La comunicazione in carcere



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REGIONE

NUMERO

 

ISTITUTI

 

 

 

 

ABRUZZO

8

BASILICATA

3

CALABRIA

11

CAMPANIA

16

EMILIA ROMAGNA

13

FRIULI V.Giulia

5

LAZIO

14

LIGURIA

7

LOMBARDIA

18

MARCHE

6

MOLISE

3

PIEMONTE

14

PUGLIA

11

SARDEGNA

12

SICILIA

26

TOSCANA

19

TRENTINO

3

UMBRIA

5

VAL D’AOSTA

1

VENETO

10

Totale

205

Tabella 1- Fonte: dati Istat

Dalla tabella 1 si evince che la Sicilia è la regione con il maggiore numero di istituti (26), seguita dalla Toscana (19), e dalla Lombardia (18).

Tuttavia, evidenziamo anche che proprio quest’ultima ospita il maggior numero di detenuti (8223), contro i 6025 della capolista e i 4149 della Toscana.

Questi dati, in dettaglio li possiamo leggere nella tabella 4 .


4.2.1 La divisione degli Istituti in aree
La complessità della funzione penitenziaria ha comportato una moderna suddivisione delle carceri.

In base alla circolare del febbraio 1992, gli Istituti vennero suddivisi per Aree: l’area educativa o del trattamento, l’area sanitaria e l’area della sicurezza e dell’ordine. A queste si aggiungono l’area amministrativo contabile e l’area di segreteria.


4.2.1.1. L’area della sicurezza

L’esigenza di mantenere l’ordine, la sicurezza e la disciplina all’interno degli istituti ha sempre avuto un ruolo di grande importanza.

Nel corso degli anni, però, questo compito ha perso quella connotazione definibile di “regime”, per rivestire un ruolo che cercasse di favorire l’obiettivo della pena: per questo motivo, tutta l’area partecipa alle attività di osservazione e trattamento rieducativi dei detenuti ed internati.

L’area in questione comprende il Corpo di Polizia Penitenziaria. Tale Corpo è suddiviso per “gradi”, raggruppati in tre ruoli: il ruolo degli agenti e degli assistenti, il ruolo dei sovrintendenti e quello degli ispettori. A capo dell’ area vi è il “Comandante di Reparto”.


4.2.1.2. L’area sanitaria

La tutela della salute delle persone costrette alla detenzione sono un obbligo dell’Amministrazione Penitenziaria. A questo proposito, l’art. 11 dell’Ordinamento Penitenziario47 prevede che ogni istituto risponda alle esigenze di cura dei detenuti. Il servizio si avvale anche di specialisti nelle diverse branche e dell’opera di almeno uno specialista in psichiatria.

Negli istituti di dimensione ridotta, invece, il servizio si avvale della presenza di un medico incaricato, e di un supporto del servizio medico del territorio.

La responsabilità dell’area è affidata ad un dirigente sanitario o, in assenza di questo, ad un medico incaricato.

I compiti istituzionali del medico penitenziario riguardano: la garanzia dell’igiene, il controllo dell’alimentazione, l’organizzazione del servizio farmaceutico e dell’infermeria, e la redazione di certificati e di altro.

4.2.1.3. L’area educativa

Le competenze di questa area riguardano la cura delle:



  • Attività di istruzione scolastica, lavorative, culturali, ricreative, sportive e miranti al trattamento rieducativo del detenuto;

  • Segreteria tecnica del gruppo di osservazione e trattamento.

La funzione principale viene svolta dall’ educatore: a questa figura è affidata la segreteria tecnica del gruppo di osservazione e trattamento, e vari compiti relativi al trattamento e alla rieducazione del condannato.

La responsabilità dell’area è affidata ad una appartenente alla figura professionale dell’educatore, che riveste il ruolo di “Direttore coordinatore di area pedagogica”, di “Direttore di area pedagogica” o di “Educatore coordinatore”.

All’interno di questa area troviamo altre figure, quali i volontari e gli operatori, che svolgono importanti funzioni all’interno degli istituti.

4.3. I problemi delle carceri italiane
Le carceri italiane, per la maggior parte dei casi, sono state dichiarate in pessimo stato. I principali problemi che si riscontrano sono: umidità, scollamento dei pannelli usurati, e guasti agli impianti idraulici.

Inoltre, gli istituti situati in strutture antiche ed obsolete (quali conventi, fortezze, castelli,…) sono in dismissione, anche se nel frattempo proseguono le eventuali attività di ristrutturazione.

Gli stati di degrado constatati nei vari istituti sono diversi, anche se i principali rimangono il problema del sovraffollamento (ad esempio a San Vittore la situazione continua a non cambiare: circa 2000 detenuti per un istituto di 800 posti), e della vetustà delle strutture.

Con il decreto del 30 gennaio 2001, l’allora ministro Fassino dispose la dismissione di 21 carceri, incaricando il direttore del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (DAP) di promuovere i rapporti con le regioni, o gli enti interessati, al fine di reperire le aree da destinare alla costruzione di nuovi istituti in sostituzione di quelli dimessi.

La tabella 2 propone l’elenco completo degli istituti di cui si riteneva la necessità di dismissione ai sensi del DM 30 gennaio 2001.

Per risolvere il problema si era pensato di costruire nuove carceri: la proposta, però, era stata bocciata immediatamente. Gli Stati europei, infatti, avevano sperimentato che la popolazione detenuta aumentava con la crescita della capienza penitenziaria. Gli Stati che riuscivano a contenere il sovraffollamento, di contro, erano quelli che avevano dato l’impulso alle politiche che riuscivano a limitare drasticamente il ricorso alla detenzione.



Proprio sulla questione del sovraffollamento e della costruzione di nuove carceri si è espresso il Comitato europeo per la Prevenzione della tortura e dei trattamenti crudeli (CPT): questo organo ha potuto constatare negli anni un aumento del tasso di incarcerazione e un sovraffollamento sempre più grave.



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