La filosofia dell’evoluzione Mente e Supermente



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24.03.2019
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Lettura 6

Sri Aurobindo e la filosofia della Supermente

Questo corso, che è intitolato “La filosofia dell’evoluzione – Mente e Supermente” è un tentativo di comprendere cosa sia la Mente, quali siano i suoi limiti e cosa comporta un’evoluzione oltre questa. Siamo arrivati adesso nel punto nel quale è possibile definire il prossimo emergere evolutivo, sia riguardo al come che al cosa sia potenzialmente possibile.

Come dice Sri Aurobindo: “ Ѐ necessario dichiarare qui, nella materia , così lontana dalle linee ordinarie dei nostri pensieri ed esperienze , cosa sia la Gnosi Universale o la Divina Supermente”.

L’evoluzione oltre la mente implica una potenzialità inerente alla vita che non è la mente, ma è più grande di questa, si può dire diversa da essa, superiore ad essa nella sue funzioni e nella sua struttura. L’implicazione è che questo potenziale esiste. Abbiamo ascoltato ed elaborato la volta scorso quello che Sri Aurobindo esprime nel capitolo della Sintesi dello Yoga intitolato 'La natura della Supermente', riguardo alla necessità della sua esistenza.

Non solo è un’ideale spirituale e di speranza, ma dal punto di vista di questa filosofia è una necessità ed inevitabilità. La potenzialità inerente di qualcosa che è più grande della mente, verso la quale la mente evolve, è una necessità dell’esistenza. Questa non è una teoria che è normalmente accettata dagli scienziati, sebbene alcuni la accettino, ma è una teoria accettata da una parte significativa di filosofi. Quelli che prendono su di sé l’impegno di capire – così come è possibile farlo umanamente – il significato dell’esistenza umana, quelle persone vengono chiamate filosofi. E non ci sono in verità molti veramente grandi; ma attraverso la storia ce n’è stato un numero sostanziale, se noi esaminiamo questo campo secolo dopo secolo.



Abbiamo esaminato le idee di persone come Aristotele e Henri Bergson, e Alfred North Whitehead, e Sri Aurobindo,e pochi altri che sarebbero stati d’accordo con questa visione.

John Locke sarebbe stato d’accordo che qualcosa di più grande della mente sia una necessità dell’esistenza, in modo che ci sia qualcosa che possa esistere. Quello che è più grande della mente è generalmente chiamato spirito. Ma Sri Aurobindo ha introdotto l’idea che tra la mente e lo Spirito stesso, ci siano altri piani e gradazioni di coscienza. La mente è la sussidiaria del piani più bassi che stanno al di sopra ed al culmine della scala evolutiva – mente/vita/corpo – i quali esistono nel tempo e nello spazio e che sono visibili, percettibili e conoscibili. La mente è conoscibile, tangibile e percettibile così come lo sono la vita ed il corpo. Ma, Sri Aurobindo ha detto , a causa della straordinaria natura propulsiva della coscienza in tutte le sue infinite diversità di manifestazione nella materia, vita e mente,attraverso una storia di tre milioni di anni di evoluzione, a causa di questa stupefacente diversità e risolutezza, è necessario concludere che “ c’è un’Intelligenza con la I maiuscola, per darle un nome adeguato, un “Logos” che organizza le sue manifestazioni in tutti quei piani attraverso il tempo e lo spazio”. Il termine che prende a prestito dai Veda è una Vasta Coscienza di Verità , una Forza-Verità che è il segreto di tutto quello che esiste, Satyam-Ritam-Brhat. Noi conosciamo la mente abbastanza bene per sapere che non può concepire ed elaborare il meccanismo, che è a sé stesso un segreto. Può meramente conoscere che esso è ciò è , in qualche modo essenziale. Non ho menzionato Heidegger in quella lista di poco fa, ma lui è stato anche uno di quei straordinari filosofi che, più o meno negli ultimi venti anni della sua vita ,dopo quarant’anni del forse più rigoroso sforzo filosofico fatto nel 20°secolo, entrò in uno stato di, diciamo di coscienza di radianza dell’essere , e ha potuto, allo stesso tempo, riflettere criticamente sul nostro stato attuale generale della mente. Ha lavorato, in un modo direi efficace, per stabilire le possibilità e le limitazioni della mente. Nell'ultima parte della sua carriera ha scritto alcuni libri su cosa sta facendo la tecnologia, la tecnologia della mente razionale, all’essere umano ed al suo linguaggio, e come lo sta facendo e perché, e cosa questo potrebbe significare per il nostro futuro sia in senso positivo che in senso negativo. Il suo commento sulla questione della tecnologia negli anni cinquanta e sessanta è straordinario.Ha influenzato il modo di pensare circa la natura dell’esistenza e del pensiero, e dell’esistenza dell'uomo in modi che forse non possiamo ancora concepire. Nella sua filosofia, Heidegger annuncia che l’Essere, l’Essere di tutti questi esseri, è la natura reale della coscienza umana. Sapendo che ‘l’essere delle cose’ è al vera maniera di conoscere; non conoscendo i dettagli nel modo razionale che la mente preferisce,ma conoscendo l’Essere stesso come l’essenza radiante di ogni cosa. Dopo decadi di rigoroso pensiero filosofico, egli arriva a questa comprensione, e realizza, come Sri Aurobindo e Whitehead, che il linguaggio poetico è, fino d ora, il veicolo migliore per l’espressione di questa coscienza.

Quello che Bergson, Heidegger, Whitehead, e Sri Aurobindo stavano dicendo spesso si sovrappone in modo molto interessante. Sebbene Heidegger forse non ha avuto il concetto dell’evoluzione della coscienza, così come Whitehead e Bergson, e specialmente Bergson, la cosa importante che è implicata è questo concetto che l’evoluzione oltre la mente è una necessità di questa natura essenziale che è altra cosa dalla mente, ma che lavora similmente alla mente in quanto quello che conosce e fa, lo fa spontaneamente da sé stessa, perché è l’essere delle cose. Ѐ la natura essenziale delle cose, che le ‘Cose’ in sé stesse non potranno mai essere – l’Essere delle cose. Le cose sono espressioni temporali del loro essere essenziale. Questo (Essere occulto) è necessario per l’evoluzione nel tempo e nello spazio ed esso è anche (l’Essere) destinato ad emergere durante il processo di coscienza.

C’è molta filosofia nel 20° secolo che è cresciuta seguendo pensiero di Heidegger, persone come Marcuse e la teoria critica, la psicologia dell’essere di Fromm, e tutti i fenomenologi come Merleu-Ponty, Gadamer, Riccoeur e così via, che hanno capito che quello che noi conosciamo è un’espressione temporale e parziale di quello che noi siamo o qualcosa è.

Siamo più di quello che manifestiamo proprio adesso in questa stanza e nell’intero arco della nostra vita; quello che dobbiamo realizzare e manifestare non può essere misurato in termini di tempo e di spazio e di cose tangibili. Siamo molto di più di qualsiasi momento che possiamo unificare in noi come impressione di quello che siamo,anche conoscendo tutto quello che siamo,e molto di più di quei momenti che possiamo riunire nella memoria – certamente molto di più di quello che io posso raccogliere da qualsiasi quantità di momenti della vostra vita e della mia che io abbia sperimentato.

Se mettiamo tutto questo assieme e pensiamo alla vita sulla terra in generale e come alcune cose siano attualmente diventate altra cosa attraverso l’evoluzione, e come alcune potenzialità non sono state completate dalle specie nelle quali ad un certo punto si sono manifestate, e che furono invece completate da altre specie che si svilupparono da quelle prime, potremmo avere un’idea di un’infinita potenzialità che si manifesta attraverso dei grandi periodi di tempo attraverso infinite varietà di forme. Orizzontalmente possiamo vedere molte specie che sembrano elaborare od esprimere principi simili in modi differenti , ma comunque simili. E possiamo riconoscerli geneticamente come molto vicini e in relazione tra loro , sappiamo che sono fenotipicamente così straordinariamente differenti , eppure siamo in grado di riconoscere che i principi che le loro vite manifestano, sono gli stessi.

Veramente, la similitudine che notiamo nelle cose, tra le cose, in mezzo alle cose, in realtà non è nelle cose, la “similitudine” ,come la “differenza”, è soltanto nella mente. Ma dove quindi è la mente? La similitudine tra le differenze non è una cosa tangibile e misurabile; è una cosa mentale. Così, se osserviamo e compariamo il modo in cui si comporta una specie –prendiamo un pipistrello ed un passero,e possiamo aggiungerne qui un altro, lo scoiattolo : notiamo che sono tutti animali che volano. Tutti e tre sono animali. Uno è un quadrupede legato al suolo, un altro è un mammifero che vola, e l’ultimo è un animale che vola ma non è un mammifero. Lo chiamiamo oviparo perché depone le uova. Il passero non è un mammifero, il pipistrello e lo scoiattolo sono mammiferi, così che possiamo osservare che ci sono similitudini e differenze , come ad esempio nel loro modo di costruire i nidi, il loro modo di nutrirsi ed il loro modo di muoversi.

Così vediamo in queste tre specie che,in generale, tutti si muovono in una certa maniera , - questa è la prima caratteristica animale che notò Aristotele, la mobilità. Poi, tutti loro hanno la percezione sensoriale. Hanno anche la crescita e la nutrizione, che è anche una specie di mobilità. Hanno la percezione, vedono,odono e toccano, ed hanno l’abilità di organizzare i loro ambienti in ragione della loro sopravvivenza. Hanno appreso i cambi stagionali, quando costruire i loro nidi, quando andare in letargo. Hanno molti tipi di comportamento che sono simili, che noi riconosciamo come tali, ma loro no. Potremmo dire che quelle similarità o similitudini di comportamento non esistono al di fuori della mente. Eppure, non sono mere astrazioni e generalizzazioni delle nostre menti; esse esistono anche nel disegno delle cose. Il modello di comportamento chiamato volo esiste in ciascuna di queste specie; questo è il modo in cui la nostra mente lo conosce. Questi modelli di mobilità e le strutture che li supportano, conosciuti come “volo”, sono stati messi in atto dalla natura.

La mente quindi, potremmo concludere assieme ad Aristotele, è un principio universale di esistenza, come la vita ed il corpo. Ѐ manifestata in quelle specie in un modo osservabile riguardo alla maniera in cui esse organizzano le loro vite ,si muovono attraverso lo spazio; alcune di loro hanno elaborato anche dei sistemi di comunicazione , etc. Ma la mente, così come noi la conosciamo, non si è manifestata ( in tale modo), in ciascuna di quelle specie. La mente stessa si è manifestata nella nostra specie è l'abilità di percepire e conoscere astrattamente i modelli nella natura che sono caratterizzati dall'efficienza del disegno e dalla logica del proposito. Come ha puntualizzato Aristotele, il simile riconosce il simile, la mente riconosce le specie mentali delle cose, od i modelli generali. Nella nostra specie essa conosce questi modelli, e sa come lavorano; li riconosce, li può usare, può modificarne i comportamenti in modo scientifico e tecnologico. Disegna i suoi stessi ambienti, non istintivamente, ma intellettualmente,consciamente,come diciamo; e la mente riproduce sé stessa, si mette in moto per lo scopo di procurare del cibo. Protegge il suo habitat in modo deliberato. Questo nostro complesso vita-mente-corpo fa ogni cosa che gli altri animali fanno, incluso il volare, ma in modo molto più tecnologico ed intellettuale; la mente è emersa per compiere, nella nostra specie, coscientemente, molte delle cose che gli animali fanno “istintivamente”. Perché noi facciamo tutte le cose che facciamo, ma le facciamo intellettualmente ed in un modo condiviso su larga scala,- non le facciamo solo per noi stessi, ma le vendiamo ai nostri vicini per creare del profitto – potremmo dire che siamo coinvolti nell’elaborazione di una specie mentale di forma di vita. La caratteristica più saliente di questa specie è forse la sua abilità nel generalizzare astrattamente i modelli che vede ed incarna in natura. Essa ‘mentalizza’ o ‘concettualizza’ e ‘giudica’ ogni cosa; ma questo certamente non significa che gli oggetti della sua conoscenza non siano lì, incorporati nel mondo della natura. Li conosce, sebbene potrebbe non giudicarli accuratamente, perché sono lì nelle forme che lei osserva.(Aggiungiamo anche che ‘lì’, dove sono innati nelle cose, gli schemi generali che osserviamo sono infiniti).

Che cosa c’è oltre questo, se c’è qualcosa? Sri Aurobindo suggerisce che siccome tutto è nel modo che è,- e come abbiamo visto attraverso il punto di vista scientifico, la cognizione è presente in ogni cellula,- questo principio mentale è onnipresente. Il sistema nervoso produce cognizione nella sostanza materiale indipendentemente da noi. Noi non conduciamo questo show, lui conduce il nostro show. I nostri corpi ci forniscono questa base cosciente tutto il tempo. Il citta è lì presente ricordando ogni cosa, decidendo ogni cosa. Qualche volta fa capolino nelle nostre menti coscienti sotto forma di una buona idea da attuare logicamente. Il più delle volte riflettiamo su quello che già stiamo facendo; non pensiamo molto in anticipo.

Questa cognizione è ovviamente un potenziale della materia. Sri Aurobindo arriva a questo punto e dice che se la cognizione o la coscienza è un principio della materia, e se sta facendo tutto questo nelle infinite varietà di modi,e anche se nell’ultimo organismo conscio è in qualche modo capace di anticipare e fare dei passi oltre quello che può divenire, anche se quello che può divenire non è evidente nemmeno a noi quando guardiamo indietro attraverso le specie... es., quello che il topo è divenuto è evidente a noi solo con il senno di poi, ma è diventato l’ippopotamo ed il primate... Se c’è in questo una spinta della vita da un lato, e c’è questa intelligenza mentale, “per usare un’espressione inadeguata”,- se c’è questa intelligenza universale o Logos o supermente che è capace di fare tutte queste cose che noi esseri mentali non possiamo capire veramente...non non sappiamo ancora come volano i pipistrelli, non comprendiamo veramente la dinamica del volo dei pipistrelli..., quindi, lui dice, ci dev’essere un’intelligenza più grande della mente intellettuale che sta lavorando nelle cose inconsciamente, -che può evolvere sé stessa più pienamente. Può emergere in un’altra specie, così come la mente è emersa nella nostra specie, con il suo potere di assoluto potere di conoscenza e di operato nell’universo, e noi siamo solo un’indicazione di questa possibilità. Questa più alta intelligenza o Supermente, dice Sri Aurobindo,è così tanto oltre noi e quello che noi siamo che non possiamo nemmeno immaginare cosa essa sia. Ma, dice, essa è lì. Ѐ inevitabile che sia lì,ed è inevitabile che emerga ad un certo punto, in una forma ,e che alcuni esseri viventi, una nuova specie, avranno quel grado di coscienza in loro, naturalmente e spontaneamente.

Quindi, la seconda domanda è, Cos’è la cosa più giusta da fare riguardo a questa transizione evolutiva tra questa specie mentale e la prossima specie supermentale? Che cos’è che è implicato , e cosa è indicato, come processo evolutivo perché gli esseri umani vadano oltre la mente?

Sri Aurobindo è unico nella storia della filosofia in quanto non solo vide la natura dell’esistenza filosoficamente e spiritualmente, ma anche perchè ci ha indicato una procedura per evolvere oltre la mente; e l’ha praticata lui stesso. Questo viene descritto in un paio di passaggi che vi raccomanderei di leggere, in aggiunta ai capitoli 3 e 7 dell’ultima parte della Sintesi dello Yoga , che hanno tutti come argomento la mente. In questo libro ci sono altri due capitoli particolarmente rilevanti, il 19 ed il 20. Uno è intitolato ‘La natura della Supermente’ , e l’altro è intitolato ‘La mente intuitiva’.

Sri Aurobindo dichiara qui molto esplicitamente quale sia la natura della Supermente e quale sia la possibilità intermediatrice dell’ essere umano. Sri Aurobindo chiama questa possibilità intermediatrice dell’essere umano Mente Intuitiva. Vorrei parlare adesso di questo, prima di passare al Principio Antropico, perché se noi comprendiamo un poco cosa sia questa mente intuitiva, e come possiamo avere accesso ad essa, poi forse questo Principio Antropico ci apparirà molto differente che dopo averne udito parlare solo razionalmente. Vi posso parlare del principio antropico dal punto di vista scientifico, ma se noi abbiamo la possibilità di conoscere le cose dall’interno invece che assemblarle dal di fuori, forse possiamo sapere dall’interno cosa veramente sia questo principio antropico. Se facciamo uno sforzo per non voler conoscere razionalmente, ma approcciandosi ad esso intuitivamente, se possiamo allontanarci dal nostro modo umano logico, razionale e percettivo , e sapere che le cose delle quali siamo capaci sono sia buone che cattive allo stesso tempo...

Pensare alla possibilità di conoscere il principio antropico “in sé”, quando ci arriviamo .

Prima di tutto , proviamo a conoscere qualcosa circa questa transizione dalla mente alla supermente attraverso la mente intuitiva. Non c’è dubbio che Sri Aurobindo ha scritto quei due capitoli per farci riflettere esattamente su quale sia il punto di transizione. Non c’è dubbio su questo: cosa sia, come accada e quali siano i suoi limiti, quali le sue potenzialità, quale il suo essere e la sua natura, cosa sia la mente intuitiva. Ci viene detto in modo esplicito. Poi prendete nota di questo; venti anni più tardi scrive altri due nuovi lunghi capitoli elaborando esattamente questo nella Vita Divina : ‘ La tripla trasformazione’ e ‘L’ascesa verso la Supermente’.[1]

Qual’è la natura fondamentale di questa Supermente? La definizione dice, ‘Ѐ a questa intelligenza infinita in sé stessa ma liberamente organizzante ed organicamente autodeterminante nella sua auto creazione ed ai suoi lavori che potremmo dare, per il nostro attuale scopo, il nome di divina Supermente o Gnosi.’ Questa Intelligenza , con la I maiuscola, questo Logos che è in ogni cosa, che guida ogni cosa dall’interno e che non lì fuori in qualche posto. Ѐ qui dentro. Non è in un altro posto. Non è qualcosa che deve essere scoperto o creato, o altro, non è qualche essere celeste, è nella natura più intima di ogni cosa. “ La natura fondamentale di questa supermente è che tutta la sua conoscenza è originariamente una conoscenza per identità ed unità, e anche quando crea innumerevoli apparenti divisioni e modificazioni discriminanti di sé stessa, ancora tutta la conoscenza che opera nei suoi lavori, anche in queste divisioni, è fondata e sostenuta, illuminata e guidata da questa perfetta conoscenza di identità ed unità. Lo spirito è uno ovunque e conosce tutte le cose come sé stesso ed in sé stesso.”[2] Lo spirito in noi ed in ogni cosa non conosce, osserva e comprende quello che conosce come qualcosa altro da sé. Il suo tipo di conoscenza proviene dall'interno , perché lui è quella cosa. Questa è la conoscenza per identità: conoscere quello che siete, non oggettivamente, ma soggettivamente, perché quella cosa è voi stessi.

L’idea è che questa Gnosi supermentale, che non conosce nel modo in cui noi pensiamo alla conoscenza, la sua è conoscenza ed energia di espressione del Sé nelle forme, che non cessa di essere il Sé nelle forme. Continua ad essere il sé di ogni cosa. “ Lo spirito è uno ovunque e conosce tutte le cose come sé stesso, le vede sempre e perciò le conosce, intimamente, completamente, nella loro realtà così come nella loro apparenza, nella loro verità, nella loro legge , nell’intero spirito , senso e forma, nella loro natura ed azione. Quando vede ogni cosa come un oggetto di conoscenza, la vede anche come sé stesso ed in sé stesso e non come una cosa diversa o separata da sé, della quale dovrebbe quindi essere dapprima ignorante della natura, costituzione e operato, ed di cui dovrebbe impararne la natura così come deve fare all'inizio la mente dapprima ignorante dell’oggetto , vissuto come oggetto separato da sé, considerato e sentito ed incontrato come qualcosa diverso da sé ed esterno al suo stesso essere.”

“La coscienza mentale che abbiamo della nostra esistenza soggettiva e dei suoi movimenti, il nostro ‘Io’,potremmo dire, non è la stessa cosa dell’identità e dell' auto-conoscenza , perché quello che essa vede sono le figure mentali del nostro essere e non l’essenza od il tutto, è soltanto un’azione parziale, superficiale e derivata del nostro sé che ci appare mentre le più vaste e più segrete e determinanti parti della nostra esistenza sono nascoste alla nostra mentalità.” Non sappiamo tutte le cose che Citta trattiene in essa e che determinano la nostra azione quando ci arrabbiamo perché qualcosa innesca in noi una lunga serie di associazioni. Non siamo consapevoli di come accade tutto ciò. Sappiamo solo che improvvisamente ci sentiamo offesi e così ci definiamo in quel momento. Ma la supermente, dice Sri Aurobindo, è molto più che questo tipo di conoscenza. Conosce l’intera storia, profondità e posto nella nostra evoluzione di questo comportamento; perché questo comportamento è quello che è in quel tempo dato in relazione a quello che dobbiamo diventare attraverso la nostra stessa evoluzione. L’intero essere, non solo l’espressione temporanea , e la conosce non oggettivamente, ma è quel movimento di Citta, ed è anche il movimento di tutti gli altri Citta e delle loro combinazioni. (In termini psicologici potremmo dire che la mente “inconscia” diventa conscia nella Supermente).

Quando i gruppo si incontreranno in assemblea e prenderanno una decisione ( che sia la residents’ assemby, una corporazione, un parlamento,le Nazioni Unite, od altri), essa (la gnosi supermentale) saprà perché quella decisione è quella che è, anche se fosse sbagliata.

Questa è un’idea potente della possibilità di conoscenza che è assoluta ed impersonale. Non emette giudizi su come le cose sono. Le cose sono così come sono. Le cose possono andare soltanto dove vanno per la ragione stessa che vanno lì. E quei divenire sono molto lontani da qualsiasi spaziale, temporale e misurabile espressione perché lo scopo dell’evoluzione di questa coscienza è la coscienza stessa, non le strutture e le formazioni momentanee. La sua essenza è l’infinita potenzialità, e l’infinita potenzialità non può essere manifestata. Ma essa può essere espressa e conosciuta in ogni cosa. Se uno percepisce questo, e percepisce ogni cosa temporalmente in relazione con quell’infinito potenziale, a quel punto, l’interesse personale ed il giudizio si dissolve completamente. Uno semplicemente si identifica con esso energizzandosi ed armonizzandosi con quello che è.

“Questa è la seconda caratteristica della suprema supermente, che la sua conoscenza è reale perché è una conoscenza totale.” L’implicazione di questa affermazione è che quello che non è totale non è reale, è illusorio. “Essa ha in primo luogo una visione trascendentale e vede l’universo non solo nei termini universali, ma nella giusta relazione alla suprema ed eterna realtà.” (Vorrebbe dire, forse, in relazione a quella mente ‘reale’ di Aristotele che è come una luce eterna). Questo è ogni cosa, è in relazione con l’assoluto, ma noi non lo vediamo così. Pensiamo che l’assoluto, come ha detto Spencer, all’inizio della filosofia dell’evoluzione, l’assoluto non può essere conosciuto dall’essere umano. Sappiamo solo che ci deve essere, e perché è lì la forza circola attraverso la materia e crea le forme e le sostiene e c’è una dissipazione di energia all’infinito perché l’assoluto è lì, altrimenti non potrebbe essere quello che è, ma noi in realtà non sappiamo che cosa esso sia.

Sri Aurobindo capovolge completamente quest' idea e dice che non solo esso è lì , ma che noi possiamo conoscerlo completamente perché esso è qui. Così c’è un lungo interludio in filosofia dove la conoscenza è pensata come una specie di costruzione astratta della mente.

L’idea che la conoscenza è una costruzione della mente è un argomento epistemologico. L’idea che quello che è conosciuto è quello che è attraverso l’identificazione, è un argomento ontologico. Questo è il grande cambio che ha avuto luogo nella filosofia del 20° secolo. Grazie alla fenomenologia , diventiamo più interessati all’ontologia che all' epistemologia. I filosofi maggiormente intuitivi ed ispirati si concentrarono sulla domanda, ‘come sappiamo quello che sappiamo’, e si chiesero ‘cos’è’, che sappiamo, punto: domanda più interessante di come sappiamo , perché,appunto, non sappiamo come lo sappiamo. Non possiamo sapere come lo sappiamo perché come sappiamo è una facoltà dell’intuizione che non è in noi conscia. Stiamo arrivando ad esplorare questo punto.

“Conosce lo spirito e la verità ed il senso totale dell’espressione universale perché conosce tutta l'essenzialità e tutta l’infinita realtà e tutta la conseguente costante potenzialità di quello che in parte esso esprime.” Così, per esempio, esprime la volontà di realizzazione di un’armoniosa ed efficiente unità umana attraverso l’assemblea di domani sera. Questa è un’espressione parziale di un’infinita potenzialità. Conosce entrambe l’infinita potenzialità e l’espressione parziale. Così può mettere la sua totale conoscenza nell’espressione parziale e non essere disturbato dal fatto che vada completamente fuori controllo lungo il suo evolvere. Potrebbe avere una possibilità migliore di divenire qualcosa di più durevole, ma anche così, siamo soltanto degli esseri umani all’inizio di una possibilità che ha di fronte a sé eoni. Ed i nostri fallimenti, come Sri Aurobindo ripete più volte,sono i nostri successi. Così non dobbiamo preoccuparci per questo,ma dovremmo essere al meglio ciò che siamo. Quello conosce perfettamente ciò che è relativo. Quello che sperimentiamo di momento in momento è relativo, ed al meeting di domani sera sapremo qualcosa relativamente a qualcosa che abbiamo approvato due anni fa, quando abbiamo approvato l’adesione a questo nuovo L’Avenir (l’AV planning group), con tutto il non senso che è stato necessario per arrivare a questa decisione, e dopo che è stato approvato, è stato bloccato per un anno intero da uno stupido working commitee (l’AV admin group). Adesso abbiamo un altro stupido working commitee che sta provando a disfare quello che l’altro working committe aveva finalmente deciso due anni fa. Questa è la natura parziale e relativa. “Esso conosce bene il relativo perché conosce l’assoluto e tutti gli assoluti al quali i relativi fanno riferimento e dei quali sono le figure parziali o modificate e soppresse.”

