Jiddu Krishnanaurti



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Jiddu Krishnanaurti

Andare incontro alla Vita


Titolo originale dell’opera MEETING LIFE (Arkana / Penguin)

Traduzione di CRISTIANA MARIA CARBONE


© 1991, Krishnamurti Foundation, Brookwood Park, Bratndean, Hampshire

© 1993, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma

Ubaldini Editore – Roma

Indice

Andare incontro alla Vita 1

Prima Parte 2

Scritti brevi 2

Il lago 2

Morire a ogni ieri 3

Il giardino 5

Il problema del vivere – Malibu, California, 3 marzo 1970 6

La quercia 7

La libertà è ordine 8

Intelligenza e azione istantanea 10

Il fiume – Amsterdam, Olanda, maggio 1968 11

Che cos’è il rapporto? 12

La mente mediocre – Malibu, California, dicembre 197i 13

Essere soli 15

È impossibile riempire la brocca 16

La natura dell’umiltà 16

Meditazione e amore 17

Meditazione ed esperienza 17

A un giovane 18

L’amore non è pensiero – Gstaad, Svizzera, 3 agosto 1981 19

Che cosa significa rapporto? – Saanen, Svizzera, agosto 1981 21

La bellezza è pericolosa – Saanen, Svizzera, 11 agosto 1981 24

Seconda Parte 25

Domande e risposte 25

La meditazione e il momento senza tempo 25

Paura e confusione – Estratto da un dibattito coni giovani a Parigi, aprile 1967 27

Lo stato di non conoscenza – Estratto da un dibattito con gli studenti a Huizen, Olanda, giugno 1967 28

L’amore, il sesso e la vita religiosa – Kingston, Inghilterra, 2 ottobre 1967 31



1. 31

II. 32

III. 33

Un’intervista alla televisione 33



Sull’auto rità 33

Sull ‘amore 34

Sulla meditazione 35

La capacità di ascoltare – Santa Monica, California, marzo 1974 36

Un’indagine sull’amicizia – Santa Monica, California (senza data) 37

Che cos’è la bellezza? – Londra, Inghilterra (senza data) 37

Libertà dagli attaccamenti – Saanen, Svizzera, 16 luglio 1974 39

Se siamo il mondo – Ojai, California, 13 maggio 1980 40

L’aggressività – Ojai, California, 15 maggio 1980 41

Volontà e desiderio – Saanen, Svizzera, 23 luglio 1980 42

Dove la conoscenza non è necessaria – Saanen, Svizzera 29 luglio 1981 44

Non chiedete aiuto – Saanen, Svizzera, 3 agosto 1981 46

Che cosa si prefiggono le scuole Krishnamurti – Brockwood Park, Inghilterra, 1 settembre 1981 48

Ergersi contro la società – Madras, India, 1981 49

Come affrontare la vita – Brockwood Park, Inghilterra, 3 settembre 1981 53

Le richieste della società – Saanen, Svizzera, luglio 1984 55



Terza Parte 56

Discorsi 56

Che cos’è una mente religiosa? – Saanen, Svizzera, 13 agosto 1961 56

I problemi della gioventù – Saanen, Svizzera, agosto 1967 60

La mente che non conosce separazione – Bombay, India, gennaio 1968 62

Non si può insegnare l’amore – Bombay, India, gennaio 1968 66

Comprendere il dolore – Bombay, India, febbraio 1968 70

La mente senza fardelli – Nuova Delhi, India, novembre 1969 75

La luce della compassione – Madras, India, 1970 78

Sulla meditazione – India, 1970 82

La libertà – Saanen, Svizzera, 19 luglio 1973 85

Al di là del pensiero e del tempo – Brockwood Park, Inghilterra, 8 settembre 1974 88

Tempo, azione e paura – Saanen, Svizzera, 20 luglio 1975 92

La vita ha un senso? – Brockwood Park, 5 settembre 1976 95

Una mente quieta – Saanen, Svizzera, 22 luglio 1979 99

La fine del dolore è amore – Bombay, India, 10 febbraio 1985 104

Bellezza, dolore e amore – Ojai, California, 18 maggio 1985 109

Nota 114




Prima Parte

Scritti brevi

Il lago


Il lago era molto profondo, circondato da scogliere altissime su entrambi i lati. Si poteva vedere la riva opposta, coperta di boschi, e verdeggiante del fogliame nuovo della primavera; quel lato era più scosceso, forse più denso di foglie, e fitto di alberi. Quella mattina, l’acqua era placida, di un colore blu-verde. È un lago molto bello. C’erano cigni, anatre, e di tanto in tanto passava qualche imbarcazione carica di pas­seggeri.

