La dieta perfetta


INDUSTRIALIZZAZIONE DEI GLUCIDI : “zucchero e farina”



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INDUSTRIALIZZAZIONE DEI GLUCIDI : “zucchero e farina”

Sappiamo che dai vegetali sopra visti, provengono tutte quelle farine (zuccheri e farine) che comunemente utilizziamo per la maggior parte della nostra alimentazione. Ora dobbiamo prestare attenzione anche alle dinamiche metaboliche dannosissime per la nostra salute che derivano dalla industrializzazione dei glucidi.

La maggior parte delle persone, quando pensa a zuccheri e farine, immagina una fine “polvere bianca”. In realtà nessuno dei due elementi in natura si presenta così.

Per trasformarli in quel modo ci vogliono una serie di processi di raffinazione. Il problema è che durante questi procedimenti, la gran parte dei benefici nutrizionali vengono persi.. Il risultato è che otteniamo un super concentrato di glucidi raffinati che vengono assorbiti rapidamente e contribuiscono a diversi tipi di gravi rischi per la salute.

Se guardiamo un seme di frumento, esempio il grano, vediamo che questo presenta diverse strutture, tra le quali una membrana esterna, ricca di fibre per noi importantissime, contenenti fitati, vitamina B1 (tiamina) necessaria proprio per metabolizzare il glucosio, vediamo anche un piccolo “peduncolo” che rappresenta il “germe di grano” pieno proprio di tutti gli elementi che consentiranno alla pianta di svilupparsi, quindi ricchissimo di oli essenziali, vitamine del gruppo B e proteine. L’interno del seme è di colore scuro. Infatti nel passato, la farina di grano era scura ed il pane che se ne ricavava era piuttosto scuro. Certamente brutto da vedere ma sanissimo. Bastava una fetta di quel pane per fornire una quantità di energia sufficiente e prolungata nel tempo, tale da proteggere le persone sia dai sensi di “fame” , che dalle patologie diabetiche ecc.

Oggi in molti incominciano a vedere i danni provocati dall’enorme consumo di queste farine bianche, le doppio 0(00) e zucchero bianco.

I motivi sono diversi: fino agli anni ’50 del secolo scorso, l’aspirazione principale di ogni capo famiglia era quella di poter dare ai propri famigliari , principalmente due cose: l’acqua bianca (pura) e il pane bianco (farina e zucchero). Perché negli anni precedenti, solo una piccola percentuale di persone detenevano la quasi totalità della ricchezza, che utilizzavano anche per avere acqua pulita, pane bianco e zucchero bianco.

Poi alla fine della seconda guerra mondiale, arriva il boom economico, si attiva una nuova distribuzione della ricchezza, con l’atteso “ascensore sociale”, la nuova classe media vuole e ottiene quello che gli antichi ricchi avevano.

Scompare lo zucchero grezzo ed il pane scuro.

Arriviamo ad oggi, lo zucchero bianco e le farine raffinate entrano giornalmente nella nostra alimentazione con tutti i cibi “confezionati”: biscotti, merendine, pane di tutte le foggie ma sempre bianchissimo, caramelle, gomme, bevande, dolci vari ecc…..

Lo zucchero bianco è come la farina bianca, specie 00, trattati e talmente raffinati che non possiedono più la gran parte dei principi nutritivi e sono addirittura nocivi alla nostra salute.

Lo zucchero si ottiene dalla canna da zucchero o dalla barbabietola e viene raffinato per renderlo alla vista del consumatore più invitante, perché questi che cerca un cibo apparentemente “puro” e quindi di “qualità”. Non si riesce ad associare il bianco con la mancanza di nutrienti o peggio alla pericolosità.

Proviamo ora a parlare del processo di lavorazione e sbiancamento dello zucchero, sperando di non spaventare nessuno.

Una volta estratto dalla pianta, canna o barbabietola, lo zucchero subisce una prima depurazione con” latte di calce” (Ca(OH)2) per eliminare la “calce” presente nello zucchero. Viene trattato poi con CO2; dopo viene trattato con acido solforoso (HSO2) per togliere il colore (naturalmente) scuro. Quindi viene cotto, raffreddato e cristallizzato. Finito questo primo processo, si passa al secondo : ora lo zucchero viene decolorato con carbone animale (in genere ossa o peggio, alcune aziende utilizzano carbone derivato dal petrolio, poi per eliminare ancora il colore ambrato, aggiungono il “colorante Blu Idantrene”. Questo colorante è un derivato del catrame!!!!.

Secondo alcune ricerche , questo composto si è dimostrato estremamente cancerogeno!!!!!.

Terminato questo processo otteniamo lo zucchero bianco, ma privo di sostanze nutritizie.! Questo zucchero è presente in quasi tutti i cibi che acquistiamo (basterebbe leggere le etichette).

Oggi vediamo che quel divario sociale tra ricchi e poveri, si è ampiamente ristabilito proprio come lo era fino alla prima metà dello scorso secolo.

Così oggi il 10% della popolazione è tornata a detenere più della metà della ricchezza mondiale.

