La crisi dell'Europa e la nascita dei fascismi 0001000100 ‣ La frattura della guerra



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I grandi miti su cui fascismo e nazismo hanno costruito la propria forza non sono solamente l'estrinsercarsi del loro carattere di religione politica, insufficiente pur se necessaria a costruire una coesione interna e a diventare forza direttrice della loro azione. Essi sono l'aspetto trascendente di una politica in cui interessi e valori cercano di riformularsi in equilibrio reciproco. La deriva razzista cui anche il fascismo italiano cede definitivamente con il 1937-38 (ma che aveva già offerto le sue credenziali nel corso della guerra di aggressione all'Etiopia), nasce proprio dal bisogno di rinnovare uno slancio utopico e di ritrovare i motivi di una nuova mobilitazione in un contesto segnato ormai dall'egemonia nazionalsocialista: se l'antisemitismo non è centrale nell'idea fascista di Nazione, quest'ultima può benissimo convivere e inglobare in un particolare momento storico la persecuzione degli ebrei.

Il fascismo, per articolare sulla base dell'intenso dibattito storiografico dell'ultimo decennio le considerazioni di Mosse ricordate precedentemente, si presenta come una visione del mondo capace di assorbire e valorizzare interessi economici e politici anche differenziati e contrapposti, grazie a una visione utopica atta ad offrire un connotato di sacralità a una modernità in decadenza. A quella “crisi di civiltà”, che contribuisce ad accelerare introiettando positivamente l'esperienza di guerra, contrappone un diverso “stile” politico che si riassume nell'azione e il cui attivismo è connotato da forti tensioni emotive. “I fascisti furono generati in gran numero dalle crisi post-belliche nelle relazioni ideologiche, etniche, militari, di potere politico, alle quali una ideologia di stato-nazione trascendente trascinata da un paramilitarismo popolare offrì una soluzione plausibile”75.

La gestione del potere da parte dei regimi fascisti, che comportò scelte economiche e soluzioni sociali rilevanti e articolate, avvenne attraverso un uso nuovo della politica (il partito unico e il führerprinzip) e un mutamento radicale delle istituzioni: con l'obiettivo di costruire una classe media unica, omogeneizzata socialmente e culturalmente, capace d'identificarsi con lo stato (la Nazione e/o la Razza) attraverso la partecipazione mitico-simbolica alla sua storia ricostruita ed esaltata.

L'esperienza dei fascismi appartiene in toto – e si potrebbe dire “esclusivamente” – all'epoca dell'entre-deux-guerres, e questo già dovrebbe suggerire i confini entro cui ricercare una loro definizione e interpretazione “generica” o “generale”. La necessità di continuare ad approfondire con studi particolari e settoriali i differenti casi nazionali, non deve oscurare il carattere epocale entro cui s'inserisce l'esperienza storica dei fascismi. L'epoca è quella segnata in modo indelebile dalla Prima guerra mondiale, dalla sua inaudita violenza e dal coinvolgimento totale della popolazione quanto dal fallimento dello stato-nazione come involucro di un progresso infinito capace di inserire democraticamente le masse nella vita pubblica. Quel fallimento, e il modo traumatico con cui si consumò sui campi di battaglia europei, non segnò però la fine dei nazionalismi che quella guerra avevano auspicato e favorito. La vera battaglia sui destini dell'Europa del dopoguerra si svolse sul terreno delle istituzioni e della politica; su quali istituzioni fossero maggiormente capaci di incanalare la partecipazione delle masse ormai definitivamente inserite nel processo di modernizzazione e su quale politica potesse meglio servire a ricostruire e rafforzare lo stato, la sicurezza e l'identità di nazioni sottoposte a tensioni e competizioni reciproche.

La guerra, pur se rese più favorevole in singoli paesi il terreno alla rivoluzione, tanto sul piano sociale che culturale, l'affossò invece definitivamente nella sua possibilità di successo internazionale, perché bloccò il processo di mondializzazione e dette l'avvio a un periodo di deglobalizzazione

– per usare un termine di oggi – che sarebbe durato fino alla Seconda guerra mondiale e avrebbe segnato in profondità la “guerra civile europea” dell'entre -deux -guerres. Le ragioni di questa “guerra civile” sono radicate tanto nelle scelte economiche quanto nelle decisioni di politica internazionale che vennero fatte nella Conferenza di pace e che la gestione miope e provinciale dei diversi governi rese ancora meno capaci di creare un equilibrio interno ai singoli stati e una prospettiva unitaria all'intera Europa.

