il lattante riproduce i risultati interessanti scoperti per caso sul proprio corpo, ora memorizza anche quelli ottenuti agendo sul mondo esterno. Ciò è reso possibile dallo sviluppo della prensione che amplia notevolmente il suo campo d’azione e gli permette di compiere nuove esperienze.

Il lattante comincia a differenziare il proprio corpo dagli oggetti e agisce sulla realtà esterna in vista di uno scopo. Le nuove scoperte avvengono per caso (per es. il bambino sbattendo con le mani sui ninnoli appesi alla carrozzina li fa suonare, allora li guarda sorridendo e ripete più volte l’azione eccitandosi per il movimento e il suono). L’intenzionalità di questi comportamenti non è ancora completa, in quanto il lattante non separa in modo chiaro la causa dall’effetto e anzi è portato a dare alla propria azione un carattere “magico”.

Le esperienze del toccare, afferrare e manipolare rendono possibile una prima nozione di permanenza degli oggetti (se la mamma con il fazzoletto copre un pupazzo, lasciandolo in parte scoperto, un lattante di sette mesi solleva il fazzoletto per giocarci, ma se è interamente coperto, il giocattolo è sparito del tutto).

In questo periodo il lattante riesce a compiere delle imitazioni sistematiche (imitano dapprima i suoni prodotto spontaneamente da loro stessi, poi anche quelli prodotti dall’adulto; lo stesso avviene anche con i gesti, per es. aprire e chiudere le mani).


IV. La coordinazione delle reazioni circolari secondarie (8-12 mesi)


Il lattante impara a coordinare due schemi sensomotori di cui uno funge da mezzo, l’altro da fine. L’azione diviene pienamente intenzionale. Per es. il bambino posa la scatola per prendere un altro oggetto: le due azioni, posare e prendere, sono distinte e la prima è il mezzo che consente l’agire della seconda.

Il bambino comprende che gli oggetti continuano a esistere anche quando non li vede (permanenza dell’oggetto), ma non tiene conto degli spostamenti dell’oggetto, nemmeno se li vede. Per es. il bambino va a cercare nello stesso posto dove lo ha trovato in precedenza, sebbene abbia chiaramente visto il genitore nascondere il giocattolo altrove.



Le capacità imitative si affinano. Inoltre, il bambino riesce a imitare le azioni degli altri anche quando, imitando, non riesce a vedere i propri gesti.

V. Le reazioni circolari terziarie (12-18 mesi)


Il bambino compie una o più azioni con lo scopo di scoprirne l’effetto (sperimentazione attiva). In tal modo progredisce continuamente apprendendo per prove ed errori.

Il bambino comprende che gli oggetti continuano a esistere anche quando non li vede (permanenza dell’oggetto) e tiene conto dei loro spostamenti, se avvengono sotto i suoi occhi. Se il giocattolo viene nascosto mentre non vede, non è capace di cercarlo e rimane sorpreso di non vederlo più.



Il bambino imita sistematicamente gesti per lui nuovi, anche quelli che corrispondono a parti del suo corpo che non riesce a vedere. Per es. il bambino riesce a strofinarsi il ventre se vede il genitore che lo fa.

La comunicazione si è notevolmente affinata: non solo il piccolo indica gli oggetti, ma capisce il gesto di indicare fatto da altre persone. Il bambino usa anche alcune parole primitive (ascoltate dall’adulto oppure inventate).

VI. L’invenzione di mezzi nuovi mediante combinazioni mentali (18-24 mesi)


Il bambino sviluppa il pensiero rappresentativo, cioè si rappresenta mentalmente le azioni da compiere prima di fare qualcosa.

Il pensiero rappresentativo permette al bambino di tenere conto degli spostamenti invisibili degli oggetti e questo consolida l’idea della loro permanenza. A circa due anni il bambino cerca di trovare un giocattolo, anche se è nascosto mentre non lo vede. Il compito non deve essere troppo difficile e deve essere lasciato qualche indizio (per es. l’orso sotto la coperta provoca un rigonfiamento).

Il pensiero rappresentativo rende possibile l’imitazione differita, cioè l’imitazione di azioni a distanza di tempo.

L’intelligenza rappresentativa rende possibile l’uso di simboli (il simbolo è qualcosa che rappresenta un’altra cosa). L’attività simbolica più importante è l’uso del linguaggio in cui le singole parole e la loro combinazione stanno per cose e azioni e permettono di evocare oggetti, persone e azioni che non sono presenti. Un’altra forma simbolica è il disegno, che richiede anche una certa abilità manuale, per cui compare attorno a due anni e mezzo.

La prima attività ludica del periodo sensomotorio è il gioco di esercizio. Il bambino si diverte a ripetere delle azioni per il puro gusto di farle, però mettendosi alla prova e osservando il risultato diventa sempre più abile. Per es. scuote gli oggetti per vedere cosa succede, osserva il movimento delle proprie mani, tocca, mette in bocca gli oggetti e gioca con la propria voce.

Con il pensiero rappresentativo compare il gioco simbolico con cui il bambino imita gli adulti mediante azioni simboliche. Per es. far finta di dormire o di rimboccare le coperte all’orsacchiotto.


