La disfatta del genere (2004) Milano, Meltemi, 2006



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Nasce da una famiglia ebraica di origine europea che le ha fornito un’educazione religiosa.

  • Nasce da una famiglia ebraica di origine europea che le ha fornito un’educazione religiosa.

  • Nella sua giovane età la Butler ha frequentato infatti la sinagoga della sua città e i corsi di etica e di religione che vi si tenevano.

  • Questa formazione ha favorito la nascita di quella che è stata la grande passione della Butler: la filosofia (lettura p. 269)



  • Butler si orienta già molto giovane verso una formazione filosofica che nasce, oltre che dalle domande e dalle riflessioni suscitate dalla formazione religiosa, anche dall’incontro con la tradizione analitica tipica dei paesi di lingua inglese e con la filosofia europea (lettura pp. 265, 270, 266).



  • L’incontro con Kiekegaard, Schopenhauer (lettura p.267-9)

  • L’incontro con Spinoza (lettura 266-7)



La lettura e l’utilizzo che la Butler ha fatto di Spinoza è prossimo a quello del post-strutturalismo francese e della rifondazione degli studi spinoziani che avviene in Francia intorno al ’68.

  • La lettura e l’utilizzo che la Butler ha fatto di Spinoza è prossimo a quello del post-strutturalismo francese e della rifondazione degli studi spinoziani che avviene in Francia intorno al ’68.

  • Spinoza rinasce in Francia negli anni attorno al ’68 come contesto di riferimento di alcune risposte alla crisi dello strutturalismo.



Si definisce strutturalismo una tendenza metodologica che, nata originariamente in ambito linguistico (con De Saussure), si è estesa ben presto ad altri settori (dall'antropologia, alla critica letteraria) dando luogo ad una specifica "atmosfera culturale", che ha avuto come centro di irradiazione la Francia.

  • Si definisce strutturalismo una tendenza metodologica che, nata originariamente in ambito linguistico (con De Saussure), si è estesa ben presto ad altri settori (dall'antropologia, alla critica letteraria) dando luogo ad una specifica "atmosfera culturale", che ha avuto come centro di irradiazione la Francia.



  • Contro ogni forma di sostanzialismo, lo strutturalismo afferma che la realtà è un sistema di relazioni i cui termini costituenti non esistono di per se stessi, ma solo in connessione tra loro.

  • Contro l'umanismo e il coscienzialismo gli strutturalisti difendono il primato della struttura sull'uomo, sostenendo che l'individuo non è il frutto delle proprie scelte e azioni, ma è il risultato di strutture che agiscono per lo più a livello inconscio.



Contro lo storicismo, ossia contro la visione ottocentesca di un divenire omogeneo, immancabilmente diretto verso il trionfo dell'uomo e dei suoi valori, lo strutturalismo vede la storia come un insieme discontinuo di processi eterogenei retti da un sistema impersonale di strutture psico-antropologiche, culturali, economiche, ecc.

  • Contro lo storicismo, ossia contro la visione ottocentesca di un divenire omogeneo, immancabilmente diretto verso il trionfo dell'uomo e dei suoi valori, lo strutturalismo vede la storia come un insieme discontinuo di processi eterogenei retti da un sistema impersonale di strutture psico-antropologiche, culturali, economiche, ecc.

  • Da ciò il tendenziale privilegiamento, nello studio dei sistemi, del punto di vista sincronico rispetto a quello diacronico.



Contro l'empirismo e il soggettivismo, lo strutturalismo sostiene che fare scienza significa procedere al di là dell'empirico e del vissuto, per porsi da un punto di vista assolutamente oggettivo.

  • Contro l'empirismo e il soggettivismo, lo strutturalismo sostiene che fare scienza significa procedere al di là dell'empirico e del vissuto, per porsi da un punto di vista assolutamente oggettivo.

  • Da ciò il progetto di studiare l'uomo "dal di fuori" ("come se fossi un osservatore di un altro pianeta", scrive Claude Lévi-Strauss).



Dopo alcuni decenni lo strutturalismo comincia a mostrare le sue debolezze.

  • Dopo alcuni decenni lo strutturalismo comincia a mostrare le sue debolezze.

  • Gli autori che in Francia hanno cercato di rispondere alla sua crisi sono diversi: Deleuze, Althusser, Lyotard, Foucault, ecc.

  • In gran parte sono autori che, cresciuti nell’ambito dello strutturalismo, ne sono stati delusi, dando così luogo ad una operazione critica di presa di distanza dalle sue categorie.

  • Si afferma la riflessione post-strutturalista.



  • Uno dei post-strutturalisti più importanti è Gilles Deleuze, il quale, nel suo intento di contestazione e rifondazione delle categorie dello strutturalismo, ha fatto leva sulla filosofia di Spinoza.

  • Spinoza è stato riscoperto come autore dell’immanenza assoluta, come autore in cui il reale non conosce sublimazione né teleologia di sorta.

  • Si è così affermata una nuova immagine di Spinoza, come eroe dell’immanenza.



Spinoza è visto da Deleuze, e più in generale dai post-strutturalisti, come il teorico di un’ontologia positiva dell’immanenza che è in realtà una teoria della costituzione dei corpi, una fenomenologia attiva dell’incarnazione della mente, una politica di cooperazione dei corpi e delle singolarità.

  • Spinoza è visto da Deleuze, e più in generale dai post-strutturalisti, come il teorico di un’ontologia positiva dell’immanenza che è in realtà una teoria della costituzione dei corpi, una fenomenologia attiva dell’incarnazione della mente, una politica di cooperazione dei corpi e delle singolarità.

  • Soggetto un’attività desiderante, tesa verso la gioia.