Mi trovavo a riva, in un parco ben curato, molto vicino all’acqua. Non c’era traccia di inquinamento, e la sua forma e la sua bellezza sembravano entrarmi dentro. Lì si poteva odorare – l’aria dolce e fragrante, il prato verde – e mi sentivo tutt’uno con la natura, in movimento con il lento scorrere della corrente, con i riflessi e la quiete profonda dell’acqua.

La cosa strana era che questa grande sensazione di affetto non la sentivo per qualcosa o per qualcuno in particolare; era la pienezza di quello che si potrebbe chiamare amore. L’unica cosa che conta è sondarne le profondità, non con la piccola e sciocca mente che non fa che rimuginare pensieri, ma con il silenzio. Il silenzio è l’unico mezzo, l’unico strumento che può penetrare qualcosa che alla mente, così tanto contaminata, sfugge.

Noi ignoriamo che cosa sia l’amore. Ne conosciamo i sintomi, il piacere, il dolore, la paura, l’ansia, e così via. Cerchiamo di risolvere i sintomi, e questo si trasforma in un brancolare nel buio. Lo facciamo notte e giorno; poi tutto finisce con la morte.

Mentre ero in piedi sulla riva e contemplavo la bellezza dell’acqua, tutti i problemi e le istituzioni umane, quel modo degli uomini di vivere in rapporto tra loro, che è la società, tutto trovava la sua giusta collocazione se, in silenzio, si riusciva a penetrare in questa cosa chiamata amore.

Ne abbiamo parlato a lungo. Tutti i giovanotti dicono di amare una donna; il prete dice di amare il suo Dio, la madre i suoi figli, e naturalmente questo fa il gioco dei politici. Abbiamo veramente rovinato il mondo e lo abbiamo riempito di una sostanza insensata, la sostanza dei nostri piccoli e angusti sé. In un contesto così angusto e ristretto, andia­mo in cerca dell’altra cosa, ma poi torniamo dolorosamente alla confusio­ne e all’infelicità di tutti i giorni.

Ma l’altra cosa era là, nell’acqua, tutt’intorno a me; era sulla foglia, era nell’anatra che stava cercando di inghiottire un grosso pezzo di pane, nella donna che camminava zoppicando. Non era un’identificazione ro­mantica o un’abile razionalizzazione verbale. Era là, reale come l’automo­bile, come la barca.

È l’unica cosa che darà una risposta a tutti i nostri problemi. No, non una risposta, perché in quel caso non ci sarebbero problemi. Ogni volta che descriviamo qualcosa nascono problemi, che noi cerchiamo di risol­vere senza quel tipo di amore, e così i problemi si moltiplicano e si ingigantiscono. Non esiste un modo per avvicinarsi all’amore o per affer­rarlo, ma a volte, se vi fermerete sul ciglio di una strada o presso un lago a guardare un fiore, un albero, o un contadino che lavora la terra, e se rimarrete in silenzio, senza fantasticare, senza lasciarvi andare a sogni a occhi aperti, senza sentirvi annoiati, se rimarrete in compagnia del silen­zio in tutta la sua intensità, forse sarà lui a venire da voi.

Quando viene non cercate di trattenerlo, non custoditelo come un’espe­rienza. Una volta che vi avrà toccato non sarete più gli stessi. Lasciate che ad agire sia lui, non il vostro desiderio, la vostra rabbia o la vostra giusta indignazione sociale. L’amore è veramente selvaggio, non addome­sticato, e la sua bellezza è tutt’altro che rispettabile.

Ma noi non lo vogliamo, perché abbiamo la sensazione che sia troppo pericoloso. Noi siamo animali addomesticati, e ci aggiriamo in una gab­bia che ci siamo appositamente costruiti, con le sue polemiche, le sue liti, i suoi politici impossibili, i suoi guru che sfruttano in maniera molto raffinata, o meglio, crudele, l’immagine che noi coltiviamo di noi stessi e quella che loro hanno di sé. Nella gabbia potrà regnare l’anarchia oppure l’ordine, che di volta in volta dà luogo al disordine; è stato così per molti secoli: esplosioni e ricomposizioni, cambiamento degli schemi della struttura sociale, che forse qua e là hanno messo fine allo stato di indigenza. Ma se per voi le cose più importanti saranno queste, perderete le altre.

Rimanete soli, di tanto in tanto, e se siete fortunati l’amore verrà a voi su una foglia che cade, o dalle distanze di un albero solitario in mezzo a un campo vuoto.

Dal Bulletin 1, 1968




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