Jiddu Krishnamurti



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Jiddu Krishnamurti

Sull’amore e la solitudine


Titolo originale dell’opera: ON LOVE AND LONELINESS

(Harper San Francisco)

Traduzione di GIAMPAOLO FIORENTINI

ROMA ASTROLABIO MCMXCVI

© 1993, Krishnamurti Foundation Trust Limited

and Krishnamurti Foundation of America

© 1996, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma
Indice


Sull’amore e la solitudine 1

Prefazione 2

Madras, 16 dicembre 1972 2

Brockwood Park, 11 settembre 1971 5

Agli studenti della scuola del Rajghat, 19 dicembre 1952 9

Bombay, 12 febbraio 1950 12

Ojai, 28 agosto 1949 14

Bombay, 12 marzo 1950 15

New York, 18 giugno 1950 19

Seattle, 6 agosto 1950 23

Madras; 3 febbraio 1952 24

La solitudine – (da “Commentaries on Living First Series”) 27

Dialogo con Maurice Wilkins – Brockwood Park, 12 febbraio 1982 28

New York, 24 aprile 1971 – (da “The Awakening of Intelligence”) 32

Brockwood Park, 30 agosto 1977 35

Saanen, 18 luglio 1978 40

Bombay, 31 gennaio 1982 45

Con i giovani in India – (da “Di fronte alla vita”) 47

Saanen, 18 luglio 1968 – (da “Talks and Dialogues in Saanen”) 50

Saanen, 5 agosto 1962 54

Bombay, 21 febbraio 1965 57

Londra, 17 aprile 1953 60

Saanen, 26 luglio 1973 63

Saanen, 23 luglio 1974 67

Madras, 5 febbraio 1950 71

Fonti 73




Se non avete amore, qualunque cosa facciate, anche se correte dietro a tutti gli dei, se vi impegnate nell’attività sociale, se soccorrete i poveri, entrate in politica, scrivete libri e poesie, sarete sempre uomini morti. Senza amore, i vostri problemi non faranno che aumentare e moltiplicarsi all’infinito. Ma con l’amore, qualunque cosa facciate, non incontrerete rischi, non causerete conflitto. Perché l’amore è l’essenza della virtù.

Bombay, 21 febbraio 1965


Prefazione


Jiddu Krishnamurti è nato in India nel 1895. A tredici anni fu prescelto dalla Società Teosofica, che vide in lui il veicolo del “maestro del mondo” di cui era stato annunciato l’avvento. In breve tempo Krishnamurti si rivelò un insegnante energico, poco incline ai compromessi e difficilmente classificabile, i cui scritti e discorsi non si legavano a nessuna religione specifica e non appartenevano né all’Oriente né all’Occidente, ma erano rivolti al mondo intero. Ripudiando con fermezza l’immagine messianica, nel 1929 sciolse con una decisione sofferta la vasta e ricca organizzazione che gli era stata creata attorno, dichiarando che la verità è “una terra sen­za sentieri” e che non si può raggiungerla attraverso una religione istituzionalizzata, una filosofia o una setta.

Per tutta la vita Krishnamurti rifiutò incessantemente l’immagi­ne del guru che molti cercarono di cucirgli addosso. Continuò ad attrarre grandi folle in tutto il mondo senza avocare mai nessuna autorità per se stesso, senza volere discepoli, e parlando sempre da individuo a individuo. Al cuore del suo messaggio sta l’aver com­preso che non si può produrre nessun vero cambiamento nella so­cietà senza la trasformazione della coscienza individuale. La neces­sità della comprensione individuale e quella degli effetti limitanti e settari dei condizionamenti religiosi e nazionalistici sono i punti sottolineati con più insistenza. Inoltre, Krishnamurti ha sempre indicato l’urgenza dell’apertura di quell’“ampio spazio mentale in cui risiede un’energia inimmaginabile”. Proprio questa è la scaturi­gine della sua creatività e la chiave della capacità di catalizzare un’enorme varietà di persone.

Krishnamurti ha parlato in tutto il mondo fino alla morte, avve­nuta a novant’anni nel 1986. Le sue conferenze, i dialoghi, i diari e le lettere riempiono sessanta volumi e centinaia di cassette. Da questo ampio corpus di insegnamenti è stato estratto il materiale che costituisce i volumi. monografici di questa collana. Ogni libro tratta un argomento particolarmente significativo per la nostra vita.