  • Il soggetto è da lui definito come resistenza, ovvero come essenza amorosa e gioiosa che si oppone e resiste all’odio e alla tristezza.



Sul piano politico Spinoza innova la concezione del diritto naturale e rifiuta la fondazione del diritto positivo su elementi di trascendenza.

  • Sul piano politico Spinoza innova la concezione del diritto naturale e rifiuta la fondazione del diritto positivo su elementi di trascendenza.

  • Con ciò noi siamo su un terreno che si oppone radicalmente alle concezioni moderne ed hobbesiane dello Stato assoluto. Contro lo Stato del dominio si innalza infatti la democrazia assoluta, una democrazia senza rappresentanza, democrazia come espressione delle singolarità incarnate.



Attraverso questa interpretazione di Spinoza, Deleuze ritrova nella sua riflessione l’affermazione di un radicale piano di immanenza, che egli utilizza dare avvio alla ricostruzione della singolarità agente, contro lo strutturalismo e la sua tesi sul primato delle strutture,

  • Attraverso questa interpretazione di Spinoza, Deleuze ritrova nella sua riflessione l’affermazione di un radicale piano di immanenza, che egli utilizza dare avvio alla ricostruzione della singolarità agente, contro lo strutturalismo e la sua tesi sul primato delle strutture,

  • Nell’esperienza post-strutturalista dell’essere le forme dell’ontologia saranno quindi quelle configurate dal piano di immanenza, dai suoi dispositivi, dai sui concatenamenti, dalle sue articolazioni attive.



  • La lettura che la Butler ha fatto di Spinoza è in linea con questo rinnovamento della sua interpretazione, a partire dall’individuazione nel suo pensiero di un piano di immanenza legato al primato del corpo e della sua potenza attiva (lettura p. 267).



  • La discontinuità tra il pensiero della Butler e quello di Spinoza, e più in generale dei post-strutturalisti come Deleuze, è da vedersi nella sua volontà di tenere conto dell’elemento negativo.



La sua esigenza di tenere conto del negativo è dovuta, oltre che alla sua esperienza esistenziale, anche all’influenza che un altro filosofo ha avuto sulla Butler e sulla sua lettura di Spinoza: Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ha costituito una fonte fondamentale e decisiva della sua riflessione.

  • La sua esigenza di tenere conto del negativo è dovuta, oltre che alla sua esperienza esistenziale, anche all’influenza che un altro filosofo ha avuto sulla Butler e sulla sua lettura di Spinoza: Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ha costituito una fonte fondamentale e decisiva della sua riflessione.

  • Con Hegel la Butler si è confrontata in modo intenso sia durante gli studi universitari, sia in seguito, nell’ambito degli scritti successivi.

  • Il pensiero hegeliano ha costituito anche l’oggetto della sua tesi di dottorato conseguita all’Università di Yale nel 1984 (libro recentemente tradotto in Italia con il titolo Soggetti di desiderio, Laterza, 2009 (ed. orgi. 1987).



La lettura che la Butler ha fatto di Hegel è stata influenzata dalle suggestioni mutuate da Spinoza e dal piano ontologico di immanenza che costituisce il centro della sua riflessione.

  • La lettura che la Butler ha fatto di Hegel è stata influenzata dalle suggestioni mutuate da Spinoza e dal piano ontologico di immanenza che costituisce il centro della sua riflessione.

  • Infatti, ciò che interessa alla Butler della filosofia hegeliana è il tema del desiderio e del riconoscimento, contenuti nel quarto capitolo della Fenomenologia dello spirito, dedicato alle figure del servo e del signore.



Secondo la ricostruzione della Butler, Hegel, nel quarto capitolo della Fenomenologia, sostiene, contro la concezione astratta dell’individualità sovrana del contrattualismo moderno, che ogni soggetto è dominato da un desiderio, la cui realtà dipende dal riconoscimento sociale;

  • Secondo la ricostruzione della Butler, Hegel, nel quarto capitolo della Fenomenologia, sostiene, contro la concezione astratta dell’individualità sovrana del contrattualismo moderno, che ogni soggetto è dominato da un desiderio, la cui realtà dipende dal riconoscimento sociale;

  • in questa prospettiva il soggetto non viene all’esistenza come individuo razionale padrone di se stesso, ma resta costitutivamente caratterizzato da un coinvolgimento con l’altro, da una dipendenza rispetto all’alterità in cui è in gioco la sua stessa vita, il suo stesso desiderio.



Il riconoscimento, nella Fenomenologia letta dalla Butler, non è perciò qualcosa che ha a che fare con una logica astratta, ma con qualcosa di immanente, qualcosa di determinato spazio-temporalmente.

  • Il riconoscimento, nella Fenomenologia letta dalla Butler, non è perciò qualcosa che ha a che fare con una logica astratta, ma con qualcosa di immanente, qualcosa di determinato spazio-temporalmente.

  • Si tratta di una lettura di Hegel che intende emendare l’accusa di panlogismo che in generale gli viene rivolta: ci sono degli aspetti del suo pensiero, in particolar modo la tematica del riconoscimento, che secondo la Butler se ne smarcano.

  • Si tratta di una lettura di Hegel che l’autrice opera insistendo sul piano di immanenza, sulla vita, sul desiderio, sul corpo, sull’alterità (lettura pp. 271-272).



Nei ultimi scritti della Butler andrà verso una prospettiva sia di conservazione dell’approccio hegeliano sia di suo superamento, nel senso che sempre meno l’autrice insisterà nel ritrovamento di sé nell’altro, cioè sulla struttura speculare del riconoscimento e sempre più invece sulla perdita e sull’espropriazione del sé a partire dall’incontro con l’altro; un altro inafferrabile a partire dalle categorie del sé, un altro che non è totalmente conoscibile.

  • Nei ultimi scritti della Butler andrà verso una prospettiva sia di conservazione dell’approccio hegeliano sia di suo superamento, nel senso che sempre meno l’autrice insisterà nel ritrovamento di sé nell’altro, cioè sulla struttura speculare del riconoscimento e sempre più invece sulla perdita e sull’espropriazione del sé a partire dall’incontro con l’altro; un altro inafferrabile a partire dalle categorie del sé, un altro che non è totalmente conoscibile.



  • Un’altra differenza rispetto ad Hegel è da vedersi nell’utilizzo che la Butler fa dell’elemento negativo e del collegato metodo dialettico.



  • La Butler utilizza il negativo come gli autori e le autrici melanconici e marginali della tradizione occidentale, cioè a partire da una dialettica non a tre ma a due termini, in cui il negativo si capovolge nell’elemento positivo.



Butler melanconica e marginale in quanto ebrea, in quanto donna e in quanto lesbica.

  • Butler melanconica e marginale in quanto ebrea, in quanto donna e in quanto lesbica.

  • Butler non ha mai nascosto questo suo orientamento sessuale, il quale emerge come suo tratto distintivo anche all’interno del libro di cui ci stiamo occupando (Lettura p. 245).

  • Il negativo legato a questo sua condizione di lesbica, che le ha provocato marginalità ed esclusione, è stato il punto di partenza di tutto il suo pensiero.



Riflettendo sull’esclusione derivata dalle forme di appartenenza sessuale, quali il suo essere donna e il suo essere lesbica, l’autrice è giunta ad articolare le sue più importanti tesi; tesi le quali sono sorte dall’incontro tra questa problematica, e la questione hegeliana del riconoscimento riletta secondo il piano spinoziano d’immanenza (lettura p. 271).

  • Riflettendo sull’esclusione derivata dalle forme di appartenenza sessuale, quali il suo essere donna e il suo essere lesbica, l’autrice è giunta ad articolare le sue più importanti tesi; tesi le quali sono sorte dall’incontro tra questa problematica, e la questione hegeliana del riconoscimento riletta secondo il piano spinoziano d’immanenza (lettura p. 271).

  • L’oppressione causata da condizioni sessuali, e analizzata a partire dalla problematica del desiderio di riconoscimento, è il tema del libro Scambi di genere, pubblicato nel 1990, che ha imposto il pensiero della Butler a livello internazionale.



La riflessione sulla marginalità e sull’oppressione, sull’essere donna, sull’essere lesbica e sul desiderio di riconoscimento ha preso corpo all’interno di un metodo che, se ha avuto come suo punto di partenza la filosofia, si è aperto progressivamente ad un approccio radicalmente interdisciplinare teso a superare gli steccati tra le discipline (lettura pp. 264-5, 266).

  • La riflessione sulla marginalità e sull’oppressione, sull’essere donna, sull’essere lesbica e sul desiderio di riconoscimento ha preso corpo all’interno di un metodo che, se ha avuto come suo punto di partenza la filosofia, si è aperto progressivamente ad un approccio radicalmente interdisciplinare teso a superare gli steccati tra le discipline (lettura pp. 264-5, 266).

  • La Butler si è confrontata ed è entrata in discussione con la linguistica, con l’antropologia, in particolare con l’indirizzo strutturalista di Lévi -Strauss, con la psicanalisi di Freud, di Melanie Klein, di Lacan, con le teoriche femministe.



Il metodo della Butler, da lei stessa equiparato a quello del filosofo Walter Benjamin, può essere concepito come un esisto della sua marginalità esistenziale, del suo essere una paria, che ha contribuito a mettere in discussione le identificazioni unitarie: quelle con le forme legittime della sessualità, in primo luogo, ma anche con i contesti disciplinari predeterminati .

  • Il metodo della Butler, da lei stessa equiparato a quello del filosofo Walter Benjamin, può essere concepito come un esisto della sua marginalità esistenziale, del suo essere una paria, che ha contribuito a mettere in discussione le identificazioni unitarie: quelle con le forme legittime della sessualità, in primo luogo, ma anche con i contesti disciplinari predeterminati .



  • L’incontro della Butler con Nietzsche (lettura p. 269-70)

  • La lettura di Nietzsche mediata dal decostruzionismo



Decostruzionismo

  • Decostruzionismo

  • Il termine “decostruzione” fa il suo ingresso nella storia della filosofia occidentale con il tentativo, da parte di Jacques Derrida, di tradurre linguisticamente e semanticamente l’invito heideggeriano alla Destruktion dei concetti della metafisica.

  • Per quanto Derrida si sottragga ad ogni tentativo di definizione della decostruzione, possiamo dire che si tratta di operare un confronto serrato con i testi e gli autori della filosofia occidentale nell’intento di mettere in luce i presupposti impliciti, i pregiudizi nascosti, le contraddizioni latenti della cultura e del linguaggio.

  • Uno di questi pregiudizi è quello del soggetto come qualcosa di sostanzialistico.



Tale strategia è tesa all'annientamento del concetto di sistema che tutto unifica, che tutto "identifica" (riduce ad identità), che tutto ingloba in sé, a propria immagine, in vista di una rivendicazione dell'Altro e della differenza come grande impensato della tradizione filosofica occidentale.

  • Tale strategia è tesa all'annientamento del concetto di sistema che tutto unifica, che tutto "identifica" (riduce ad identità), che tutto ingloba in sé, a propria immagine, in vista di una rivendicazione dell'Altro e della differenza come grande impensato della tradizione filosofica occidentale.



