La comunicazione in carcere



Scaricare 0.62 Mb.
Pagina21/44
28.03.2019
Dimensione del file0.62 Mb.
1   ...   17   18   19   20   21   22   23   24   ...   44
CAPIENZA

DETENUTI




 

 

Regolamentare

Tollerabile

PRESENTI




ISTITUTO

Tipo

 
















 










 

 

D

U

Tot

D

U

Tot

D

U

Tot




BERGAMO

C.C.

22

188

210

34

315

349

34

467

501




BRESCIA CAN. MONBELLO

C.C.

0

206

206

0

307

307

0

481

481




BRESCIA VERZIANO

C.R.

35

36

71

64

68

132

62

67

129




BUSTO ARSIZIO

C.C.

0

167

167

0

297

297

0

430

430




CASTIGLIONE D. STIVIERE

OPG

80

125

205

97

126

223

93

119

212




COMO

C.C.

50

371

421

70

511

581

61

503

564




CREMONA

C.C.

0

196

196

0

353

353

0

300

300




LODI

C.C.

0

57

57

0

78

78

0

84

84




MANTOVA

C.C.

23

96

119

31

149

180

9

144

153




MILANO OPERA

C.R.

99

916

1.015

107

1.195

1.302

74

1.336

1.410




MILANO BOLLATE

C.R.

0

919

919

0

1.059

1.059

0

792

792




MILANO SAN VITTORE

C.C.

79

851

930

83

1.476

1.559

140

1.337

1.477




MONZA

C.C.

71

344

415

125

611

736

104

585

689




PAVIA

C.C.

0

244

244

0

442

442

0

419

419




SONDRIO

C.C.

0

27

27

0

48

48

0

49

49




VARESE

C.C.

0

53

53

0

99

99

0

116

116




VIGEVANO

C.C.

56

180

236

106

330

436

94

323

417




VOGHERA

C.C.

0

158

158

0

267

267

0

245

245




Totale regione

 

515

5.134

5.649

717

7.731

8.448

671

7.797

8.468




Attraverso l’ausilio delle tabelle 5 e 6, invece, è possibile notare come la popolazione femminile (e quella totale) all’interno del carcere sia quasi raddoppiata dall’introduzione della riforma penitenziaria (1976) al 2003.

REGIONE

CAPIENZA

 

DETENUTI PRESENTI

 

Regolamentare

Tollerabile

 

 

F M TOT

F M TOT

F M TOT

ABRUZZO

37 1362 1399

62 2000 2062

46 1510 1556

BASILICATA

23 416 439

32 582 614

18 501 519

CALABRIA

66 1927 1993

71 2797 2868

18 1922 1940

CAMPANIA

210 4694 4904

311 6184 6495

248 6704 6952

EMILIA R.

119 2246 2365

214 3762 3976

135 3360 3515

FRIULI V. G.

10 436 446

12 677 689

28 644 672

LAZIO

356 4304 4660

438 5993 6431

356 5138 5494

LIGURIA

52 1047 1099

101 1422 1523

89 1517 1606

LOMBARDIA

515 5134 5649

717 7731 8448

614 7620 8234

MARCHE

29 696 725

49 983 1032

19 839 858

MOLISE

10 256 266

12 422 434

6 344 350

PIEMONTE

154 3206 3360

211 4985 5196

167 4463 4630

PUGLIA

188 2207 2396

299 3339 3638

139 3545 3684

SARDEGNA

62 1556 1618

95 2107 2202

50 1728 1778

SICILIA

148 4051 4199

201 6246 6447

144 5881 6025

TOSCANA

156 2785 2941

225 3757 3982

193 3956 4149

TRENTINO

19 253 272

21 322 343

14 370 384

UMBRIA

81 923 1004

96 1123 1219

57 1090 1147

Val D’AOSTA

0 163 163

0 286 286

0 254 254

VENETO

211 1216 1427

214 1937 2151

168 2335 2503

Totale

2446 38878 41324

3381 56655 60036

 2509 53741 56250


Tabella 4- Fonte: Dati ISTAT
E’ possibile notare, poi, che dal 1991 si hanno (anche se in modo discontinuo) i tassi più elevati di criminalità: nel giro di un anno i detenuti presenti in Italia sono passati da 35.485 a 47.588, arrivando a toccare quota 50.000 nel 1993. Dopo un rapido declino (il numero di detenuti in Italia era sceso a 21.000 nel 1994), il paese ha assistito a un nuovo incremento nel 1995, fino a raggiungere la quota di 50.000 detenuti nel 1997.

