Kierkegaard, Don Giovanni e IL desiderio [da Aut-aut]



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Kierkegaard, Don Giovanni e il desiderio [da Aut-aut]

Alla figura di Don Giovanni, e in particolare al Don Giovanni musicato da Mozart nel 1787 su libretto di Lorenzo da Ponte, Kierkegaard dedica la parte di Aut-aut (Enten-Eller) intitolata Gli stadi erotici immediati, ovvero il musicale erotico. Il testo rivela il rapporto intenso, appassionato che Kierkegaard intrattiene con la figura del grande sedutto­re, con l'opera mozartiana (che egli amava moltissimo), con la dimensione della sensualità immediata, vera e propria «genialità sensuale erotica», la cui idea Don Giovanni incarna.
Così come la sensualità è intesa in Don Giovanni, come principio, non è mai stata intesa prima al mondo; perciò anche l'erotico è qui determinato con un altro predicato, l'erotico

è qui seduzione. Strano a dirsi, l'idea di un seduttore manca del tutto alla grecità [...]. La ragione per cui la grecità manca di quest'idea sta nel fatto che l'intera sua vita è determi­nata come individualità. Così lo psichico è dominante o sempre in armonia con il sensua­le [...]. Don Giovanni è invece fondamentalmente un seduttore. Il suo amore non è psi­chico ma sensuale, e l'amore sensuale secondo il suo concetto non è fedele, ma assoluta­mente privo di fede, non ama una ma tutte, vale a dire seduce tutte. Esso infatti è soltanto nel momento, ma il momento è concettualmente pensato come la somma dei momenti, e così abbiamo il seduttore. Anche l'amore cavalleresco è psichico, e perciò conforme al suo concetto essenzialmente fedele; solo l'amore sensuale è secondo il suo concetto es­senzialmente privo di fede. Ma questa sua mancanza di fede si mostra anche in un altro modo; infatti esso resta sempre solo una ripetizione. L'amore psichico ha in sé la dialetticità doppiamente. Infatti ha in sé il dubbio e l'inquietudine se sarà anche felice, se vedrà soddisfatto il suo desiderio e sarà amato. L'amore sensuale non ha questa preoccupazio­ne. Persino un Giove è incerto della sua vittoria, e non può essere altrimenti, sì, egli stes­so non può desiderare altrimenti. Non così Don Giovanni, che taglia corto e deve sempre essere immaginato come assolutamente vincitore. Questo potrebbe sembrare un vantag­gio per lui, ma in vero è un motivo d'indigenza. D'altro lato l'amore psichico ha anche un'altra dialettica, infatti è diverso anche in rapporto a ogni singolo individuo che è og­getto dell'amore. Sta qui la sua ricchezza, la sua pienezza di contenuto. Non così Don Giovanni. Infatti egli non ha tempo per una cosa del genere, tutto è per lui soltanto que­stione del momento. «Vederla e amarla è una cosa sola», questo è nel momento, e nello stesso momento tutto è finito, e la stessa cosa si ripeterà all'infinito.

L'amore psichico si muove proprio nella ricca molteplicità della vita individuale, dove so­no le sfumature quelle che veramente importano. L'amore sensuale, invece, può mettere tutto in un fascio. Per esso l'essenziale è la femminilità completamente astratta, e tutt'al più la maggior differenza sensuale. L'amore psichico è sussistenza nel tempo, quello sen­suale sparizione nel tempo, ma il medio che lo esprime è proprio la musica. La musica è adattissima a far questo perché è di gran lunga più astratta del linguaggio, e quindi non dice il singolare ma l'universale in tutta la sua universalità, e tuttavia dice quest'universa­lità non nell'astrazione della riflessione ma nella concrezione dell'immediatezza. [...] So­lo in questo modo Don Giovanni può diventare epico, in quanto costantemente finisca e costantemente possa ricominciare, poiché la sua vita è una somma di momenti che si ur­tano senza nesso alcuno, la sua vita, come il momento, è una somma di momenti, come una somma di momenti è il momento. In quest'universalità, in quest'oscillazione tra esse­re individuo e essere forza della natura, si trova Don Giovanni; appena egli diventa indi­viduo, l'estetico avrà tutt'altre categorie.1 Se la cosa non andasse così, Don Giovanni ces­serebbe d'essere assolutamente musicale, e l'estetico esigerebbe la parola, la replica; ma dal momento che la cosa sta così, Don Giovanni è assolutamente musicale. [...]

Nel caso di Don Giovanni occorre usare l'espressione «seduttore» con gran cautela, se preme dire qualcosa di giusto piuttosto che una banalità. E ciò non perché Don Giovanni sia troppo buono, ma perché egli non cade affatto sotto determinazioni etiche. Preferirei quindi definirlo un impostore, dal momento che c'è pur sempre qualcosa di molto equi­voco in quest'altra espressione. Per essere seduttore occorre sempre una certa riflessione e una certa coscienza, ed è solo quando queste sono presenti che può essere appropriato parlare di scaltrezza, di mosse e di abili assalti. Questa coscienza manca a Don Giovanni. Egli perciò non seduce. Egli desidera, ed è questo desiderio ad avere un effetto seducen­te, in tal senso egli seduce. Egli gode dell'appagamento del desiderio; appena ne ha go­duto, cerca un nuovo oggetto, e così all'infinito. Egli perciò inganna, certo, ma senza or­ganizzare il suo inganno in precedenza; è la potenza propria della sensualità a ingannare le sedotte, o meglio, è una sorta di nemesi. Egli desidera e continua a desiderare, e gode costantemente dell'appagamento del desiderio. Per essere un seduttore gli manca il pri­ma, in cui elaborare il suo piano, e il poi, in cui rendersi cosciente della propria azione. Un seduttore deve perciò essere in possesso di una potenza che Don Giovanni non ha, pur essendo per altro ben dotato, la potenza della parola. Appena gli diamo la potenza della parola egli cessa d'essere musicale, e l'interesse estetico muta del tutto.

da S. Kierkegaard, Enten-Eller, a c. di A. Cortese, vol. I, Adelphi, Milano 1981.




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