Julia Biasi, Pius Fox, Goldschmied & Chiari, Arnold Holzknecht, Isabella Kohlhuber, Kathrin Partelli, Finbar Ward



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Abstract Now

Vernissage, 19.05.2016

Introduzione: Eva von Ingram Harpf
20.05. -10.07.2016
Julia Biasi, Pius Fox, Goldschmied & Chiari, Arnold Holzknecht, Isabella Kohlhuber, Kathrin Partelli, Finbar Ward

Perché "now"? Nel 1980, Benedikt Taschen fonda la casa editrice TASCHEN Verlag, impegnandola fin dalla sua fondazione in pubblicazioni di arte, architettura, design, cinema, fotografia e lifestyle. Il panorama dei temi trattati nelle pubblicazioni spazia dall’opera completa di Leonardo da Vinci ai pittogrammi fetish, fino alla letteratura erotica storica, includendo edizioni per collezionisti (Collector Edition) del prezzo di € 480.000 a volume. Questa casa editrice, a spiccata vocazione culturale contemporanea, ha introdotto qualche tempo fa una collana intitolata... Now (ora). Painting Now! Art Now! Illustration Now! Architecture Now! Il contemporaneo non bastava più in un tempo accelerato come il nostro, che vede un turbinio di novità nei campi della tecnica, dell'editoria, dell'industria cinematografica e in tutti gli ambiti della vita. Solo l'attimo, il qui e ora, deve (e può) essere, almeno parzialmente, colto.


Questo l'approccio della mostra astratta “Now!” ospitata dalla galleria Doris Ghetta. Si tratta di una rassegna di giovani artisti particolarmente rappresentativi di questo momento, del qui e ora. Artisti che in questo momento suscitano l'attenzione e l'interesse del pubblico, perché sembrano catturare lo spirito del loro tempo senza necessariamente avere un rapporto diretto con le situazioni politiche o le attuali crisi globali. Gli artisti in mostra sono alle prese ad un livello astratto con temi e problemi astratti: Per quanto tempo ancora durerà l'abbondanza del mondo occidentale (Finbard Ward, Kathrin Partelli)? Cosa dire riguardo potere e uguaglianza di genere (Goldsmith & Chiari)? Come sono connesse la natura, l'armonia con il mondo e la pace interiore? In quale condizione sono gli istinti e le abilità ormai smarrite (Arnold Holzknecht)? Ed ancora, la critica al sistema, le inadeguatezze della comunicazione linguistica e il sua grande potenziale di incomprensione (Isabella Kohlhuber), ma anche i fenomeni sociali contemporanei e il loro contesto storico (Julia Biasi). La rottura di strutture, schemi e ritmi di lavoro, l'attuale questione del mantenimento dell'equilibrio tra vita e lavoro in una società caratterizzata dall'auto-sfruttamento, alla quale non sfugge di certo l’artista stesso (Pius Fox).
In primo luogo, gli spettatori/le spettatrici si chiederanno come le singole opere si connettano con i temi appena citati. Troveremo risposta a questo quesito se partiamo dal presupposto che gli artisti sono artisti per la loro vigile, critica e acuta percezione della realtà. Riconosciamo all'artista una sensibilità tale da distinguere e individuare nessi e relazioni, smascherando più velocemente modelli, denunciando più facilmente abusi e osservando i dettagli in modo più accurato rispetto alle altre persone. I rapporti e i nessi con le cose che ci riguardano sembrano tutti esser lì, nelle opere d'arte, in forma astratta. Ciò è confermato dalla ricorrente attualità della pittura astratta, sin dai tempi dell'orinatoio di Duchamp (1912!) o del Quadrato nero (1915!) di Malevich, che ha avuto il suo primo grande successo in Europa, dopo i reati indicibili e non rappresentabili della Seconda Guerra Mondiale.
In seconda istanza, deve essere considerata anche la forma estetica e l'armonia tra gli oggetti riuniti in occasione di questa mostra. Le opere di Finbard Ward e Kathrin Partelli o Arnold Holzknecht e Pius Fox (anche se questi ultimi si manifestano in vari media) hanno un carattere formale simile. Il lavoro di Isabella Kohlhuber rappresenta metaforicamente la situazione della produzione artistica e, più in generale, quella dell'essere umano nel compito di confrontarsi con le necessarie trattative quotidiane. Il titolo della sua opera, "Space for an Agreement" significa esattamente “sede per i negoziati”. Questa spazializzazione delle sue “lettere bastarde” avvicina i segni alle cose e chiude, almeno in parte, il divario tra il mondo astratto del linguaggio e il mondo delle cose.
Nello spazio della galleria, le opere d'arte diventano esse stesse parte e oggetto di transazioni per contratti di acquisto, contratti di finanziamento e contratti di commissione, ovvero accordi di varia natura tra due parti. L'artista da sempre analizza nel suo lavoro le convenzioni su cui si basa la nostra società, in particolare, la lingua: un accordo tra il mondo materiale delle cose e un sistema che esattamente lo rappresenta. In linea di principio, tutti gli artisti fanno esattamente questo, negoziano il divario tra il mondo delle cose e la loro rappresentazione. Più diventa astratto il mondo intorno a noi, più familiare ci sembrerà l'arte astratta.
Victoria Dejaco

Galleria Doris Ghetta dorisghetta.com

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39046 Ortisei, Val Gardena +39 39 39 32 39 27







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