Purtroppo, la situazione è costantemente peggiorata, fino ad arrivare al 2003: il Ministero della Giustizia, infatti, ha rilevato ben 56.000 detenuti nel nostro paese (vedi tabella 6). Ciò mostra come questo problema sia esploso rapidamente e costantemente.



Tabella 5- Fonte: Dati Istat

ANNI

TOT. UOMINI

DONNE




 

E DONNE

 




 

 

 




1976

29.973

1.120




1977

32.337

1.153




1978

26.424

994




1979

28.606

1.156




1980

31.765

1.571




1981

29.506

1.279




1982

35.043

1.753




1983

40.225

1.976




1984

42.795

2.002




1985

41.536

1.907




1986

33.609

1.623




1987

31.773

1.590




1988

31.382

1.582




1989

30.680

1.410




1990

26.150

1.373




1991

35.485

1.883




1992

47.588

2.653




1993

50.212

2.518




1994

21.231

2.310




1995

47.759

2.142




1996

48.049

2.003




1997

50.011

1.942




1998

51.591

1.954
















Tipo Istituto

UOMINI

DONNE

TOTALE

 

 

 

 

CASE DI RECLUSIONE

 

 

Condannati

239

7.762

8.001

Imputati

74

770

844

Totale

313

8.532

8.845

 

 

 

 

CASE CIRCONDARIALI

 

Condannati

1.259

25.386

26.645

Imputati

899

18.718

19.617

Totale

2.158

44.104

46.262

 

 

 

 

ISTITUTI PER LE MISURE DI SICUREZZA

Condannati

88

1.145

1.233

Imputati

6

57

63

Totale

94

1.202

1.296

Totale gen.

2.565

53.838

56.403



Tabella 6- Fonte: Ministero della Giustizia

4.4.1. Uno sguardo alla situazione di questi ultimi anni
Secondo l’ultima conferenza sulla criminalità tenutasi a Roma, un dato su tutti emerge chiaramente: i reati, in questi ultimi anni, sono in aumento (vedasi Tabella 6).

La conferenza Internazionale "Surveying Crime: A Global Perspective" ha riunito, nella sede dell’ISTAT a Roma, più di cento partecipanti tra ricercatori, statistici e funzionari ministeriali (rappresentanti quaranta paesi e organismi internazionali) interessati a capire, ed attenuare, questo fenomeno.

Tuttavia, le statistiche presentate durante la conferenza rispecchiavano solo una parte dei reati: essi rappresentavano, infatti, solo quelli denunciati o scoperti dalle forze dell’ordine.

Secondo l’elaborazione dell’ISTAT, nel biennio 2001-2003 i reati sono aumentati in modo considerevole: i crimini contro il patrimonio (furti, rapine,…), per esempio, sono passati da 42.000 a 53.000 in poco tempo.

Anche quelli contro l’amministrazione della giustizia sono incrementati notevolmente: dai 3.700 del 2001 si è giunti ai 5700 dello scorso anno. In compenso, altri sono diminuiti, quali la prostituzione (da 2100 a 369 casi), o i reati di droga (da 35.000 a 21.850).

La tabella 7 mostra i reati commessi tra il 2001 ( e relative percentuali) e il 2003: lo schema è diviso in base ai reati e mostra l’incremento in quasi tutte le categorie.




Tipologia dei reati

Valori

%

Valori

%

 

Assoluti 2001

al 2001

Assoluti 2003

Al 2003

ASSOCIAZ. DI STAMPO MAFIOSO (art. 416bis c.p.)

4,033

2,36

5.118

3

LEGGE DROGA

35.696

20,91

21.850

12,7

LEGGE ARMI

12.094

7,08

35.037

20,3

ORDINE PUBBLICO

25.594

14,99

2.728

1,6

CONTRO IL PATRIMONIO (furto, rapina, truffa…)

42.900

25,13

53.512

31

PROSTITUZIONE

2100

1,23

369

0,2

CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

5,154

3,02

4.956

2,9

INCOLUMITA' PUBBLICA (strage, epidemia, incendio,...)

1,206

0,71

1.709

1

FEDE PUBBLICA (spendita monete false,...)