Madras, 16 dicembre 1972


Parlando insieme di questi problemi, che sono i problemi della nostra vita quotidiana, penso che dobbiamo tener presente che stiamo cercando assieme, che stiamo facendo insieme un viaggio all’interno di problemi esistenziali molto complessi. Per cercare in­sieme deve esserci una certa intensità, una qualità della mente che non è legata a nessun particolare credo o conclusione preconcetta, ma che è disposta a spingersi molto in là, non nel tempo ma in profondità.

Stiamo studiando assieme se sia possibile portare ordine nei no­stri rapporti quotidiani. Tutta la società, infatti, è rapporto. Il rapporto tra voi e me, tra me e un altro, è la struttura stessa della so­cietà. Ovvero, il rapporto è la struttura e la natura della società. La sto mettendo in termini molto, molto semplici. Se non c’è ordine in quel rapporto, e oggi non ce n’è affatto, ogni azione risulta non solo contraddittoria, ma causa di una grande quantità di dolore, danno, confusione e conflitto. È importante, non lasciate parlare soltanto me, condividiamo insieme, perché stiamo facendo un viaggio insieme, forse mano nella mano, con affetto, con stima re­ciproca. Se vi limitate a stare seduti ad ascoltare passivamente delle parole o una conferenza, non potremo fare il viaggio assieme, mano nella mano. Perciò osservate la vostra mente, il vostro rapporto (non importa con chi: vostra moglie, i figli, i vicini, il vostro governo) e guardate se c’è ordine in esso. Perché l’ordine è necessario, la precisione è necessaria. L’ordine è virtù, l’ordine è così scientifico, così puro e completo, e vogliamo scoprire se un tale ordine esiste.

Nessuno può vivere senza rapporti. Potete ritirarvi su una mon­tagna, diventare monaci o sannyasi, vagare da soli nel deserto, ma continuerete a essere in relazione. Non potete eludere questa realtà fondamentale. Non potete esistere nell’isolamento. La mente può pensare di esistere in isolamento, o di creare uno stato di isolamento, ma anche in questo isolamento continuerete a essere in re­lazione. La vita è rapporto, vivere è rapportarsi. Non potremmo vivere se ognuno di noi erigesse attorno a sé un muro e sbirciasse fuori di tanto in tanto. Inconsciamente, profondamente, anche die­tro il muro siamo in relazione. Non penso che abbiamo dato molta attenzione al problema del rapporto. I vostri libri non parlano del rapporto: parlano di Dio, di pratiche e metodi; parlano di come respirare, dicono di non fare questo o quello, ma mi dicono che il rapporto non è neppure menzionato...

Il rapporto implica responsabilità, esattamente come la libertà. Essere in relazione è vivere, è la vita, è l’esistenza. Se c’è disordine nei nostri rapporti, tutta la nostra società, la nostra cultura si sfascia, ed è appunto ciò che sta accadendo oggi.

Che cos’è dunque l’ordine, che cos’è la libertà e che cos’è il rapporto? Che cos’è il disordine? Quando la mente comprende profondamente, interiormente, cosa crea il disordine, da questa in­tuizione, da questa consapevolezza, da questa osservazione si produce naturalmente l’ordine. Non si tratta di tracciare un modello precostituito di ordine, un’idea a cui tutti siamo stati educati, un modello presentato dalle religioni e dalle culture che ci dice che cosa l’ordine è o dovrebbe essere. La mente ha cercato di adeguarsi a un ordine, che fosse culturale, sociale, legale o religioso; ha cercato di adeguarsi ai modelli stabiliti dalla società, dai politici e dagli educatori. Per me questo non è ordine, perché implica conformismo, e dove c’è conformismo c’è disordine. Dove c’è ac­cettazione di un’autorità, c’è disordine. Dove c’è contrapposizione, competizione con gli altri, paragone con gli altri, c’è disordine. Vi spiegherò perché.

Perché la vostra mente si adegua? Ve lo siete mai chiesti? Siete consapevoli di adeguarvi a un modello? Non importa quale modello, se l’avete scelto voi o se vi è stato imposto. Perché ci adeguia­mo continuamente? Dove c’è conformismo non può esserci libertà, è ovvio. Eppure la mente è sempre alla ricerca della libertà; più è intelligente, sveglia e consapevole, maggiore è la domanda di li­bertà. Invece si adegua, imita; perché nel conformismo, nell’ade­sione a un modello, c’è più sicurezza. È evidente. Tutti i vostri comportamenti sociali derivano dall’idea che adeguarsi è meglio. Anche se avete studiato all’estero, se siete importanti scienziati o uomini politici, avete una maledetta paura che, se non frequentate il tempio o non vi comportate come vi è stato insegnato, vi capiterà qualcosa di male. E così, vi adeguate. Che cosa avviene nella mente conformista? Sforzatevi di osservarlo. Che cosa accade alla vostra mente quando vi adeguate? Per prima cosa c’è il totale di­niego della libertà, il totale diniego del modo di percepire, il totale diniego della ricerca personale. Nel conformismo c’è paura, giu­sto? Sin dall’infanzia la mente è stata educata all’imitazione, ad adeguarsi ai modelli stabiliti dalla società: dare gli esami, laurearsi, se siete fortunati trovare un lavoro, sposarvi, ed ecco fatto. Accettate questo modello, perché non uniformarvi vi fa paura.

Così, dentro di voi avete negato la libertà, dentro avete paura, dentro sentite di non essere liberi di cercare, di investigare, di in­terrogare. E ciò crea disordine nei nostri rapporti. Stiamo cercan­do di scendere in profondità dentro questo fenomeno, di averne una genuina comprensione, di vederne la verità. È la percezione della verità che libera la mente, non una pratica o un’indagine, ma la reale percezione che “è così”.

Siamo noi che mettiamo disordine nei rapporti, tanto interiormente che esteriormente, attraverso la paura, il conformismo e il confronto, che è competizione. Il nostro rapporto è in disordine, non solo con le persone, comprese le più intime, ma anche con il mondo. Se vediamo con chiarezza il disordine, non all’esterno ma dentro di noi, profondamente in noi, da questa percezione scaturi­sce l’ordine. Allora non dovremo più vivere uniformandoci a un ordine che ci viene imposto. L’ordine non ha un modello, non è un programma: nasce dalla comprensione del disordine. Più vedete il disordine nei rapporti, più ci sarà ordine. Per far questo, dob­biamo scoprire che cos’è il rapporto con gli altri.

Che cos’è per voi il rapporto con gli altri? Avete un vero rapporto, o siete solo in rapporto con il passato? È il passato, con le immagini, le esperienze e le nozioni che gli sono collegate, che produce ciò che chiamate “rapporto”. Il conosciuto causa disordine nel rapporto. Io sono in rapporto con voi. Sono vostro figlio, vo­stro padre, vostra moglie, vostro marito. Siamo vissuti assieme, voi mi avete fatto del male e io ho fatto del male a voi. Mi avete sgri­dato, mi avete minacciato, mi avete picchiato, avete sparlato di me alle mie spalle e mi avete detto in faccia cose terribili. Posso essere vissuto con voi dieci anni o due giorni, ma i ricordi rimangono: fe­rite, irritazioni, piacere sessuale, incomprensioni, parole brutali, e così via. Tutto è registrato nelle cellule cerebrali della memoria. Così il mio rapporto con voi si fonda sul passato. Il passato è la mia vita. Se osservate, vedrete quanto la vostra mente, la vostra vi­ta e tutte le vostre azioni siano radicate nel passato. Un rapporto radicato nel passato crea per forza disordine. Il conosciuto crea disordine nei rapporti. Se mi avete ferito, lo ricordo. Mi avete ferito, ieri o la settimana scorsa, e rimane nella mia mente. È il conosciu­to che io ho di voi. Il conosciuto impedisce il rapporto, il cono­sciuto genera disordine nei rapporti. La domanda è: quando mi fe­rite, mi adulate o mi scandalizzate, può la mente liberarsene imme­diatamente, senza registrarlo? Avete mai fatto la prova?

Com’è bella questa luna tra le foglie, il gracchiare dei corvi e questo chiarore serale! Questa straordinaria luna tra gli alberi è qualcosa di stupefacente. Guardatela, gioitene.[1].

Supponiamo che ieri mi abbiano rivolto parole dure e non veri­tiere. Le parole vengono registrate dalla mente che associerà quella certa persona con quel certo ricordo, e agirà in base a questo ricor­do. Quando, in un rapporto, la mente agisce in base al ricordo di quell’insulto, di quelle parole dure, di quelle accuse non vere, il co­nosciuto porta disordine nel rapporto. Ma può la mente non regi­strare l’insulto o la lode nel momento stesso in cui accadono? Per me, infatti, la cosa più importante della vita è il rapporto. Senza rapporto c’è per forza disordine. Una mente che vive nell’ordine, nell’ordine totale, che è la forma più alta dell’esattezza scientifica, non consente neppure per un istante che il disordine getti la sua ombra su di lei. Questo disordine nasce quando la mente agisce nei rapporti in base al conosciuto. Può la mente non registrare un in­sulto o una lode, naturalmente rimanendo consapevole che l’insulto o la lode ci sono stati fatti? Può esserne consapevole senza registrarli, in modo da essere sempre sgombra, sana e intera nel rapporto?

