La comunicazione in carcere


Il caso “Info12” a San Vittore



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28.03.2019
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3.3.1. Il caso “Info12” a San Vittore
Il primo progetto di “telelavoro” all’interno di un carcere è stato realizzato a San Vittore: 30 detenuti (26 operatori e 4 supervisori) rispondono quotidianamente alle chiamate che arrivano al call center situato all’ultimo piano del sesto raggio.

Grazie ad un accordo tra il Ministero della Giustizia e Telecom Italia, Milano è diventata la prima città europea ad ospitare un’iniziativa simile.

I detenuti, radunati in cooperativa, si alternano su tre turni di 7 ore ciascuno; inoltre, il trattamento economico degli operatori di San Vittore è uguale a quello degli altri 2.500 dipendenti di call center.

Lo stesso presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, spiega che “quello dei detenuti, sarà un normale contratto di lavoro e non attività assistita, anche perché il recupero è anche fare qualcosa di normale"42.

Orgoglioso e felice di questa iniziativa, Luigi Pagano, direttore di San Vittore, ha dichiarato che “Con il telelavoro inizia una nuova frontiera per il lavoro nelle carceri. Non a caso si inizia da qui: un penitenziario che non è certo un paradiso ma che non ha mai considerato la situazione difficile in cui versa, un alibi per restare inerte”.

E dopo questo esperimento, il ministro Castelli ha annunciato l’avvio di un nuovo progetto per introdurre l’università in carcere, e nuovi investimenti: “Sono tre i presupposti per garantire il rispetto del dettato Costituzionale sulla rieducazione in carcere: la professionalità degli addetti, che è altissima; la garanzia di ambienti degni, e il governo sta facendo molto: sono in programma 23 nuovi penitenziari per una spesa di oltre duemila miliardi di lire con progetti già avviati e fondi già stanziati; e la possibilità per i detenuti di studiare o lavorare per potersi attrezzare e preparare alle sfide della vita".


3.4. Colloqui, corrispondenza e informazione
L’art. 18 completa il quadro degli strumenti di contatto fra l’ambiente carcerario degli istituti penitenziari e quello esterno, affrontando l’argomento dei colloqui, della corrispondenza e dell’informazione.

L’ordinamento penitenziario vede favorevolmente i colloqui tra familiari; il regolamento, poi, è stato esteso anche ai conviventi.

Il controllo è solo visivo (in quanto si è voluto garantire la riservatezza delle comunicazioni interpersonali, e si è voluto agevolare la spontaneità del rapporto fra gli interlocutori).

Tuttavia, bisogna precisare che la mancanza del controllo auditivo non implica che gli agenti non siano fisicamente presenti nei locali in cui si svolgono i colloqui. Per motivi di ordine e sicurezza essi possono essere presenti, garantendo in ogni caso l’esclusione al controllo auditivo.

Un passo avanti si è fatto verso la censura della stampa: ogni forma, ora, è stata vietata. I quotidiani, o i libri, che vengono liberamente venduti all’esterno possono essere ricevuti e custoditi dai detenuti. Solo per esigenze di ordine e di spazio, il regolamento interno deve prevedere dei limiti quantitativi.




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