La comunicazione in carcere



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Funzione depurativa. Mathiesen spiega che la società è divisa in due fazioni: i gruppi “produttivi” (ovvero i lavoratori che svolgono quotidianamente il proprio compito), e quelli “improduttivi” (ladri, spacciatori,…). La società deve quindi liberarsi di questi trasgressori, e l’unico modo per farlo è chiuderli in un istituto. In questo modo, le mura (reali e simboliche) che separano l’interno dall’esterno, segnano un netto confine tra la società produttiva e quella parte che non lo è. All’interno di questa funzione, chi governa l’ordinamento carcerario rappresenta un funzionario del sistema di depurazione.

  • Questa funzione, però non è completa: oltre a isolarli, è necessario non sentir più parlare dei detenuti. Nasce, quindi, la funzione di riduzione all’impotenza. A questo proposito, il sistema degli istituti possiede numerosi modi per assolvere questo compito: molti di questi si basano sull’impotenza prodotta dalla detenzione. Isolati dal mondo, i detenuti in carcere sono resi impotenti di fronte al personale: la protesta viene, quindi, soffocata con facilità e le obiezioni tacitate.

  • Funzione diversiva: si basa sull’idea che la pena sia usata principalmente contro gli autori di piccoli reati. Questo perché la legislazione sembra prevedere pene per questo tipo di azioni al solo scopo di distogliere l’attenzione da quelle che possono sembrare molto più pericolose e commesse da coloro che dispongono del potere.

  • Funzione simbolica. Il carcere determina un atteggiamento di ostilità e diffidenza nei confronti dei criminali. Chi va in carcere viene etichettato come “nero”; in questo modo, la società può considerarsi più giusta e migliore delle persone che sono rinchiuse negli istituti. In realtà, la società preferisce mantenere un gruppo di detenuti al fine di far risaltare la propria perfezione.

    Nel caso in cui la comunicazione riesca a svelare che il carcere non soddisfa le funzioni attribuitegli dalle teorie in sua difesa, viene messa a nudo anche la funzione di depurazione (ben poco accettabile nel quadro culturale della nostra società). In questo modo si colpiscono alcune delle ragioni per cui il carcere persiste.

    Tuttavia, la comunicazione può diventare una minaccia contro alcuni fondamenti del carcere: essa mostra il punto di partenza per svelare chi è che sta veramente in carcere. Inoltre, attraverso la comunicazione si può distruggere quella linea di demarcazione tra i “neri” (i trasgressori) e i “bianchi” (il resto della società) in due modi: mettendo a nudo il detenuto, e permettendo a quest’ultimo di iniziare ad organizzarsi per difendere i propri interessi. In questo modo, egli segnala di non essere diverso dagli altri.



    • Funzione di provvedere all’azione. La carcerazione è il tipo di sanzione più visibile all’interno della nostra società, proprio come lo erano le punizioni corporali nei tempi più lontani. Tra i due tipi di sanzioni, però, esiste una certa continuità e una sorta di mutamento: essi sono simili perché dimostrano che nel corso del tempo qualcosa è stato fatto contro i trasgressori della legge, anche se la sanzione più antica era visibile sul corpo del condannato, mentre quella più recente è visibile nelle condizioni materiali stabilite per un certo numero di persone.

    Il mutamento di cui si stava parlando, invece, risiede nel cambiamento sociale: la società moderna richiede soluzioni collettive (costruendo carceri, approvando leggi sempre più severe,…). In questo modo, gli attori della politica sociale trovano il sistema di mostrare pubblicamente che agiscono sul crimine45.

    4.2. Organizzazione degli istituti
    In base all’ordinamento penitenziario istituito con la legge 26 luglio 1975, n. 354, (e successive modificazioni), l’organizzazione degli Istituti di prevenzione e pena per adulti si dividono in: Istituti di custodia cautelare, Istituti per l’esecuzione delle pene, ed Istituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

    Gli Istituti di custodia cautelare si dividono, a loro volta, in:



    • Case Circondariali: istituite in ogni capoluogo di circondario;

    • Case mandamentali: istituite nei capoluoghi di mandamento.

    Gli Istituti per l’esecuzione delle pene si dividono in:

    • Case di arresto: per l’esecuzione della pena di arresto;

    • Case di reclusione: per l’esecuzione della pena di reclusione.

    Gli Istituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza costituiscono i mezzi di prevenzione individuale della delinquenza, secondo la disciplina dettata dal Codice Penale.

    Gli Istituti sono ordinati in base alle categorie di persone socialmente pericolose nei confronti delle quali possono essere applicate le misure di sicurezza: tra queste si ricordano le Colonie agricole e case di lavoro, gli ospedali psichiatrici giudiziari e le Case di cura e di custodia.

    Inoltre, all’interno degli istituti sono impiegati più di 41.000 agenti di polizia penitenziaria, e circa 6000 unità del personale amministrativo e tecnico46.

    Qui di seguito si riporta la tabella raffigurante i dati (aggiornati al 31 gennaio 2003) relativi al numero di Istituti presenti in tutta Italia.







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