Jiddu Krishnanaurti



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L’amore, il sesso e la vita religiosa – Kingston, Inghilterra, 2 ottobre 1967

1.

Domanda: Molti anni fa, quando per la prima volta mi interessai alla cosiddetta vita religiosa, presi la forte risoluzione di eliminare completamente il sesso dalla mia vita. Mi conformai rigorosamente a ciò che consideravo un requisito essenziale di quella vita e vissi con tutta l’inflessibile austerità di un monaco celibe. Adesso pur rendendomi conto che quel tipo di conformità puritana che implica repressione e violenza è stupido, tuttavia non voglio tornare al vecchio stile di vita. Come mi devo comportare ora riguardo al sesso?

Krishnamurti: Perché lei non sa quel che fare quando c’è il desiderio? Le dirò io perché. Perché questa sua decisione rigida è ancora in atto. Tutte le religioni ci hanno ammonito di rinnegare il sesso, di reprimerlo, perché dicono che è uno spreco di energia e che l’energia la dovete tenere da parte per cercare Dio. Ma questo tipo di austerità e di dura repressione e conformità a un modello è una violenza brutale su tutti i nostri istinti migliori. Questo tipo di rigida austerità è uno spreco di energia più grande dell’indulgere al sesso.

Perché avete fatto del sesso un problema? In realtà non importa nien­te se andate o non andate a letto con qualcuno. Potete farlo o rinunciarci, ma non fatene un problema. Il problema deriva da questa preoccupa­zione costante. La cosa che veramente conta non è se noi andiamo o non andiamo a letto con qualcuno, ma perché la nostra vita è così frammen­tata. In un angolo senza pace c’è il sesso con tutte le sue preoccupazioni; in un altro angolo c’è un’altra angoscia; in un altro ancora, la lotta per questo o per quello; e in ogni angolo c’è il continuo chiacchiericcio della mente. Tanti sono i modi di sprecare l’energia.

Se un angolo della mia vita è in disordine, tutta la mia vita sarà in disordine. Se c’è disordine per quanto riguarda il sesso, tutto il resto della mia vita sarà in disordine. Perciò quel che dovrei chiedere non è come mettere ordine in un certo angolo, ma perché ho spezzettato la vita in tanti frammenti: frammenti che presentano un disordine intrinseco e che si contraddicono tutti l’un l’altro. Che cosa posso fare quando vedo tanti frammenti? Come affrontarli tutti? Io ho questi frammenti perché non sono intero dentro di me. Se approfondisco tutto ciò senza provocare un altro frammento ancora, se vado alla causa ultima di ogni fram­mento, in questa consapevolezza che è osservare, non c’è frammentazione. Ogni frammento è un piacere separato. Quel che dovrei chiedermi è se intendo rimanere in un qualche sordido piccolo spazio di piacere tutta la vita. Entrate nella schiavitù di ogni piacere, di ogni frammento, e dite a voi stessi, mio Dio, io sono dipendente, sono schiavo di tutti questi piccoli angoli: è tutta qui la mia vita? Rimanete in questa situazione e osservate quel che succede.

II.

Domanda: Mi sono innamorato, ma so che questo rapporto non ha futuro. È una situazione di cui ho fatto esperienza molte volte prima d’ora e non voglio rimanere coinvolto di nuovo in tutta quella dispera­zione e quel caos. Eppure sono disperatamente infelice senza questa persona. Come posso uscire da questo stato?

Krishnamurti: La solitudine, la tristezza, la disperazione che lei prova senza la persona che ama esistevano prima che lei si innamorasse. Quel che lei chiama amore è semplicemente uno stimolo, la copertura tempo­ranea del suo vuoto. Lei è sfuggito alla solitudine attraverso una persona, ha usato questa persona per coprirla.. Il suo problema non è questo rapporto, ma piuttosto il problema del suo vuoto personale. Fuggire è molto pericoloso perché, come certe droghe, la fuga nasconde il problema reale. Lei cerca continuamente l’amore per riempirsi dal di fuori, perché non ha amore dentro di sé. Questa mancanza d’amore è la sua solitudine e quando lei ne vedrà la verità non cercherà mai più di riem­pire la solitudine dall’esterno con cose e persone.

C’è una differenza tra il capire la futilità di questa fuga e il decidere di non lasciarsi coinvolgere in questo tipo di rapporto. Una decisione non serve perché rafforza la cosa contro cui lei decide. Comprendere è del tutto diverso. La decisione è repressione, violenza, conflitto, ma ve­dere che questa solitudine, questo vuoto dentro di lei esistono e che qualsiasi iniziativa da parte dell’osservatore per cambiarli non fa che rafforzarli, questa è comprensione. Anche chiamarla solitudine è un’azio­ne dell’osservatore per liberarsene. Questa azione non cambia niente, rafforza semplicemente la solitudine; ma l’inazione completa rispetto alla solitudine, quella è cambiamento. È andare al di là del sentimento e del pensiero, eluderli. Qualunque cosa accada dentro di lei – rabbia, depres­sione, gelosia, o qualsiasi altro conflitto – lo lasci cadere all’istante. Vi metta fine.


III.

Domanda: È possibile per un uomo e una donna vivere insieme, avere rapporti sessuali e avere figli, senza tutta l’angoscia, l’amarezza e il con­flitto insiti in questo tipo di rapporto? È possibile essere entrambi liberi? Per libertà non intendo che il marito o la moglie debbano tradirsi. Le persone in genere si mettono insieme e si sposano perché si innamorano e in questo c’è desiderio, scelta, piacere, possessività e pulsione fortissi­ma. Fin dall’inizio la natura di questo innamoramento trabocca dei semi del conflitto.

Krishnamurti: Davvero? È necessario che sia così? Io lo contesto energicamente. È possibile che lei non possa innamorarsi senza avere un rapporto possessivo? Io amo una donna, quella donna ama me e ci sposiamo: è una cosa perfettamente immediata e semplice, in questo non esiste il minimo conflitto. (Quando dico che ci sposiamo potrei dire indifferentemente che decidiamo di vivere insieme: non facciamoci schia­vi delle parole). Non è forse possibile avere una cosa senza l’altra, senza che la conclusione sia necessariamente quella? Porse che due persone non possono innamorarsi ed essere entrambe così intelligenti e sensibili da far sì che tra loro ci sia libertà e non si crei un punto nodale che fa nascere il conflitto? Il conflitto non è implicito nel sentimento dell’inna­moramento. L’innamoramento è per antonomasia un sentimento senza conflitto. Nell’innamoramento non c’è spreco di energia. Lo spreco di energia sta nelle conseguenze, in tutto quel che segue: gelosia, possessività, sospetto, dubbio, paura di perdere quell’amore, costante richiesta di rassicurazione e di sicurezza. Certamente deve essere possibile vivere un rapporto sessuale con qualcuno che si ama senza l’incubo che normalmente ne consegue. Certo che è possibile.

Dal Bulletin 3, 1969




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