La comunicazione in carcere



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(16 gennaio 2003)






MILANO - A mezzogiorno e un quarto la palazzina della periferia Est di Milano è in subbuglio: tre auto della polizia penitenziaria in seconda fila davanti al portone. Donne che bisbigliano sulle scale, grande curiosità, e nessuno sa che cosa stia succedendo. Su al quarto piano hanno appena riportato a casa dal carcere di Livorno Cesar Augusto Albirena. Il primo detenuto in Italia a sperimentare il braccialetto elettronico.

Condannato in primo grado a 5 anni e mezzo per droga, arrestato lo scorso ottobre. Nel tinello di casa c'è una certa agitazione. Albirena ha appena abbracciato, con le lacrime agli occhi, la moglie. Ha visto per la prima volta la bambina nata cinque mesi fa, quando lui era a San Vittore. Il figlioletto di cinque anni gli è saltato al collo, gridando "Ciao papi!". E adesso i tecnici gli stanno allacciando alla caviglia destra il dispositivo elettronico che lo sorveglierà. E' un anello di plastica grigia, che contiene fibre ottiche e un piccolo ricevitore collegato con la centralina installata in casa ieri pomeriggio. Albirena è un po' sottosopra.

Già due volte aveva chiesto gli arresti domiciliari, senza ottenerli. La terza volta è stata quella buona. Lui non vuole parlare, per paura che un'infrazione delle regole lo riporti in galera. E un po' forse si vergogna di farsi vedere con il guinzaglio elettronico: "Dite solo che sono contento, e che va tutto bene", chiede ai parenti. In casa c'è anche il cognato, che ha dato un aiuto per mantenere la famiglia in questi mesi. I tecnici della ditta che produce i braccialetti (il ministero degli Interni li noleggia per 60 mila lire al giorno) provano un'altra volta in dispositivo. L'hanno tarato su una distanza minima, viste le dimensioni ridotte dell'appartamento (due locali più un cucinino). Verificano che, allontanandosi più di una decina di metri dalla centralina, scatti l'allarme alla Centrale operativa in Questura. Un segnale sonoro, e uno visivo sul monitor destinato a gestire i 34 braccialetti che entreranno in funzione nei prossimi mesi.

Sulla centralina ci sono anche un tasto blu e una cornetta telefonica. "Serve anche per una eventuale richiesta di aiuto spiega un agente di polizia Il detenuto, se per esempio dovesse sentirsi male quando è solo in casa, schiaccia il tasto blu. Alla centrale sanno che non è un allarme di fuga. Lo chiamano, e lui può parlare alla cornetta". L'altro allarme significa che il detenuto sta tagliando la corda: in quel caso dalla Questura spediscono la Volante più vicina. All'una e venti l'operazione è terminata. Poliziotti e tecnici se ne vanno.

Albirena è per la prima volta solo con la sua famiglia. Da domani la moglie potrà tornare a lavorare (è infermiera), e lui baderà ai due figli piccoli. "Adesso vogliamo solo stare tranquilli dice la moglie E cercare di fare una vita normale". Tutto bene, salvo che per il Lisipo (Libero sindacato di polizia): "Chi è condannato dovrebbe stare in carcere, senza avere gli arresti domiciliari".
Criticano anche il braccialetto: "Segnala lo spostamento del soggetto, ma non se riceve in casa altri delinquenti". Cosa questa impossibile da verificare comunque, con gli arresti domiciliari. In questura fanno notare che, in ogni caso, il braccialetto farà risparmiare buona parte dei controlli. (f.r.)




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