La comunicazione in carcere


DA REPUBBLICA 25 NOVEMBRE 2003



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DA REPUBBLICA 25 NOVEMBRE 2003

A San Vittore il primo progetto di telelavoro realizzato in Europa


Gli operatori, riuniti in cooperativa, risponderanno a "Info12"
Il call center entra in carcere
e dà lavoro a trenta detenuti
Accordo tra ministero della Giustizia e Telecom Italia

MILANO - Trenta detenuti del carcere milanese di San Vittore, dall'interno del penitenziario, rispondono alle chiamate dei cittadini che chiedono informazioni sui numeri degli abbonati telefonici. L'iniziativa, la prima di questo tipo in Italia e in Europa, è stata realizzata grazie a un accordo tra il Ministero della Giustizia e Telecom Italia. Nel penitenziario è stato infatti attrezzato un call center, "del tutto simile agli altri 73 sparsi in Italia" spiega il presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera "collegato con 20 postazioni al servizio Info12".

Anche il trattamento economico dei 26 operatori e 4 supervisori, radunati in cooperativa, che si alternano su 3 turni di 7 ore, continua Tronchetti Provera "è uguale a quello di tutti i 2.500 dipendenti dei nostri call center", determinato in base "alle chiamate tassate gestite dagli operatori". Quello dei detenuti, quindi, sarà un normale contratto di lavoro e non attività assistita, anche perché, dice ancora Tronchetti Provera "il recupero è anche fare qualcosa di normale".


Nessun dubbio sull'esito dell'iniziativa che lega carcerati a Telecom: "Chi chiama non sa chi c'è dall'altra parte" ricorda il presidente, "e così il detenuto non è discriminato ma è uguale a tutti gli altri operatori". Il call center, allestito all'ultimo piano del sesto raggio, per ora ha coinvolto trenta detenuti: sono tutti uomini e tutti devono scontare pene con scadenza non immediata nel tempo.

"Oggi festeggiamo un'occasione importante" commenta il ministro della Giustizia Roberto Castelli illustrando l'iniziativa all'interno di San Vittore. "Le nostre porte sono sempre aperte per qualunque programma serio: non a caso il numero dei detenuti al lavoro è aumentato del 20%. Il mio auspicio è che questo esperimento abbia successo e possa ripetersi con Telecom e con altre aziende".


Il ministro Castelli ha quindi annunciato, senza fornire ancora particolari, l'avvio a breve di un progetto per portare l'Università all'interno del carcere. "Sono tre i presupposti per garantire il rispetto del dettato Costituzionale sulla rieducazione in carcere: la professionalità degli addetti, che è altissima; la garanzia di ambienti degni, e il governo sta facendo molto: sono in programma 23 nuovi penitenziari per una spesa di oltre duemila miliardi di lire con progetti già avviati e fondi già stanziati; e la possibilità per i detenuti di studiare o lavorare per potersi attrezzare e preparare alle sfide della vita".

"Notevoli", secondo il ministro, gli investimenti già previsti per il lavoro all'interno delle carceri: "La spesa per le retribuzioni dei detenuti e per l'acquisizione di strutture e impianti ammonterà nel 2004 a 66.309.383 euro" e altri 4,5 milioni sono le agevolazioni contributive e gli sgravi fiscali per le imprese e le cooperative sociali che assumono detenuti.

Nel frattempo, spiega ancora il ministro, i detenuti in Italia "sono oggi al di sotto dei 50mila, il numero più basso da tre anni a questa parte. Effetto sia del provvedimento, transitorio, dell'indultino, che di quello, stabile della Bossi-Fini che permette il rimpatrio di 500 immigrati al mese".

"Con il telelavoro" dichiara il direttore di San Vittore, Luigi Pagano "inizia una nuova frontiera per il lavoro nelle carceri. Non a caso si inizia da qui: un penitenziario che non è certo un paradiso ma che non ha mai considerato la situazione difficile in cui versa, un alibi per restare inerte. I detenuti comunque sono diminuiti e si stanno adeguando le strutture. Anche se domani il carcere sarà dismesso, c'è l'oggi a cui pensare. Per i detenuti si tratta inoltre di un vero e proprio lavoro, non di assistenza. Un giorno di carcere costa 240 mila delle vecchie lire a persona e considerarlo uno sterile passare del tempo è inutile: ogni detenuto recuperato è un pericolo in meno per la società".

(25 novembre 2003)





  • Il presidente della Repubblica in visita al carcere di Spoleto:

"Nelle prigioni non sempre viene rispettata la dignità umana"

Tra Ciampi e Castelli

è polemica sulle carceri

Ma il Guardasigilli insiste: "Gli istituti

di pena non sono inferni o lager"

SPOLETO - Il ministro Castelli insiste: "Le carceri non sono né inferni né lager". Ma stavolta è il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a smentirlo pubblicamente. Il capo dello Stato è in visita stamattina, proprio accompagnato dal ministro della Giustizia, al carcere di Spoleto. E le sue parole sono inequivocabili: "Nelle carceri - ha sottolineato Ciampi - non sempre viene rispettata la dignità umana".


Quello delle carceri che "non devono essere hotel di lusso" è un vecchio pallino del Guardasigilli, che già in agosto aveva più volte polemizzato con chi denunciava le condizioni di vita dei detenuti. E anche oggi a Spoleto Castelli ha ripetuto: "Troppi strumentalizzano un disagio reale cercando di dipingerlo in termini del tutto inaccettabili come inferno o lager. Sono termini che non si adattano alla realtà italiana". Per il ministro, insomma, "quelli italiani sono penitenziari all'altezza dei paesi più avanzati", pure se egli stesso ammette che il sovraffollamento è un problema reale "che va affrontato".
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Ma Ciampi, parlando della dignità umana che non sempre viene rispettata negli istituti di pena, non sembra del tutto d'accordo, e anzi rilancia proprio sul tema del sovraffollamento. Che costituisce "L'ostacolo principale alla messa in opera di trattamenti di riabilitazione efficaci". Il capo dello Stato ha spiegato di non volersi riferire al carcere umbro, che al contrario rappresenta un modello positivo, ma specifica che quanto ha visto a Spoleto "non corrisponde alla situazione dell'intero sistema carcerario italiano".


Un sistema che invece, secondo il presidente, dovrebbe essere in grado di offrire al detenuto le condizioni per il recupero morale e per il reinserimento sociale. "Le pene sospendono il condannato dalla società - ha detto ancora Ciampi - , ma non lo escludono da essa. E anche da ciò si misura il grado di civiltà di una nazione".
Ed è per questo, conclude il presidente della Repubblica, che le misure alternative alla detenzione, i permessi, la libertà condizionale, sono "strumenti irrinunciabili per chi, dopo anni passati in carcere, vede premiata la sua condotta e vuole cominciare a proiettarsi nel suo nuovo futuro".



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