La comunicazione in carcere



Scaricare 0.52 Mb.
Pagina14/44
28.03.2019
Dimensione del file0.52 Mb.
1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   ...   44
3. LA RIFORMA PENITENZIARIA
3.1. Introduzione ai concetti di trattamento e di rieducazione
La legge 26 luglio 1975, n. 345, Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà35 si impose grazie all’introduzione di diversi concetti innovativi: il superamento della segregazione, l’introduzione del lavoro remunerato, la specializzazione degli stabilimenti e il trattamento particolare per i minori.

Attraverso la sua introduzione, il concetto di pena (inteso come espiazione della colpa) scompare, ma al suo posto subentra il progetto di “riarticolare” i soggetti all’interno di una realtà completamente differente dalla precedente.

Inoltre, per la prima volta, la materia che si occupa degli aspetti applicativi delle misure penali, primitive e limitative della libertà, e le condizioni dei soggetti sottoposti all’esecuzione, vengono regolati da una legge ben precisa.

I concetti fondamenti della riforma si basano sull’idea di “trattamento” del detenuto e sulla sua “rieducazione”.

Con l’espressione “trattamento” si indica una terapia di riadattamento sociale. Questo termine, però, era già emerso in passato all’interno delle Regole Minime stabilite dall’O.N.U.36.

All’interno dell’art. 137, il concetto viene utilizzato indistintamente parlando di trattamento penitenziario, trattamento e trattamento rieducativo.

In realtà esiste una sottile differenza tra gli ultimi due termini: mentre l’espressione trattamento viene utilizzata per parlare degli internati e dei condannati, l’altra si riferisce ai soggetti detenuti in generale.

Questa differenza ha un preciso valore: in questo modo il legislatore ha voluto esprimere l’idea che l’imputato non deve essere trattato fino alla sua condanna definitiva.

Per quanto riguarda, invece, il concetto di rieducazione del soggetto, l’obiettivo è orientato verso il futuro, ovvero verso quei momenti in cui il detenuto tornerà libero.

Il primo articolo della normativa permette di evidenziare diverse condizioni al suo interno: innanzitutto, si ribadisce il concetto di rispetto verso la dignità della persona, espresso all’interno dell’art. 27 della Costituzione38, articolo su cui si fonda tutta la legislazione penitenziaria. Inoltre, si ritrova la riaffermazione dei principi di non discriminazione dei detenuti. Infine, l’ultimo comma sottolinea due questioni importanti: l’importanza dei contatti esterni, al fine di un miglior trattamento del detenuto, e il criterio di individualizzazione (criterio analizzato in dettaglio nell’art.1339).




3.2. Il percorso del detenuto
Le questioni relative al trattamento e alla rieducazione del detenuto vengono trattate in diversi articoli dell’ordinamento penitenziario, tra i quali l’art. 13, 14 e 1540.

Alla base di questi due concetti ritroviamo alcuni strumenti che il legislatore ha definito al solo scopo di trovare un modo per facilitare il reinserimento del detenuto: i contatti con l’esterno e le attività ricreative e lavorative.





Condividi con i tuoi amici:
1   ...   10   11   12   13   14   15   16   17   ...   44


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale