La dieta perfetta


SOCIO ANTROPOLOGIA DELL’ALIMENTAZIONE



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SOCIO ANTROPOLOGIA DELL’ALIMENTAZIONE

Tra i classici del pensiero sociologico, l’ interesse per il cibo e la pratica alimentare è marginale. L’importanza per il vivere sociale di questa dimensione, anche se riconosciuta, resta perlopiù non analizzata.

Marx, che pure è attento alla dimensione materiale e al rapporto umano, parla marginalmente delle pratiche alimentari.

Engels, nel testo “La condizione della classe operaia in Inghilterra” rileva la pessima qualità del cibo della classe operaia, inaugurando un filone di analisi del rapporto tra la classe operaia e il cibo.

Weber nel saggio “Storia agraria” introduce numerose specifiche in accenni al cibo come sistema di agiatezza.

Un altro sociologo Durkheim analizza le tematiche religiose con il cibo culminanti nelle classificazioni del sacro e del profano.

Fraser sviluppa una profonda analisi su cibo e magia.

Spencer, altro sociologo, sostiene che le offerte del cibo ai morti rappresentano l’ origine delle oblazioni (regali) su cui le chiese hanno costruito le loro ricchezze (come già evidenziato nel luteranesimo). Significativa la notazione di Spencer che rileva che nel cibo si evidenzia la tradizionale subordinazione dei giovani agli anziani e delle donne agli uomini. Weber evidenzia come le pratiche alimentari si orientano verso la dialettica tra ostentazione del consumo vistoso ed emulazione delle classi inferiori (tendenti allo sviluppo) alle classi agiate.

Simmel in un saggio del 1910 “La sociologia del pasto” , partendo dagli usi cerimoniali nelle società antiche evidenzia il significato sociale della commensalità. Simmel sottolinea le conseguenze della socializzazione dei pasti. l’imposizione di norme sull’istintività e parla di una stilizzazione estetica ,indipendente dai reali contenuti del cibo. Simmel scrive che i popoli primitivi non mangiavano ad ore determinate ma in modo anarchico, cioè quando avevano fame. Il consumare pasti insieme conduce a una regolarità temporale e questa è la prima conquista alla naturalizzazione del mangiare.

Molto efficace è il rapporto tra il cibo e la povertà allargato sul piano globale dall’economista Amartya Sen in “Povertà e fame (1981)”, rileva come la carestia non sia solo la scarsità del cibo. Durante le carestie la gente ha fame soprattutto perché priva dei titoli giusti per procurarsi il cibo, titoli che derivano dall’ impiego e dal reddito, attraverso la sicurezza sociale o la proprietà. La mancanza di cibo deriva dalle relazioni economiche sociali e politiche in cui gli uomini sono invischiati.

Possiamo così suddividere lo studio della socioantropologia del cibo in: Funzionalismo; Materialismo; Approccio storico/evolutivo; Strutturalismo.
1) Funzionalismo:

si basa sullo studio di modelli di credenza e di reciprocità sociale dove si nota che in alcuni gruppi sociali il cibo rappresenta “Ricchezza primaria” da accumulare e ostentare. Esempio: i granai venivano riempiti in modo visibile dall’esterno, questo permetteva al suo possessore di tenere fede agli obblighi sociali. Molti possono ricordare che anche nelle campagne Marchigiane, i nostri agricoltori, fino agli anni ’70 erano soliti costruire degli enormi mucchi di paglia, legati in un modo sapiente ad un alto pale centrale, proprio di fianco alla loro abitazione. Colui che arrivava, doveva per prima cosa “godere di questo enorme covone”, poi doveva veder l’aia piene di liberi piccoli animali, come polli, papere, ecc. Era il loro biglietto da visita, indicativo della Loro solvibilità e benessere economico. Poi hanno sostituito tutto questo , con le auto FIAT 124- o con le 128…. Quasi sempre recanti i colori dei campi….

Avere i granai vuoti era molto più temuto della fame. Inoltre i tabù e i rituali legati al cibo sono usati per imprimere sui giovani il valore sociale del cibo e per drammatizzare i sentimenti collettivi della comunità. In particolare, la produzione cooperativa del cibo e la sua condivisione servivano a sottolineare il senso di interdipendenza e di obbligazione reciproca, rinforzando l’integrazione sociale.

In alcune società, come tra i Bantù, la produzione, la distribuzione e il consumo del cibo è legato al ciclo della vita degli animali. Oltre che alla struttura del gruppo ed dai legami sociali, esiste una preminenza sociale del cibo quale elemento biologico indispensabile alla riproduzione e al sesso. Di fatti, mentre il sesso deve essere regolato e controllato all’interno di una rete di relazioni costruite socialmente (le parentele) al fine di garantire la sopravvivenza della comunità, le attività demandate alla soddisfazione alimentare, non solo necessitano di cooperazione ma, in definitiva la favoriscono.

Vi è quindi una grande importanza del significato simbolico del cibo e delle pratiche nutritive per esprimere legami di parentela, obblighi e reciprocità. In altre società si è vista una simbiosi con il bestiame, dove si instaura il ruolo di centralità assunto dai bovini, della loro distribuzione e consumo. Il modo in cui circola il bestiame struttura questa società.

2) Materialismo:


viene rilevato come le ragioni per le preferenze alimentari si trovano nei benefici pratici che derivano dalle proprietà nutritive. I cibi preferiti sono quelli (“buoni da pensare, buoni da mangiare”) che fanno pendere la bilancia dalla parte dei benefici partici, rispetto a quella dei costi e le differenze sostanziali tra le cucine del mondo, si possono far risalire ai condizionamenti ambientali e alle diverse possibilità offerte dalle diverse zone.

Le cucine che ricorrono alla carne sono legate ad una densità demografica bassa e alla presenza di terre inadatte alla coltivazione.

Il contrario avviene per le alte densità demografiche incentrate sui prodotti vegetali. Facciamo un punto sull’India dove larghi strati di popolazione hanno regimi alimentari insufficienti, viene proibito il consumo della carne.

Questa proibizione risale alla aumentata densità della popolazione e dal passaggio dalla antica vita semipastorale alla agricoltura intensiva. Tale cambiamento è dovuto ad una semplice questione energetica. Per nutrire una maggior quantità di persone occorre limitare il consumo di carne e ricorrere in maggior misura ai latticini, al grano, legumi.

Se le granaglie sono consumate dai animali e questi dall’ uomo, 9 calorie su 10 e 4g di proteine su 5g si perdono lungo il tragitto dalla pianta alla bocca dell’uomo.

Quando la popolazione aumenta il bestiame diventa concorrente dell’uomo, riguardo all’alimentazione e al consumo delle risorse della terra.

A questo punto intervengono le religioni, come l’induismo, il buddismo che vieta l’uccisione degli animali e dei sacrifici e condanna la macellazione. Un’altra religione ancora più radicale, il “Jainismo” che vieta di uccidere o mangiare qualsiasi essere vivente arrivando a comportamenti parossistici, come coprirsi naso e bocca per non uccidere i moscerini ecc.

Per gli indiani gli animali sono più utili per arare i campi e per la produzione di latticini che per la produzione una tantum di carne. Pertanto l’ avversione per la carne di manzo consente alla sterminata popolazione indiana un maggiore e non un minor consumo di cibo animale.

Prendiamo in considerazione il consumo della carne di cavallo, che giunge quasi al completo rifiuto in America e in Inghilterra, dove questo animale era utilizzato per il trasporto, la guerra.

Arriviamo ad oggi, dove viene utilizzato nelle competizioni o addirittura nella “ippo terapia” o altro.

Nel Medioevo si inaugurò il periodo cavalleresco (in Europa) ed i cavalli divennero simbolo aristocratico quindi esclusi dal pasto.

Tutto cambia con la rivoluzione francese, dove il cavallo ritorna nelle “mense” e sotto il “terrore”, le teste dei nemici finivano nelle” ceste”, mentre i loro cavalli finivano nelle pentole.

Con la prima guerra mondiale il consumo di carne di cavallo termina per vari fattori, come la loro sostituzione con i mezzi a motore. Diventano scarsi e la carne di cavallo viene vista come cibo dei poveri. Poi la scarsa reperibilità ne fa aumentare il prezzo portando il crollo della domanda. Anche la diffusione del pollo è spiegata in termini economici, infatti sono molto efficaci nel trasformare le energie assimilate; uscito dall’uovo dopo 47 giorni pesa circa 2kg e può essere messo sul mercato (con mangimi selezionati) e con un costo molto basso.
3) Strutturalismo:
Analizza le regole sociali, profonde ed implicite che ne orientano le pratiche.

Mentre con il funzionalismo si guarda il cibo, con lo strutturalismo si esamina la cucina. Il principale strutturalista è Levi-Strauss, egli guarda la logica che presiede le pratiche sociali e i loro significati.

Egli parla di “gustemi” analizzabili in termini di opposizioni binarie (endogeno–esogeno; centrale–periferico; marcato– non marcato).

Opposizione fondamentale è quella tra cotto – crudo. Cuocere e cucinare il cibo è trasformare la natura in cultura, i materiali grezzi in cibi umani.






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