4,576

2,88

6.285

3,6

MORALITA ' PUBBLICA (atti osceni, offesa al pudore,…)

183

0,11

235

0,1

CONTRO LA FAMIGLIA

764

0,45

1.030

0,6

CONTRO LA PERSONA (omicidio, violenza sessuale,…)

23.849

13,97

23.343

13,5

CONTRO LA PERSONALITA' DELLO STATO (vilipendio,...)

410

0,24

526

0,3

CONTRO AMM.NE DELLA GIUSTIZIA (falsa testimonianza,…)

3,745

2,19

5.719

3,3

ECONOMIA PUBBLICA

65

0,04

535

0,3

LIBRO TERZO DELLE CONTRAVVENZIONI (porto abusivo d'armi,…)

3,204

1,68

4.637

2,7

LEGGE STRANIERI

1,157

0,66

200

0,1

CONTRO IL SENTIM. RELIGIOSO E LA PIETA' DEI DEF.

770

0,45

1.094

0,6

ALTRI REATI

471

0,28

3.720

2,2

TOTALE

170,718

100

172.603

100


Tabella 7- Fonte: Dati Istat
3. LA COMUNICAZIONE IN CARCERE
1.Il ruolo della comunicazione
La comunicazione è uno degli elementi fondamentali che contraddistinguono la vita umana e l’ordinamento sociale. Goffman, a questo proposito, ci insegna l’importanza di questo mezzo in un’interazione sociale: esso prevede un notevole scambio di informazioni e di significati.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che quando si parla di comunicazione non si devono intendere solo le “parole” o le “frasi”, ma ci si riferisce anche alla cosiddetta «comunicazione non verbale», ovvero a quelle interazioni costituite da gesti e movimenti corporei.

Quest’ultima, all’interno del carcere, riveste una grande importanza: essa filtra attraverso le crepe dei muri, e si può “ascoltare” dalle voci soffocate dei detenuti costretti al silenzio, il primo nemico delle persone recluse.

Anche il direttore di San Vittore, nella prefazione del Rapporto degli ispettori europei sullo stato delle carceri in Italia (CPT 1995), ha espresso la propria opinione sull’argomento: “La condizione quotidiana che i detenuti sono costretti a vivere è equiparabile a una tortura. In realtà, la mia preoccupazione è piuttosto il silenzio. Non succede nulla nelle carceri e quindi la società non si preoccupa. Nel centro del carcere, nella rotonda dove convergono i raggi, io posso sostare per mezz’ora la sera quando i detenuti sono in cella e non sento rumori umani. Sento solo i piccoli rumori di stoviglie od oggetti spostati. Non sento voci: questo dovrebbe spaventare chiunque”.

La detenzione è lo strumento usato per punire i criminali e i malviventi, ma all’interno degli istituti il soggetto, oltre ad essere privato della propria libertà, viene svuotato dell’identità personale (difficile da ricostruire, in seguito, in un contesto sociale pieno di pregiudizi).

Le modalità di comunicazione carceraria riflettono il clima della struttura penitenziaria: è quest’ultima che influenza sia il comportamento che la personalità dei detenuti.

L’atteggiamento del recluso subisce una trasformazione in seguito al periodo che trascorre all’interno del carcere. Il motivo di tale mutamento si deve ricercare nell’influenza che l’istituto penitenziario ha sul detenuto stesso, e sulla comunicazione linguistica.

A tal proposito, il sociologo Clemmer sostiene che la comunicazione non verbale dopo un anno di detenzione è maggiore rispetto a quella che si incontra dopo tre anni. Il motivo di questa affermazione è riconducibile a tre cause: innanzitutto, l’internamento porta il soggetto a reprimere la propria individualità e aggressività, producendo in questo modo un comportamento definibile “standard”; in secondo luogo, un deficit psicomotorio provoca un mutamento nella postura, nella mimica e nella prossemica; infine, all’interno del carcere si assiste ad una diminuzione della frequenza degli atti comunicativi (verbali e non) dovuti ai processi di depersonalizzazione e destrutturazione dell’io.

Il carcere, di fatto, porta l’individuo a non considerarsi più come persona, ma solo come un rifiuto della società.

Per questo motivo la comunicazione all’interno dell’istituzione penitenziaria può essere definita unidirezionale: essa entra in carcere attraverso vari canali, ma con molta fatica (e, fino a poco tempo fa, raramente) riesce ad uscire nuovamente.

Il soggetto, privato di qualsiasi mezzo fisico e psicologico, ha un solo modo per rimanere in contatto con il mondo esterno, e con tutte le novità che lo popolano: guardare la televisione.

Purtroppo, la maggior parte dell’opinione pubblica crede ancora che il possesso di una televisione all’interno della cella sia un segno di benessere, o di agio: ancora oggi, dopo molto tempo, si conferisce, simbolicamente, alla televisione un’etichetta che definisce uno status sociale.

Questo luogo comune ci conduce ad una riflessione: questa idea ci permette di capire come l’immaginario collettivo sia ancora legato ad un’antica forma di carcere, basato solo sulla sofferenza e sulla segregazione cellulare.

E’ bene sapere che il consumo televisivo non riduce l’afflizione del soggetto: in realtà, non fa che aumentare il grado di sofferenza del soggetto a causa della mancanza di libertà personale.

La fruizione passiva sottolinea l’impossibilità del detenuto di essere “normale”, in quanto gli è preclusa la possibilità di avere un dialogo e di scambiare le proprie opinioni con la società esterna. Molti detenuti vedono la televisione come un modo di passare il tempo e di ridurre la propria pena.

Grazie allo sviluppo delle tecnologie e delle fonti informative, però, la comunicazione ha visto mutare il proprio utilizzo. In questi scenari, negli ultimi tempi, Internet ha costituito una grande opportunità di comunicazione per i detenuti.


1.1. Il tempo in carcere
Il tempo che viene sottratto al detenuto in carcere viene considerato come una grandezza oggettiva uguale per tutti, e come una scala di misura proporzionale: tutti i reati, e i crimini commessi, vengono valutati in forma di “tempo da trascorrere” in isolamento dalla società.

Il soggetto che si trova recluso in questi istituti identifica il suo tempo come un periodo vissuto nell’impotenza: tutto ciò che sperimenta, diventa per lui degradante ed umiliante.

Inoltre, l’arco temporale trascorso in isolamento porta il detenuto ad un alto grado di insicurezza. Nonostante il soggetto sia riuscito a sfuggire alle paure che la società esterna gli provocava, la detenzione viene vissuta come un ambiente da cui è impossibile percepire minacce. Tuttavia, al tempo stesso, questo luogo forza il suo sentimento di sicurezza, lo invita a ricercare nuovi modelli e valori di vita.
1.2. Dal carcere alla società: la comunicazione dei detenuti
Grazie allo sviluppo delle tecnologie e delle fonti informative, la comunicazione ha visto mutare il proprio utilizzo. In questi scenari, negli ultimi tempi, Internet ha costituito una grande opportunità di comunicazione per i detenuti: “Sicuramente è stato allargato il numero delle persone che si sono interessate, e si interessano, al carcere- ha spiegato al Dott.ssa Patruno-. Io spero di aver fatto vedere e immaginare cos’è internet: ci sono persone che solo quando sono entrate in carcere hanno visto un computer.

E se questa grande potenzialità venisse utilizzata in senso positivo per fare un percorso formativo, sarebbe una cosa molto importante, ed utile.

Poi ritengo che nel momento in cui c’è trasparenza sull’istituzione, il carcere diventa “meno carcere”, soprattutto quando si smascherano certe ipocrisie”48.

Tutto è iniziato alla fine degli anni ’80, quando Nicolò Amato (allora direttore generale degli istituti penitenziari) rese possibile l’istituzione di “Sale Stampa” all’interno di alcune carceri. L’idea di base era quella di rendere evidente le condizioni carcerarie e i relativi problemi, al fine di instaurare un legame tra la società esterna e i detenuti.

La prima di queste strutture venne aperta, ed inaugurata, a San Vittore il 12 luglio 1989, seguita a ruota libera da Torino, e da altre città.

Purtroppo le difficoltà burocratiche non mancarono: il riserbo e la segretezza che da sempre aveva contraddistinto gli istituti penitenziari non facilitarono la situazione. L’informazione dentro, e sul, carcere rimaneva esercizio della buona volontà dei singoli giornalisti, dei direttori, magistrati e operatori penitenziari.

Molti giornali nacquero come “bollettini” interni; solo grazie all’aiuto di volontari, e cittadini esterni, i detenuti riuscirono a portare la loro voce al di fuori del muro di silenzio che da sempre li aveva contraddistinti.

Un esempio pratico è il caso di “Magazine 2”, un periodico nato nel 1995 e diventato l’emblema della comunicazione moderna all’interno del carcere (di questo caso se ne parlerà in dettaglio più avanti).



