La bellezza e la pace



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LA BELLEZZA E LA PACE


Gigliola Tuggia

Madonna del Covolo


5-6 aprile 2008

Buongiorno a tutti.

Penso sia il caso di prenderci qualche minuto per capire dove siamo e cosa faremo in questi due giorni, insieme. Vorrei fare un’introduzione generale alle due giornate e vedere con voi lo schema sul quale lavoreremo.
Premessa.

Mi chiedevo, preparando questo percorso e pensando a voi con i quali condividerlo, che cosa vi caratterizzi come operatori Caritas.

Voi incontrate le storie vere della gente, gente concreta con il proprio vissuto particolare, storie personali, storie di gruppo, storie di popoli. Questo mi incuriosiva, perché tutte le nostre teorie e convinzioni devono confrontarsi proprio con le storie della gente. È per questo che ho pensato di stare con voi, dentro ad una storia biblica ben precisa, che è fatta di persone come quelle con le quali avete a che fare ogni giorno.

Vorrei anche suggerire alcuni atteggiamenti da adottare, che mi sono suggeriti dalla liturgia di oggi, del sabato: la prima lettura, dagli Atti degli apostoli, che stiamo leggendo in questo tempo post-pasquale, è il famoso brano dell’istituzione dei sette, che sono comunemente chiamati i diaconi. Gli apostoli dicono …di non poter trascurare una cosa a favore di un’altra…, quindi, visto che le vedove e gli orfani hanno bisogno di assistenza, propongono di cercare altre persone disposte a fare questo tipo di servizio, affinché loro stessi possano dedicarsi alla preghiera e al ministero della Parola.

C’è una precisazione da fare su questo testo, perché facilmente si conclude affermando la distinzione di ruoli tra chi prega e chi si dedica alla diaconia, cioè al servizio. Ma questo può trarre in inganno, perché qui non si è preoccupati tanto della divisione dei compiti, ma piuttosto proprio dell'indivisibilità del servizio dalla preghiera.

Bisogna aumentare il numero di coloro che non possono trascurare né l’una né l’altra realtà. Ci può essere chi segue di più un bisogno rispetto ad un altro, bisogna fare attenzione per non correre il rischio di fare/volere gli esperti della preghiera e di coloro che si occupano della carità.

Già all’inizio la Chiesa aveva affermato con forza che non si può dividere l’ascolto dalla carità.

Così noi non siamo qui per ricaricarci e poi tornare al servizio, che occupa il nostro tempo buono, ma pur vivendo le due realtà (preghiera e servizio) in momenti e modi diversi, devono essere assolutamente intrecciate tra loro, indivisibili.

Il servizio deve essere impastato e completamente avvolto dal senso della Parola, quindi l' ascolto ha dentro di sé tutte le storie della gente che incontriamo in Caritas. Ecco infatti che il testo conclude con questo bellissimo versetto: ….la Parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente..., più esattamente il testo greco dice: …la Parola di Dio cresceva…. L’immagine è quella della donna incinta: è come se la Parola si dilatasse e creasse uno spazio nuovo, che accoglie quel messaggio dentro al quale possono stare le storie della gente.

Noi siamo qui per allargare questo spazio così da diventare ‘incinti’ di Spirito Santo, come Maria, e permettere alla nostra vita e a quella degli altri di abitare dentro di noi, nello spazio che la Parola ha scavato. Questo ci aiuta a “unificare “ la vita. Possiamo così metterci in disparte accantonando stress e problemi, ma portando ugualmente con noi il mondo intero.

Un’altra precisazione cui tengo molto: noi lavoreremo attenendoci ai testi biblici in maniera scrupolosa, ma senza aggiungere niente, perché questo non è il tempo per un corso biblico, quindi saranno molte le cose che non verranno approfondite. La nostra lettura sarà di tipo spirituale, cioè incarnata, per poter crescere dentro e allargare il nostro spazio.

Non cercheremo risposte tecniche a dei quesiti e metteremo le nostre domande di fronte a Dio, restando in attesa fiduciosa.

Un altro passo avanti in questa premessa è una vera e propria sfida, perché nemmeno io so come funzionerà, visto che non so cosa dirò fino a quando non lo farò con voi: la Parola non è chiara, finché non è narrata e compresa nella comunità tramite l’ascolto comune.

Leggeremo un testo del Primo Testamento, con il quale forse abbiamo meno confidenza rispetto ai vangeli.

Ed è un racconto che pone dei problemi complessi: il male e la violenza, così come lo sono le storie che incontriamo ogni giorno. Questo ci dà anche l’opportunità di chiederci perché continuiamo a consultare il Primo Testamento e non solo il vangelo.

Ecco: un testo biblico e il suo narrarci della pace.

Come discepoli di Gesù credo non ci sia nulla che debba starci più a cuore della pace, e questa pace non è solo assenza di guerra, non è solo un po’ di equità o di giustizia, non bastano la solidarietà e nemmeno la condivisione per dire la pace.

La pace ha bisogno di un sovrappiù, altrimenti è troppo fragile, altrimenti non è pace.

Chiamerei questo di più, questa “differenza”, bellezza, perché la bellezza è capace di dire gratuità, che non è strettamente necessario: la bellezza come via alla pace.

Nella bibbia ci sono persone esplicitamente definite “belle”: Mosè, è salvato dalle ed era bello; Davide, il grande re, è di bell'aspetto; in Gv. 10 si parla del “bel Pastore”....

E poi ci sono le donne , belle, e tra esse, ecco: Ester.

Vorrei titolare così la prima meditazione (i primi due capitoli del libro):

“Srotolare il libro”; poi, i capitoli tre e quattro, “La preghiera dei poveri”; quindi la proposta, di accostare a questa donna biblica, l'altra: Etty Hillesum, grande testimone di pace e bellezza del XX secolo, della quale leggeremo alcuni brani tratti dal suo diario di perseguitata ebrea nella Polonia nazista.

Gli altri cinque capitoli di Ester: “Il capovolgimento delle sorti”; da ultimo “Il quarto canto del servo di Jahvè”, per il quale prendo a prestito dal cardinale Martini (Giubileo del 2000) il titolo “Quale bellezza salverà il mondo”.

Lasciamo depositare tutto quanto abbiamo in cuore dentro di noi, cosicché diventi terreno buono sul quale verrà seminata la Parola, perché: ”…sia che tu dorma o vegli il seme dentro di te non si sa come germoglia e cresce, e a suo tempo porterà frutto…” (cf. Mc.4).



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