Jim dine jim Dine



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JIM DINE
Jim Dine

testo in catalogo di Dominique Stella


Jim Dine appartiene a una generazione di artisti americani che negli anni '60 acquisì una notorietà senza precedenti. Essi conquistarono il mondo dell'arte internazionale con una sicurezza sbalorditiva e una gran disinvoltura, segnando la storia con la forza dell'analisi della società nella quale vivevano. L'opera di Jim Dine nasce da questo radicamento in un'attualità in fermento e in completa rivoluzione... Il mondo scopriva allora il consumo, la pubblicità, la frenesia dell'acquisto degli oggetti più diversi e inediti. In questa atmosfera di materialismo sfrenato, Jim Dine segue una traiettoria particolare che coltiva in un sentimento di appartenenza a una particolare tradizione. Le sue fonti d'ispirazione rientrano nell’ambito dell'intimo e dell'affettivo, direzioni verso le quali si orienta sin dall'inizio del suo lavoro.

Nasce nel 1935 a Cincinnati, Ohio. Durante l'ultimo anno di liceo, la sua inclinazione naturale lo porta a seguire corsi serali alla Cincinnati Art Academy, che completa con una formazione all'università di Cincinnati, alla Boston School of Fine and Applied Arts di Boston e all'Ohio University di Athens, presso la quale si laurea nel 1957. Inizialmente il suo lavoro lo avvicina a una certa narrazione e lo conduce all'autobiografia. Gli indumenti, gli alberi, il cuore sono già altrettanti oggetti che gli servono a esprimersi attraverso un vocabolario del sentimento.

Dine si trasferisce a New York nel 1959, dove diventa uno dei pionieri dello happening (The Smiling Workman del 1959 e Car Crash del 1960) che realizza insieme agli artisti Claes Oldenburg e Allan Kaprow, al musicista John Cage e Robert Whitman. Gli happening sono eventi a carattere teatrale attraverso i quali alcuni artisti, inizialmente americani, trovarono un mezzo di espressione spettacolare. I primi esempi di queste anticipazioni di performance risalgono alla fine degli anni '50 e uno degli iniziatori ne è Alan Kaprow che realizzò 8 Happenings in 6 Parts, avvenimento in sei giornate che ebbe luogo dal 4 al 10 ottobre 1959 alla Reuben Gallery di New York. Queste performance si svolgono all'interno di installazioni e spesso implicano elementi luminosi, sonori, proiezioni di diapositive o video e anche la partecipazione dello spettatore. Gli happening di Claes Oldenburg e Jim Dine sono passati alla storia. Il celebre Car Crash di Jim Dine fu concepito a partire da disegni - tecnica cui l'artista è affezionato e che accompagna tutta la sua opera - che oggi sono conservati al Moma. Questa performance si svolse alla Reuben Gallery di New York nel 1960, in occasione della sua prima mostra personale; si trattava di un evento visivo e sonoro e implicava un aspetto recitativo aleatorio: «Gli spettatori entrarono in un ambiente interamente rivestito di bianco – vernice bianca, tela bianca, carta bianca – e presero posto in una fila di sedie sistemate a U che trovarono intorno a loro. Alzando gli occhi, videro quello che sembrava una ragazza alta due metri e mezzo vestita di bianco (in realtà era una ragazza normale, seduta su una scala nascosta sotto al suo vestito bianco). Assistettero allo svolgersi di una serie di azioni che coinvolgevano un uomo vestito d’argento con un cappello di "fanali" che puntava avanti e indietro verso il pubblico, e altri due performer, una donna vestita da uomo in abito bianco, e un uomo vestito da donna con un abito da sera bianco. L'uomo e la donna portavano delle torce sotto al braccio e ogni volta che le puntavano verso l’uomo vestito d’argento, questi grugniva di dolore e si spostava come se cercasse di nascondersi da loro. Per tutta la durata della performance si sentivano vari suoni di motori di automobili, clacson e stridere di pneumatici, a volte accompagnati dalla voce della ragazza sulla scala bianca che recitava una serie di parole sulle automobili con un vago contenuto sessuale.»

Questi happening furono un importante momento germinale per l'artista. Per tutta la sua carriera, Dine ha mantenuto nelle sue sculture e nei dipinti il senso estetico che ha caratterizzato gli happening: una volontà di utilizzare materiali quotidiani, a volte di scarto, e di affrontare la cultura popolare in un modo divertente e serio al tempo stesso. Sempre nel 1960, in occasione di una mostra insieme a Claes Oldenbourg alla Judson Gallery, Jim Dine realizzò un ambiente dal titolo significativo: La Maison (La casa), in cui manifestò il suo gusto per l’interno e l’intimo, temi che prediligerà in tutta la sua opera. Pierre Restany sottolinea questo carattere particolare del lavoro dell'artista: «Dine sviluppa rapporti di attenzione ed empatia verso gli esseri e le cose, gli oggetti comuni, gli apparecchi domestici, gli indumenti, i mobili, gli utensili professionali. Ha ereditato da Jasper Johns questa fascinazione per l'espressività intrinseca dell'oggetto e anche una certa tentazione estetica. Ma è andato oltre il suo maestro nella definizione volumetrica dello spazio ambientale e nel percorso visivo. Le sue immagini pluridimensionali appaiono, nei migliori dei casi – essendo la sua produzione molto irregolare dal punto di vista qualitativo – come labirinti psicosensoriali della vita quotidiana.»



Tra il 1960 e il 1966, Dine tenne cinque mostre personali a New York (nelle gallerie Reuben, Martha Jackson e Sidney Janis) e prese parte a diverse esposizioni collettive, tra cui l'importante New Realists alla Sidney Janis Gallery nel 1962. Questa mostra metteva a confronto la visione americana e quella europea intorno al concetto di oggetto. Quest'ultimo, in quanto consacrazione del reale, fa il suo ingresso nell'arte all'inizio degli anni '60, con il linguaggio pubblicitario e dei mass-media. Già verso la fine degli anni '50, artisti come


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