Nella transizione postbellica a una nuova realtà politica e istituzionale, si radicalizzò una divisione europea tra i regimi liberal-parlamentari di più antica tradizione, quelli giunti più recentemente all'unificazione nazionale e ancora fortemente limitati nelle loro conquiste democratiche e quelli divenuti indipendenti con il crollo degli imperi e il termine della guerra. Ognuno di essi cercò di reagire alla richiesta di sicurezza e cambiamento, di identità e trasformazione, di utopia e rassicurazione intrecciando risposte istituzionali e costruzioni ideologiche. Le maggiori novità, in entrambi i casi, furono quelle che emersero dai movimenti fascisti, capaci di conquistare il potere e diventare regime – in Italia e Germania – a distanza di dieci anni. Fu la loro saldatura, a metà degli anni Trenta, a imprimere definitivamente alla storia europea una direzione conflittuale che sancì – con lo scatenamento della Seconda guerra mondiale – la perdita di centralità e di egemonia che l'Europa aveva iniziato a intravedere proprio negli anni in cui veniva combattuta la prima.

Anche lo studio dei fascismi, quindi, non può che continuare ad avvenire all'interno di una comparazione che abbracci l'intera epoca tra le due guerre, che si muova sul versante del confronto tra le diverse esperienze totalitarie e autoritarie ma anche su quello con le dinamiche nuove d'intervento statale nell'economia e di creazione di istituzioni “sociali” di cui fanno parte anche le esperienza nordeuropee o del New Deal americano. Senza dimenticare come il tema della classe media – costruita socialmente negli USA attorno alla logica dei consumi di massa negli stessi anni in cui veniva politicamente omogeneizzata con forza e consenso dai regimi fascisti e violentemente distrutta e rigenerata nella Russia sovietica – rimanga centrale per la comprensione della modernità e della modernizzazione nonché delle culture ambivalenti e contraddittorie che hanno accompagnato l'ingresso e la partecipazione delle masse alla vita pubblica. Note al saggio L'ultima strofa recita: Never such innocence, / Never before or since, / As changed itself to past / Without a word–the men / Leaving the gardens tidy, / The thousands of marriages, / Lasting a little while longer: / Never such innocence again. Contro questo Stato accentratore e monopolizzatore, il partito popolare ha proceduto con opera di critica e con propositi di legale trasformazione. Il fascismo invece è insorto con l'azione diretta e violenta”. Il testo in: http://www.degasperi.net/show_doc.php?id_obj=416sq_id=0.



1 - Walter H. Page, ambasciatore americano a Londra, al Presidente Wilson il 3 agosto 1914, in Martin Gilbert, A History of the Twentieth Century. Volume One: 1900-1933, HarperCollins, London 1997, p. 331.2 - Julian Henry Francis Grenfell, Into Battle, in “The Times”, 12 maggio 1915.3 - Citato in Iain Boyd Whyte, Otto Dix's Germany: From Wilhelmine Reich to East/West Divide, in Otto Dix, Tate Gallery, London 1992, p. 28.4 - Citato da Carla Schulz-Hoffmann, War, Apocalypse, and the ``Purification of the World'', in The Romantic Spirit in German Art, 1790-1990, Thames & Hudson, London 1994, p. 198.5 - Giuseppe Prezzolini, Facciamo la guerra, in “La Voce”, Firenze 28 agosto 1914.6 - Citato in Le rève d'une ville, Nantes et le Surrealisme, Ed. Réunion des Musées Nationaux et Musée des Beaux Arts de Nantes, Paris 1994, p. 2017 - “Littérature”, n. 15, 1920.8 - Citato in “Anthem for Doomed Youth. Writers and Literature of The Great War, 1914-1918. An exhibit commemorating the 80th anniversary of the Armistice, November 11, 1918”, Brigham Young University, Provo UT 1998. http://www.lib.byu.edu/~english/WWI/newmain.html.9 - “The London Times”, 31 luglio 1917.10 - Paul Fussell, La grande guerra e la memoria moderna, il Mulino, Bologna 2000, p. 20 [tit. orig. The Great War and Modern Memory, Oxford University Press, New York 1975].11 - Renato Serra, Esame di coscienza di un letterato, in “La Voce”, Firenze 30 aprile 1915.12 - http://www.lib.byu.edu/~english/WWI/influence/MCMXIV.html.13 - Report of the War Office Committee of Enquiry into ``Shell-shock'', HMSO [Her Majesty Stationery Office], London 1922, p. 28.14 - André Leri, Shell-Shock, Commotional and Emotional Aspects, University of London Press, London 1919, p. 118.15 - Eli Zaretsky, Secrets of Soul. A Social and Cultural History of Psychoanalysis, Alfred A. Knopf, New York 2004, p. 121.16 - Cfr. Eugen Weber, Da contadini a francesi. La modernizzazione della Francia rurale (1870-1914), il Mulino, Bologna 1989 [tit. orig. Peasants into Frenchmen: the Modernisation of Rural France, 1870-1914, Stanford University Press, Stanford CA 1976]; George L. Mosse, La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania (1815-1933), il Mulino, Bologna 2004 [tit. orig. The Nationalization of the Masses: Political Symbolism and Mass Movements in Germany from the Napoleonic Wars through the Third Reich, H. Fertig, New York 1975]; Pierre Nora, Les lieux de mémoire, I-III, Gallimard, Paris 1984-1992; Mario Isnenghi, I luoghi della memoria, I-III, Laterza, Bari-Roma 1996-1997; Raphael Samuel, Theatres of Memory, v. I-II, Verso, London 1996-1999.17 - Christophe Charle, La crise des sociétés impériales. Allemagne, France, Grande-Bretagne 1900-1940. Essai d'histoire sociale comparée, Seuil, Paris 2001, pp. 203-04.18 - Citato in Annette Becker, The Avant-Garde, Madness and the Great War, in “Journal of Contemporary History”, vol. 35, n.1, Sage Publications, London gennaio 2000, p. 81.19 - J. W. Burrow, The Crisis of Reason. European Thought 1848-1914, Yale University Press, New Haven CT 2000, p. 92.20 - Georg Simmel, Metropolis and Mental Life [1903], citato in Anthony Mc Elligott, The German Urban Experience, 1900-1945. Modernity and Crisis, Routledge, London 2001, p. 78.21 - Robert Musil, Politics in Austria [1912], in Precision and Soul: Essays and Addresses, a c. di Burton Pike e David S. Luft, University of Chicago Press, Chicago 1990 pp. 19-20.22 - Musil, Helpless Europe [1922], in Precision and Soul cit., p. 132.23 - Oswald Spengler, Il tramonto dell'occidente, Longanesi, Milano 1978, p. 3 [tit. orig. Untergang des Abendlandes, Beck, München 1918].24 - John Girling, Myths and Politics in Western Societies. Evaluating the Crisis of Modernity in the Unites States, Germany and Great Britain, Transaction Publishers, New Brunswick NJ 1993, p. IX.25 - “Soggetti alla legge dell'evoluzione, possiamo tanto progredire quanto