Siete interessati a questo punto? Vedete, è il problema più im­portante della vostra vita: come vivere una vita di relazione in cui la mente non sia mai ferita, non sia mai distorta. È possibile? Ab­biamo posto una domanda impossibile. Essendo una domanda im­possibile, dobbiamo trovare una risposta impossibile. Infatti ciò che è possibile è mediocre, è morto, finito. Se invece ponete una domanda impossibile, la mente sarà costretta a trovare una rispo­sta. Ci riuscirà? È l’amore. La mente che non registra gli insulti e le lodi sa che cos’è l’amore.

Ma può la mente non ricordare mai, assolutamente mai, un in­sulto o una lode? È possibile? Se trovate la soluzione, avete risolto il problema dei rapporti. Noi viviamo nel rapporto. Il rapporto non è una teoria, ma una realtà quotidiana, di ogni giorno. Andia­mo al lavoro, poi torniamo a casa e facciamo l’amore o litighiamo con nostra moglie, e in tutto ciò siamo sempre in rapporto. Se non c’è ordine nel rapporto tra voi e un altro, o molti altri, create una cultura che alla fine produrrà disordine, come stiamo facendo ora. Ecco perché l’ordine è assolutamente necessario. Per trovarlo, può la mente che è stata insultata, ferita, maltrattata, che ha ricevuto parole dure, non trattenerle neppure per un secondo? Nel mo­mento stesso in cui le trattenete, vengono registrate, e già lasciano un’impronta sulle cellule cerebrali. Considerate la difficoltà di que­sta domanda: la mente può riuscire a conservarsi totalmente inno­cente? Una mente innocente è una mente incapace di venir ferita. Siccome è incapace di venir ferita, è anche incapace di ferire. È possibile? La mente ha subito ogni tipo di influsso, di situazione, di danno, di sfiducia. Ma può la mente non registrare e rimanere innocente, sempre sgombra? Scopriamolo assieme.

Lo scopriremo chiedendoci che cos’è l’amore. L’amore è un prodotto del pensiero? L’amore appartiene al tempo? L’amore è il piacere? L’amore può venire allenato, coltivato, costruito dal pensiero? Indagando questo punto, occorre farsi la seguente doman­da: l’amore è il piacere, sessuale o di qualunque altro tipo? La nostra mente è alla continua ricerca del piacere. Ieri ho mangiato bene, il piacere del cibo è stato registrato, e domani ne voglio ancora, ne voglio di più, ne voglio di migliore. Mi è piaciuto il tramonto, la luna tra le foglie, un’onda sulla superficie del mare. La bellezza piace, ci dà grande piacere. La mente lo registra e vuole riprovarlo. Il pensiero pensa al sesso, lo ripensa, lo rimugina, vuole ripeterlo: ed è questo che chiamate amore. È vero? Non vergognatevi di parlare del sesso, fa parte della vita. Lo avete reso odioso perché avete negato ogni altra libertà salvo quella sessuale.

Dunque, l’amore è piacere? L’amore è creato dal pensiero, così come il piacere? L’amore è invidia? Può amare una persona invi­diosa, avida, ambiziosa, violenta, conformista, integrata, in totale disordine? Quindi, che cos’è l’amore? Naturalmente, non è nulla di tutto ciò. Non è il piacere. È importante capire l’importanza del piacere. Il piacere è alimentato dal pensiero, perciò il pensiero non è amore. Il pensiero non può coltivare l’amore. Può coltivare, e lo coltiva, il perseguimento del piacere, così come fa la paura, ma il pensiero non può creare l’amore né produrlo. Guardate la verità. Guardatela, e getterete ogni ambizione, ogni avidità. Attraverso la loro negazione arriverete a questa cosa straordinaria chiamata amore, che è la cosa più vera.

Il disordine nei rapporti rivela che non c’è amore, e questo disordine c’è fin tanto che c’è conformismo. Una mente che si ade­gua a un modello di piacere, o a ciò che pensa essere amore, non saprà mai cos’è l’amore. Ma la mente che ha visto l’enormità del disordine perviene a un ordine che è virtù, e che quindi è amore. Sta a voi metterlo in pratica nella vostra vita. Se non vivrete così sarete sempre infelici, schiavi del disordine sociale e trascinati dalla corrente. Solo chi esce da questa corrente sa che cos’è l’amore, che cos’è l’ordine.





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