Scambi di genere, 1990 (tr. It. 2004)

  • Scambi di genere, 1990 (tr. It. 2004)

  • In questo libro, facendo leva sulla sua esperienza di lesbica, la Butler propone una nuova modalità di pensiero e di lettura del reale, del corpo, della sessualità e del linguaggio.



Questa finalità è perseguita in Scambi di genere attraverso una riflessione sulle norme e sui processi di normalizzazione dei corpi e delle soggettività (lettura p. 238).

  • Questa finalità è perseguita in Scambi di genere attraverso una riflessione sulle norme e sui processi di normalizzazione dei corpi e delle soggettività (lettura p. 238).

  • Le norme consentono di vivere, determinando l’organizzazione del mondo sociale e possono aiutare anche la sua trasformazione, ma all’interno delle norme ve se sono che agiscono stabilendo dei criteri coercitivi di normalità che fanno violenza al corpo e alla mente e che quando sono sfidati e non rispettati mettono in dubbio la realtà della stessa esistenza di chi le sfida. (lettura p. 239).



Talvolta la norma produce normalizzazione e di conseguenza senso della condivisione e del comune in forza dell’esclusione delle vite che non si conformano alla norma.

  • Talvolta la norma produce normalizzazione e di conseguenza senso della condivisione e del comune in forza dell’esclusione delle vite che non si conformano alla norma.

  • Il funzionamento della norma è cioè legato cioè ad un processo che è al contempo di inclusione-esclusione.

  • La norma include, normalizza, producendo l’esclusione delle vite che non rientrano nel recinto tracciato dalla norma.



  • Nel libro Scambi di genere la Butler prende in considerazione le norme che governano il corpo, determinando il sesso al femminile o al maschile, l’essere donna o l’essere uomo.

  • In questa riflessione l’autrice arriva alla conclusione che le norme che determinano la posizione sessuale degli individui nella società siano tutte riconducibili alla norma dell’eterosessualità obbligatoria, individuata come il prodotto per eccellenza dell’ordine fallologocentrico e patriarcale.



La norma eterosessuale governa tutto il discorso dell’Occidente, sino a determinare la matrice del discorso psicanalitico, del discorso antropologico, compresa la sua versione strutturalista, e infine, e questo paradossalmente, anche del discorso femminista, quando, nella versione della differenza sessuale, pone l’originarietà del duale maschio-femmina (lettura 240-241).

  • La norma eterosessuale governa tutto il discorso dell’Occidente, sino a determinare la matrice del discorso psicanalitico, del discorso antropologico, compresa la sua versione strutturalista, e infine, e questo paradossalmente, anche del discorso femminista, quando, nella versione della differenza sessuale, pone l’originarietà del duale maschio-femmina (lettura 240-241).



La differenza sessuale non è per la Butler ciò che deriva dal dato biologico, ma è qualcosa che si produce attraverso l’operatività della norma dell’eterosessualità.

  • La differenza sessuale non è per la Butler ciò che deriva dal dato biologico, ma è qualcosa che si produce attraverso l’operatività della norma dell’eterosessualità.

  • La norma dell’eterosessualità stabilisce una gerarchia maschilista che attribuisce ai maschi eterosessuali lo statuto di identità maggioritarie e le altre identità, quelle delle donne, dei gay, delle lesbiche come identità dallo statuo morale minoritario.



  • La sessualità al maschile o al femminile non ciò è che emerge da un presupposto di tipo naturalistico, ma è qualcosa che ha un carattere sociale, storico, discorsivo.

  • Essa è cioè il prodotto dell’applicazione della norma eterosessuale e della logica binaria che articola il maschile e il femminile pretendendo che ogni individuo vi rientri.

  • Tale logica postula la naturalità di una sessualità organizzata attorno alla netta polarizzazione biologica e psicologica tra maschile e femminile.



  • Con performatività di genere la Butler intende la ripetizione di comportamenti stereotipati attraverso cui i soggetti mettono in scena il proprio genere, dando significato al proprio sesso e acquisendo, in tal modo, un’identità maschile o femminile (lettura p. 242).



Questa tesi poggia su una tesi più originaria secondo la quale non si dà esperienza di un corpo in sé, poiché l’esperienza del corpo viene sempre ad essere mediata da un ordine di significati che pertengono al linguaggio e all’ordine culturale e politico (vd. Kant e, in contrapposizione, Schopenhauer).

  • Questa tesi poggia su una tesi più originaria secondo la quale non si dà esperienza di un corpo in sé, poiché l’esperienza del corpo viene sempre ad essere mediata da un ordine di significati che pertengono al linguaggio e all’ordine culturale e politico (vd. Kant e, in contrapposizione, Schopenhauer).



Per la Butler il corpo non è qualcosa di prodotto dal linguaggio;

  • Per la Butler il corpo non è qualcosa di prodotto dal linguaggio;

  • Ciò che le preme non è negare la materialità del corpo e asserire il potere performativo del linguaggio come assoluto;

  • E’ il corpo stesso che produce il linguaggio;

  • Ma il linguaggio, cioè la sfera culturale, normativa, retroagisce sul corpo istituendo le condizioni di possibilità attraverso cui esso può essere esperito.



Per quanto riguarda il discorso sulla sessualità, questa prospettiva confluisce in quella secondo cui i ‘sessi’ non sono percepiti e vissuti come cose in sé, ma come fenomeni prodotti storicamente come ‘generi’, cioè come qualcosa di mutevole e costruito.

  • Per quanto riguarda il discorso sulla sessualità, questa prospettiva confluisce in quella secondo cui i ‘sessi’ non sono percepiti e vissuti come cose in sé, ma come fenomeni prodotti storicamente come ‘generi’, cioè come qualcosa di mutevole e costruito.



  • I corpi, le differenze sessuali vengono ad essere nient’altro che atti recitati, ripetuti e sedimentati sulla base di specifici codici di comportamento trasmessi attraverso il linguaggio che, in questo, viene ad avere un radicale potere performativo: produce ciò che dice.



In Scambi di genere la Butler mette in atto una decostruzione della differenza ‘naturale’ tra il genere femminile e quello maschile ricercandone l’origine in un fatto sociale: la reiterazione della norma eterosessuale, che marca le differenze corporee tra i sessi.

  • In Scambi di genere la Butler mette in atto una decostruzione della differenza ‘naturale’ tra il genere femminile e quello maschile ricercandone l’origine in un fatto sociale: la reiterazione della norma eterosessuale, che marca le differenze corporee tra i sessi.

  • Per l’autrice non ci sono, perciò, uomini e donne, ma solo recite obbligate dei codici dominanti che impongono ciò che ognuno è (lettura p. 245)



Imponendo ciò che ognuno è, le norme discriminano tra le identità accettate dal sistema e quelle rigettate, perché giudicate abiette.

  • Imponendo ciò che ognuno è, le norme discriminano tra le identità accettate dal sistema e quelle rigettate, perché giudicate abiette.

  • In merito alle norme che governano l’appartenenza sessuale, la discriminazione che si viene a creare è quella tra la legittimità dell’eterosessualità e l’abiezione della condotta omosessuale. Secondo Butler l’abietto è ciò che viene prodotto dal sistema patriarcale con la sua eterossessualità fallica, che in quanto norma determina il ripudio dell’omosessualità.



Lungi dal porsi per prima, in quanto naturale, la norma eterosessuale trae alimento proprio dall’atto dell’esclusione con le quali rigetta le sue trasgressione.

  • Lungi dal porsi per prima, in quanto naturale, la norma eterosessuale trae alimento proprio dall’atto dell’esclusione con le quali rigetta le sue trasgressione.

  • Le sue trasgressioni vengono rigettate nella sfera dell’abietto. Prima di essere un risultato dell’espulsione, l’abietto è perciò la condizione necessaria al costituirsi del sistema che lo espelle.



L’abietto che emerge dalla regola eterosessuale, non è la donna, che diviene invece una figura di subordinazione che viene accolta dentro il sistema;

  • L’abietto che emerge dalla regola eterosessuale, non è la donna, che diviene invece una figura di subordinazione che viene accolta dentro il sistema;

  • l’abietto è la lesbica, è il gay.

  • Quindi mentre l’identità femminile rientra sotto il controllo del sistema, l’identità abietta occupa il fuori del sistema e al contempo contribuisce a stabilizzarlo, a partire da un meccanismo di discriminazione.



In questo suo discorso sull’abiezione e sulle dinamiche di inclusione-esclusione previste dalle norme, la Butler arriva a fare un discorso sulla ‘macchina antropologica’ produttrice dell’umano;

  • In questo suo discorso sull’abiezione e sulle dinamiche di inclusione-esclusione previste dalle norme, la Butler arriva a fare un discorso sulla ‘macchina antropologica’ produttrice dell’umano;

  • La Butler vede nella norma il meccanismo attraverso il quale viene prodotta la stessa umanità, la quale si configura come un meccanismo caratterizzato da una logica di inclusione-esclusione (lettura p. 250).



  • Chi viene discriminato ed escluso, diventa qualcosa di irreale, diventa cioè l’altro in opposizione al quale si definisce l’umano, diventa il disumano.

  • Nella dialettica del riconoscimento, colui che è escluso è oggetto di un disconoscimento che fa si che egli diventi irreale.



La posizione dell’escluso è più grave di quella dell’oppresso;

  • La posizione dell’escluso è più grave di quella dell’oppresso;

  • l’oppresso seppur concepito come forma inferiore di umanità viene comunque compreso nel sistema, viene comunque riconosciuto, anche se a partire da forme di riconoscimento parziale;

  • l’abietto è invece colui al quale viene sottratto per intero lo statuto di umano e che per questo assume uno statuto ontologico di irrealtà (lettura p. 254-255).



Vi è dunque la necessità, come la Butler sottolinea, di sottoporre a reinterpretazione ogni concezione dell’umano, quell’umano che, ad esempio è nominato dalle dichiarazioni dei diritti umani.

  • Vi è dunque la necessità, come la Butler sottolinea, di sottoporre a reinterpretazione ogni concezione dell’umano, quell’umano che, ad esempio è nominato dalle dichiarazioni dei diritti umani.

  • Per fare questo bisogna porsi in termini critici rispetto alle norme che governano le nostre esistenze, prime tra tutte le norme che regolano l’appartenenza sessuale.



  • La polemica butleriana nei confronti di Habermas e del suo libro Fatti e norme, che non tiene conto della dialettica inclusione-esclusione che la Butler ha individuato come il cono d’ombra dell’operatività delle norme.



Si tratta, per quanto riguarda le norme, di una dialettica di discriminazione che sfocia nella violenza.

  • Si tratta, per quanto riguarda le norme, di una dialettica di discriminazione che sfocia nella violenza.

  • E’ una violenza normativa che in alcuni casi arriva a mettere in discussione la stessa possibilità di sopravvivenza delle identità giudicate abiette e, per questo, disumanizzate (lettura pp. 246, 251).



Il carico di sofferenza e di dolore delle identità rese marginali dalle norme è ben espresso dal titolo americano del libro che stiamo analizzando: Gender trouble.

  • Il carico di sofferenza e di dolore delle identità rese marginali dalle norme è ben espresso dal titolo americano del libro che stiamo analizzando: Gender trouble.

  • Come chiarito da una nota a p. 240, questo titolo si riferisce sia alla turbolenza del genere che caratterizza chi sta ai margini del sistema, sia alla sofferenza e al turbamento delle loro esistenze



Con la sua riflessione sulla figura dell’abietto contenuta in Scambi di genere, la Butler si colloca in un ambito del femminismo lesbico detto teoria queer;

  • Con la sua riflessione sulla figura dell’abietto contenuta in Scambi di genere, la Butler si colloca in un ambito del femminismo lesbico detto teoria queer;

  • queer sta per deviante, trasgressivo (deriva dal tedesco quer – trasversale, diagonale, obliquo, traducibile in italiano con ‘strano’, ‘bizzarro’, anche se il suo uso semantico equivale a ‘checca’ o ‘frocio’).



La teoria queer

  • La teoria queer

  • La teoria queer mette in discussione la naturalità dell'identità di genere, dell'identità sessuale e degli atti sessuali di ciascun individuo, affermando che essi sono interamente o in parte costruiti socialmente;

  • Gli individui non possono perciò essere realmente descritti usando termini generali come "eterosessuale" o "donna".

  • La teoria queer sfida pertanto la pratica comune di dividere in compartimenti separati la descrizione di una persona perché "entri" in una o più particolari categorie definite.



La teoria queer

  • La teoria queer

  • A coniare la formula "teoria queer" fu Teresa de Lauretis, nell'ambito di una conferenza tenutasi all'Università della California, a Santa Cruz, nel Febbraio 1990.

  • Da questo momento i testi che hanno come oggetto questa tematica si moltiplicano.

  • Il 1990 è anche l’anno di pubblicazione di Scambi di genere, testo che è stato annoverato all’interno di questo filone di studi.

  • Questo testo è considerato una sorta di manifesto delle queer theories, anche se in realtà l’aggettivo queer non compare in questo libro.



La teoria queer

  • La teoria queer

  • La teoria queer si contrappone alla pratica gay e lesbica legata alla naturalizzazione dell'omosessuale, tesa a stabilizzare un'identità omosessuale al fine di creare una comunità e di acquisire diritti;

  • chi si denomina queer non si acconntenta di questo, non si accontenta di rivendicare diritti;

  • chi si denomina queer contesta, infatti, le immagini delle minoranze sessuale come lobbies che chiedono la propria assimilazione alla società esistente.



La teoria queer

  • La teoria queer

  • Chi si denomina queer propone politiche antagoniste volte alla trasformazione della società, rimettendo al centro dell'attenzione il problema della differenze multiple.

  • L’influenza della riflessione di Foucault (e del post-strutturalismo francese) sulla teoria queer (e sulla riflessione della Butler).



L'approccio critico queer ai testi e ai generi, quali che siano, si incontra con i temi delle riflessioni su razza e classe e del rapporto tra essere umano, animale e macchina (dialogo questo che prende avvio principalmente con il cyberfemminismo di Donna Haraway).

  • L'approccio critico queer ai testi e ai generi, quali che siano, si incontra con i temi delle riflessioni su razza e classe e del rapporto tra essere umano, animale e macchina (dialogo questo che prende avvio principalmente con il cyberfemminismo di Donna Haraway).

  • Nel mondo anglosassone, il volume di pubblicazioni a tema queer cresce enormemente, accompagnato da una crescente interdisciplinarità;



  • L’abietto, figura centrale della teoria queer e al contempo della filosofia butleriana, oltre a rappresentare una istanza utilizzata dal sistema per la stabilizzazione della norma, custodisce in se anche un grande potenziale eversivo.

  • L’abietto viene a rappresentare infatti anche il punto debole del sistema eterosessuale e il suo incubo più pericoloso.



La Butler nella sua strategia di contestazione del dominio patriarcale e fallologocentrico fa leva, prevalentemente sulla figura dell’abietto e sulle sue potenzialità sovversive (lettura p. 248).

  • La Butler nella sua strategia di contestazione del dominio patriarcale e fallologocentrico fa leva, prevalentemente sulla figura dell’abietto e sulle sue potenzialità sovversive (lettura p. 248).

  • Le occasioni in cui il sistema binario eterosessuale e fallologocentrico viene contestato e sfidato sono quelle incentrate sulle performance delle identità queer (lettura p. 249)



  • Per la Butler il corpo queer, caratterizzato da una forma di sessualità anomala ed eccedente, ha il potere di trasgredire la norma, di metterla in discussione di rielaborarla e di trasformarla.



  • Il corpo nonostante la sua messa in forma da parte del linguaggio, nonostante i fenomeni di normalizzazione custodisce perciò, soprattutto nelle identità rigettate e negate dalle norme, un potere di sovversione;

  • Il corpo è cioè un luogo di ribellione, di contestazione.



In scambi di genere Butler, nel suo discorso sull’abietto (sul queer), fa del drag il simbolo della possibilità di dislocare la fissità del binarismo sessuale.

  • In scambi di genere Butler, nel suo discorso sull’abietto (sul queer), fa del drag il simbolo della possibilità di dislocare la fissità del binarismo sessuale.

  • Drag queen è un termine inglese che designa attori e cantanti che si esibiscono in abiti femminili, mettendo in scena una femminilità esagerata nelle movenze e nel trucco e al tempo stesso non nascondendo del tutto il corpo maschile.

  • Per estensione drag king indica attrici che recitano in abiti maschili, fornendo una rappresentazione iperbolica del machismo.



Per Butler la preformance del drag oltre a dislocare la fissità dei due generi maschile e femminile ha anche il potere di rivelare che il genere stesso è una performance, è una recita.

  • Per Butler la preformance del drag oltre a dislocare la fissità dei due generi maschile e femminile ha anche il potere di rivelare che il genere stesso è una performance, è una recita.

  • Nella sua riflessione il drag rivela che l’identità sessuale originaria in base alla quale il genere modella se stesso è anch’essa una imitazione senza origine.

  • il genere è una recita che può essere variata con improvvisazioni che sfidano il copione dell’eterossessualità obbligatoria.

  • Il drag ai suoi occhi è un allegoria di tutto questo (lettura pp. 250-251 e 247).



Parallelamente alla crescita della sua fama, la Butler è andata incontro, soprattutto per quanto riguarda le sue riflessioni sul drag, anche a contestazioni e polemiche.

  • Parallelamente alla crescita della sua fama, la Butler è andata incontro, soprattutto per quanto riguarda le sue riflessioni sul drag, anche a contestazioni e polemiche.

  • Nel 1999 è stata ad esempio oggetto della feroce ironia di una politologa e femminsta americana, Martha Nussbaum, che ha definito la Butler la professoressa della parodia e l’ha accusata di dare maggior valore ad atti privati e provocatori come il drag piuttosto che a riforme giuridiche e provvedimenti legislativi in difesa delle minoranze.

  • Nussbaum ha fatto della Butler il simbolo del peggior femminismo accademico, accusato di essere troppo astratto e poco attento alle azioni politiche concrete.



  • Nel capitolo che stiamo analizzando la Butler tiene conto di questa critica e, nel parlare del suo libro del 1990, elabora riflessioni con le quali mostra come il drag sia qualcosa di radicalmente politico (lettura pp. 248 e 249).



Lontano dall’essere qualcosa di astratto, il drag è, per la Butler, una delle strategie concrete attraverso cui si producono legami all’interno dei quali diventa possibile il riconoscimento che altrove non è possibile.

  • Lontano dall’essere qualcosa di astratto, il drag è, per la Butler, una delle strategie concrete attraverso cui si producono legami all’interno dei quali diventa possibile il riconoscimento che altrove non è possibile.

  • Il drag in questa prospettiva è un atto integralmente politico (lettura p. 249).

  • La butler definisce il drag come qualcosa di politico in quanto ha a che fare con la questione stessa della sopravvivenza di chi è escluso e reso marginale (lettura p. 251).



Scambi di genere: una sintesi

  • Scambi di genere: una sintesi

  • La strategia teorizzata da Butler consiste nel dinamizzare le identità attraverso combinazioni impreviste, per destabilizzare i caratteri eterosessuali, maschilisti, razziali e classisti del sistema.

  • Il sistema deve essere continuamente destrutturato attraverso la proliferazione di posizionamenti identitari, che apra lo spazio di una democrazia radicale dove nessuna identità sia più fissa, normativa, ed egemone.



Scambi di genere: una sintesi

  • Scambi di genere: una sintesi

  • La Butler opera una decostruzione della soggettività la quale si mostra slabbrata, turbolenta e inquieta, già in quello che appare come il suo livello più fisso e determinato, quello dell’appartenenza sessuale,

  • Si tratta di una prospettiva che avvicina la Butler al filone post-moderno, il quale ha proceduto ad uno smantellamento del concetto sostanzialisto di soggettività.



Coerentemente con questa prospettiva fatta emergere dalla Butler nel suo libro del 1990, l’ultimo paragrafo di questo decimo capitolo si intitola: ‘Oltre il soggetto’;

  • Coerentemente con questa prospettiva fatta emergere dalla Butler nel suo libro del 1990, l’ultimo paragrafo di questo decimo capitolo si intitola: ‘Oltre il soggetto’;

  • Si tratta di un paragrafo in cui l’autrice si confronta con due femministe, G. Anzaldùa e G.C. Spivak, rappresentanti del femminismo non occidentale, le quali hanno messo a punto, anche se partendo da premesse diverse, un’operazione di decostruzione della soggettività vicina a quella della Butler (lettura p. 259,260).



  • L’idea butleriana di un soggetto molteplice e frammentato proprio a partire dal terreno della sessualità e del corpo ha fatto breccia anche in ambiti del pensiero filosofico non votati alla riflessione di genere (es. U. Galimberti, I miti del nostro tempo, Feltrinelli, 2009, in part. pp. 23-43).



A queste aperture nei confronti del discorso queer, si affiancano anche molteplici chiusure, prospettate soprattutto dai paradigmi che fanno della differenza sessuale tra uomo e donna il loro principio regolatore.

  • A queste aperture nei confronti del discorso queer, si affiancano anche molteplici chiusure, prospettate soprattutto dai paradigmi che fanno della differenza sessuale tra uomo e donna il loro principio regolatore.

  • Nel suo libro La disfatta del genere, la Butler entra in una relazione di confronto-scontro con questi diversi paradigmi.



  • Nel Capitolo Nono intitolato La fine della differenza sessuale? la Bulter si confronta con la teologia cattolica e con il pensiero della differenza sessuale



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • Lettura di alcune riflessioni contenute nella “Lettera ai vescovi sulla collaborazione tra uomo e donna” Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 31 maggio 2004, firmata da Joseph Card. Ratzinger, in cui:

  • sebbene si riconosca parità al sesso femminile rispetto a quello maschile, si individuano una serie di ruoli ‘naturali’ e dunque privilegiati all’interno dei quali il sesso femminile può e deve raggiungere la sua piena umanità (maternità, affettività, relazionalità, ecc.).

  • Le forme di sessualità non coerenti con l’eterosessualità obbligatoria vengono viste come una vera e propria minaccia rispetto all’ordine divino.



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • L’audace tesi della butler, secondo la quale i ‘sessi’ non sono cose in sé, ma fenomeni prodotti storicamente come ‘generi’, cioè come qualcosa di mutevole e costruito, si incunea nel cuore più vitale del patriarcato cattolico, incrinandone il dogma e contribuendo a scardinare il potere sociale che ne deriva.



