La dieta perfetta


Il pasto inteso come struttura e confine della famiglia



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29.03.2019
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Il pasto inteso come struttura e confine della famiglia


I pasti richiedono l'uso di utensili, una tavola con posti assegnati che comprendono una restrizione dei movimenti e delle occupazioni alternative. Ogni famiglia, secondo le sue abitudini, il suo rango, userà modi differenti per marcare i propri confini.
Il cibo come linguaggio e cultura

Cucinare significa simbolicamente sottomettere la natura, gli ingredienti e i materiali grezzi, per rimetterli in cultura cioè il piatto finito. Si tratta di un procedimento chimico ma anche di una dose di” magia” che in qualche modo “esorcizza” la potenziale pericolosità del cibo. Teniamo sempre presente che il cibo è un corpo estraneo che si introduce attraverso la bocca nel nostro corpo.

E' un corpo estraneo potenzialmente pericoloso, contaminante. Questo spiega le costruzione simboliche attorno al cibo, ai suoi miti e riti.

L'alimentazione fa parte delle pratiche fondamentali del sé, la diretta cura del sé attraverso la cura costante del corpo, attraverso il nutrimento del corpo con cibi considerati culturalmente appropriati che, oltre a costituire una fonte di piacere, agiscono simbolicamente come materia prima , per rilevare l'identità di un individuo a se stesso e agli altri.

La condivisione dello stesso cibo, in famiglia, in occasione di determinati avvenimenti sociali, o nella quotidianità, introduce e vincola le persone , le rende membri della stessa cultura , oltre a metterle in comunicazione.

Il dono del cibo rappresenta un ponte tra noi e l'altro ed ha un peso rilevante nelle dinamiche sociali.

Nelle civiltà occidentali, nel giorno di San Valentino gli innamorati si regalano un cioccolato sotto forma di cuore..

Trascurando il contenuto alcaloide eccitante dovuto alla teobromina, regalare cioccolato è una sorta di promessa di dolcezza e bontà all'amato/a.

Il cibo è anche strumentale nel sottolineare le differenze tra gruppi, culture, strati sociali e serve, come abbiamo visto, a rafforzare l'identità di gruppo e di conseguenza serve a separare e a distinguere il “Noi” dagli “Altri”.

Suggestiva e pertinente è la relazione consegnata al Senato di Roma, da Scipione L'Africano, grande condottiero, mandato alla conquista dei territori Africani.

Per 'indicare lo stato culturale di quelle popolazioni ( e giustificarene i massacri) dice: “ Hic sunt leones” cioè, voleva significare che erano uomini malvagi e selvaggi :“mangiatori di uomini” , quindi passava l’idea che “era opportuno ucciderli”.

Anche i greci, molti secoli prima, durante le fasi espansive dei loro territori indicavano quelle popolazioni “barbare” come cannibali.

La parola barbaro fu dai greci utilizzata per scimmiottare il linguaggio degli altri popoli che, per loro, dicevano solo “bar-bar-bar”.

Forse qualche verità ci sarà stata, ma era certo che queste popolazioni si nutrivano di cose, che gli occupanti, ritenevano disgustose per i popoli civilizzati . E' evidente che tali accuse o semplici aspetti di cannibalismo. provocavano (e anche ora provocano) repulsione e giustificano così i massacri perpetrati dagli occupanti….

Attualmente l'alimentazione è uno dei più importanti sistemi per delimitare barriere ideologiche, etniche, politiche, sociali. E' per questo uno dei mezzi più utilizzati per conoscere “le altre” culture, utilizzandola così per rimescolare le civiltà, aprendo la via dell'interculturalismo.

Purtroppo queste dinamiche collegate al cibo sono spesso sottovalute dai sociologi per il loro carattere quotidiano, che a torto lo fa considerare banale. Molto spesso il cibo è utilizzato come metafora di ciò che è buono e cosa è cattivo, e differenzia così anche i buoni dai cattivi.

Penso ad una cartolina postale che girava nel recente periodo coloniale fascista.

Nell'immagine si vedevano due bambine messe in un pentolone da un africano!!

L'intento del regime fascista era quello di suscitare una iniziale comicità, però indirettamente evidenziava non solo la diversità ma soprattutto la superiorità dei bianchi nei confronti degli Africani “ selvaggi e cannibali che avevano messo in pentola due bambine” ! Questa visione giustificava così anche le barbarie ed i massacri su quelle popolazioni (svalutate al grado di animali) da parte dell’esercito occupante.

Però recentemente siamo stati anche noi Italiani oggetto di una simbolica e spregevole rappresentazione “alimentare” ad opera di un importante giornale tedesco, che rappresentava un piatto di spaghetti con sopra una fumante pistola. Il giornalista voleva indicare il popolo italiano come ” mangiatori di spaghetti e mafiosi”….

Uno degli scenari futuri per lo studio dell’antropologia del terzo millennio sarà dato proprio dallo studio della alimentazione, vista la scomparsa delle civiltà primitive e l’ erosione delle differenze sotto la spinta della globalizzazione.

Il cibo negli ultimi tempi ha invaso i media di tutto il pianeta con punte oggettivamente ossessive.

È vero che il cibo è una merce , è un oggetto di consumo e un Valore allo stesso tempo. Molto spesso è consumato simbolicamente, in tal caso il suo sapore è di importanza non preponderante, però in questo caso ciò che conta è l’immagine del prodotto alimentare. È proprio l’immagine che entra prepotentemente nei media.

Il cibo è anche uno status symbol, e la pubblicità attraverso i media ne esalta tale significato. Il cibo in sé ( nei media ) è insignificante, ciò che significa è il contesto, i valori che veicola: giovinezza, vigore e attrazione sessuale, ricchezza.






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