La comunicazione in carcere



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2.2.1. L’affidamento in prova
L’affidamento in prova (art. 47 e ss. della riforma del 1975) consiste nel sostituire la pena detentiva con un periodo di tempo equivalente da trascorrere all’esterno del carcere.

Durante questo periodo, l’affidato deve svolgere attività miranti al suo reintegro sociale28; il soggetto, a questo proposito, viene seguito ed aiutato dall’Ufficio Distrettuale di servizio sociale per adulti. Periodicamente, viene compilata una relazione (da parte dell’Ufficio preposto) sull’andamento del soggetto.

Nel caso in cui il periodo trascorso all’esterno porti ad un esito positivo, la pena originaria può considerarsi estinta; nel caso contrario, invece, la misura alternativa alla detenzione viene revocata.

Tuttavia, fin dall’inizio si era reso indispensabile effettuare una distinzione tra chi poteva, oppure no, risultare compatibile con questo tipo di opportunità: si trattava di prendere in esame i requisiti del detenuto al fine di emettere un giudizio.

Il legislatore configurò due tipi di sbarramenti all’accesso dell’affidamento in prova al servizio sociale: innanzitutto,vennero esclusi dalla misura gli autori di rapine, estorsioni, e sequestri di persona a scopo di rapina ed estorsioni, per i quali era indifferente il livello di pena inflitta29. Inoltre, erano esclusi dall’affidamento in prova tutte quelle persone la cui pena superava i due anni e sei mesi (o tre anni nei casi in cui il detenuto aveva meno di 21 anno, o un’età superiore ai 70 anni), oppure quando la pena detentiva seguiva una misura di sicurezza detentiva.




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