La dieta perfetta



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29.03.2019
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Levi-Strauss sostiene che le operazioni di trasformazione,del cucinare ed il cibo in genere sono linguaggi, cioè sistemi di comunicazione dotati di regole, come il linguaggio verbale e i sistemi di parentela . Così lo studio delle pratiche alimentari permette :

la conoscenza di una cultura e di una società, poiché la cucina è un linguaggio in cui la società traduce la sua struttura e

permette la rivelazione delle più profonde strutture del pensiero umano, le forme universali che si manifestano nei diversi contesti e fanno documentazione della essenza umana.

In un saggio di Mary Douglas “Decifrare un pasto” viene evidenziato l’influsso delle culture sui gusti, sulla loro strutturazione e classificazione.

La scansione temporale dei pasti è scansione del tempo sociale, quotidiano, settimanale, annuale, con momenti prestabiliti che il cibo sottolinea e contribuisce a creare.

Il cibo è un modo per esprimere e creare relazioni sociali. È un sistema di comunicazione, fissa sistemi condivisi (non cambiamo ogni giorno tipo di alimentazione). Evidenzia legami e differenze sociali, e avviano una dinamica di intrusione o esclusione di cui le pratiche alimentari sono indicatori importanti.

Vicino alla Douglas c’è lo studio di Sahlius che evidenzia la struttura di base delle scelte alimentari negli Stati Uniti; egli afferma: “ La prossimità degli animali all’uomo è inversamente proporzionale alla loro commestibilità.” Per cui, cani e cavalli sono tabù, mentre bovini e maiali sono edibili.

Un atteggiamento simile riguarda le parti commestibili, quelle esterne e rigetto di quelle interne (il cuore, la lingua, gli occhi, interiora) che sono simbolicamente più vicino all’uomo. Vi è anche un legame tra differenze di gusto e differenze sociali, come evidenziava Bourdieu nel 1970. Egli evidenzia che a differenti posizioni sociali corrispondono diversi gusti dovuti al capitale culturale (educazioni e abitudini), al capitale sociale ( frequentazioni e conoscenze), al capitale economico (disponibilità finanziarie e materiali). Questi elementi confezionano un habitus per le comunità, un insieme di orientamenti del pensiero e dell’azione che lo formano e all’agire in conformità.

4)Approccio storico evolutivo
la storia ci racconta che fino al Medioevo e a buona parte dell’età moderna, il grasso, l’abbondanza, l’appetito pantagruelico erano simbolo di forza e potere, mentre oggi sono negativamente considerati, sono sostituiti dalla magrezza, dalla temperanza, dal controllo.

Negli studi sulla civilizzazione si evidenzia l’estendersi di controlli razionali, di regole codificate che presiedono al buon vivere in società. I controlli, come le buone maniere a tavola, si proponevano di evitare comportamenti spontanei e istintivi, di regolare e razionalizzare istinti e appetiti.

Da qui la creazione di una nuova personalità moderna a cui si richiede il controllo del proprio corpo (di sé), di separazione fra il pubblico e privato, attenzione al rispetto delle regole di civiltà. All’apprezzamento medievale per una forte istintività (si preferisce chi ha più appetito, più forza bruta, dove l’istintività impetuosa era segno di superiorità) , oggi si preferisce l’autocontrollo, si svaluta l’obesità, si valorizzano i corpi magri.

Quindi avviene il cambiamento della dieta e dei gusti. Questi cambiamenti non risalgono ad una scienza alimentare, ma sono frutto di mutamenti socio-culturali che la scienza alimentare sostiene e giustifica. Una riflessione va fatta considerando che l’ homo sapiens è un onnivoro e questo, con il bisogno di consolidare i significati culturali lo porta a vivere un paradosso: una parte di se richiede varietà e diversificazione, mentre l’altra si affida a modelli culturali tradizionali.

Da qui l’ansietà dell’onnivoro in bilico tra il piacere per la novità e la rivoluzione per il nuovo. Questo implica pressioni incoerenti e contraddittorie tipiche del consumatore contemporaneo. Questo sviluppo è legato all’espansione dell’industria alimentare e alla mercificazione del cibo in modo negativo, generando difficoltà e disturbi nel modo in cui le pratiche alimentari presiedono alla costruzione della integrità individuale e alla identità sociale. Nel filone di interpretazioni storicizzanti si possono considerare diverse tipologie di menù, considerati modalità di organizzazione delle “totalità alimentari”. In ogni società si possono distinguere :

Menù tradizionali: da cui le pratiche trasmesse da generazioni, derivano da combinazioni e scelte che traggono legittimità dalla tradizione.

Menù razionali: orientati verso precisi obiettivi ( peso e salute ) legittimati dai principi scientifici.

Menù di convenienza: legittimati dalla necessità del risparmio di energia e di tempo.

Menù edonistici: massimizzano il piacere gustativo.

Menù morale: orientati al rispetto delle norme etiche, religiose, politiche.

Ogni gruppo sociale tenderà a differenti scelte all’interno di specifici menù.




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