2.STORIA DE “ILDUE.IT”

2.1. Gli esordi

Nel 1992 la Dott.ssa Emilia Patruno (giornalista del settimanale Famiglia Cristiana) entrò per la prima volta nel carcere di San Vittore per seguire un convegno sul lavoro in carcere organizzato dall’associazione Ekotonos.

In quell’occasione, un detenuto le chiese di aiutare un gruppo di persone che facevano parte de “Il Giornale di San Vittore” (il giornale della Casa Circondariale), al fine di riprendere le pubblicazioni ferme ormai da anni.

La Dott.ssa Patruno, non avendo esperienza in materia, chiese consiglio a colleghi più esperti, e il Dott.Pagano, direttore di San Vittore, le consigliò di usufruire dell’art. 17 dell’Ordinamento Penitenziario.

All’inizio le attività erano poche, e il solo luogo deputato alle riunioni di redazione era una stanza con un computer di bassa qualità.

Per qualche tempo venne prodotto un giornalino, “Senza Titolo”, stampato a spese dell’associazione Sesta Opera San Fedele (associazione che presta assistenza ai detenuti): gli articoli venivano scritti a mano e ribattuti dalla stessa Dott.ssa Patruno.

Dopo numerosi sforzi, il giornale riuscì ad evolversi diventando, oggi, un sito di grande interesse.

Qui di seguito verranno presentate le tappe evolutive del giornale.




2.1.1. “Senza Titolo”
Il primo giornale di San Vittore era composto da 24 pagine, in formato A4, stampato in colore azzurrino e articolato in diverse rubriche: una breve storia, a puntate, sul carcere di San Vittore; una rubrica dedicata all’analisi delle figure istituzionali dell’istituto (esaminate una alla volta in ogni numero); una sezione dedicata alle notizie flash sul mondo penitenziario; una pagina intitolata “letture” dedicata ad alcuni passi tratti da un libro scelto per la settimana; eventuali interviste o resoconti di convegni ,e dulcis in fundo una rubrica culinaria (“il cuoco consiglia…”) dedicata alle ricette preparate dai detenuti.

L’obiettivo della Dott.ssa Patruno, però, era quello di trasformare quelle poche pagine in un vero giornale.

La Dott.ssa Patruno, quindi, chiese aiuto a quelle associazioni che si occupavano di assistenza ai carcerati: la Sesta Opera San Fedele aveva nel suo statuto la possibilità di eseguire delle pubblicazioni, ed acconsentì all’idea. Dopo aver proposto il progetto al consiglio direttivo, partirono le stampe del nuovo giornale “Magazine 2”.
2.1.2. “Magazine 2”
Registrato presso il Tribunale di Milano con l’atto n° 45 del 29 gennaio 1996, il “Magazine 2” ha visto fin dai suoi esordi notevoli risultati, sotto la guida della Dott.ssa Patruno come Direttore Responsabile, e del Dott. Pagano come Direttore Editoriale.

Il giornale, venduto per abbonamento, nel corso della sua vita (dal 1996 al 2001) ha visto la presenza di più di 1400 abbonati, raggiungendo una propria indipendenza economica.

La direttrice del giornale spiega in questo modo il significato del nome dato al periodico: “Si chiama “Magazine” perché la parola “periodico”, in un mondo, quello del carcere, fatto di “domandine” e di pratiche lunghissime, ci sembrava un po’ meno legato allo scorrere del tempo, che in carcere non passa mai. “2” è il numero civico di Piazza Filangeri, dove c’è San Vittore, e, al Penale Maschile, la redazione. Quel “2” che segue “Magazine” ha, però, fin dal primo momento, avuto per tutti noi una valenza diversa: simbolicamente, rappresenta la seconda possibilità di riscatto che tutti nella vita dovrebbero avere”.

Nel corso dei sette anni di pubblicazione “Magazine 2” ha subito varie trasformazioni: agli esordi si presentava in formato A4, con quaranta pagine in bianco e nero e i titoli in rosso. Il giornale riportava articoli dedicati ai temi del momento: salute, testi di legge,… .

Inoltre, non mancavano le rubriche fisse: la pagina centrale, ad esempio veniva dedicata alle poesie scritte dai detenuti; la rubrica “per lettera” lasciava spazio alla voce dei lettori esterni al carcere; le “brevi” si riferivano alle notizie sul pianeta carcere, mentre “San Vittore flash” proponeva una cronologia dei fatti commentati dai detenuti, e documentati dall’agenzia di stampa ANSA. Infine, l’ultima pagina era dedicata a “Magazine Music”, una rubrica musicale. Il tutto veniva corredato da fotografie dei detenuti.

Spinti da una crescente passione verso questo nuovo “lavoro”, la redazione di “Magazine 2” decise di trasformare il giornale: il nuovo formato si presentava più piccolo (17 X 24 cm), con la prima pagina colorata (questa cambiava ad ogni uscita). Tuttavia, i contenuti rimanevano invariati: rubriche, storie e poesie, infatti, costituivano il punto centrale della rivista.

Nel 1998 la Dott.ssa Patruno, e tutta la redazione di “Magazine 2”, ricevettero “Il Premiolino”, riconoscimento conferito dall’Ordine dei Giornalisti ad articoli o iniziative di particolare interesse.

Divergenze di opinione con la Sesta Opera San Fedele e la voglia di crescere dei detenuti, hanno portato, in seguito, ad una nuova evoluzione.


2.1.3. www.ildue.it
Il giornale on line è nato nel 2000 come naturale evoluzione di un processo comunicativo iniziato con “Senza Titolo”, proseguito con “Magazine 2” e culminato nel sito www.ildue.it.

Il dominio del sito è stato registrato a nome della Dott.ssa Patruno, la quale fin dall’inizio ha creduto molto in questo progetto: “La cosa più opposta al carcere è l’uso di internet. In effetti Internet è un mondo a parte, un mondo senza confini, aperto a tutti, senza differenze di lingua, e di sesso. E quindi, proprio perché si trattava di due mondi così in contrasto tra di loro, pensavo si dovessero avvicinare. Questo sito è il “paradosso della comunicazione”, cioè si va dal posto più chiuso della terra alla piazza più grande del mondo. E’ contraddittorio proprio come il carcere: quest’ultimo è contraddittorio perché teoricamente afferma una cosa e nei fatti un’altra.

Generalmente, poi, si pensa che i detenuti non abbiano niente da dire se non quello che hanno fatto: non c’è interesse per il resto di quello che possono essere o pensare. E a me sembrava stimolante trovare un posto per mettere tutte quelle cose che non avevano detto”49.

Purtroppo, l’accesso a internet non è ancora stato autorizzato ai detenuti: la redazione, quindi, elabora i testi e li impagina. In seguito, una persona esterna provvede a mettere il lavoro on line: settimanalmente, i detenuti possono vedere gli aggiornamenti del sito attraverso i dischetti portati dalla Dott.ssa Patruno in redazione, e installati sui tre computer che hanno a disposizione.

I problemi non sono mancati, ma nel corso del tempo anche le soddisfazioni sono arrivate: “‘Ildue’ è stato il primo sito nato dal carcere- spiega la Dott.ssa Patruno-. Nessun regolamento vietava la registrazione di un dominio. Dopo di noi ne sono usciti altri, ma il primato spetta a noi.

Evidentemente, lo spazio, nel corso del tempo, si è allargata in una maniera spropositata: noi oggi abbiamo dei lettori che vengono da tutta Italia, da tutta l’ Europa e anche, addirittura, da oltre oceano. Fino a pochi anni fa il discorso della comunicazione dal carcere era limitato a chi di carcere se ne occupava, ora è stato fatto un grande passo avanti”50.

Un altro passo in avanti riguarda anche il ruolo dei detenuti: “Ciò che mi fa più piacere oggi è ricevere le proposte da loro: c’è chi mi propone un argomento per il giornale piuttosto che per il sito, e viceversa. I detenuti si sono accorti di quanto può essere importante internet. Evidentemente, poi, c’è una grande volontà di entrare nel carcere: tutte le collaborazioni che abbiamo (da “Terre di mezzo” allo spazio su “Donna” ai programmi televisivi) fanno capo a quella zona nuova per loro, anche se così familiare a noi”51.

Il vantaggio del sito è che risulta essere più economico di un giornale: una volta pagato il dominio non sono necessarie altre spese, se non quelle delle persone che vi lavorano (in questo caso sono nulle, in quanto operano solo volontari).

All’inizio, poi, la prima versione del sito era una trasposizione del giornale cartaceo; oggi, invece, “Ildue” si presenta con una grafica rinnovata, e molte sezioni in più.




Condividi con i tuoi amici:
1   ...   17   18   19   20   21   22   23   24   ...   44


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale