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La figura di

Amedeo PEYRON

(Torino 1785 – Torino 1870)

Filologo, Orientalista, Egittologo, Storico

nel ricchissimo panorama culturale dell’’800

che proietta il Piemonte al centro dell’Europa degli studi

e favorisce l’ambiente civile in cui esplode il fenomeno risorgimentale


Nota di Ettore Peyron


AMEDEO PEYRON (1785-1870)

1847


Da miniatura del 1847 (particolare)

Sommario - 1. Introduzione - Scheda n°1 Titoli. 2. La tradizione famigliare e gli anni giovanili - Scheda n° 2 Aneddoto giovanile 3. Il Filologo – Scheda n° 3 Attività. 4. Il decrittatore di Palinsesti. 5. Il Riformatore degli studi 6. L’Orientalista ed il Papirologo. 7. L’Egittologo – Scheda n° 4 Est, est. 8. Il suo contributo alla decifrazione dei geroglifici. 9. L’Egittologia nella “Giornata di studio in onore di Amedeo Peyron – Torino 4 ottobre 1996”. 10. L’Egittologia nel concerto dei Savants – Scheda n° 5 Date della Decifrazione. 11. Lo storico delle istituzioni e della cultura – Scheda n° 6 Discorsi al Senato 12. La scomparsa – Scheda n° 7 Testi per la scomparsa. ALLEGATI:– Scheda n°8 Rapporti con i Cavour – Scheda n° 9 Rapporti con Gioberti e Leopardi.

1. Introduzione.

Entriamo nel cortile dell’Università in via Po 17 e subito a sinistra nella seconda arcata dell’ampio porticato troviamo il monumento marmoreo di Amedeo Peyron.

Egli fu in essa professore di lingue orientali dal 1815 sino a tarda età e Rettore dal 1826 al 1829.

Leggiamo la lapide scritta dall’illustre orientalista e accademico delle scienze Gaspare Gorresio.


AD AMEDEO PEYRON

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MENTE DI MIRABILE ACUME SPAZIO’ CON LENA INFATICATA

NEL CAMPO DELL’ALTA FILOLOGIA E DELLA CRITICA STORICA

E IN DOTTISSIMI LAVORI LASCIO’ SPLENDIDI VESTIGI DEL SUO INGEGNO

NEL CORSO DI UNA VITA QUASI SECOLARE

MANTENNE SALDO ED OPEROSO IL VIGOR DELL’INTELLETTO

ORIENTALISTA INSIGNE PROFESSO’ LUNGAMENTE IN QUESTO ATENEO

EBBE VIVENDO I SOMMI ONORI DELLA SCIENZA

AVRA’ FAMA DUREVOLE IL SUO NOME

V. ANNI LXXXIV. M. IN TORINO IL DI XXVII. APRILE M. DCCC. LXX

(n.d.r. Visse anni 84. Morì in Torino il di 27 aprile 1870)
Alla base del busto scolpito dal famoso scultore Alfonso Balzico troviamo sulle fronde incisi i titoli delle sue più importanti opere. Fronde ahimè danneggiate dai bombardamenti aerei degli angloamericani del 1942 - 44 - 45, che tra l’altro distrussero quanto della vicina Biblioteca Nazionale Universitaria restava dopo l’incendio del 1904; tra le collezioni distrutte il fondo Champollion ed i papiri egiziani copti donati dallo stesso Peyron.

Il monumento fu inaugurato il 28 aprile 1872 con discorso commemorativo di Federico Sclopis Presidente della Accademia delle Scienze e grande giurista autore dello Statuto Albertino.

Alfonso Balzico, “scultore di Casa Reale”, autore tra gli altri dei monumenti in Torino di Massimo d’Azeglio, di Camillo Cavour, del Duca di Genova (equestre), fu scelto oltrechè per la sua bravura, per la sua dedizione a soggetti egizi, in particolare di una Cleopatra che secondo Plutarco parlava otto lingue, proprio per trasfondere nell’opera (così secondo il Segretario del Comitato promotore prof. Casimiro Danna) le caratteristiche di egittologo e linguista del Peyron. (Vedi il saggio di Michela Di Macco su “La galleria ottocentesca di uomini illustri nel Palazzo dell’Università di Torino” in “Il Palazzo dell’Università di Torino e le sue Collezioni” - Torino 2004 - pag.111-142).
Per cogliere la figura poliedrica di questo scienziato enunciata nel dettato della lapide incominciamo a inquadrarla nella tradizione famigliare e illustrarne gli anni giovanili e degli studi.

Seguirà quindi una sistemazione a grandi linee della sua attività secondo le sfaccettature professionali della sua figura di Filologo, Decrittatore di palimpsesti, Riformatore degli studi, Orientalista, Egittologo, Storico. Con la prima e l’ultima che tutte le altre ricomprendono.


Il testo sarà inframmezzato da schede di lettura e completamento, per orientare il lettore nell’analisi dello scritto.
Scheda n.°1 relativa alla Introduziome

Su Profilo della figura tramite Titoli, Decorazioni Accademie

Profilo di Amedeo PEYRON (Torino 1785 – Torino 1870)

Teologo, Filologo, Orientalista, Egittologo, Storico, Letterato, Papirologo, Decrittatore di Palimpsesti



Titoli

Abate (dal 1809), Professore di Lingue orientali (dal 1815) e Rettore dell’Università di Torino (1826-29), Socio su proposta di Prospero Balbo (1816-1870) e Tesoriere (1826-1870) dell’Accademia delle Scienze di Torino, Ispettore degli Studi in Piemonte (dal 1823), Membro del Magistrato della Riforma degli Studi in Piemonte (dal 1844) poi (dal 1847) Consiglio Superiore di Istruzione pubblica, Senatore del Regno nel Parlamento Subalpino (1848-49), Membro dalla fondazione (1833) della Deputazione subalpina di Storia patria, Membro della Giunta per l’Antichità e le Belle Arti (dal 1834), Direttore della Biblioteca Nazionale Universitaria.

A18 anni (1803) è Supplente di lingue orientali all’Università, a 21 anni (1806) l’Incarico viene confermato dal governatore francese Menou; nel 1808 è Assistente del Caluso (e spesso sostituto per la lingua greca), a 29 anni (1814) è nominato Professore Incaricato di Lingue orientali e Assistente della Biblioteca Universitaria, a 30 anni (1815), alla morte del Caluso, è nominato Professore Ordinario di Lingue Orientali e Incaricato di Lingua Greca; è membro del Collegio della Facoltà di Lettere e della Facoltà Teologica; Preside della Facoltà di Lettere dal 1829 e (Priore) della Facoltà Teologica (182…-1833).

Decorazioni

Gran Cordone dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia

Gran Croce dell’Ordine Messicano di Guadalupa

Cavaliere e Consigliere dell’Ordine civile di Savoia

Cavaliere dell’Ordine al Merito scientifico di Prussia (insignito nel 1865 della decorazione dell’“aquila nera”, croce al merito di Prussia, su proposta dell’Accademia di Berlino)

Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore di Francia (1847)

Accademie

E’ socio delle principali Accademie Europee ed italiane. Socio straniero dell’ “Istituto di Francia (Accademia delle Iscrizioni e belle lettere)”(1854), Socio corrispondente della Regia Accademia di Berlino, di Monaco (di Baviera), di Lipsia, dell’Istituto d’Egitto; della Accademia della Crusca (1837), della Pontificia Accademia Romana di Archeologia (1833), dell’Accademia di Bologna, dell’Istituto di Venezia; Socio non residente della Società Reale di Napoli.

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2. La tradizione famigliare e gli anni giovanili

Nasce a Torino il 2 ottobre 1785 da Francesco Bernardino (1716-1789) Mastro Uditore nella Real Camera dei Conti e dalla nobile Teresa Marchetti dei Conti di Melyna (1755-1801). I suoi antenati nelle quattro generazioni precedenti hanno esercitato l’attività di produttori e banchieri in seta a Racconigi. Suo nonno Francesco Giovanni (Racconigi 1684-1750), ebbe nel 1708 dal Duca Vittorio Amedeo II la concessione del diritto di fregiarsi di uno Stemma contraddistinto dal motto “Fortiter et Suaviter” per meriti acquisiti con il padre Giovanni (†1706) durante l’assedio e la battaglia di Torino. Suo prozio, fratello del bisnonno, Giovanni Francesco (Racconigi 1686-1737) figlio di Pietro Peyron (sceso dal Monginevro a Racconigi e ivi morto nel 1690) fu Canonico e Tesoriere della Metropolitana di Torino (dal 1719 al 1737) e ricordato con una lapide e sepolto in S. Giovanni di Racconigi; egli depose (27-8-1727) nella causa di beatificazione di Sebastiano Valfrè, il santo dell’assedio di Torino. Gli otto grandi candelabri in argento, che arricchiscono l’altare del duomo di Torino, furono da lui donati, con il ricavato della vendita di una cascina nel territorio di Racconigi.

E’ l’ultimo di undici (di cui 4 morti in tenera età) fratelli. Tra questi Bernardino (1780-1865) sarà Canonico prevosto della Metropolitana e autore di monografie sulla storia della Chiesa torinese, Prospero (1784-1859) Ispettore del Demanio piemontese (padre di tre figli Giuseppe, Amedeo e Bernardino, trisnonno dell’autore di queste note), Giuseppe (1777-1866) avvocato esperto in poesia piemontese, Paola in Formento Novelli madre di numerosa prole, Angela (1775-1833) (Suor Camilla dell’ordine del SS. Crocifisso) e Carlotta (n. 1776-1797)(Suor M. Ottavia Giacinta dell’ordine della SS. Annunziata) monache. All’ordinazione della prima, giovane bella e bionda, del 19-10-1795, fungeva da padrino il Principe di Piemonte (poi Re Carlo Emanuele IV) e da madrina la Principessa (divenuta poi la Venerabile Clotilde di Francia).

Il padre muore quando egli ha solo quattro anni; all’età di dieci anni, in una riunione di famiglia per decidere il da farsi in circostanze economiche critiche (anche a causa delle ripercussioni della Rivoluzione francese e del blocco Napoleonico), egli promette solennemente alla madre di impegnarsi a studiare dieci ore al giorno, onde assumere presto una posizione e sovvenire le necessità della famiglia. E così fu, non solo negli anni delle ristrettezze ma per tutta la vita; e già vecchio confessava ai nipoti e pronipoti, che ospitava spesso a casa sua, di avere effettivamente mantenuto la promessa.


Scheda n° 2 del Paragrafo 2 su Tradizione famigliare

Aneddoto giovanile

Amedeo Peyron (1785-1870) abate, filologo ecc. da ragazzo pare fosse assai gracile e cagionevole di salute, tanto che la famiglia, per rinforzarlo decideva di fargli cambiare aria.

Veniva scelta la città di Milano come luogo di salubre soggiorno e ivi Amedeo Peyron trascorreva una ventina di giorni.

Al ritorno in famiglia i medici constatavano un sensibile miglioramento e beneficio.

Ironia di certe cure! A.P. confessava poi di aver trascorso tutto il soggiorno milanese alla Biblioteca Ambrosiana, tra carte polverose e codici ingialliti, ove era già attratto dalla passione della ricerca paziente e degli studi severi.

Si dice che in quei giorni il personale dirigente della Biblioteca fosse ammirato della passione che questo “ragazzo” aveva per i libri antichi, e della competenza che egli già possedeva su codici e palimpsesti!

(Da “Notizie e Memorie interessanti la Famiglia Peyron” di Amedeo Peyron -1903-1965).

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Accolta la vocazione religiosa (che servirà fedelmente e con impegno tutta la vita esercitando in particolare il ministero nella parrocchia di San Filippo, nonostante la predilezione per la ricerca ed in simbiosi con essa) segue gli studi superiori, che aveva iniziato in matematica, presso il seminario arcivescovile di Torino (è dal 1804 iscritto ai corsi di Teologia presso il Seminario Metropolitano), con ordinazione sacerdotale nel 1809. Anticipa così l’inclinazione di colui che sarà il suo maestro universitario l’abate Tommaso Valperga di Caluso (1737-1815), che oltre ad insegnare lingue orientali nell’Ateneo torinese, è matematico ed astronomo. Essendo gli ordini religiosi ed i seminari soppressi per ordine dell’occupante Napoleone anche in Piemonte, i seminaristi seguono i corsi presso accademie apparentemente private; così il Peyron studia presso l’accademia dei “Teosebi” con il soprannome di “Ethalide”, che fu la divinità in cui trasumanò il matematico Pitagora. Segue quindi i corsi universitari della Facoltà di Scienze (questa era la denominazione di quella che sarà la facoltà di Lettere e Filosofia) ed è l’allievo prediletto del Caluso; conseguita la Laurea in Lingue orientali antiche con tesi su “Cronologia dei libri di Mosè” (che verrà pubblicata più tardi nel 1814 “De chronologia librorum Moysis”), è dal 1808 assistente universitario di lingua greca e insegna come supplente sulla cattedra del maestro di lettere orientali, con nomina del Governatore francese Menou (di cui traduce e commenta un Evangeliario greco contenuto in un antico Codice donato da questi al Rettore Prospero Balbo). Parallelamente egli incomincerà dopo la liberazione e l’indipendenza a tenere come “Ripetitore” i corsi di “Geometria e Fisica” presso il riaperto Seminario Arcivescovile. Egli è nominato Professore ordinario di Lingue orientali nell’Università di Torino nel 1815, succedendo nella cattedra alla morte del Caluso.

Parla correntemente il greco, l’ebraico, e le altre lingue orientali antiche, tanto da comporre (su richiesta dell’Università) un carme in Siriaco per le nozze di Napoleone (1806), uno in Ebraico (1809) per l’ordinazione dell’amico allievo del Caluso Ludovico Arborio di Breme, e poi (1842) uno in Copto per le nozze del Principe Vittorio Emanuele (poi II) con Maria Adelaide Arciduchessa d’Austria (con la significativa intitolazione di “Il Genio dell’Egitto”). Singolare è la scelta per ciascuno dei destinatari della lingua orientale individuata: il “Siriaco” per Napoleone, lingua pressochè sconosciuta anche agli studiosi, cui egli aggiunge termini nuovi solo a lui noti argomentati dalle sue analisi filologiche (il cui commento rimanda a lavori futuri), onde rendere particolarmente astrusa la lettura, per un lavoro fatto “obtorto collo” per chi perseguitava la Chiesa (le due sorelle suore cacciate dai conventi dimoravano a casa sua) e privava della libertà i piemontesi; l’“Ebraico” per l’amico fraterno, non solo perché coallievo del Caluso, ma perché unito dalla comune vocazione religiosa; il “Copto”, per il Principe che tanto aveva contribuito con i suoi avi a dotare Torino del materiale, per arrivare a cogliere nella lingua di Sant’Antonio la logica geometrica della lingua geroglifica dei Faraoni; il “Genio dell’Egitto” appunto.

Vedi in proposito anche:

Alessandro Mengozzi – Un salmo ebraico composto da Amedeo Peyron nel 1806, in occasione della prima messa dell’Abate Ludovico di Breme.

Fabrizio A. Pennacchietti – Un Epitalamio in siriaco dell’abate Amedeo Peyron in onore di Napoleone I e di Maria Luigia d’Austria.

In “Giornata di studio in onore di Amedeo Peyron (Torino, 4 ottobre 1996) – Istituto Papirologico “G. Vitelli” – Firenze 1998.
Il Peyron lasciò un manoscritto con “Note e Giudizi delle proprie opere” redatto per non essere pubblicato e quindi contenente note in libertà e aneddoti gustosi, spesso marginali rispetto all’essenza dei lavori, ma sempre di grande interesse per lo studioso.

Il nipote Bernardino Peyron, figlio del fratello Prospero, che ne proseguì l’opera con ricerche e pubblicazioni significative su Codici antichi, ritenne di pubblicarlo postumo in pochissime copie nel 1879 nella forma leggera di Omaggio per le nozze della nipote Teresa Peyron con l’ing. Melchiorre Pulciano.

Esso costituisce, oltrechè un elenco preciso delle sue opere, uno strumento di valutazione importante da anteporre o posporre alla consultazione dei suoi lavori, e per cogliere nel suo insieme aspetti significativi della sua personalità e la dialettica non certo secondaria con i Savants d’Europa.

Bernardino Peyron (1818-1903), fu professore di belle lettere all’Università di Torino, Bibliotecario onorario della Biblioteca Nazionale, Vicepresidente della Accademia delle Scienze, Presidente della Classe Scienze morali, storiche e filologiche e prosecutore delle sue ricerche scientifiche su antichi codici.

Nella presente nota ci si avvarrà della ripetizione di alcune frasi a commento di qualche opera.
D’ora in poi ripeteremo - Da “Note e Giudizi delle proprie opere” - per inserire nel corpo di ogni paragrafo un excerptus da questa operina.
3. Il Filologo

E’ Rettore dell’Università di Torino dal 1826 al 1829; Preside quindi sia della Facoltà di Lettere che della Teologica.

Interessato al “metodo filologico tedesco”, prende contatti con l’entourage culturale dell’editore J.A. Gottlob Weigel di Lipsia, e con lo stesso pubblica giovanissimo nel 1810 dei “Frammenti di Empedocle e Parmenide contenuti nel Commentario di Simplicio al De Coelo di Aristotele”, da un Codice della Biblioteca Reale Universitaria di Torino; e si impone all’attenzione internazionale con la straordinaria scoperta filologica che l’edizione Aldina (Venezia 1526) della stessa opera greca, ben più famosa di quella riportata dal codice torinese, non è che una retroversione in greco dal latino del XIII secolo da parte del domenicano Guglielmo di Moerbeke (collaboratore di San Tommaso d’Aquino, conoscitore del greco a lui contemporaneo, graeculo secondo il nostro, ma non dell’antico, autore di molte traduzioni di codici greci classici), mentre versione originale è quella del Codice dell’Università di Torino.
Tutti i lavori di cui si parlerà in questa dispensa riflettono la sua vocazione professionale alla filologia, che iniziatesi a manifestare con l’opera ridetta, rappresenta in continuum la sua fondamentale dimensione culturale.
Vedi in proposito anche: Giacomo Bona – Appunti su Peyron filologo classico – in “Giornata di studio in onore di Amedeo Peyron (Torino, 4 ottobre 1996) – Istituto Papirologico “G. Vitelli” – Firenze 1998. In chiusura del suo ampio saggio con cui ripercorre tutta la sua opera filologica giovanile osserva: come il giovane Peyron abbia, fin dai primi suoi anni, un senso storico della lingua, dell’italiano, come del greco e del latino, per cui esse non sono una struttura rigida ed imbalsamata, ma una realtà fluida e viva, come la storia in cui esse si trovano immerse.

Molto interessanti i richiami di Gian Paolo Romagnani nel suo ricchissimo saggio su “Amedeo Peyron fra storiografia e politica” (certamente il lavoro più completo, nel prospettarne la figura poliedrica, degli Atti della “Giornata di studio in onore di Amedeo Peyron -1996 – Firenze 1998” citata) del giudizio di Victor Cousin che lo definisce “il primo filologo d’Italia” e di Sebastiano Timpanaro (1969) “l’unico …. tra gli italiani della prima metà dell’ottocento, che meritasse il nome di filologo” .


Da “Note e Giudizi delle proprie opere” pag. 8.

“II. Empedoclis et Parmenidis Fragmenta ex codice Taurinensis Bibliothecae restituta et illustrata ab A. Peyron. Simul agitur de genuino Greco textu Commentarii Simplicii in Aristotelem de Coelo et Mundo. Lipsiae, 1810, in 8°.

Volli pubblicare questo mio primo lavoro in Germania. Il giudizio vi fu favorevole e così in Francia, dove il Boissonade ne rese conto nel Journal de l’Empire, 13 avril, 1812. I nuovi frammenti d’Empedocle e di Parmenide furono e saranno sempre ristampati. Niuno più dubita che il greco testo di Simplicio stampato da Aldo sia spurio.”
Scheda n.° 3 del paragrafo 3 su Il Filologo

Sintesi delle Attività di

Amedeo Peyron

Torino 1785 – Torino 1870


Professore di Lingue orientali all’Università di Torino

E’ profondo conoscitore del Greco antico, Ebraico antico, Siriaco antico, Fenicio, Arabo antico, Sanscrito, Persiano, Scrittura Egizia antica da cui argomenta la sua profonda conoscenza della Lingua Copta (Lingua Egiziana in epoca romana) di cui scrive un Lexicon (= vocabolario) ed una Grammatica.


Filologo

φ ί λ ο ς - λ ό γ ο ς = Amante della parola

E’ questa la dizione più rilevante della sua professione, infatti la conoscenza (φίλος) approfondita delle lingue antiche (λόγος) lo porta attraverso alla “parola” a conoscere in modo critico il “pensiero” sottostante all’opera analizzata. Dalla analisi e traduzione in italiano di “opere storiche” passa quindi alla conoscenza del pensiero dello storico autore dell’opera, di cui fa propria la descrizione dei fatti esposti. Consentanea è la propria interpretazione storica dei fatti, per lo più strettamente legata a quella dell’autore analizzato; con estrapolazione di concetti atti ad interpretare situazioni storiche analoghe traslate nel tempo, quali ad esempio fatti risorgimentali a lui contemporanei. Naturale e scientificamente fondato è il passaggio dalla professione di filologo a quella di:

Storico


Il richiamato parallelismo tra situazioni storiche classiche in cui vengono fondate ad alto livello le basi della nostra cultura occidentale, descritte in opere di autori di altissimo livello, conduce il Peyron a considerazioni di grandissimo interesse proprio perché nascenti da analisi “filologica” della parola, cioè del pensiero che tali situazioni ed “invenzioni” storiche” ha prodotto. Ne emerge una configurazione di umanesimo di grande rilievo che sintetizza secondo i più profondi fondamenti del pensiero, aspetti e livelli diversi e sovrapposti del sapere umano. Il concetto contemporaneo di interdisciplinarietà è invero insufficiente a spiegare questa sostanziale unicità del sapere umano.

Scopritore e decrittatore di palimpsesti

Storico del diritto

Pe Palimpsesto (o Palinsesto) intendesi un Codice (= libro) antico scritto su pergamena, materiale prezioso di origine animale, da un antico scrittore medioevale, poi cancellato da un successivo scrittore medioevale per utilizzare il materiale per riscrivere un’opera ritenuta da lui più interessante; per lo più un’opera di contenuto religioso è soprascritta sulla riproduzione di un’opera classica antica. Con una operazione inversa il decrittatore cancella con opportuni agenti chimici (così la giobertina scoperta dall’accademico torinese Giobert) l’opera soprascritta (per lo più recuperandola con altra riproduzione anche se spesso esistente già in numerosi esemplari) decifrando le precedenti minimali incisioni da scrittura della pergamena. Particolare avvedutezza è richiesta per distinguere un normale Codice da un Codice Palimpsesto, cioè riscritto; e particolare competenza filologica per intuire da qualche segno la presenza di un’altra opera e risalire da poche parole alla sua natura e contenuto.

La ricerca bibliofila appassionata di testi antichi lo porta a scoprire celati al di sotto di altre opere di minor valore testi ignoti di grandissimi interesse, come parti sconosciute del Codice Theodosiano. E’ questa una raccolta di leggi dell’imperatore Teodosio che precede la grandezza ed importanza della codificazione Giustinianea. Il decrittatore e storico, stante la natura dell’opera giuridica, non fatica ad assumere con rilevante considerazioni, a commento dell’opera decrittata, la configurazione di storico del diritto. Di qui la sua frequentazione con il Niebhur, appartenente come allievo del Savigny, alla grande stagione della scuola storica tedesca del diritto.

Papirologo

Studiò con particolare cura i Papiri egiziani Greci di epoca ellenistica- tolemaica, ascrivibili al II secolo prima di Cristo, contenuti nella collezione Drovetti giunta a Torino nel 1824. Essi sono documenti giudiziari, notarili, o relativi ad altri atti civili, da lui ritenuti di particolare importanza sotto due risvolti. 1) Dal lato storico forniscono interessantissimi dati sulla organizzazione giuridica ed amministrativa dell’Egitto tolemaico; 2) dal punto di vista lessicale il testo greco presenta ibridizzazioni con la lingua egiziana dell’epoca tali da fornire utili informazioni per la ricostruzione della lingua e scrittura egiziana antecedente.

A questi Papiri Egiziani scritti in lingua e caratteri greci (risalenti alla dominazione greca dell’Egitto dei primi tre secoli avanti Cristo) segue lo studio di Papiri Egiziani Copti, scritti con la lingua parlata nell’Egitto cristianizzato nei sei secoli dopo Cristo, con caratteri misti greci (2/3) ed egiziani (1/3) di origine autoctona, non tanto interessanti per il loro contenuto religioso e devozionale, ma come strumento linguistico per risalire (unitamente ai precedenti papiri greci) alla conoscenza della lingua e scrittura egiziana antica; demotica (cioè parlata dal popolo), ieratica (usata dai sacerdoti), geroglifica (solennissima per iscrizioni litee e documenti importantissimi).

Inutile dire che il termine “Papiro” esprime il materiale tratto da una tipica pianta egiziana atto a registrare la scrittura, di documenti tipicamente egiziani antichi, in gran parte reperibili nelle sepolture di mummie.

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