La fattispecie del concorso esterno in associazione di tipo mafioso si atteggia come reato permanente



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Sez. 5, Sentenza n. 35100 del 05/06/2013 Ud. (dep. 14/08/2013 ) Rv. 255769
Presidente: Marasca G. Estensore: Fumo M. Relatore: Fumo M. Imputato: Matacena. P.M. Izzo G. (Diff.)

(Rigetta, Ass.App. Reggio Calabria, 18/07/2012)


La fattispecie del concorso esterno in associazione di tipo mafioso si atteggia come reato permanente, al pari di quella di partecipazione alla medesima associazione da parte del soggetto organicamente inserito nel sodalizio, fermo restando che il concorrente può far cessare la permanenza desistendo dal continuare a prestare il proprio apporto alla vita dell'associazione.
RITENUTO IN FATTO

1. Matacena Amedeo Gennaro è imputato di concorso esterno in associazione di 'ndrangheta. Lo stesso, con sentenza 13 marzo 2001, fu riconosciuto colpevole dalla corte di assise di Reggio Calabria e condannato alla pena di anni cinque di reclusione. Detta sentenza fu annullata in sede di appello (sentenza 12 febbraio 2003), in quanto la corte d'assise d'appello prese atto del fatto che la corte costituzionale aveva risolto conflitto di attribuzione in favore del Matacena, all'epoca deputato. Il giudice di primo grado, infatti, aveva disatteso l'allegazione di un impedimento a comparire addotto dall'imputato per la concomitanza di impegni parlamentari, dichiarandolo contumace.

La corte costituzionale, come premesso, aveva dichiarato che non spettava alla corte di assise di Reggio Calabria negare la validita' dell'impedimento addotto.

2. Con (nuova) sentenza di primo grado (16 marzo 2006), il Matacena fu assolto dal delitto contestato perché il fatto non sussiste. Avverso detta sentenza propose ricorso per cassazione il pubblico ministero e la corte di cassazione, sezione quinta, con sentenza 5 maggio 2009, qualificata l'impugnazione come appello, dispose trasmettersi gli atti alla corte d'assise d'appello di Reggio Calabria per il giudizio di secondo grado. La corte d'assise d'appello sopraindicata (prima sezione), con sentenza 11 maggio 2010, confermò la sentenza assolutoria di primo grado.

2.1. Avverso detta sentenza d'appello ha proposto ricorso il procuratore generale e la corte di cassazione, sezione prima, con sentenza del 24 maggio 2011, ha annullato la sentenza impugnata, rinviando per il giudizio ad altra sezione della corte d'assise d'appello di Reggio Calabria.

2.2. Con la sentenza di cui in epigrafe (18 luglio 2012), la seconda sezione della corte d'assise d'appello di Reggio Calabria ha riformato la sentenza di primo grado e ha dichiarato l'imputato colpevole del delitto a lui ascritto, condannandolo alla pena di anni cinque di reclusione, nonché alle pene accessorie dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell'interdizione legale durante l'espiazione della pena, al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, Comune di Reggio Calabria; ha disposto che, a pena espiata, l'imputato sia sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata, per il periodo di un anno.

3. Al Matacena si addebita di aver utilizzato la forza intimidatrice di alcune cosche di 'ndrangheta per ottenere la sua elezione alla camera dei deputati nel 1994, promettendo in cambio assistenza giudiziaria e indebiti interessamenti in vicende processuali, riguardanti appartenenti alle associazioni malavitose, favorendo e appoggiando la candidatura di Aquila Giuseppe, persona imparentata con esponenti della cosca Rosmini, in varie consultazioni elettorali locali, nonche' promettendo iniziative parlamentari finalizzate a contrastare gli effetti della normativa riguardante i collaboratori di giustizia. A tale scopo (ottenere appoggio elettorale), secondo il capo d'imputazione, Matacena avrebbe anche offerto e consegnato somma di danaro ad un affiliato del "locale" di Scilla, già nel corso della campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione comunale di quel centro, nel 1988, ottenendo, in tal modo, anche l'appoggio di altre consorterie malavitose. Inoltre, nel 1992, l'imputato avrebbe ricercato contatti con le cosche di 'ndrangheta, al fine di indurre alle dimissioni dalla Camera dei deputati Santoro Attilio, eletto in luogo di Bastianini Attilio.

[…]




Considerato in diritto
Ne consegue - inevitabilmente - che il concorso in un reato permanente non potrà che avere carattere permanente
La questione, allora - così come per il distacco dell'associato "a pieno titolo" - si risolve in un mero problema di prova
L'art. 416 bis c.p. incrimina chiunque partecipi all'associazione

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