Non esiste niente nel tempo e nello spazio che non sia relativo. L’assoluto non è relativo. Ѐ assoluto. Ma è conoscibile aldilà del tempo e dello spazio. In secondo luogo, essa, la divina supermente, che è così assoluta come la mente la percepisce perché conosce l’assoluto intimamente e conosce il relativo intimamente e sta fra i due emisferi, la Divina Supermente è un’emanazione universale del supremo,conosciuta talvolta come Mahashakti.

“Ѐ in secondo luogo universale, presente in ogni cosa.” Vibrante nell’atomo, nella forza- di vita,nell’auto riflessione , nella volontà in ogni cosa. Nei termini filosofici normali essa è onnipresente. “Ѐ universale e vede tutto quello che è individuale in termini dell’universale.” Pensiamo all’universale per un minuto. Potete vedere ogni cosa come un processo cognitivo, così che ogni cosa è costantemente un’energia in cambiamento, ma anche un’energia nello stesso tempo che apprende. Abbiamo parlato dello spirito di guarigione che è attivo ovunque vengano praticate delle terapie.

Quello che è in ogni cosa, nel vostro vicino di casa, nella vostra routine, un ogni cosa che fate mentre state a casa, e quello che state facendo proprio ora, partecipando a questo processo, - c’è lì qualche principio presente del quale potreste essere consapevoli in tutti questi momenti? Spazio, tempo, mutamento, esistenza,- spazio significa esistenza, e quindi, cosa diciamo del vuoto, lo spazio è vuoto o pieno? I buddisti dicono che potete vedere il vuoto in ogni cosa e che questo è una realtà universale presente in ogni cosa, che la saggezza significa vedere ogni cosa come vuota, vederla come spazio. I buddisti dicono anche che potete vedere ogni cosa come compassione, che c’è uno spirito che porta ogni cosa all’esistenza che è tutto compassione, amore e libertà, che la natura universale dell’esistenza è vuoto e compassione.

Mi piace imparare: mi piace l’idea che ogni cosa stia partecipando al processo di scambio di informazioni che la aiuta a sopravvivere o che la aiuta a realizzarla o che gli dà gioia. C’è una pressione nelle cose per renderle consce, perché agiscano in modo più conscio. Se potete elevare la vostra percezione a questo livello, potete percepire ogni cosa come un’espressione di gioia. Ogni particella di energia è una particella di gioia. Empedocle disse che l’amore è una forza essenziale dell'esistenza,come la compassione. O potete vedere ogni cosa come un' espressione della Mahashakti: Mahalakshmi, Mahakali, Mahasaraswati, Maheshwari, amore divino universale, potere, bellezza e verità.

Ogni cosa è un sacrificio. Agni, il fuoco vedico. Tutte le energie di trasformazione sono sacrifici. Un pizzico di energia serve ad un essere, attraverso la sua stessa dissipazione, ad un altro essere. L’esistenza è un sacrificio universale. Il supremo sacrificio ha lo scopo di far emergere dal nulla il divino. Il sacrificio supremo è l’entrata del divino assoluto nell’assoluto nulla per il proposito di supportare l’evoluzione attraverso eoni di sofferenza, attraverso il sacrificio, fino al sacrificio estremo di inchinarsi ai piedi del divino stesso in un atto di completa auto-immolazione. Vuoto e compassione. Questo è l’aspetto spirituale della conoscenza universale delle cose. Ѐ una funzione della mente superiore che è nostro obiettivo penetrare, come un ponte verso la Supermente. [3]

[1] Sri Aurobindo, La vita divina , Libro 2, Parte 2, Cap. 25, http://www.sriaurobindoashram.org/ashram/sriauro/writings.ph



[2] Op. cit., (1970 ed.) p. 756

[3] Questa è una trascrizione e redazione della lettura numero 12 della serie ‘La filosofia dell’evoluzione’, svoltasi all’Università dell’Unità Umana (2), 20


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