La bontà di Dio ti spinge alla conversione



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28.03.2019
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Catechesi mistagogica della III Domenica di Quaresima /C



La Domenica della conversione

“La bontà di Dio ti spinge alla conversione”1, ricorda l’apostolo Paolo. L’appello alla conversione ci giunge celebrando il Mistero pasquale nella Eucarestia. La conversione, prima di essere impegno nostro, è dono di Dio. Poveri e soli, rivolgiamo a Lui i nostri occhi. Nel dialogo che introduce il prefazio il sacerdote canta: “In alto i nostri cuori” e il popolo risponde: “Sono rivolti al Signore”2. Prendiamo coscienza di essere alla presenza del Signore ! Invochiamo il suo aiuto misericordioso, perché liberi i nostri piedi dal laccio, dalle nostre afflizioni e dai nostri nemici spirituali. La misericordia del Signore ci dia luce, protezione, perdono, elargendoci la grazia della conversione permanente.3 Questa supplica viene esaudita in Gesù Cristo, volto della misericordia del Padre. Per mezzo di Lui, nostra pace e riconciliazione, chiediamo al Padre il perdono dei nostri peccati nell’Atto penitenziale.

La Colletta ci fa chiamare Dio misericordioso, fonte di ogni bene. Egli per il nostro rinnovamento spirituale ha disposto il tempo penitenziale della Quaresima, desiderando liberare la nostra vita dal peso delle nostre colpe e sollevarci con la sua misericordia. Accogliamo il dono divino della conversione, che è purificazione del cuore dagli affetti disordinati- favorita dal digiuno,dalla preghiera e dalle opere di carità- per vivere saggiamente in questo mondo, proiettati verso la Gerusalemme del cielo4. Riconosciamo che il Padre santo e misericordioso mai abbandona i suoi figli5, ma si prende costantemente cura di loro.

L’autore del libro dell’Esodo6 ci ha presentato la vocazione di Mosè. Fuggito dall’Egitto, deluso della vita, incapace di compiere azioni di liberazione verso i suoi fratelli oppressi, come scelta di ripiego pascola il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian. Un giorno, condotto il bestiame oltre il deserto, giunse al monte di Dio, l’Oreb o Sinai. L’angelo di Dio si manifestò in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. E’ una rivelazione divina: il roveto arde per il fuoco senza consumarsi. Dio è Luce e Fuoco d’Amore! Mosè avrebbe voluto avvicinarsi per osservare questo meraviglioso spettacolo, ma Dio dal roveto lo chiamò per nome ed egli rispose:”Eccomi!”. Mosè è invitato da Dio a riconoscere la sua trascendenza e a togliersi i sandali dai piedi, trovandosi in un luogo santo7. E’ un segno di rispetto della creatura dinanzi al Creatore, che

è l’Altissimo, il tre volte santo. Dio si presenta come il Signore degli uomini: il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Mosè allora si copre il volto, temendo di guardare verso Dio. Dio è attento, sensibile, premuroso verso il suo popolo, Israele, di cui conosce la miseria e di cui ha udito il grido di dolore a causa dei suoi sorveglianti. Dio osserva, ascolta, conosce il suo popolo8: non è mai indifferente! L’Altissimo è vicinissimo al suo popolo. Infatti, scende per liberare Israele dalla schiavitù d’Egitto e condurlo verso la terra promessa. Dio libera dalla schiavitù perché possiamo servirlo liberamente e dargli culto con la vita. Egli chiede a Mosè di collaborare con Lui. Mosè confessa la sua impotenza, ma Dio gli assicura che sarà con lui. Mosè chiede di conoscere il nome di Dio che vuole inviarlo dagli israeliti. Dio si rivela come Colui che è, è stato, e sarà sempre all’opera nella storia degli uomini per il loro bene; il Dio per noi, sempre fedele e provvidente; il Dio con noi, colui che ci dà vita e ci salva. Dio manifesta il suo Nome agli uomini non perché questi possano possederlo o dominarlo, ma perché siano in grado di invocarlo con fede ed essere salvati. L’Io-Sono, che invia Mosè in “missione”, si rivelerà definitivamente in Gesù Cristo, che si presenta proprio così:”Io sono la via, la verità, la vita”.