2) Lo stadio preoperatorio (da due a sei-sette anni)

Il pensiero rappresentativo ma non reversibile


Piaget chiama il periodo tra i due e sette anni preoperatorio perché il bambino, pur avvalendosi dell’immaginazione, non sa compiere operazioni mentali reversibili. Per es. se si danno a un bambino di quattro anni due piccole palle di plastilina, completamente identiche e una di queste viene plasmata a forma di biscotto, il bambino crede che il biscotto sia più grande della pallina (non riesce a immaginarsi le azioni al contrario, cioè che il biscotto può tornare pallina).

Il pensiero rappresentativo si affina sempre di più: il bambino sa immaginare diverse sequenze di azioni in vista dei propri scopi e risolve problemi sempre più complessi. Il bambino, nel periodo che frequenta la scuola dell’infanzia, sa mettere in ordine gli oggetti, ricorda i luoghi dove riporli, impara molte attività pratiche come le azioni del pasto, svestirsi, vestirsi, lavarsi: procedure che richiedono la memorizzazione e la coordinazione di più movimenti. Inoltre, impara a disegnare, costruisce piccoli oggetti con mattoncini e sa svolgere tanti piccoli lavoretti.

Con l’acquisizione del linguaggio verbale, il bambino potenzia la comunicazione e apprende nuovi concetti.

Il gioco simbolico


Questo stadio si caratterizza per il gioco simbolico con cui il bambino imita le attività degli adulti. Il mondo degli adulti è troppo complesso per il bambino che cerca di adattarlo a se stesso assimilandolo ai propri schemi e ai propri desideri. Oggetti semplici come un pezzo di legno diventano simboli di realtà complesse come un’astronave. A partire dai quattro anni l’imitazione dell’adulto diviene sempre più verosimile, si serve di giocattoli che riproducono il mondo reale in miniatura. Sempre più spesso i bambini giocano insieme interpretando ognuno ruoli diversi (per es. il figlio e la mamma). Il gioco simbolico riveste anche una funzione catartica. Il bambino che gioca con il proprio orso riproduce episodi della propria vita, ma ne rielabora gli aspetti spiacevoli proiettandoli sul pupazzo. può così sgridare l’orso perché ha fatto i capricci e punirlo.

A partire dal gioco simbolico si sviluppa il gioco di costruzione, considerato da Piaget un’attività che fa da tramite tra il gioco fine a se stesso e le attività che hanno uno scopo pratico. Per es. realizzare oggetti con mattoncini, disegnare, lavorare con la creta o preparare con la farina dei biscotti da cuocere al forno. Manipolare la creta è per il bambino piccolo un’attività di puro divertimento, fine a se stessa, quindi un gioco di esercizio. Se però il bambino cerca di realizzare un pupazzo, in modo più o meno realistico, è un gioco di costruzione. Se con i pupazzi mima una scena della mamma che sgrida il bambino, allora diviene un gioco simbolico.


L’egocentrismo


Una caratteristica tipica di questo periodo è l’egocentrismo, che consiste nella difficoltà a valutare oggetti e situazioni dal punto di vista altrui. Il bambino tende a confondere la propria esperienza interiore con il mondo esterno e questo aspetto è detto da Piaget “animismo”, perché il bambino tende a concepire le cose come viventi e dotate di intenzionalità.

La rappresentazione dello spazio


Nei suoi disegni comincia ad avere un’idea dei rapporti topologici (sopra/sotto, avanti/dietro, sinistra/destra), ma non organizza lo spazio secondo i rapporti euclidei, rispettando le reali proporzioni degli oggetti.

La vita sociale e affettiva


Mediante lo scambio verbale con gli adulti, il bambino impara le prime regole morali.

Il bambino non sempre riesce a entrare in sintonia con il proprio interlocutore, a causa del suo linguaggio ancora egocentrico. Secondo Piaget, fino a circa sette anni, i bambini che giocano o lavorano insieme nella stessa stanza parlano contemporaneamente, ognuno per contro proprio, credendo di ascoltare e di capire tutti gli altri. A volte, inoltre, il bambino gioca da sola e accompagna le sue azioni parlando.

Le prime amicizie si sviluppano sulla base di interessi e valori comuni.

3) Lo stadio delle operazioni concrete (da sei-sette a dodici anni)

Il pensiero reversibile


In questo stadio il bambino sa compiere operazioni mentali reversibili. La reversibilità consiste nel mettere in relazione con il pensiero più azioni e ricostruire all’inverso i processi mentali messi in atto. Per es. comprendere che un oggetto, pur cambiando forma, non diventa più grande o più piccolo: se prendiamo due palle di plastilina uguali e trasformiamo una delle due in salsicciotto, il bambino più grande capisce che sono uguali quanto a grandezza perché, riuscendo a compiere operazioni mentali reversibili, ricostruire mentalmente l’azione e capisce che il salsicciotto può essere trasformato nuovamente in palla, per cui sostiene che esso contiene la stessa quantità di plastilina di prima.