Oggi la classe sociale più ricca, e acculturata, è divenuta consapevole dei rischi per la salute rappresentato da questi glucidi raffinati, pertanto ha iniziato a chiedere zuccheri e farine assolutamente integrali.

Naturalmente l’industria alimentare ha preso conoscenza di queste nuove richieste ed ha riportato sul mercato alimenti naturali, quindi sani e ricchi di nutrienti. Tali alimenti dovrebbero, secondo logica, essere meno cari. Invece vengono venduti a prezzi molto più alti, proprio perché indirizzati alla classe più ricca.

Quindi si sono materialmente riprodotte quelle antiche barriere sociali, perché i “ nuovi poveri “ non possono permettersi cibi costosi.

Abbiamo visto che i glucidi raffinati , riescono a passare, in parte , addirittura nei capillari che irrorano lo stomaco, e la parte più cospicua, arrivata nella zona duodenale dell’intestino, attiva processi di fermentazione che portano alla produzione di gas addominali, fino anche alla alterazione della flora batterica, causando coliti, stipsi, diarrea, assorbimento di sostanze tossiche.

Lo zucchero bianco, provoca dipendenza a causa dell’influenza che ha sul sistema nervoso. Conduce a stati di euforia e gioia o, in mancanza, a stati di depressione che portano alla necessità di introdurre zucchero per sentirsi sollevato.

I meccanismi di feed-back con l’insulina, già descritti, sono enormemente coinvolti. Questi sbalzi ormonali, a cui contribuisce anche l’adrenalina, coinvolta per accrescere i livelli di glicemia nel sangue, producono nel tempo esiti psicofisici che portano al collasso delle energie del soggetto, con esaurimento di tutto il suo corpo.

Questo è stato recentemente dimostrato da studi operati negli Stati Uniti, dove si è accertata la preoccupante aggressività, presente nei bambini, tenuti in un regime alimentare di cibi con zuccheri e glucidi raffinati. Questo naturalmente sta generando forti preoccupazioni per le conseguenze sociali derivate.

Inoltre con il tempo ne risentirà anche il nostro sistema immunitario, perché l’esaurimento delle forze, porta ad un abbassamento delle difese immunitarie e quindi sono più facili i contagi con le più comuni malattie. Però anche quelle più pericolose hanno più facile ingresso, prendiamo ad esempio i tumori, cancro, diabete, AIDS, vengono fuori più facilmente a causa dell’abbassamento delle difese.

Non vogliamo certamente spaventare nessuno, quello che dobbiamo fare è indicare quelle scelte necessarie ad una vita sana.

E’ necessario eliminare, o quanto meno, cercare di stare alla larga dallo zucchero bianco e da tutto ciò che è prodotto con farine raffinate.

Scegliere solo zucchero grezzo e alimenti, ad iniziare dal pane, pasta, riso ecc. derivati da sane farine integrali, in una quantità giornaliera di circa 200-250gr.

Teniamo sempre presente che il nostro cervello, per funzionare correttamente deve avere a disposizione almeno 90gr. di sano glucosio ogni giorno, unitamente a vitamine (come la B1 tiamina) e oligo-minerali come Ca e Cr . Anche altri oligoelementi sono importantissimi per l’utilizzo del glucosio, citiamo il P (fosforo), determinante per la “fosforilazione” del glucosio, che appena entrato nella cellula per semplice diapedesi, viene subito fosforilato affinchè non possa più uscire e segua i percorsi metabolici opportuni per un corretto suo utilizzo.

Tali elementi sono naturalmente presenti nei sani cereali, verdure , frutta, e zuccheri integrali. Certamente le quantità giornaliere saranno influenzate sia dall’età che dalle attività del singolo soggetto. Un modo corretto per bilanciare i glucidi introdotti è in primo luogo, iniziare la giornata con una generosa colazione a base di pane integrale o cereali integrali, marmellate senza zucchero raffinato, spremute di frutta di stagione, o frutta, oppure pane integrale con burro naturale, rigorosamente senza grassi idrogenati o zuccheri raffinati. Oppure il classico latte con caffè, oppure orzo….tè….

I glucidi così complessi, non scateneranno la risposta insulinica e rilasceranno lentamente, gradualmente, tutta la loro energia che verrà spesa dal nostro corpo per svolgere in modo perfetto tutte le sue funzioni.

Vedremo che non ci saranno stati di nervosismo, debolezza, o “senso di vuoto”.

A metà mattina si potrà prendere qualsiasi frutto, preferibilmente di stagione e non trattato con fito-farmaci. L’ora di pranzo sarà raggiunta senza alcuna aggressione famelica e sarà opportuno iniziare con le verdure, sempre di stagione ( non trattate con fito-farmaci), in quantità desiderata.

Sappiamo bene che pochissimi sono abituati ad iniziare il pasto con delle verdure, però questo è importantissimo. Le verdure sono ricche di fibre, queste una volta introdotte, producono una specie di tappeto protettivo sulla superficie dello stomaco , inoltre causeranno anche il richiamo di acqua nello stomaco che inizierà a produrre il senso di riempimento, e sazietà.