Il salmista9 ci invita a lodare la Divina Misericordia che ci abbraccia e ci mantiene in vita. Adoriamo il Signore per i suoi benefici: egli è paziente e misericordioso nel perdonare i nostri peccati10. La compassione

di Dio verso di noi si è rivelata in Gesù Cristo morto e risorto, nostro unico Salvatore, che si fa nostro contemporaneo nell’Eucarestia. Accogliamo l’azione di Dio che opera qui ed ora nella storia per trasformare gli eventi umani anche con la nostra collaborazione: è questa la vera conversione! Infatti, “colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”, come afferma s. Agostino. In questo tempo quaresimale riscopriamo il Battesimo mediante la conversione e l’adesione al Vangelo, vigilando per non rendere vana la grazia di Dio.

L’apostolo Paolo11deve risolvere a Corinto il problema delle carni immolate agli idoli, pericolo di ritorno all’idolatria. Infatti, i Corinzi, convinti di essere già salvi automaticamente in virtù del Battesimo e dell’Eucarestia, giudicavano con superficialità i cibi sacrificali, dimenticando di essere in continua conversione, ignorando l’impegno etico esigito dai sacramenti, ovvero la carità fraterna, la vita santa…Pertanto, l’apostolo presenta gli eventi dell’Esodo quali esempi per noi, appelli a compiere il bene, a vivere nella fedeltà al Signore, all’insegna della conversione. Paolo narra gli avvenimenti dell’Antico Testamento utilizzando termini sacramentali: il passaggio del Mar Rosso è figura del Battesimo, la manna e l’acqua scaturita dalla roccia sono tipo dell’Eucarestia. La nube che accompagnava Israele nel deserto, il cibo e la bevanda spirituali che gli israeliti assunsero erano il Cristo preesistente, ovvero esprimevano già una relazione con Gesù Cristo! Eppure, nonostante i tanti benefici divini, molti degli israeliti non furono graditi a Dio a causa della mormorazione, della ribellione, dell’orgoglio, della presunzione, della diffidenza. Infatti, nel deserto, ormai liberati dalla schiavitù e resi partecipi dell’alleanza, ritornarono ai culti pagani. La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento,essendo arrivata per noi la fine dei tempi12.

I Corinzi sono sollecitati all’urgenza della conversione. Non basta, infatti, ascoltare la Parola e celebrare l’Eucarestia per essere salvati, ma occorre fare la volontà del Padre, esprimendo nella vita il Mistero annunciato e celebrato, aderendo a Cristo con i fatti nella verità. E’ grazia la Parola, il Sacramento, ma anche la coerenza della vita. Infatti, nella Orazione dopo la Comunione chiediamo a Dio, che ci nutre in questa vita con il pane del cielo -pegno della sua gloria- di poter manifestare nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo. “La liturgia domanda che i fedeli esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede”13. Il frutto della celebrazione eucaristica è renderci conformi a Cristo: “La nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo, a farci rivestire in tutto, nel corpo e nello spirito, di colui nel quale siamo morti, siamo sepolti e siamo risuscitati”14. Testimoniamo, allora, in parole e opere il mistero dell’amore di Dio creduto e celebrato, portando Cristo Amore nei nostri ambienti di vita, vivendo coerentemente con il dono ricevuto.

Il Vangelo15, attraverso gli inviti provvidenziali alla penitenza e la parabola del fico sterile, è annunzio di misericordia, che accogliamo con grande gioia in questo Giubileo straordinario della Misericordia. A Gesù viene riferito il terribile fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere con quello dei loro sacrifici nel tempio. Gesù invita i suoi ascoltatori a non considerare questo fatto quale punizione dei peccati dei Galilei, ma come appello a convertirsi, perché la vita si può interrompere all’improvviso. Al fatto dei Galilei viene associato l’episodio delle diciotto persone sulle quali crollò la torre di Siole, uccidendoli. Anche questo episodio va letto come invito a ravvedersi. O ci convertiamo o moriamo! Dio non vuole la morte, ma la conversione -ovvero la vita- dei suoi figli, e per questo li esorta ad amare Lui e il prossimo con tutto se stessi.

La parabola del fico esprime le premure misericordiose di Dio per Israele, ma anche per ciascuno di noi. Dio lavora, opera, si impegna per il nostro bene, donandoci la Parola, i Sacramenti, i carismi, le ispirazioni interiori, i saggi consiglieri, ma esige una risposta da noi, una corrispondenza alla sua grazia. Egli ci cerca, ci pota, non si stanca di attirarci a sé, attendendo che portiamo frutti di vera e continua conversione. Nella richiesta del vignaiolo al Padrone di non tagliare l’albero che non dà frutto, possiamo riconoscere la voce del Figlio che intercede per noi presso il Padre perché sia misericordioso verso di noi in questo tempo che è l’arco della giornata temporale della nostra vita, infrangendo la durezza della nostra mente e del nostro cuore, donandoci la grazia della conversione e il perdono dei peccati. Oggi, allora, ascoltiamo la voce del Signore e non induriamo il nostro cuore. Non sappiamo il giorno in cui verrà il Signore. Pertanto, docilmente ed operosamente lasciamoci coltivare da Lui perché il seme della sua Parola porti in noi frutti di vita nuova.

In virtù del sacrificio di riconciliazione che Cristo ha offerto una volta per sempre sull’altare della croce-che si rende presente nella celebrazione eucaristica- il Padre perdoni i nostri debiti e ci dia la forza- dono dello Spirito- di perdonare ai nostri fratelli16. E’ Dio Padre che riconduce noi peccatori al suo amore con il sacrificio del suo Figlio, perché anche noi ci doniamo ai nostri fratelli17. “Mentre l’uomo non cessa di peccare, di lacerare l’unità, Dio non cessa di chiamare a sé l’uomo e di perdonarlo, di ricomporre volta per volta l’unione degli uomini e di stabilire con l’unione la pace”18.

La forza dello Spirito Santo che Gesù ci dona nutrendoci con il suo Corpo e il suo Sangue, ci rende disponibili alla riconciliazione, abilitandoci ad aprirci al dialogo con i nemici.

La fede, alimentata dalla Parola e dall’Eucarestia, ci dona Luce che ci rende partecipi dello sguardo di Cristo per leggere la storia con i suoi criteri; e Forza per essere, come Mosè, suoi collaboratori nell’opera giubilare di liberazione degli oppressi della storia.



O Maria, donna eucaristica, mostraci la Via della conversione alla Parola-Verità che in te si è fatta carne e che, con la sua beata passione, è divenuta Pane di Vita per noi!

1 Rm 2,4c

2 “Dopo il saluto che conoscete, cioè: Il Signore sia con voi, avete sentito: In alto i cuori. Tutta la vita dei cristiani veri è cuore in alto, non dei cristiani solo di nome, ma dei cristiani nei fatti e nella verità, tutta la vita è cuore in alto. Che vuol dire: cuore in alto? Speranza in Dio, non in te stesso. Tu infatti sei di quaggiù, Dio di lassù. Se riponi la speranza in te stesso il tuo cuore è quaggiù, non in alto. Perciò quando sentite dal sacerdote: In alto i cuori, voi rispondete: Sono rivolti al Signore. Fate in modo che la risposta sia vera, perché rispondete di fronte ad atti divini; sia proprio vero quel che dichiarate e non succeda che la lingua parli e la coscienza neghi. E poiché anche questo, cioè l'avere il cuore in alto, è Dio che ve lo dona e non le vostre forze, appena avete dichiarato di avere il cuore in alto verso il Signore, il sacerdote continua dicendo: Rendiamo grazie al Signore Dio nostro. Rendiamo grazie di che cosa? Perché il nostro cuore è in alto e, se non fosse stato lui a sollevarlo, noi staremmo a terra” (Agostino di Ippona , Discorsi , 229 ,3).

3 Cf. Antifona d’ingresso (sal 24/25,15-16)

4 Cf. Prefazio di Quaresima II, La penitenza dello spirito

5 Cf. Colletta alternativa

6 Prima Lettura (Es 3, 1-8a.13-15)

7 Cf. Francesco, Evangelii gaudium,169:”In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro tutte le volte che sia necessario. In questo mondo i ministri ordinati e gli altri operatori pastorali possono rendere presente la fragranza della presenza vicina di Gesù ed il suo sguardo personale. La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cfr Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana”.

8 Francesco, Evangelii gaudium, 187:” Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società; questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo. È sufficiente scorrere le Scritture per scoprire come il Padre buono desidera ascoltare il grido dei poveri: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo … Perciò va’! Io ti mando» (Es 3,7-8.10), e si mostra sollecito verso le sue necessità: «Poi [gli israeliti] gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un salvatore» (Gdc 3,15). Rimanere sordi a quel grido, quando noi siamo gli strumenti di Dio per ascoltare il povero, ci pone fuori dalla volontà del Padre e dal suo progetto, perché quel povero «griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te» (Dt 15,9). E la mancanza di solidarietà verso le sue necessità influisce direttamente sul nostro rapporto con Dio: «Se egli ti maledice nell’amarezza del cuore, il suo creatore ne esaudirà la preghiera» (Sir 4,6). Ritorna sempre la vecchia domanda: «Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio?» (1 Gv 3,17). Ricordiamo anche con quanta convinzione l’Apostolo Giacomo riprendeva l’immagine del grido degli oppressi: «Il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente» (5,4)”.

Cf. Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 21:” Sullo sfondo, variamente condiviso, dell'universale esperienza religiosa, si staglia la Rivelazione che progressivamente Dio fa di Se stesso al popolo d'Israele. Essa risponde alla ricerca umana del divino in modo inatteso e sorprendente, grazie ai gesti storici, puntuali ed incisivi, nei quali si manifesta l'amore di Dio per l'uomo. Secondo il libro dell'Esodo, il Signore rivolge a Mosè questa parola: « Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele » (Es 3,7-8). La prossimità gratuita di Dio — alla quale allude il Suo stesso Nome, che Egli rivela a Mosè, « Io sono colui che sono » (Es 3,14) — si manifesta nella liberazione dalla schiavitù e nella promessa, diventando azione storica, dalla quale trae origine il processo di identificazione collettiva del popolo del Signore, mediante l'acquisto della libertà e della terra di cui Dio gli fa dono”.



9 Salmo responsoriale (sal 102/103, 1-4.6-8.11)

10 Francesco, Misericordiae vultus, 6:” « È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza ». Le parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una delle collette più antiche, fa pregare dicendo: « O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono ».Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso. “Paziente e misericordioso” è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione. I Salmi, in modo particolare, fanno emergere questa grandezza dell’agire divino: « Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia » (103,3-4). In modo ancora più esplicito, un altro Salmo attesta i segni concreti della misericordia: « Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi » (146,7-9). E da ultimo, ecco altre espressioni del Salmista: « [Il Signore] risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. … Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi » (147,3.6). Insomma, la misericordia di Dio non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È veramente il caso di dire che è un amore “viscerale”. Proviene dall’intimo come un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono”.

11 Seconda Lettura (1 Cor 10,1-6.10-12)

12 Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Lumen gentium, 48, in EV 1/417:” Già dunque è arrivata a noi l'ultima fase dei tempi (cfr. 1 Cor 10,11). La rinnovazione del mondo è irrevocabilmente acquisita e in certo modo reale è anticipata in questo mondo: difatti la Chiesa già sulla terra è adornata di vera santità, anche se imperfetta. Tuttavia, fino a che non vi saranno i nuovi cieli e la terra nuova, nei quali la giustizia ha la sua dimora (cfr. 2 Pt 3,13), la Chiesa peregrinante nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all'età presente, porta la figura fugace di questo mondo; essa vive tra le creature, le quali ancora gemono, sono nel travaglio del parto e sospirano la manifestazione dei figli di Dio (cfr. Rm 8,19-22)”

13 Concilio Ecumenico Vaticano II, Sacrosantum concilium, 10

14 Leone Magno, Discorso XII sulla passione, 3,7.

15 Vangelo (Lc 13,1-9)

16 Cf. Orazione sulle offerte

17 cf. Preghiera eucaristica della Riconciliazione II

18 D. Barsotti, Meditazioni sulle preci eucaristiche, Edizioni Cantagalli, Siena 1992, p. 218




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