degenerare”, Edwin Ray Lankester, Degeneration. A Chapter in Darwinism, Macmillan, London 1880, p. 60.26 - “Se da un lato febbre tifoidale, vaiolo, colera e difterite sono arretrate dinanzi ai rimedi applicati dalla scienza illuminata... dall'altra vediamo come insanità mentale, suicidio e delinquenza stiano aumentando rapidamente”, Enrico Ferri, citato in Daniel Pick, Volti della degenerazione, una sindrome europea 1848-1918, La Nuova Italia, Firenze 1999, p. 20.27 - Henry Maudsley, Organic to Human, Psychological and Sociological, Macmillan, London 1916, pp. 26, 236-37.28 - Pick, Volti della degenerazione cit., p. 307.29 - Thomas Hardy, Late Lyrics and Earlier, Macmillan, London 1922, p. XIV.30 - Eric Voegelin, The Collected Works of Eric Voegelin, v. 2: Race and State [tit. orig. Rasse und Staat, Mohr, Tübingen 1933], Louisiana State University Press, Baton Rouge LA 1997, p. 16.31 - L'espressione è di Gerhard Goehler, Constitution and Use of Power, in Power in Contemporary Politics. Theories, Practice, Globalization, a c. di Henry Goverde et al., Sage, London 2000, p. 50.32 - Stefan Berger et al., Writing National Histories. Western Europe since 1800, Routledge, London 1999, p. 11.33 - Sigmund Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, Bollati Boringhieri, Torino 1975 [tit. orig. Zeitgemasses über Krieg und Tod, lecture, Wien 1915, poi pubblicato da Internationaler Psychoanalytische Verlag, Leipzig 1924].34 - Thomas Mann, Pensieri di guerra [1914], in Gesammelte Werke in dreizhen Bänden, S.Fischer, Frankfurt am Main 1974 v. 13, p. 533.35 - Wilamowitz nach 50 Jahren, a c. di W. M. Calder et al., Wissenschaftliche Brichgesellschaft, Darmstadt 1985, p. 649.36 - Citato in Gli intellettuali e la Grande Guerra, a c. di Vincenzo Calì et al., il Mulino, Bologna 2000.37 - Stefan Zweig, Il mondo di ieri. Ricordi un europeo, Edizioni del Prisma, Catania 1995, p. 270 [tit. orig. Die Welt von Gestern. Erinnerungen eines Europäens, Bermann-Fischer Verlag, Stockholm 1944].38 - Viktor Sklovskij, C'era una volta, il Saggiatore, Milano 1994, p. 181 [tit. orig. Zhili-Byli, SNKLU, Praha 1965].39 - Robert Lansing, The Peace Negotiations: a Personal Narrative, Houghton Mifflin, Boston 1921 p. 97.40 - John Maynard Keynes, A Short View of Russia, Hogarth Press, London 1925, pp. 12, 14.41 - Ivi, p. 24.42 - Ken Post, Communists and National Socialits. The Foundations of a Century, 1914-1939, St. Martin's Press, London 1997, p. 188.43 - The Collected Works of Eric Voegelin, vol. X, Published Essays 1940-1952, University of Missouri Press, Columbia CO 2000, pp. 54-55.44 - Cfr. Charles Maier, La rifondazione dell'Europa borghese. Francia, Germania, Italia nel decennio successivo alla prima guerra mondiale, il Mulino, Bologna 1999 [tit. orig. Recasting Bourgeois Europe: Stabilization in France, Germany and Italy in the Decade after World War I, Princeton University Press, Princeton NJ 1975].45 - L'esperienza “fondante” della guerra è raccontata nei diari di guerra, Ernst Jünger, Nelle tempeste d'acciaio, Guanda, Parma 1999 [tit. orig. In stahlgewittern, aus dem Tagebuch eines stosstruppführers, E.S. Mittler & Sohn, Berlin 1922].46 - Luigi Salvatorelli, Nazionalfascismo, Gobetti, Torino 1923.47 - Alberto De Bernardi, Una dittatura moderna. Il fascismo come problema storico, Bruno Mondadori, Milano 2001, p. 46.48 - Mariuccia Salvati, L'inutile salotto. L'abitazione piccolo-borghese nell'Italia fascista, Bollati Boringhieri, Torino 1993, p. 32.49 - Aristotle A. Kallis, Studying Inter-war Fascism in Epochal and Diachronic Terms: Ideological Production, Political Experience and the Quest for ``Consensus'', in “European History Quarterly”, v. 34, n. 1, gennaio 2004, p. 18.50 - Stefan Zweig, Il mondo di ieri cit., pp. 272-73.51 - Maksim Gor'kij, lettera a I. M. Kasatkin del 20 luglio-2 agosto 1914, in Letopis' Zhizni i Tvorchestva A.M. Gor'kogo, vol. 2: 1908-1916, Akademiia