Naturalmente le verdure dovranno essere condite con olio extra vergine di oliva, ricco tra l’altro, di polifenoli e acidi grassi essenziali oltre a vitamine tra cui la vit. M (folacina) e la vitamina E.

l’olio sarà un determinante veicolo per tutte le vitamine liposolubili (A-D-E-K)., inoltre dovrà essere sempre aggiunto uno spruzzo di limone ( per la vit.C “acido ascorbico”) perché necessario all’assorbimento dello ione Fe2+ che altrimenti non sarebbe assorbito..

Dopo questa fase si continua con cereali integrali, (pasta-riso-ecc..) quindi si prosegue con alimenti più propriamente proteici come le leguminose o volendo alimenti di origine animali, in quantità contenute e alternate settimanalmente. Si può fare un break pomeridiano con frutta o un sano probiotico.

Naturalmente debbono essere fatte delle scelte con consapevolezza e si debbono accettare soltanto temporanee proibizioni dettate da casi temporaneamente patologici . Ci soffermiamo ancora sulla fase di assunzione delle verdure, perché queste, oltre a quanto detto, facilitano il rilascio da parte delle cellule gastriche della “mucina”, sostanza indispensabile a tamponare tutto l’acido cloridrico (HCl) da queste prodotto.

Ricordiamo che l’ HCl ha diverse funzioni, attiva il pepsinogeno a pepsina, per la prima digestione delle proteine, sterilizza il cibo introdotto, distruggendo tutti gli elementi indesiderati. Però tale acido non deve aggredire la parete epiteliale gastrica e deve essere tamponato dalla Mucina che deve bloccare tutto l’acido, prima che questo raggiunga l’intestino.

Il repentino riempimento della cavità gastrica, provocato dalle fibre vegetali, attiverà tutta quella serie di contrazioni muscolari, peristaltico-antrali e circolari, che mescoleranno in modo ottimale il cibo permettendo sia un perfetto contatto con tutti gli elementi digestivi secreti dalla mucosa gastrica, che la idonea progressione del cibo verso la zona Pilorica (parte terminale dello stomaco ed apertura all’intestino duodenale).

Il perfetto funzionamento delle contrazioni muscolari, permetterà la corretta progressione, (esattamente come avviene con le onde del mare, cioè con l’effetto “risacca”), atteso sulla soglia del piloro.

Questo effetto è fondamentale perché fa ritornare indietro il “kilo alimentare” affinché questo, mescolandosi ulteriormente per appropriati contatti con tutti gli elementi digestivi, e mescolandosi adeguatamente con la Mucina, arrivi all’intestino in soluzione “neutra”, perciò proteggendolo da ulcerazioni..

Non debbono mancare nella nostra alimentazione le verdure “brassicacee- crucifere” (cavoli ecc.) che ci introducono tra l’altro molecole di “sulfo-rafani” che sono anche degli antibatterici naturali.

Preziosissimi sono i legumi, non solo per il loro alto contenuto di proteine, come Valina, Lisina, Metionina ecc. ma perché ci introducono degli oligosaccaridi , come il Verbascosio, lo Stachiosio che hanno due sommarie attività; la prima un poco fastidiosa , perché essendo questi non idrolizzizzabili, sono comunque aggrediti dai batteri della flora intestinale, che fermentandoli, provocano la produzione di fastidiosi gas intestinali, che causano tensione addominale e meteorismo; la seconda è che questa fermentazione, causa il rilascio di “acido propionico e acido butirrico” che hanno un favorevole effetto ipocolesterolizzante.

I legumi, in genere hanno un contenuto proteico più alto della carne, con la differenza , che sono per noi (come abbiamo visto) più facilmente disponibili.

Il contenuto in glucidi nei legumi è pari al 50%. Particolare attenzione deve essere fatta sul modo di preparare i legumi al fine di ridurre i piccoli inconvenienti descritti.

Debbono essere a lungo tenuti in ammollo 12 o 18 ore, quindi bolliti per non meno di due ore ed infine ( volendo ) ridurli in una fine meravigliosa vellutata.

Il principe di questi legumi, il fagiolo (comunemente usato), è arrivato dalle Americhe dopo il XV secolo. All’inizio non fu gradito dagli europei perché iniziarono a magiarne i baccelli crudi. Gli europei non disponendo dell’enzima capace di metabolizzare la “fasina”, che è una proteina termolabile, furono aggrediti da violente intossicazioni. Solo più tardi, capito il rimedio (bastava bollirli), iniziò una diffusa produzione.

Certamente con le leguminose si sono avuti anche inconvenienti sociali, a causa della capacità che hanno di stimolare reazioni antigeniche, con esiti autoimmunitari a volte ferali. Ricordiamo la fine del grande Pitagora, morto a causa del “favismo” (una sorta di ittero emmorrargico) in un campo di fave nei pressi di Taranto. Un altro caso più recente fu rappresentato dalla diffusione di questo “favismo” nella popolazione dell’agro pontino e in alcune zone della Sardegna, nel periodo antecedente alla 2 guerra mondiale.







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