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • Non è stata perciò una mera disputa terminologica quella che, durante la conferenza delle Nazioni Unite sulla donna che si è svolta a Pechino nel 1995, ha portato il Vaticano a battersi per la cancellazione del termine ‘genere’ dai documenti della piattaforma organizzativa, denunciandolo come nome in codice per l’omosessualità e chiedendo che venisse sostituito dalla parola ‘sesso’, più affidabile nel garantire la ‘naturalità’ dell’ordine eterosessuale (vd. resoconto della Butler nel Capitolo nono, p. 213, 214, 216, 217).



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • Il termine ‘genere’ è stato accettato dalle Nazioni Unite ma ciò nonostante l’omosessualità non è entrata a far parte del linguaggio ufficiale, segno che il patriarcato, e il suo prodotto per eccellenza l’eterosessualità, è ancora pienamente operante.



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • La forte ostilità del mondo cattolico nei confronti dell’omosessualità e della proliferazione dei generi si è tradotta, nel 2006, in un attacco diretto al pensiero della Butler attraverso un articolo di “Avvenire”, in cui Lucetta Scaraffia ha proceduto ad una severa critica di La disfatta del genere.



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • Per problematizzare il rifiuto dell’omosessualità che viene dalle gerarchie cattoliche viene utile cercare di tracciare una breve storia dei modi attraverso cui la chiesa si è rapportata all’omosessualità.

  • Le gerarchie ecclesiastiche fino al Concilio del 1179 non consideravano l’omosessualità un problema che meritasse una discussione.

  • Fino al XII secolo la teologia trattò l’omosessualità alla stregua della fornicazione sessuale senza pronunciarsi con un’esplicita condanna.



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • - Fu con le crociate (XIII e XIV) che cominciò nella Chiesa un clima di intolleranza, il quale fu ulteriormente acuito con l’inquisizione per stroncare la stregoneria.

  • - E’ in questo clima di intolleranza che vengono ad essere coinvolti anche gli omosessuali.

  • - Il colpo di grazia rispetto alla condanna dell’omosessualità viene dalla nascita della medicina scientifica che con il suo sguardo puntato unicamente sull’anatomia e sugli organi deputati alla procreazione ha stabilito che tutte le forme di sessualità che non vanno in questo senso sono patologiche.



Il confronto con la teologia cattolica

  • Il confronto con la teologia cattolica

  • - Anche la psicanalisi ha seguito questo discorso che ha rinforzato le posizioni della chiesa.

  • - Lo stesso nazismo che eliminava insieme agli ebrei anche gli omosessuali cresce in questo contesto.



Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Lo scontro con la Chiesa cattolica provocato dalla volontà della Butler di mettere in discussione il binarismo sessuale maschio-femmina, è diventato anche dissidio nei confronti della teoria femminista della differenza sessuale, che come il Vaticano vuole preservare il duale originario maschio-femmina (anche se a partire da argomentazioni tese a superare la tradizione patriarcale e le sue categorie).



Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • La Butler nel suo discorso entra nel merito del paradigma della differenza sessuale e, appellandosi al pensiero di L. Irigaray, definisce la differenza sessuale non un fatto, né un fondamento, nè una premessa su cui costruire una teoria femminista, ma una questione instabile e irrisolta, un problema, un momento particolarmente denso di irrisolvibilità all’interno del linguaggio (lettura 217 e 218).



Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Riflettere sulla differenza sessuale significa per la Butler riflettere sulla relazione tra il biologico e il culturale, significa sottoporre ad interrogativo la differenza sessuale, significa porre l’interrogativo sulla relazione tra il corpo e il linguaggio, tra la fisicità e le strutture di potere. (lettura p. 218).



Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • - Posta questa problematizzazione della differenza sessuale, Butler entra in dialogo con un’autrice femminista appartenente al paradigma della differenza sessuale: Rosi Braidotti con il suo libro Metamorfosi .

  • - Pur attenta alle differenze, la Braidotti in questo libro ha formulato un concetto più deterministico e meno problematico di differenza sessuale rispetto a quello della Butler, assumendo, così, posizioni teoriche che sono in disaccordo con la filosofia butleriana.



Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • - Metamorfosi si propone di far interagire le categorie deleuziane con quelle della differenza sessuale e della psicanalisi lacaniana, secondo una prospettiva in cui l’elemento negativo è esorcizzato a favore dell’affermazione di un positivo non dialettico.

  • - Questo è il primo punto di contrasto tra la Braidotti, vicina in tale valorizzazione del positivo a Deleuze, e la Butler, che, come si è visto, invece è fortemente influenzata da Hegel e dalla questione del negativo (lettura di p. 228).



Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • Il confronto con la teoria della diff. Sessuale

  • - Così come evidenziato dalla stessa Butler, Metamorfosi è un libro nel quale viene fornita una visione molteplice del soggetto, come ciò che è esposto a continue metamorfosi, al di là anche della distinzione umanistica tra uomo e animale, tra umano e macchina, (come abbiamo visto in Donna Haravay);

  • - ma la Braidotti ritiene però che queste metamorfosi vengono ad avere un valore positivo per il corpo e per il soggetto solo se rimangono confinate entro il recinto della differenza sessuale; in caso contrario esse giungono a sopraffare la vita del corpo e a fargli violenza.



Il confronto con la teoria della diff. sessuale

  • Il confronto con la teoria della diff. sessuale

  • Negare la differenza sessuale significa per la Braidotti non solo fare violenza al corpo, ma significa anche rispecchiare l’ideologia fallologocentrica e reinsediare forme di supremazia maschilista (lettura p. 243).



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