nauk SSSR Institut mirovoi literatury, Moskva 1958, p. 450.52 - Robert Musil, Helpless Europe [1922], in Precision and Soul cit., p. 117.53 - Eli Zaretsky, Secrets of the Soul. A Social and Cultural History of Psychoanalysis, Alfred A. Knopf, New York 2004, p. 141.54 - Women, Gender and Fascism in Europe 1919-1945, a c. di Kevin Passmore, Manchester University Press, Manchester 2003.55 - Il dibattito suscitato dal libro di Claudia Koontz (Mothers in the Fatherland: Women, the Family, and Nazi Politics, St. Martin's Press, New York 1987) si riferisce prevalentemente alle politiche di “regime”, qui appena sfiorate. L'uso femminile dell'idealizzazione nazista della maternità, cioè una pragmatica negoziazione che porta a raggiungere parzialmente alcuni obiettivi dei movimenti femminili pre-nazisti, si ritrova anche nel lavoro dedicato al fascismo da Vicky De Grazia (Le donne nel regime fascista, Marsilio, Venezia 1993); mentre maggiormente legata a un più tradizionale giudizio di patriarcato anti-femminile è Gisela Bock (Zwangssterilisation im Nationalsozialismus. Studien zur Rassenpolitik und Frauenpolitik, Westdeutscher Verlag, Opladen 1986); si veda anche Elisabeth Harvey, The Failure of Feminism? Young Women and the Bourgeois Feminist Movement in Weimar Germany 1918-1933, in “Central European History”, n. 28, University of California, Riverside CA 1995, pp. 1-28.56 - Women, Gender and Fascism in Europe 1919-1945 cit., p. 240.57 - Ivi, p. 241.58 - “Ma in verità, il tono rude con cui il Presidente del Consiglio ha iniziato il suo discorso ci richiama ad una realtà ancora più dura, cioè al fatto rivoluzionario che ha condotto il presente Governo al potere e alle condizioni rivoluzionarie dalle quali non siamo ancora del tutto usciti e che, per assegnare nettamente le responsabilità e per stabilire il giuoco delle forze agenti nella politica del paese, sarebbe opera vana e dannosa voler nascondere sotto le forme convenzionali e tradizionali del costume parlamentare. [...] Le ragioni dello sviluppo di questo rivolgimento istituzionale possono addebitarsi a vari fenomeni della guerra e del dopoguerra e anche alla crisi economica; ma in parte notevole, è vero, devono attribuirsi alla paralisi statale causata dall'eccessivo accentramento dei poteri negli organi centrali del parlamentarismo e della burocrazia, all'accumulamento di ogni potere legislativo nella Camera, alla atrofia del Senato e alla mancanza di organi periferici con la conseguente disintegrazione delle forze locali.59 - Detlev J. K. Peukert, La Repubblica di Weimar, Bollati Boringhieri, Torino 1996, p. 288.60 - Ivi, p. 289.61 - Cfr. The Rise of the Nazi Regime. Historical Reassessments, a c. di Charles S. Maier et al., Westview, London 1986.62 - David Abraham, The Collapse of Weimar, ivi, p. 3.63 - Bernd Weisbrod, The Crisis of Bourgeois Society in Interwar Germany, in Fascist Italy and Nazi Germany. Comparisons and Contrasts, a c. di Richard Bessel, Cambridge University Press, Cambridge 1995, p. 36.64 - George L. Mosse, Il fascismo. Verso una teoria generale, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 83.65 - Ivi, p. 86.66 - Spazzino, animale necrofago.67 - Aristotle A. Kallis, Studying Inter-War Fascism in Epochal and Diachronic Terms cit., p. 13.68 - Ivi, p. 26.69 - Incapace in questo di seguire, anche i comunisti, l'insegnamento di Lenin.70 - Mosse, Il fascismo. Verso una teoria generale cit., p. 28.71 - International Fascism. Theories, Causes and the New Consensus, a c. di Roger Griffin, Arnold, London 1998, p. 14.72 - Mariuccia Salvati, Il regime e gli impiegati, Laterza, Roma-Bari 1992, p. 6873 - Ivi, p. 77.74 - Aristotle A. Kallis, Fascist Ideology, Territory and Expansionism in Italy and Germany 1922-1945, Routledge, London 2000, p. 196.75 - Michael Mann, Fascists, Cambridge University Press, Cambridge 2004, p. 365.


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