La classificazione e la seriazione


Le nuove capacità operative permettono al bambino di compiere più classificazioni contemporaneamente e di variare intenzionalmente il modo di classificare gli oggetti.

La capacità di compiere operazioni mentali reversibili permette al bambino di comprendere l’idea di serie. Per es. il bambino sa mettere in ordine degli oggetti in base a una o più caratteristiche (come costruire una serie con bastoncini di diverse lunghezze).


Le capacità aritmetiche e spaziali


La classificazione e la seriazione sono essenziali per capire il concetto di numero, imparare realmente a contare e compiere le operazioni aritmetiche. Un numero intero, cinque per esempio, è un insieme di unità uguali tra loro, quindi una classe, all’interno della quale rientra qualsiasi cosa che sia 5 (classificazione), come 5 bicchieri, 5 orsi, ecc. Inoltre, cinque rappresenta anche una sequenza ordinata, il quinto di una serie (seriazione). Sebbene il bambino riesca a compiere queste operazioni di classificazioni e seriazioni, tuttavia il suo ragionamento, in questa fase, è ancora di tipo concreto (operazioni concrete): le sue esperienze richiedono la presenza di oggetti materiali (pallini, bastoncini, gettoni, ecc.).

Per quanto riguarda lo spazio, comincia a rappresentare graficamente gli oggetti rispettando le proporzioni.


La vita affettiva e sociale


Il bambino è ora in grado di superare l’egocentrismo della fase precedente e il pensiero reversibile pone le basi del rispetto reciproco.

Il gioco di regole caratterizza questo periodo. È un tipo di gioco in cui i bambini mettono alla prova la propria abilità, seguendo delle regole precise che tutti sono tenuti a rispettare. Chi dimostra maggiore abilità nel gioco risulta vincitore. Per es. nascondino o i giochi da tavolo. Tali attività ludiche sono di natura sociale e richiedono un superamento dell’egocentrismo. Le regole devono essere comprese, condivise e accettate da tutti i ragazzi che partecipano al gioco. I bambini più piccoli hanno difficoltà ad accettare la condivisione delle regole. I bambini di sette anni riescono a rispettare le regole, ma oppongono resistenza se qualcuno propone di modificare il gioco con una regola nuova. I bambini più grandi riescono a capire che una regola del gioco può essere modificata, in quanto non è frutto di una volontà esterna, ma di un accordo tra i giocatori.



Il gioco di regole favorisce la socializzazione tra i bambini e pone le basi della comprensione delle regole morali. Le regole sono valide solo se comprese e accettate da tutti. Per es. se è ritenuto importante essere leali con gli amici, questa regola deve essere rispettata da tutto il gruppo. Le regole non sono più qualcosa di imposto dall’esterno, ma il risultato di un accordo.

La morale, da eteronoma (dipendente dall’autorità dell’adulto), comincia a divenire autonoma (frutto di una regola scelta e condivisa). Questo è ben visibile nel gioco: l’imbroglio è escluso non perché proibito da un’autorità esterna, ma perché viola l’accordo tra i giocatori. Questo non vale solo per il gioco, ma anche per la vita di tutti i giorni: la lealtà agli accordi e alle regole condivise diviene un valore primario nell’ambito dell’amicizia. Le basi di ciò che è giusto cominciano a trovare il proprio fondamento nella cooperazione fra bambini e nel rispetto reciproco, in tal modo nessuno è escluso dai diritti comuni e a tutti sono riconosciuti i propri meriti.

4) Lo stadio delle operazioni formali (da dodici anni in poi)

Il pensiero astratto


Nello stadio delle operazioni formali il pensiero diviene astratto, il ragionamento si basa su ipotesi, cioè sull’enunciazione puramente verbale dei problemi. Per es. prendiamo un problema di questo tipo: “Elena ha i capelli più scuri di Lucia. Elena ha i capelli più chiari di Susanna. Quale delle tre ha i capelli più scuri?”. Questo problema è posto in termini puramente verbali, quindi in modo astratto, e per essere risolto è richiesta la capacità di ragionare in termini ipotetici, come solo i ragazzi da dodici anni in su riescono a fare (pensiero astratto o formale). Le loro conclusioni sono valide indipendentemente dalla verità di fatto: può non esistere nessuna Elena con i capelli più scuri di Lucia. Se però accettiamo l’ipotesi della domanda, la conclusione che se ne trae, Susanna è la più scura, è comunque vera. Il pensiero formale apre la strada all’acquisizione delle nozioni complesse della scienza e porta anche all’apertura mentale necessaria per interessarsi ai fenomeni sociali, politici, spirituali e a comprendere il valore delle produzioni artistiche.

La vita affettiva e sociale


I progressi realizzati nel pensiero comportano trasformazioni della personalità dell’adolescente che comincia a riflettere sul proprio futuro, sui valori e le tradizioni della propria cultura. L’adolescente comincia a sentirsi alla pari con gli adulti e nel contempo si sente diverso, capace di avere proprie idee e desideroso di realizzare propri progetti. La vita affettiva dell’adolescenza si afferma con una duplice conquista: la realizzazione di una personalità propria, diversa da quella degli altri, e l’inserimento nella società adulta.




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