La comunicazione in carcere



Scaricare 0.62 Mb.
Pagina24/44
28.03.2019
Dimensione del file0.62 Mb.
1   ...   20   21   22   23   24   25   26   27   ...   44
4. CONCLUSIONI
Nell’arco di questi tre capitoli si è cercato di spiegare la storia del carcere, e la sua evoluzione, ripercorrendo il periodo post-unitario del nostro paese.

Nel secondo capitolo è stata trattata la storia della Riforma Penitenziaria, evidenziando i lati positivi e negativi della stessa. Nella parte finale di questo capitolo, però, l’analisi dei dati forniti annualmente dall’ISTAT ha evidenziato come questi istituti vivano ancora in condizioni molto gravi.

Lo studio, poi, si è soffermato sull’analisi del sito www.ildue.it, e sulla sua importanza all’interno di San Vittore.

L’obiettivo del lavoro svolto era proprio quello di mostrare il legame che si è instaurato tra la società esterna e la redazione, evidenziando come il giornale on line potesse essere d’aiuto alla rieducazione dei detenuti.

Dal lavoro svolto all’interno di San Vittore, è possibile trarre alcune riflessioni considerazioni conclusive.

Pur non volendo trattare tematiche di competenza giuridica (anche se nel corso del secondo capitolo si è reso necessario al fine di una comprensione globale del lavoro), sembra doveroso sottolineare vari punti: numerosi ostacoli si frappongono tra l’obiettivo della rieducazione del soggetto e il suo ottenimento.

Il sovraffollamento e la mancanza di spazio impediscono numerose attività,e queste ultime sono indispensabili per migliorare l’ambiente carcerario. Anche il direttore di San Vittore evidenzia questa considerazione: “Non crediamo che il carcere possa realmente migliorare gli uomini, né che si possa seriamente pensare che un luogo destinato a contenere possa mai ambire all’obiettivo dichiarato di risocializzare. E’ una contraddizione in termini, che riteniamo possa e debba essere superata proprio attraverso una sfida, una visione utopica, una spinta costante, ancorché ideale, a pensare una società senza carcere. Però, finché il carcere esisterà, finché sarà una realtà, è necessario lavorare per cambiarlo; non per trovargli giustificazioni, ma per potergli dare un minimo di senso”2.

La comunicazione, a questo proposito, riveste un’importanza notevole. La Dott.ssa Patruno ha definito questo progetto una sfida: “Forse questa è stata la mia sfida personale: comunicare, o permettere ad altri di comunicare, da un luogo per definizione isolato, separato, chiuso. Una sfida che è un paradosso; una sfida vitale, bellissima, mai conclusa”.

Il giornale di San Vittore, sia nella versione on line che cartacea, è stato (e lo è ancora) uno strumento utile ai fini della rieducazione. Ciò è possibile, però, grazie al servizio gratuito dei volontari, delle persone esterne che con grande impegno vi dedicano energie e tempo.

I ritmi del carcere, l’isolamento, l’emarginazione, la privazione di impegni e responsabilità, portano il detenuto a uno stato vegetativo, e a credere di essere diventato il cosiddetto “rifiuto della società” da evitare e isolare definitivamente.

Per sottrarsi a queste conclusioni è necessario vedere l’intervento attivo della società esterna.

Il ruolo del giornale si inserisce in questo contesto; esso permette di creare un legame, e una sorta di comunicazione, tra l’Istituzione e i cittadini.

Il giornale di San Vittore è riuscito in questi anni a compiere questa impresa, riuscendo ad ottenere ampi consensi. La Dott.ssa Patruno, a questo proposito, ha commentato la situazione in questo modo: “Evidentemente, lo spazio nel corso del tempo si è allargato in maniera spropositata: noi oggi abbiamo dei lettori che vengono da tutta Italia, dall’Europa e, in alcuni casi, anche dal mondo”3.

Il ruolo del giornale, ma in modo più evidente del sito, è quello di aver creato un canale comunicativo attraverso cui passa l’informazione alternativa relativa al carcere (ovvero l’informazione di chi vive quotidianamente una realtà fatta di privazioni e di annullamenti).

Gli articoli rappresentano ciò che i detenuti vorrebbero dire all’esterno: i temi trattati possono sembrare banali, ma essi vengono vissuti in maniera differente, e senza dubbio più intensa, da chi viene privato della propria libertà (rispetto a chi si trova al di fuori di un carcere).

Far parte della redazione permette di rappresentare una piccola comunità all’esterno, di far vedere ciò che si sta realizzando (o che si vorrebbe realizzare): “Gli obiettivi più recenti del nostro sito sono prettamente ludici- spiega la Dott.ssa Patrono-. A me pare che pur tenendo presente l’importanza dell’informazione, bisogna far sapere alla gente cosa si mangia, si pensa, si fa a San Vittore. Il gioco aiuta in questo. Inoltre credo che l’interazione con l’esterno sia fondamentale: noi annualmente chiediamo la partecipazione dei nostri lettori in modo attivo: venendo a trovarci in carcere. L’incontro avviene in modo divertendo, perché vogliamo giocare.

Con il gioco certe distanze vengono annullate: è uno spazio creativo che ti porta ad avere una prospettiva interessante”4.

Oltre alla funzione comunicativa ed informativa (attribuite precedentemente), il giornale svolge, inoltre, un compito rieducativo.

La scrittura, infatti, è il pretesto per insegnare ai detenuti un lavoro, un modo di esporsi e presentarsi alla società esterna: “Solitamente si pensa che i detenuti non abbiano nient’altro da dire che quello che hanno fatto- continua la Dott.ssa Patruno-. Non c’è interesse nei loro confronti, e non c’è la voglia di vedere cosa potrebbero fare, scrivere,…” .

La redazione di un articolo porta il detenuto a rapportarsi con il mondo che non può vivere e incontrare materialmente, ma che vorrebbe si accorgesse della sua presenza.

In conclusione, il bagaglio acquisito attraverso queste attività permette al soggetto di avere uno strumento utile al suo recupero, e alla sua rieducazione.





Condividi con i tuoi amici:
1   ...   20   21   22   23   24   25   26   27   ...   44


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale