La fobia come plaque tournante (piattaforma girevole), tra nevrosi e forme della dipendenza



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Lezione del 21 Febbraio 2015.

La fobia come plaque tournante (piattaforma girevole), tra nevrosi e forme della dipendenza

a) Percorso di cura della fobia e delle dipendenze: similarità e differenze. matrimonio con il fa pipì. come viene rotto questo matrimonio? l’uscita della fobia tramite l’angoscia e nella dipendenza ci sono due sviluppi possibili:

b) Confronto tra costruzione della fobia come difesa come aprés-coup in Hans e regressione come l’uomo dei lupi. In Inibizione, Sintomo e Angoscia di Freud. '25.

c) Piattaforma girevole della fobia verso le nevrosi isterica o la nevrosi ossessiva (Alla fine aggancio ai nodi RSI)

d)Posizione perversa in rapporto all’oggetto e rapporto con l'Altro e la sua diversità del feticismo.

Il caso Piggle di Winnicot e il suo confronto con Hans

Lacan mostra che per Winnicott, il problema dei bambini in analisi non è sapere come si estrae la frustrazione, bensì la soddisfazione. In altre parole, possiamo dire che sia importante per il bambino distaccarsi, separarsi, dalla soddisfazione inglobante materna. Per questo ci soffermeremo su questo caso che ci può essere utile per capire la differenza tra godimento dell'Altro e il godimento fallico. Per Freud invece sarà la minaccia di castrazione prodotta dal padre quella che allontana in una interpretazione edipica il bambino dalla madre, per Lacan, invece la castrazione si stacca dal padre, non avendo solo uno statuto simbolico nel senso dell'edipo, ma anche uno statuto Reale. Nel testo “La posizione dell'inconscio” Lacan, rispetto ai grandi miti come quello della Bibbia, quello della caduta, quella dell'Edipo freudiano, lui aggiunge il mito della lamella. Questo è un mito senza padre, senza Dio, senza Altro e senza l'Altro del linguaggio, ma è un mito che riguarda l'evoluzione della vita, nel senso che la riproduzione attraverso il sesso, implica una perdita di vita, una perdita che non deve nulla al simbolico ed è un fatto della vita. Per Lacan non sarà tanto la castrazione del bambino, in gioco attraverso la funzione paterna, quanto la castrazione materna ad essere quella che darà un indirizzo al desiderio e un limite al godimento.

Si potrebbe fare un osservazione riguardo la tecnica analitica utilizzata da Winnicott nel caso Piggle. Egli fissa come dinamica e frequenza delle sedute la domande della piccola Gabriela, una bambina di due anni e mezzo. Doveva infatti essere la bambina a domandare di andare dal Sig. Winnicott, la cura si svolge dal '64-'66 nel corso di questi anni lui vede la bambina per 16 volte.

Ciò che motiva la consulenza dei genitori è l'angoscia della piccola che si traduce in incubi, (alle quali si associano apatia e tristezza che si scatenano in occasione della nascita della sorella Susan), con un comportamento timido.



Quest'angoscia non si trasforma nel sintomo clinico com'era avvenuto nel caso del piccolo Hans, che aveva convertito il timore dell'angoscia con la paura del cavallo, cosa che si rifaceva ad un parametro che si utilizzava per vedere la progressione della cura . Non si trattava quindi di un caso di fobia pura, nel senso della cristallizazione dell'angoscia attorno ad un significante che la fissa per localizzarla. In Piggle manca il significante che nomina l'oggetto che deve temere. Esistono dei significanti che ordinano quest'angoscia, è il caso di Babacar e del Nero, due significanti d'entrata, determinanti nella costituzione del transfert e per la conclusione finale. Izcovich, nel testo, Las marcas de un psicoanàlisis, pag. 139, scrive: “Babacar riguarda la sua relazione con il sapere inconscio, mentre le diverse declinazioni attorno al Nero, particolarmente la “madre nera”, che permette di capire di cosa si tratta per Gabriela quando nomina quello che per lei è un enigma. Prima, Gabriela dice che Winnicott non sa niente del Babacar e dopo constatiamo un oscillazione: alcune volte Gabriela chiede di vedere Winnicott, giustamente, perché “lui sa qualcosa su Babacar”, e altre torna ad avanzare che invece “lui non sa nulla di tutto questo”. Durante la cura, Gabriela parla sempre di meno del Babacar e della mamma nera e contemporaneamente l'angoscia si attenua. Come spieghiamo quest'effetto? E' chiaro che si tratta di una simbolizzazione per la cura, una serie di formulazione finisce con in sogno centrale, nel cui, “la mamma nera era morta”. Winnicott si rende conto che in Gabriela c'è stata un integrazione inconscia di ciò che era rimasto enigmatico fino a quel momento. C'è anche un altro livello di simbolizzazione che designa un effetto di essere di Gabriela, la quale durante la sua cura declinò i diversi nomi della sua identità. La ricerca identitaria è un tentativo di nominare il suo desiderio; Winnicott introduce una sua interpretazione cruciale a questi : altra, altra, altra, che la bambina ripeteva. Altro bebè? Dice Winnicott, e nomina il desiderio della madre, un altro bambino aldilà di lei. L'interpretazione di Winnicott è di tipo Kleiniano, cioè non interpreta nella direzione della significazione del fallo, bensì nella direzione dell'oggetto fallico. Winnicott dice a Gabriela che suo padre ha rubato un oggetto alla madre, ma per non sentirsi troppo colpevole, glielo restituisce (gli darà un altro bambino), e aggiunge che Gabriela lo troverà in un uomo. Gli effetti di queste parole nella bambina si traducono nella propria versione del fallo, dice a sua madre: “Tu ce l'hai, papà te lo ha dato, lo ha preso dai suoi allievi!” Poco dopo, la bambina fa un sogno della madre morta, che inaugura una sequenza decisiva verso la fine della cura. Dopo la morte della madre (apice della simbolizzazione) Gabriela dirige un gioco nel quale si mette un oggetto in bocca e Winnicott lo interpreta come l'espressione di un orgasmo generalizzato e dice sono Piggle, voglio essere l'unico bambino. Quest'interpretazione permette di annodare il padre al riferimento fallico e rende possibile il nominare il desiderio dell'Altro 1. Nello stesso modo Hans nomina il desiderio dell'Altro che fa passare attraverso il fantasma, uscendo lui dalla scena ma con la gioca a caucciù mettendo la sorella a cavalcare l'oggetto e batterlo, spostandola madre al cavallo e lui alla sorella. In più lei lo può battere.

La fobia come plaque tournante, tra le nevrosi e forme della dipendenza

Devo fare una breve premessa su alcune osservazioni di alcuni casi in cui il soggetto si presenta prendendo la forma dell'assenza di sintomo o dell'esistenza di una proliferazione di comportamenti d'eccesso. Il tossicodipendente eroinomane infatti, presenta un dolore che non sente. La tossicodipendenza non è una struttura clinica ma è un modo di trattare il dolore psichico che può collocarsi al di sopra delle strutture cliniche riconosciute da Lacan: nevrosi, psicosi e perversione.

Esiste una predisposizione alla dipendenza nella tossicodipendenza?

I soggetti che hanno avuto un esordio durante l'adolescenza o in giovane età, sono in genere uomini. Il numero di questi è sette/otto volte superiore al numero di donne; mentre differentemente, nelle situazioni di dipendenza alimentare, la situazione si rovescia: le donne sono dieci volte più degli uomini e nella maggioranza dei casi l'esordio si riferisce al periodo adolescenziale.



  1. Ricordiamo questo aspetto in comune: l'adolescenza. Dobbiamo cercare di capire quanto l'adolescenza in questi casi sia la riedizione o meno della manifestazione di un trauma sessuale infantile, una fantasia di seduzione o meno. Un esempio di après-coup può essere l'adolescente che dopo il primo bacio non può più mangiare (come Dora), oppure l'adolescente che nei primi incontri con la sessualità si scompensa per non poter dare un nome, iscrivere il proprio godimento del corpo nella dialettica della significazione del fallo. In alcuni casi la sostanza permette al soggetto la separazione dal godimento dell'Altro materno e in altri casi potrebbe fungere da posticcio che tenta di otturare, disconoscere, o rimediare la mancanza dell'Altro materno.

  2. La, a) è l'opzione in cui il soggetto utilizza la droga come il piccolo Hans utilizza il cavallo come significante fobico, nel tentativo di configurare l'Altro e mantiene il legame di ansia/angoscia con l'Altro (quindi non separa), il godimento fallico e il godimento materno (godimento dell'Altro). Nel caso dei disturbi alimentari femminili, oltre al caso citato di Dora, in cui si può parlare di un sintomo sempre all'interno di una nevrosi isterica, possiamo trovare un altro tipo di separazione dal godimento materno (godimento dell'Altro): il rifiuto al cibo come tentativo di separazione selvaggia dall'Altro. In questi casi il godimento non viene mediato dal simbolico e dalla domanda d'amore. (Lo vedremo nella rappresentazione dei nodi). Quando invece funge da posticcio, che è il tentativo del soggetto di utilizzare la droga come oggetto feticcio: in questo caso, ci porta a domandarsi di quale oggetto si parla. Di certo, quest'oggetto non può paragonarsi all'oggetto perduto ma neanche alla moltiplicazione degli oggetti (tipica dell'immaginario) che viene a “tappare” il buco dell'essere anche se in modo precario. Se il fobico tenta di costruire un sapere sul godimento dell'Altro, il feticista tenta di mantenere una verità che si manifesta attraverso un oggetto che viene a collocarsi esattamente nel punto di intervallo tra i significanti come punto di verità: “ .. lo so, ma comunque ...” che è il meccanismo fondamentale della Verneinnung (significa la smentita). Mi riprometto di analizzarlo in seguito.

In questa giornata mi occuperò principalmente delle questioni legate alla struttura nevrotica e perversa, non della psicosi in un soggetto tossicomane (dove la droga ha la funzione di arginare lo straripamento delirante). Inoltre vorrei chiarire che non utilizzerò le categorie di disturbo della personalità borderline (di Otto F. Kernberg), nonostante, nella bibliografia corrente sul tema venga attribuito a questa categoria clinica, dal 30 al 90% delle tossicodipendenze. Lacan non utilizza questa categoria borderline proprio perché i fenomeni evidenti e trans clinici possono essere ricondotti a delle strutture cliniche specifiche e qualitativamente differenziate, quali le tre sopra elencate. Queste devono essere diagnosticate e di conseguenza la direzione della cura sarà mirata e adeguata a seconda della struttura della persona. La tossicodipendenza, i disturbi alimentari, l'alcolismo, l'ansia, gli attacchi di panico, l'inibizione etc, non sono sintomi, sono fenomeno trans clinici. Ricordate la volta scorsa quando si diceva che Hans come sintomo aveva la paura verso i cavalli e l'inibizione ad uscire da casa: Il primo è un sintomo, il secondo è un inibizione che limiterebbe la vita del soggetto, Però non è il sintomo in sé. Questo non toglie che le persone nella clinica di oggi non si presentino senza un sintomo strutturato:

S/ (SOGGETTO SBARRATO)

Il sintomo viene evocato da Lacan nel sem. Le sinthome e Rsi come ciò che è più proprio a ciascuno; è il luogo dove il simbolico incontra il godimento, e si articolano in un modo paradigmatico, segnalando “tu sei lì”. Il sintomo è una versione del soggetto uno spostamento finalizzato a gestire un certo godimento in compromesso con l'angoscia. Qualche volta la sofferenza egodistonica potrebbe portare il soggetto a fare una domanda d'aiuto, Freud nella conferenza n° 23 delle lezioni introduttive “Via dalla formazione dei sintomi”, conclude: “(il sintomo) .. serve per nascondere la masturbazione”. Quindi opera il passaggio dalla seduzione reale al fantasma di seduzione come base nella costituzione del traumatismo sessuale infantile. Ricordiamo la scena fantasmatica in cui Hans placa l'angoscia, quando immagina la sorella cavalcare il cavallo e frustarlo, quindi frustare il cavallo (che per spostamento era anche la madre) voleva dire che il desiderio e il godimento dell'Altro potevano essere limitati pure. La funzione nella fobia è di proteggersi dalla minaccia dell'Altro, quindi a differenza del feticcio che invece si costituisce come causa di desiderio, un una funzione totalmente opposta, si serve della castrazione, e più del nevrotico fa del feticcio la condizione assoluta del desiderio. Lacan lo notava nei suoi primi seminari, quando il feticcio si costituisce funziona quasi automaticamente, senza collegamento con la dialettica soggettiva con l'Altro, nemmeno dei partner. Succede qualcosa di simile, tra l'oggetto transazionale ed il feticcio, che hanno una funzione separatrice.

Cosa troviamo nei discorsi oggi: “un non volere sapere nulla dell'inconscio in generale”, e in particolare questo si acuisce nei casi di tossicodipendenza. Il paziente difficilmente arriva angosciato, bensì richiede un affermarsi nell'identificazione di tossicodipendente. Cosa possono offrire gli psicoanalisti di diverso rispetto alle altre scuole?

Colette Soler aveva illustrato in un suo articolo come un soggetto poteva attuare il passaggio dalla domanda di aiuto per il proprio disagio, alla domanda di analisi. Per esempio, il depresso che porta il suo lamento ad un terapeuta (come se ribadisse: cosa vuole l'altro da me, quale è l'enigma del desiderio dell'Altro?) dovrà costruire attraverso il transfert (cosa affatto scontata), un sapere, un soggetto supposto sapere nell'analista, per poter creare uno spazio nel quale passare da ciò che è identificato in un luogo di quello che soffre per un sintomo “come l'anima bella dell'isterica”, aprirà un'altra porta nella quale si metterà in questione chiedendosi: perché a me? Così facendo costruirebbe ciò che Lacan definiva rettifica soggettiva, con l'intento di capire quanto la persona goda grazie al suo sintomo.

Sylvie Le Poulicet, nella tossicodipendenza parla dell'impossibilità di uscire dalla logica dell'arto fantasma: quando il tossicodipendente mantiene l'astinenza non drogandosi, spesso può presentare una domanda d'aiuto, può anche chiedersi come mai è arrivato a quel punto, ma è spesso la nostalgia della droga ad occupare la maggioranza dei pensieri.

Siamo immersi in un mondo nel quale prevale la “poussé” alla perversione, cioè alla perversione generalizzata dove c'è una spinta al godimento sfrenato. La perversione generalizzata, come la definisce C. Soler, spinge nella direzione di un godimento aldilà del fantasma (non c'è rimozione), i nuovi sintomi perversi sono sintomi autoerotici, data l'assenza di un partner umano si passa ad un godimento sul proprio corpo. Non perché esista il rapporto sessuale, di fatto il rapporto sessuale secondo Lacan non esiste e questo ha una significazione ben precisa, cioè che il godimento è individuale ma è attraverso il fantasma che il soggetto gode in rapporto con l'Altro ed è attraverso il corpo che c'è un contatto con il corpo dell'Altro. Nella perversione generalizzata si può osservare la compulsione, mentre nella perversione come struttura clinica no.

Un soggetto affermava: Adesso, da quando ho l'eroina sto bene, il problema era nell'adolescenza. La droga ha fatto un operazione che ha placato l'ansia, che non è un equivalente dell'angoscia, e non come nel piccolo Hans, in cui lui è riuscito a dare un nome all'angoscia attribuendosi lui stesso una nominazione, bensì, nel caso del tossicodipendente come una cristallizzazione di un identificazione nel senso di un supplemento laddove il nome del padre è insufficiente, e con questa identificazione “sono un tossicomane” si attribuisce un'alienazione immaginaria dove il soggetto si offre in pasto al godimento dell'Altro. L'obiettivo è quello di completarlo per evitare ciò che della mancanza ritiene insopportabile, riempiendo paradossalmente il buco nell'Altro con il proprio buco: cioè un troppo pieno che non si buca mai.



  1. S/ S1 S2 (ALIENAZIONE QUASI TOTALEMNTE IMMAGINARIA)

caso 1 caso 2

Si potrebbe chiudere con un cerchio S1 S2. Costituendo un identificazione immaginaria incollante, allo scopo di tentare di tenere il soggetto.

Il tentativo di Hans, come nelle nevrosi, è stato quello di “.. configurare l'Altro, mantenendo il legame ansia-angoscia”, di costituire un legame simbolico con l'Altro, che permetta al Soggetto di nascere, tenere a bada l'Altro attraverso lo spostamento.

2. A S/ S1 S2 (SINTOMO FOBICO)

Diverso è il metodo di separazione del feticista: il processo di feticizzazione è quello di elevare un oggetto qualunque, un oggetto del mondo allo statuto di causa del desiderio, e lo statuto assoluto del desiderio è una feticizzazione. Winnicot lo ha scoperto nei bambini piccoli attraverso l'oggetto transizionale, il quale serve come condizione assoluta di minima separazione dall'Altro: il ciuccio, la copertina, il peluche .. l'oggetto transizionale, come quello feticcio, hanno una finzione di separazione. Il feticcio, non ha una funzione nella dialettica della significazione del fallo, si erigerà come l'esistenza del pene, anche se spostata. (Lacan, in “la sovversione del soggetto e la dialettica del desiderio”, PAG.340).

In questa dialettica dell'alienazione e della separazione, il soggetto ha la possibilità di perdere un oggetto che è l'oggetto del godimento primordiale. Questa, come diceva Lacan nel sem XIV sulla logica del fantasma, questa operazione è l'operazione della castrazione ed è la sola incarnazione del soggetto. L'unico punto in cui il soggetto si sottopone alla catena significante ed è inserito nel campo del godimento, proprio perché in questo punto il godimento non c'è più. Lacan evoca, dopo gli anni '70 non è tanto il significante quanto la sostanza godente. Ed è il corpo ad incarnarlo.

Vale la pena riprender il confronto che abbiamo fatto nella scorsa lezione, in cui Freud paragona la fobia di Hans con quella dell’Uomo dei Lupi in “Inibizione Sintomo e Angoscia”, notando che lo spostamento per Hans va sul cavallo (l’angoscia che il padre potrebbe castrarlo) in seguito al suo “matrimonio con il suo fa pipì” e il godimento nei confronti di sua madre vicino alla fantasia di eliminazione del padre. Nell’Uomo dei Lupi invece lui osserva un identificazione più di tipo primario/cannibalistica in cui lui si colloca in posizione passiva nei confronti del padre e questo viene dato dal lupo in piedi, che lo minaccia. Possiamo ipotizzare che Freud avesse già fiutato una struttura non nevrotica nell’uomo dei lupi?

L'oggetto a, a livello di clinica si trova nella posizione di funzionare come luogo di cattura del godimento, Lacan, nel sem XI fa la metafora della cesta Nasa, che è una cesta da pesca che permette di catturare i pesci che entrano da un buco, ma che poi non riusciranno più ad uscire. E' utile per spiegare la relazione tra il corpo reale e la sostanza godente, e il modo in cui questo viene catturato dall'oggetto a e dal Simbolico. Questo vuol dire che in una parte Reale del corpo, si cattura il fantasma attraverso la pulsione; questa per Lacan è parziale e quindi può essere pulsione anale, orale, scopica o invocante, solo in un secondo momento lui aggiungerà la pulsione sadico/masochista e il godimento fallico sessuale.

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ALL’INTERNO DEL BUCO DELLA NASA

SI INTRAVEDE L'oggetto “a”
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C’è un godimento che non viene catturato nella nasa, questo è costituito dal godimento femminile e dal godimento Altro. Il soggetto ossessivo, come funziona? L'ossessivo, vuole fare il pieno di significanti per non avere nulla a che vedere con il godimento del corpo, mentre nell’isterica il sintomo è il grido della verità nel discredito della ragione. Questo grido nell’isteria viene reso muto dallo spostamento verso l’Altro della propria mancanza, ma il sintomo viene a mostrare che c’è un corpo e che il soggetto non può disfarsene, anche se l’isterica esplicita la sua lamentela per rimandare la causa del suo sintomo all’Altro. l’isterica pertanto, come l’ossessivo, vogliono rinviare la causa all’altro.

Un esempio di nevrosi isterica, La bella macellaia che ha sognato di non poter esaudire il proprio desiderio. Lei in verità voleva rimanere insoddisfatta per rendere mancante l'altro che non la poteva soddisfare e in fondo essere lei la donna fallica, quella che ce l’ha.

Lacan nei sem. sulla relazione d’oggetto nella teoria freudiana e nel seminario dall’altro all’Altro, elabora una tesi che credo possa far luce sulla clinica delle dipendenze. In parte l’abbiamo affrontata negli ultimi anni ed è quella della fobia come piattaforma girevole verso la nevrosi (isterica o ossessiva) e del feticismo verso la perversione.



Pag24. RSI

Lacan evoca nel sem Rsi la questione della fobia del piccolo Hans come piattaforma girevole: “ … Se il piccolo Hans si precipita nella fobia è per dare corpo all’imbarazzo che ha per quel pisellino, per il quale si inventa tutta una serie di equivalenze diverse, sotto la fobia del cavallo.” Hans in preda all’angoscia elabora le sue teorie …” ogni essere vivente, al contrario delle cose inanimate possiede un loro fa pipì”. Il momento dell’angoscia del piccolo Hans coincide esattamente con il momento in cui una parte del corpo diventa il centro delle sue soddisfazioni. La paura del cavallo riesce a nominare l’angoscia. Il fatto che sua madre non accetti il pene da lui propostole lo fa sprofondare nell’angoscia e Lacan dice “fino a quel momento il bambino era nel paradiso dell’esca”. Questo perché l’angoscia di Hans non aveva ancora un complesso di castrazione sufficientemente funzionante per mettere fuori gioco il suo pisellino. Gli riesce poi, di fare uno spostamento del godimento sul padre, il quale verrà sostituito dal cavallo. Nella fobia però, c’è un significante: per Hans il cavallo rappresenta il pericolo. Nello stesso anno, 1975, nel “Discours de clouture aux Journèes des cartels”… afferma, parlando di tossicodipendenze che, come per Hans la fobia, così la droga permette di rompere il matrimonio con il pisellino. Se per Hans il cavallo rappresenta il pericolo, nella tossicodipendenza il significante manca, o perlomeno nel tossicodipendente non c’è più il corpo costituito da punti di cattura di un godimento bensì un corpo che viene ad essere lui stesso un oggetto che ottura una mancanza.

J. A. Miller lo spiega attraverso una forma di godimento che riprende da ciò che Freud evoca nel testo “Il disagio della civiltà”, che chiamava rinuncia pulsionale, si tratta appunto di ciò che viene imposto al soggetto come il prezzo della sua inclusione nel campo del simbolico. Il super io promuove l’abolizione del disagio pulsionale attraverso l’elevazione della rinuncia pulsionale ad una modalità particolare di godimento che Freud chiama “l’essenza morale del masochismo”. Ciò significa? obbedire alla legge ad un punto tale di identificarsi con la legge e godere di questa identificazione. Si può osservare questo tipo di identificazione nelle posizioni dell’ascetismo adolescenziale e il suo contrario: la cultura degli eccessi come una risposta reattiva all’ascetismo. Questo instaura un circolo vizioso in cui il soggetto attraverso l’immaginario o proliferando il suo immaginario, fatica a chiedersi dal punto di vista simbolico che cosa desidera lui. La soluzione di Hans, che è quella che porta verso la nevrosi, gli permette di nominare l’angoscia e costituire un “fantasma” (la sorella che cavalca) che gli permette di collocarsi in questa scena di godimento ma come osservatore, quindi in modo meno angosciante, mentre il tossicomane non fa altro che tentare di romper il matrimonio con il pisellino piuttosto che consegnarsi lui al godimento materno si colloca in una posizione di eccesso del godimento lui per tener lontano l’Altro.

Diverso sarà il destino di colui che utilizza la droga come un oggetto feticcio; questo infatti viene eretto, come diceva Freud “al posto della mancanza del pene della madre”. E’ Attraverso il meccanismo della denegazione (verleigung), cioè il vedere la mancanza ma allo stesso tempo negarla, che il soggetto colloca il feticcio al posto del pene materno. Il feticista nega la castrazione materna. Colette Soler fa a riguardo un interessante osservazione, durante le lezioni del Collège clinique, sul tema “Le Simpthome er l’ analyste”: Il feticcio suppone l’Altro e il suo desiderio e allo stesso tempo lo separa dall’Altro.

Il perverso non è lo psicopatico, non è la compulsione non è il passaggio all’atto, la perversione è qualcosa di costruito, come la nevrosi, ed è per questo che il tossicodipendente non arriva ad essere un perverso, semmai si ferma al feticismo. Così come non arriva ad uscire dal matrimonio con il fa pipì nominando la fobia con uno spostamento dando origine ad una nevrosi, non riesce nemmeno a costruire un minimo di separazione dall’Altro. La droga si ferma alla proliferazione di un immaginario che non permette la formazione del sintomo nemmeno permetterà che la rottura con il fa pipì gli permetta di entrare in una dialettica fallica che lo autorizzi a prendere una posizione nell’incontro con la sessuazione e il partner sessuale.



Helene Deutsche: Il caso del bambino dei polli

E’ un caso clinico presentato da Helene Deutsche, nelle conferenze dettate presso l’istituto Psicoanalitico di Vienna nel 1930, per due motivi principali. La prima è perché si tratta di una fobia che oltre ad incardinare uno spazio nel tempo, è discontinua, nel senso che non era permanente, infatti il suo studio illumina quei casi di attacchi di angoscia anche questi discontinui. La seconda ragione, è che non si manifesta nei tempi della costituzione soggettiva, il che permette di mostrare che:



  1. per il suo confronto con le presentazioni borromeiche delle nevrosi narcisistiche , l' appartenenza al campo freudiano delle nevrosi.

Vi propongo le ultime teorizzazioni di Lacan riguardo alla catena borromeica nella clinica, tentando di articolare questa teoria con l' effettuazione dell’atto analitico. Lavorerò sul testo di Lacan che cita questo caso, cioè il seminario di un altro all’Altro, nel quale colloca la fobia come piattaforma girevole tra l’isteria e l’ossessione. Lo scritto del caso da parte di Helene Deutsche parla di una fobia d’infanzia narrata da un uomo di vent’anni, che veniva da lei in analisi a causa della sua omosessualità, cosa che disturbava i suoi parenti.

In una calda giornata estiva, il piccolo, dell’età di sette anni, giocava con suo fratello maggiore, che ne aveva 17, nel cortile della fattoria dov’erano nati e cresciuti. Mentre stava accovacciato, giocando con qualcosa per terra, suo fratello saltò su di lui venendogli alle spalle, lo afferrò per la vita e gridò: “io sono il gallo e tu sei la mia gallina”.

Si trattava chiaramente di un attacco sessuale (o finto attacco), come scherzo tra fratelli. Eppure finì in una baruffa, visto che il piccolo rifiutava perentoriamente di essere una gallina. Ad ogni modo, ha dovuto cedere di fronte alla forza del fratello maggiore, che continuò ad afferrarlo nella stessa posizione, finché lui, preso dall’ira, gridò: “ma io non voglio essere la gallina!”. A partire da questo momento che nasce in lui la fobia per le galline, durata per due lunghi anni, cosa molto scomoda per una persona che abita in una fattoria. La fobia spariva quando il fratello si assentava, fino a sparire completamente con la dipartita di quest’ultimo. Durante la pubertà tenterà di sedurre la sua bambinaia, con la quale il fratello- che a posteriori è risultato anch’esso omosessuale- aveva avuto una relazione sessuale- ma il bambino dei polli è rifiutato dalla bambinaia.

Questo tentativo di seduzione costa al soggetto l’espulsione da casa, verrà infatti messo in collegio. La fobia scompare totalmente con la partenza dalla casa famigliare (è stato in collegio 6 anni), tranne per i periodi in cui rientrava a casa per le vacanze. Qui torna la sua fobia per le galline, che gli impedisce anche di uscire dalla camera. L’ultima volta che la fobia scompare, coincide con la perdita di ogni interesse con il sesso femminile, diventando omosessuale dichiarato.

Helen Deutsche nota che le galline avevano già avuto un ruolo importante nella sua vita e nelle sue fantasie, c’è una après-coup sulla scena scatenante con suo fratello (lui, non il fratello, era il preferito della mamma).

Sua madre gli prestava attenzioni speciali, lei stessa aveva un interesse particolare per il pollaio e il bambino passava le ore tenendo per mano il grembiule materno e si rallegrava notevolmente quando le galline facevano le uova. Lui era abituato a chiedere alla mamma quando l’avrebbe lavato, quando gli toccava il sedere per vedere se anche lui stava per deporre un uovo. Un Altro, la mamma, che ha lo sguardo posto sulle uova delle galline, è un soggetto che trova un posto dove sta il godimento dell’Altro: il luogo della gallina non solo offrendosi per essere toccato da lei, se non attivamente lasciando delle uova fecali per tutta la casa. In questo modo, diventa La gallina di lusso secondo Lacan, che completa l’Altro nella sua mancanza. Così almeno si iscrive, come si nomina nel simbolico, l’uno, del marchio e della traccia. La dimensione immaginaria con il simile, con il quale manteneva una relazione competitiva da piccolo gallo a grande gallo, si vede sconvolta nello strattonarsi con il fratello: effetto di rivelazione di ciò che era senza saperlo.

Un bambino-gallina- i(a), e nel posto dell’uovo, l’oggetto piccolo a, come plus del godere della madre. E’ questa relazione tra i(a) e a, è insopportabile. Grida: NO! NO! NO! da questa nuova disgiunzione nasce l’angoscia. Adesso sa ciò che era “la gallina più covatrice del pollaio per sua madre”. Un tratto simbolico, buca il reale ed è unario, però anche un altro tratto simbolico deve bucare l’immaginario.

Questa avance fallica non solo è rifiutata dalla bambinaia, ma viene anche espulso da casa. Seguendo a questo punto un passaggio all’atto omosessuale, giacché l’Altro non può perderlo come gallina, lì dove non lo nomina, cade dalla scena ma al prezzo del passaggio all’omosessualità.

Il godimento tra genitori e figli è interdetto a tutti i livelli, questo però non impedisce che accada. Psicoanalizzare sarebbe nutrire l’interdizione al godimento fallico, nei punti dove la castrazione ha fallito o non è stata sufficiente per annodare definitivamente i tempi logici della costituzione soggettiva, ad ogni modo in ogni caso la castrazione non è mai perfetta, perciò si deve tornare a passare per gli stessi punti nei quali dovrebbe esser articolata.

Quando inizia l’analisi con la Dott. Deutsch, nella quale con gran sorpresa dell’analista, il paziente smette di essere omosessuale, prova un piacere verso la vita, cioè il suo narcisismo primario viene sostenuto ma allo stesso tempo, il narcisismo secondario (che lo porta verso la sessuazione), gli fa fare una scelta sessuale diversa. Almeno una “gallina di lusso” da una condizione di eccezione del Nome del Padre per essere nominato come sessuato aldilà dell’incesto e con la possibilità di essere pure lui un padre.

L’analisi, di questo soggetto dovrebbe vertere sul bucare il campo dell'Altro con un buco specifico e singolare ad ogni storia che faccia da carenza immaginaria, mancanza simbolica di lui come oggetto a. Ad intendere che l'Altro non dovrebbe essere così completo e spostarsi dall'essere il tappo che copre il buco (nell'immaginario), permetterebbe al soggetto di assumere il proprio godimento.

Un piccolo riferimento alla Conferenza di Ginevra, in cui Lacan afferma che: ognuno, non solo il piccolo Hans, è in imbarazzo con il suo fapipì; tale imbarazzo deriva dall'impossibilità di romperne “il matrimonio” con il fapipì” (Sem. Rsi).

Cosa intende Lacan con “rompere il matrimonio con il proprio fapipì?”

Egli vuole dire che il soggetto rimane appeso ad un' identificazione: essere quello che, come il piccolo Hans, rimane preda del godimento materno proprio perché non si può separare dall'identificazione di essere, egli stesso, colui che la madre vuole e non colui che immaginariamente completa, a livello della significazione del fallo, la mancanza materna. Il godimento cristallizzato sul proprio pisellino lo angosciava e la cura di Hans ha potuto permettere un viraggio di questa piattaforma girevole, dove sta la fobia, verso una nevrosi proprio quando ha capito che lui stesso poteva dominare il godimento materno (per quel che lo riguardava).

Il bambino dei polli, pur essendo stato più sollecitato di Hans (il quale invece era stato rifiutato dalla madre quando gli ha mostrato il pisellino) dal godimento materno, poiché sua mamma giocava con lui toccandogli il sedere per vedere se anche lui, come le galline, era sul punto di fare le uova. Si potrebbe ipotizzare che sarebbe diventato un perverso perché non solo non è intervenuto il padre (come nel caso del padre di Hans) a separare madre/figlio, ma addirittura la madre ha aumentato l'eccitamento del bambino toccandolo e nutrendo sempre più la teoria della couvade (teoria sessuale infantile tipica per la Premessa Universale del Fallo e la negazione dell'altro sesso).

Ogni caso va certamente visto singolarmente e non si possono prevedere delle diagnosi possibili, poiché il bambino dei polli non è diventato un perverso nonostante questa importante componente di godimento materno sollecitante il corpo del figlio.

Per tentare di spiegare tale sviluppo, (nel Sem XVI, Cap. Savoir Pouvoir) Lacan spiega come si potrebbe decifrare cosa sia l'oggetto a, che si può incontrare solo dopo averlo perso. Lacan parla della a come un punto tournant, cioè quel punto d'incontro che designa una certa disgiunzione tra sapere e potere.

Per spiegare meglio questo concetto, cioè come e perché noi possiamo parlare della mancanza e perché non possiamo sapere di lei. Lacan si avvale di un film che tratta della fame a Calcutta (di Louis Malle), dove un'immensa quantità di persone muoiono di fame (questo è il reale), ma in verità non manca niente. quindi possiamo iniziare a dire che manca qualcosa perché apparteniamo ad una realtà senza la quale Calcutta non ci direbbe nulla; noi possiamo parlare della fame che c'è a Calcutta perché si sa qualcosa a riguardo, si dice qualcosa di questo, ma non la conosciamo, anche se possiamo parlarne. Nei tempi moderni ci sono manifestazioni eclatanti in cui il sapere ha una crescita smisurata in rapporto agli effetti del potere, ma giustamente manca nell'assunzione del sapere... Si potrebbe dire che Lacan ci incita ad una sovversione o revisione universale: à faire kékchoz de rèel, quoi! Tutto ciò ha a che vedere con l'immaginario.

E' già da Freud che assumiamo la parola del paziente come disgiunzione tra sapere e potere, precisamente laddove si trovano gli sforzi, il lavoro e i discorsi.

Per concludere, possiamo dire che quindi il bambino dei polli, con l'aiuto dell'analisi fatta con H. Deutsche, ha potuto uscire dal posto di essere l'oggetto del godimento materno e cambiare perfino la scelta del sesso; se avesse continuato ad essere la scelta dell'oggetto materno, non sarebbe esistita la differenza tra i sessi e quindi, attraverso questo passaggio, ha potuto fare la sua scelta nella sessuazione.

In questo passaggio, cambia anche la pozione nei confronti del fratello: mentre prima era come la gallina d'oro di sua madre, dopo, nella posizione di potere passa ad essere il pollo preso dal gallo (suo fratello). Cambiando dalla posizione di potere in cui era investita una certa significazione di un registro con l'altro, dall'immaginario al simbolico, perciò ciò che immaginariamente completava la madre, smette di completarla. E' qui che si sviluppa la vera fobia, anche se non è considerabile un' entità clinica isolabile ma una placca girevole verso le due nevrosi, isterica e ossessiva; ciò che Lacan ci mette in evidenza è la disgiunzione tra il sapere e il potere nella fobia. Mentre in Hans, prima della scena traumatica, il bambino stava nella felicità: il suo corpo e il suo godimento erano un tutt' Uno, quello che è traumatico è l'interruzione tra corpo e godimento; buco che il soggetto tenterà di suturare per tutta la vita. E' proprio qui che i vari orientamenti delle Scuole analitiche giocano la loro scommessa, è diverso riparare la fessura tra il corpo e il godimento che radicalizzarla. La scuola lacaniana non intende abolire il godimento, ma vuol produrre una alterità che è la condizione di un atto analitico. Quello che bisogna cogliere è che la ripetizione nel transfert, oltre ad essere una perdita di godimento, contiene una dimensione che è quella di un punto separatore, messa in evidenza, come dice Lacan nel sem XX, per il fatto che il fallo cessa di non iscriversi. In altre parole, è smettere di credere che esiste, ovvero, non potrai mai completare l'Altro: Il soggetto smette di essere o di avere il fallo.

Nella nevrosi tutto viene spostato, mascherato e in essa le manifestazioni del “a” come plus di godere, si presentano con un – (meno) della castrazione (come a dire: non ho visto, non ho voluto). Diversamente, nella perversione, in cui il plus di godere si svela in una forma nuda e con una manifestazione non negativizzante ma smentite.

(a)/ S(a/) = S(A) CASTRAZIONE SMENTITA.

Il perverso si consacra al compito di tappare il buco dell'Altro restituendo l’oggetto “a”, operazione che Lacan evoca con il neologismo a-ificazione, per definire l’operazione del perverso. Vale a dire che il soggetto si mette in atto nel corpo presente al posto della “a” e fa da supplemento al corpo. Laddove il nevrotico come Hans attraverso la fobia crea un supplemento del Nome del Padre, il perverso si consacra a dare un supplemento di godimento (ad es. il voyeurismo).

Il tossicomane sta nella posizione in cui prende la droga come un oggetto feticcio che lo completa fa un operazione dove lui stesso gode della sua droga con il suo piccolo oggettino, chiudendosi in un godimento senza partner e per questo non accede al partner come invece fa il perverso. Qua si apre una questione, che riguarda lo statuto dell'oggetto feticcio, come oggetto assoluto del desiderio e l'oggetto “droga”. Il feticcio potrebbe essere qualsiasi oggetto, quindi la droga potrebbe anche esserlo, questo darebbe quindi un punto in comune tra i due oggetti. IL feticcio è un oggetto che rappresenta il desiderio assoluto in assenza dell'Altro e del partner quindi può escludere il godimento del corpo dell'Altro. La stessa cosa può succedere con il tossicodipendente che utilizza la droga come feticcio (è un oggetto che non passa per l'Altro, che non registra la sua mancanza). La perversione risulta essere più frequente, Quindi, nel caso del tossicodipendente-feticista, si potrebbe operare una smentita di una verità senza sapere non c'è un significante come succede nell'oggetto fobico. Un interessante sviluppo della “ mise in scéne” di un personaggio sadico si può apprezzare nel film “Whiplash”. In cui il professore estremamente sadico riesce a dividere lo studente di percussione al punto di ridurlo a quasi oggetto a. Creando uno stato di dipendenza da parte del ragazzo nei confronti suoi. Ve lo consiglio.

nei maschi, in parte perché il desiderio maschile sostituisce l’oggetto “a” del fantasma con la A/ (A SBARRATA)che è al posto del godimento a//A; di fatto anche la tossicodipendenza che ricordo non è una struttura e che è più tipica nei maschi, la droga come feticcio restituisce al soggetto la smentita della castrazione. Quando Lacan paragona il tossicodipendente ad Hans, per quanto riguarda il matrimonio con il fapipì, ci dice che ciò che hanno in comune è questo godimento del corpo, che non è il senso inteso del significante del fallo (non è l'oggetto a), ma si riferisce solamente ad un godimento non metaforizzato, cioè quello del corpo. Fino a qui, il godimento in entrambi i casi è lo stesso, successivamente però come sappiamo Hans lo modifica, facendo uno spostamento attraverso un significante che gli permette di sopportare la paura costruendogliene una terapeutica, temperando una paura peggiore.

Possiamo ipotizzare che pur non essendo una categoria clinica la tossicodipendenza, porta verso uno stile di presentazione di una sintomatologia assente, fluttuante. Come schermo per la domanda maniacale di un oggetto che non passa per l'Altro. Così facendo il soggetto rimane in una posizione previa alla significazione del fallo; perché la dialettica nei confronti dell'Altro passa attraverso la significazione del fallo stessa, quindi fin qui il pisellino funziona a livello immaginario non simbolico. Possiamo vedere nell'interpretazione che Winnicott fa di Piggle (KLEINIANA) –->cioè non interpreta nella direzione della significazione del fallo, bensì nella direzione dell'oggetto fallico. Winnicott dice a Gabriela che suo padre ha rubato un oggetto alla madre, ma per non sentirsi troppo colpevole, glielo restituisce (gli darà un altro bambino), e aggiunge che Gabriela lo troverà in un uomo.

L’esclusività e fissità del feticcio è qualcosa che si ritrova anche nel consumo della droga, che deve essere sempre quella. Nelle donne si osserva molto di meno sia il feticismo che la tossicodipendenza, proprio perché spesso il figlio funziona sia come oggetto di dipendenza che come oggetto feticcio. Di fatto nella donna capita che durante la maternità non usi droga, proprio perché si trova una sorta di equivalenza bambino –droga feticcio. Nel sem. Rsi, Lacan dice che “il matrimonio del piccolo Hans con il fallo pè qualcosa con cui l'uomo non può far nulla. La donna, che non ex-iste, può sognare di averne uno, ma l'uomo, ne è Afflitto. Non c'è altra donna che questa”. Questo concetto l'ha ribadito in tutti i modi, la pulsione fallica non è naturale, ma simbolica e culturale.

Il tempo della costituzione della nevrosi prevede la sequenza traumatismo infantile après coup nell’adolescenzaangoscia costituzione del partner/sintomo e del proprio fantasma.

Nella perversione il tempo è sempre presente, c’è una precipitazione della “a” come plus di godere prima ancora che il soggetto senta la mancanza dell’Altro. Per questo egli si consacra all’Altro, per otturare la mancanza e fare da supplemento, inoltre per questo che in alcuni tipi di perversione c’è il partner sessuale.

Sia nella tossicodipendenza che nel feticismo non si presenta l’angoscia, a differenza delle nevrosi.

Nella perversione si promuove l’angoscia nell’Altro. Attraverso quello, la cosa paradigmatica del perverso è di bucare l'Altro, farlo angosciare, in modo che l’angoscia resti fuori da lui.

FANTASMA PERVERSO: A FANTASMA NEVROTICO: S/ <> (a)shape_0

(shape_0a) S/

Concludo con una frase di Pirandello, i poeti a volte riescono a mostrare con due battute qualcosa del a, come resto di godimento e come desiderio schiettamente.

E l'amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.



Luigi Pirandello


da PensieriParole




Icles di Mestre

21/02/2015



Claudia Dominguez

1 . Con le sue modalità analitiche, Winnicott, ci fa scoprire che è stata l'interpretazione che permette di annodare il padre con il riferimento fallico e permette di nominare il desiderio dell'Altro. L' interpretazione punta alla simbolizzazione. D'altra parte c'è un interpretazione della rivalità edipica, e un'altra che indica un'aldilà della simbolizzazione: quella che mostra la dimensione pulsionale (qualcosa dell'ordine di un godimento generalizzato che viene a cristallizzarsi in un simbolico).





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