Jiddu Krishnamurti



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Jiddu Krishnamurti

Sul conflitto


Titolo originale dell’opera ON CONFLICT

(Harper, San Francisco)

Traduzione di GIAMPAOLO FIORENTINI

© 1994, Krishnamurti Foundation Trust

© 2000, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma

ROMA ASTROLABIO


Indice

Sul conflitto 1

Prefazione 2

Ojai, 27 maggio 1945 2

Ojai, 17 giugno 1945 3

Bombay, 7 marzo 1948 5

Bangalore, 11 luglio 1948 7

Poona, 1 settembre 1948 10

Bombay, 19 febbraio 1950 13

Rajghat School, 22 gennaio 1954 Discorso agli studenti 15

Rajghat, 9 gennaio 1955 16

Ojai 6 agosto 1955 19

New Delhi, 27 ottobre 1963 20

Madras, 22 dicembre 1965 24

Roma, 31 marzo 1966 26

Rajghat, 10 dicembre 1967 28

Brockwood Park, 8 settembre 1970 28

Brockwood Park, 31 agosto 1974 33

Ojai, 13 aprile 1975 38

Saanen, 30 luglio 1978 40

Bombay, 31 gennaio 1981 43

Ojai, 2 maggio 1982 47

Bombay, 23 gennaio 1983 48

Ojai, 31 marzo 1983 – Da “A se stesso” 51

Saanen, 26 luglio 1983 53

San Francisco, 5 maggio 1984 55

Rajghat, 12 novembre 1984 60

Bombay, 1 febbraio 1985 61

30 settembre 1961 – Dal Taccuino 63



Fonti 63

Nel momento in cui indagate direttamente la causa della guerra, state indagando il vostro rapporto con l’altro, il che significa che mettete in discussione tutta la vostra esistenza, tutto il vostro modo di vivere.

Bombay, 7 marzo 1948

Dovete esaminare volontariamente la vostra vita, senza condannarla, senza dire che è giusta o sbagliata, ma guardare. Guardando in questo modo, scoprirete che state guardando con occhi pieni di amorevolezza, senza condanna, senza giudizio, ma con affetto. Vi state guardando con affetto e quindi con grande amorevolezza, e solo quando c’è grande amorevolezza e amore vedete la totalità della vita.

Madras, 22 dicembre 1965


Prefazione


Jiddu Krishnamurti è nato in India nel 1895 e, all’età di tredici an­ni, venne accolto nella Theosophical Society, che lo considerò il vei­colo di quel “maestro del mondo” del quale essa stava annunciando l’avvento. Ben presto Krishnamurti doveva dimostrarsi un maestro efficace, senza compromessi e difficilmente classificabile; i suoi discorsi e i suoi scritti non erano collegati a nessuna religione in particolare e non appartenevano né all’Oriente né all’Occidente, ma erano rivolti al mondo intero. Rifiutandosi fermamente di apparire come un messia, nel 1929 Krishnamurti sciolse con una decisione sof­ferta la grande e ricca organizzazione che gli avevano costruito attor­no e dichiarò che la verità è “una terra senza sentieri” che non può essere raggiunta attraverso una religione istituzionalizzata, una filo­sofia o una setta.

Per il resto della vita rifiutò insistentemente l’immagine del guru che gli altri cercavano di attribuirgli. Continuò ad attrarre grandi fol­le in tutto il mondo, ma non reclamò alcuna autorità, non volle di­scepoli e parlò sempre da individuo a individuo. Al cuore del suo in­segnamento sta l’aver compreso che i cambiamenti fondamentali nella società possono derivare soltanto dalla trasformazione della coscienza individuale. Ciò che è messo costantemente in rilievo è la ne­cessità di conoscere se stessi e la comprensione degli influssi limitan­ti e settari dei condizionamenti religiosi e nazionalistici. Krishnamur­ti indicò sempre l’urgente bisogno di rimanere aperti a quel “vasto spazio mentale in cui c’è un’energia inimmaginabile”. Questa sembra esser stata la fonte della sua creatività e la chiave di volta della sua capacità di attrarre un gran numero di persone tanto diverse tra loro.

Krishnamurti continuò a parlare in tutto il mondo fino alla morte, avvenuta nel 1986 all’età di novant’anni. I suoi discorsi e dialoghi, i diari e le lettere, sono stati raccolti in più di sessanta volumi. Questa collana di libri dedicati ciascuno a un singolo tema è stata tratta da questo vasto corpus di insegnamenti. Ogni libro della collana tratta un argomento particolarmente significativo per la nostra vita quotidiana.

Ojai, 27 maggio 1945


Domanda: Sicuramente la maggior parte di noi ha visto al cinema o sui giornali le immagini degli orrori e delle barbarie dei campi di concentramento. Che cosa bisognerebbe fare, secondo lei, a coloro che hanno perpetrato tali mostruose atrocità? Non dovrebbero venire puniti?

Krishnamurti: Chi li punirà? Il giudice non è spesso colpevole come l’accusato? Ciascuno di noi ha creato questa civiltà, ha contribui­to alla sua infelicità, è responsabile delle sue azioni. Noi siamo il ri­sultato delle azioni e reazioni reciproche, questa civiltà è un prodot­to collettivo. Nessun paese e nessun popolo è separato da un altro, siamo tutti interrelati, siamo tutti uno. Che lo riconosciamo o no, partecipiamo alla sfortuna di un popolo come partecipiamo alla sua fortuna. Non potete prendere le distanze per condannare o elogiare.

Il potere che opprime è male, e qualunque gruppo abbastanza grande e organizzato diventa una fonte potenziale del male. Strillan­do sulle crudeltà di un altro paese, pensate di poter trascurare quelle del vostro. Non solo la nazione vinta, ma tutte le nazioni sono re­sponsabili degli orrori della guerra. La guerra è una delle massime catastrofi; il male più grande è uccidere un’altra persona. Se lasciate entrare questo male nel vostro cuore, spianerete la strada a un numero infinito di atrocità più piccole. Non condannerete la guerra in se stessa, ma colui che in guerra commette atrocità.

Voi siete i responsabili della guerra, voi l’avete provocata con le vostre azioni quotidiane segnate dall’avidità, dalla cattiveria, dalla passione. Ognuno di noi ha costruito questa civiltà spietata e compe­titiva in cui l’uomo è contro l’uomo. Volete sradicare le cause della guerra e della barbarie negli altri, mentre dentro di voi continuate ad alimentarle. Ciò conduce all’ipocrisia e ad altre guerre. Dovete sradi­care le cause della guerra, della violenza, dentro di voi, il che richie­de pazienza e gentilezza, non questa maledetta condanna degli altri.

L’umanità non ha bisogno di altra sofferenza per poter capire, ma ciò che occorre è che voi siate consapevoli delle vostre azioni, che vi risvegliate alla vostra ignoranza e al vostro dolore, per far nascere in voi stessi la compassione e la tolleranza. Non dovete preoccuparvi di punizioni e ricompense, ma di sradicare in voi stessi quelle cause che si manifestano nella violenza e nell’odio, nella rivalità e nell’ostilità. Uccidendo l’uccisore diventate come lui, diventate voi i criminali. Ciò che è sbagliato non viene raddrizzato con mezzi sbagliati, solo con giusti mezzi si può raggiungere un giusto fine. Se volete la pace, dovete usare mezzi pacifici; mentre lo sterminio di massa e la guerra con­ducono solo a ulteriore sterminio, ulteriore sofferenza. Non si raggiunge l’amore con lo spargimento di sangue, un esercito non è uno strumento di pace. Solo la benevolenza e la compassione possono portare pace nel mondo, non la forza, l’inganno, e neppure le leggi.

Voi siete i responsabili per l’infelicità e i disastri, voi che nella vo­stra vita quotidiana siete crudeli, avidi, ambiziosi, oppressori. La sof­ferenza continuerà finché non avrete sradicato dentro di voi le cause che generano la passione, l’avidità, la crudeltà.

Abbia pace e compassione nel cuore, e troverà la giusta risposta alla sua domanda.





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